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Mens Momentanea Disarmata

Affari miei e altro...
Benvenuto nel mio Spaces!
  • June 28 5:07 AM
    Ciao Caro Amico, Ho Bisogno di te!!
    Leggi la tua posta e lo capirai...Ciao
    Cmq un grande in bocca al lupo al tuo blog, e' fatto veramente bene, continua cosi!!!
  • May 23 6:39 PM
    il tuo blog mi fa riflettere molto...
    passavo di qui per caso..
    :)   ci tornerò
  • April 07 8:40 PM
    eccomi qui..sono proprio io..non sono molto brava cn le parole a differenza di qualcuno..ke dire....ho un cugino meraviglioso..sorprendente..speciale..in tutto..continua così..sono orgogliosa di averti cm cugino..te l ho già detto..ma continuerò a ripetertelo.. 
  • March 20 9:13 PM
    davvero un bello livespace. ho qualche foto di parigi anche io. se ti va buttaci un occhio, claude
  • March 12 4:56 PM
    salve..salve..passando da qui..e x caso mi è caduto l'okkio sul tuo blog..
    molto particolare direi..
    e tu molto impegnato..
    ti piace scrivere e a quanto pare hai ricevuto diversi encomi..
    COMPLIMENTI..A bocca aperta
    e ti auguro ke tu possa realizzare i tuoi sogni!Animoticon
  • March 12 12:27 PM
    Ciao Dott. Alberio, come va?
    Complimenti per il tuo Blog, e' fatto veramente bene, complimenti!!
    Ciao STE London
  • February 29 9:13 PM
    AUGURI DOTTOREEEEEE!!!! Si fanno gli auguri in certi casi?!?! boh, scusa la mia ignoranza ma non ho mai fatto felicitazioni per questi eventi particolari...daltronde esco all'Alibi..ghghgh..mi fà piacere vedere una persona come te, che ho visto crescere al mio fianco (x tua fortuna nn sempre), riesca nelle sue intenzioni e trovi piacere nel sapere..tanto di cappello Alba..Per quanto possa farti onore ti ammiro, auguroni skifezza!!
  • February 23 7:01 PM
    ciao marco...magari non lo leggerai mai questo pikkolo commento..magari lo riterrai superficiale e banale..magari lo cancellerai dal tuo blog...ma prima di togliere lo sguardo da queste poke parole senza senso leggi almeno questo..mi kiamo mara e vivo mooooolto lontano da te..mi piace questo blog..ma sopratt mi piace cm scrivi...anke a me piace scrivere..ma sopratt leggere..x questo se ti va passa da me..contattami sempre se ti fa piacere...baci...Mara
  • January 24 11:13 PM
    CIAO MARCO...
    ... CHE DIRE...
    LE SOLITE COSE...
    ... MA NO!!!
    HO UNA DOMANDA
    X TE: ''ESSERE O
    APPARIRE"?
     
    un bacio
     
    * Rossellina *
     
     
  • January 22 5:35 PM
    Ciao Marco, ti ho ritrovato per caso un giorno nel mio blog e finalmente trovo il tempo di vedere il tuo space. Inutile dirti quanto già ti hanno detto, forse anche inutile farti i complimenti, sarei banale... Cio' che mi ha colpito oltre le foto, è soprattutto il tuo libro... non so esattamente di cosa tratti, forse se mi soffermo un pochetto altro nel tuo blog trovero' qualcosa che lo descrivi, ma il titolo, INTENDO il titolo del tuo libro, è proprio quello che mi ha catturata. Solitamente si dà un titolo al libro che tenda a riassumere la trama... beh probabilmente descrive cio' che siamo, perchè siamo proprio cosi'...
    In bocca al lupo per ogni cosa, per la tua vita e il tuo lavoro.
    Buona Vita.
    Katia.
  • January 14 3:17 AM
    Complimenti bellisime foto e bellisiime parole...............
  • January 04 5:52 PM
      Ti ringrazio moltissimo, veramente.  E dunque vorrà dire che passerò molto spesso per di qua...
      Ci sguazzo abbastanza nelle tue follie letterarie!
      
      Comunque sia, l'invito è ancora valido e perciò sei sempre atteso! Soprattutto perchè hai risposto alla
      mia domanda...dò molta importanza ai quadri...
                    
                un saluto ENORME      
      
     
  • December 24 2:39 PM
    Buon Natale !!!   STE
  • December 24 1:32 AM
    ciaO anche il tuo blog non è male!! grazie per essere passato e complimenti con la penna  ci sai fare
  • December 09 9:42 PM
     complimenti davvero! Finalmente un blog come si deve!
    veramente ti aspetto!
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Updated 7/7/2008
Updated 4/29/2008
Updated 1/4/2008
Updated 3/2/2008
Updated 10/13/2007
Updated 10/1/2007
Updated 9/22/2007
Updated 9/19/2007
Updated 9/18/2007
Updated 9/12/2007
Updated 12/9/2007
July 14

Il Labirinto

Il mondo, nella sua accezione più vasta e formidabile (lat) non è che un immenso labirinto senza uscita.

Dalle tranquille vie di paese, fino agli angusti e affollati quartieri di Soho, dai prati scozzesi all’asfalto incandescente delle arterie viatiche  planetarie, dalle porte nascoste fra le rovine ai boschi intricati della Germania, dalle roulotte dei nomadi agli attici di Via Montenapoleone, dalle borse di Prada ai cestelli di vimini, dalle villette a schiera ai giardini pubblici, dalle università alle fabbriche, dalle nursery ai cimiteri, tutto, ogni via, ogni angolo, ogni movimento, ogni sospiro è parte del labirinto.

Un intricato e senza via d’uscita, indecifrabile rompicapo; e non esiste alcuna mappa, alcun premio, alcun tesoro, esiste solo il piacere della scoperta del luogo nel quale l’ennesimo svincolo conduca.

Ora i nonluoghi, sempre loro (a costo di divenire ripetitivo, ma essi ritornano anche in questo caso), essi sono luoghi di transito nei quali fermarsi ad osservare, cercando di comprendere il fluire eterno ed inesorabile, il rumore di fondo (non solo di certa critica francese passata, non solo del Blanchot di Leonetti, ma anche di riviste giornali radio televisioni cinema parole parole parole, voci continue, un immenso e sterminato oceano di rumore che ci avvolge come un magma – amniotico prenatale e ci mantiene in un limbo pre-cosciente, pre-freudiano per così dire, un nonluogo della coscienza).

Il mio sguardo è ora verso un libro interessante di Queneau (il titolo è superfluo). Perché? In esso gli intrecci sono più importanti della continuità narrativa. Abbinerei ad esso un film: Stalker di Tarkovskij.

L’abbinamento forse potrà apparire forzato o quantomeno in procinto d’esser forzoso, ma, anyway, accosterò comunque, dato che forzato non è.

Intrecci, appunto, di tempo e di spazio nel libro, tutti mentali e legati all’Esser-ci nel mondo (anche se il luogo nel quale si svolge l’azione, la scenografia, per così dire, lo sfondo, è piuttosto una bolla di luce al plutonio, un oltremondo, una pausa riflessiva presa dal mondo (una resa al labirinto? E sia pure così, non importa hic et nunc). Intrecci e connessioni di nessi che nascondo nugoli di nodi irrisolti, vere e proprie maledizioni dell’essere, una sorta di congelamento del fiume eracliteo, un evento straordinario ma non impossibile. La zona, e di zona si tratterebbe di parlare anche riguardo a Queneau (anche se in esso la Zona[1] è il mondo) poiché nel romanzo, annullata la normale connessione spazio-temporale, i raccordi fra un’inquadratura e l’altra (come dire fra una sequenza narrativa ed un’altra) vengono fatti su qualcosa di aleatorio (etimologicamente parlando, o meglio, derivativamente parlando, dato che deriva da |alea|) di incerto, una sorta di non-sense più Gaarderiano che Robbegrilletiano (dato anche che io non credo nella mancanza di senso di Robbe-Grillet, anzi…) quindi un non senso che un senso vuole averlo ma che è tutto in un altro mondo, in un altro insieme di categorie che restano ai margini della percepibilità cosciente-razionale (si dica che sono più per la conoscenza istintivo-beatnickiana? Si dica pure e lo accetto, ma si dica anche, per onestà intellettuale, che non vi è nulla sulla terra che sia vicino alla perfezione quanto la matematica). Quindi se in entrambe le opere si parla di similarità e contemporanea diversità fra gli scenari di fondo, se in entrambe si parla di non-sense, la differenza è proprio nel significato, nel senso del non-senso. Nel romanzo lo abbiamo visto; nel film il non-senso si esplica in un raccoglimento interiore dell’esperienza che altro non è che un ritorno da un invasamento[2] che non comporta un accrescimento della conoscenza dell’io o del super-io, ma forse solo una più diretta palpabilità dell’esistenza di un Es, di un sostrato istintuale ineliminabile nel quale le ragioni della scienza e della letteratura (sia pure beat, sia pure lontana da canoni tradizionali) vengono meno e cedono il posto all’incomprensione.

Al di là di questo molte altre differenze si trovano nell’esiguità dei personaggi del film rapportata al numeroso squadrone di caratteri (ing) mobilitato dallo scrittore oulipién francese (no, non è lo stesso che dire Bohemién); o, ancora, è diversissimo il contesto socioculturale e storico delle opere poiché il film è ambientato in un tempo non-tempo non legato direttamente alla storia, ma che si comprende essere presente o al massimo passato prossimo, mentre il libro spazia dal medioevo ai giorni della rivoluzione[3].

Entrambe le opere però mi sembravano importanti perché danno conto di un modo nuovo di fare arte, un modo ormai forse dimenticato, ma che essendo stato non potrà mai più non essere. E oltre a motivazioni per così dire strutturali, entrambe le opere sono una figura[4] di ciò che il mondo contemporaneo sarebbe diventato.

Se abbinate al Processo Kafkiano o forse ancor meglio ad America dello stesso o al Dostoevskij di delitto e Castigo o delle Notti Bianche o ancora alle immagini della metropoli tentacolare che ci furono date dal genio baudelairiano, queste due opere fondamentali della modernità da me brevemente spiegate divengono davvero una metafora della situazione del Dasein contemporaneo sempre più disperato e agito, alienato alla Cosa ( e si intenda con Cosa il mondo[5]); o non sarebbe meglio dire che esse sono una metonimia (ma per assenza, nel senso che con il loro esistere mostrano la parte che manca) della nostra esistenza?

 



[1] Interessante forse il fatto che Zona era anche il nome dato alla Germania dell’Est dagli intellettuali della Germania occidentale.

[2] Riferendomi piuttosto al senso antico del termine, legato agli oracoli alle pizie ecc

[3] Non confondiamoci… La Rivoluzione è quella del 1789 in Francia non quella del 1917 in Russia.

[4] Per il significato rimanderei ad Auerbach.

[5] Cioè la totalità delle esperienze e degli oggetti che circondano l’uomo dall’inizio alla fine della vita.

July 07

Il Punto

Un saluto cordiale… Manco da molto tempo, ma sono stato molto impegnato e ora che ne ho la possibilità torno a scrivere.

 

Era il 1960, un gruppo di intellettuali firmava il Manifesto dei 121 contro la guerra tra Francia e Algeria, o meglio: tra il regime di De Gaulle e il popolo algerino che voleva l’indipendenza.

Il manifesto fu firmato da intellettuali francesi e uscì su giornali e riviste facendo molto scalpore anche per il fatto che legittimava le droit à l’insoumission, il diritto all’insubordinazione, alla disubbidienza nei confronti delle scelte governative.

In Italia Vittorini e Pasolini aderirono e presero posizione affinché qualcosa di simile si sviluppasse; ci furono scambi epistolari, incoraggiamenti e il tentativo di creare una rivista internazionale di nome Gulliver, purtroppo fallita.

Ciò detto, e staccandomi dal caso particolare, (era il 1960) non posso che rammaricarmi dell’impossibilità oggi di qualcosa di simile.

A coloro che dovessero obbiettare la diversità attuale della congiuntura storico – politica, la rilassatezza possibile ai nostri tempi del post guerra fredda, potrei controargomentare che se un tempo la paura era quella della distruzione totale legata all’atomica (e intendo dire alle atomiche sganciate scelleratamente su Hiroshima e Nagasaki) ora a quale livello dovrebbe essere la paura constatata l’esistenza di testate  nucleari armate e 100 volte più potenti? (ricordo a tutti che ne abbiamo un buon numero sul suolo italiano in varie basi militari statunitensi)

E questo è solo il punto di partenza, direi la caverna più lontana e distante dalla quale osservare le danzanti ombre del mondo che si stagliano sulla parete seminascosta dell’universo, pertanto scendiamo nel particolare…

Farò dell’attualità. Si direbbe attualità non attuale, o inattuale o forse in verità pseudoattuale dato che era attuale ieri ma sarà anche l’attualità di domani. Quindi non presentando un momento fisso d’attualità, di fatto è quotidiana e di per sé stessa destinata a rimanere.

Farò della pseudoattualità parlando del meschino “decreto sicurezza” che sta per essere varato dall’altrettanto meschino governo Berlusconi IV, (o III ?).

Il ministro Maroni tuona con sacro fuoco, nell’eccitazione e nell’ebbrezza del potere, che prenderà le impronte ai famigerati scellerati delinquenti folli assassini stupratoriladrisporcaimbrattamuriporcinegrischifosiignorantistraniericlandestinidelinquenti ma tutti riassumibili nella famigerata sigla ROM…

Ora posso immaginare la paura che corre lungo le vostre schiene e il terrore e lo schifo che provate ogni qualvolta venite in contatto con una persona (un essere?) di questa razza.

Dico razza non perché io abbia di colpo perso il senno ma perché ho sentito più volte pronunciare il termine |etnia| in questi giorni. Credo che ormai tutti sappiamo e conosciamo molto bene il meccanismo di autocensura presente nel cervello che si adegua alla censura della società, la quale non potrebbe accettare la parola razza, e allora utilizza un termine più politically correct come etnia, che non usa cieco ma non vedente che non usa handicappato ma disabile, tutti eufemismi ignoranti che cercano di farci apparire civili mascherando la nostra paura della diversità[1]. Il fatto che nessuno si sia davvero ribellato, che ancora non siano sorte le barricate in ogni strada contro un decreto così razzista e senza senso come questo dimostra non solo il nostro menefreghismo, ma la nostra non-civiltà e ora beatevi di questo propugnatori delle sorti umane progressive!!!

 

Era il 1960, ora siamo nel 2008, sono passati 48 anni e sono spariti tutti gli intellettuali. Perché?

Io mi ritengo un intellettuale e una persona con una cultura medio – alta, non ho paura ad ammetterlo, e molti altri di voi ammetteranno questo di loro stessi, e molti altri in altri paesi, così come nel 1960 anche ora; ma allora perché nessuno di noi parla? Perché nessuno di noi è in televisione a parlare e dire la verità al posto di tanti esperti di questo e di quello? (Tecnocrati, tecnici e nient’altro che buffoni parolai pieni di arie ed arie ed arie, flatus voci, questa è la verità…)

Perché? Perché la stampa non solo è imbavagliata e legata, ahimé, a logiche di partito o di fazione, ma, come se non bastasse, alle persone non interessa di sentirsi dire la verità. Umberto Eco parla di Alienazione e della possibilità dell’avanguardia di dire la verità pur restando arroccata al limite della comunicabilità. Ora come ora direi che non solo non c’è comunicabilità o comunicazione possibile, ma non c’è nemmeno nessuno che ragioni sul significato del termine avanguardia.

Noi intellettuali abbiamo fallito perché non siamo stati in grado di mantenere il possesso di quella nicchia di potere che ci eravamo guadagnati nel tempo e ci siamo arresi non al labirinto delle cose come prospettato da Calvino, ma al labirinto delle non-cose. Abbiamo ormai non-luoghi più invitanti dei luoghi veri, naturali, antropologici; abbiamo la non-letteratura, il non-cinema; abbiamo il non-tempo, le non-vacanze; abbiamo, persino, non fosse il bispensiero (non siamo così sottili), perlomeno solo il non-pensiero.

 

Digressione: Il suffisso |non| di fronte ad una parola che esprime un concetto un po’ più ampio del referente stesso a cui rimanda il significato, non vuol essere una pura negazione, ma piuttosto una negazione sfumata, una non – negazione verrebbe da dire (ma non lo dirò per non confondere richiamando alla mente teorie sulla doppia negazione latina). Una negazione che non è una negazione è un concetto ostico, me ne rendo conto. Richiamando un concetto molto semplice, quello di uguaglianza, forse potrò spiegarmi.

Quando due cose sono perfettamente identiche? Quando hanno un grado di somiglianza in tutto e per tutto, anche nel loro Esser-ci (allargando in questa sede il concetto anche a ciò che non è animato anche a ciò che non è essere umano senziente) nel tempo e nello spazio, tale per cui potrò dire che |A = A|.

Ciò detto, una negazione vera e propria equivarrebbe a dire che |A non è = A| quindi che |A ≠ A|, ecco che, semplificando, una non – negazione equivale a dire che |A ± ≠ A|, cioè che il tale oggetto preso in considerazione è più o meno diverso da un altro oggetto; è diverso ma non troppo, è uguale, ma non del tutto.

Pertanto il non – tempo è un tempo che non è uguale al tempo consueto, ma è il tempo che sprechiamo in occupazioni perfettamente inutili utilizzate al solo scopo di far scorrere il tempo vero e proprio. Per es. stare di fronte alla televisione per ore senza alcun interesse per i programmi in onda, vagare per centri commerciali (che sono non – luoghi[2]) ecc.

Fine della digressione

 

Ritornando all’attualità non attuale, siamo di fronte oltre che a queste reminescenze razziste ad una nuova ondata di paura generata dai mass - media nei confronti dello straniero, in questo caso ROM, o nei confronti della delinquenza, tanto che sembra che dietro ogni angolo ci sia un pericolo ad attenderci. Non credo, o meglio, credo che i pericoli esistano ma, stime alla mano, sono diminuiti in Italia da qualche anno a questa parte sia i furti sia gli omicidi, e le violenze accadono per lo più (83% dei casi) in famiglia o fra parenti e amici stretti.

Quello di cui i media non si rendono conto è che non hanno di fronte una platea criticamente attrezzata (e parlo soprattutto del medium per eccellenza: la televisione) per distinguere il vero dal falso, il credibile dal non credibile, la verità dalla  non – verità. Il pubblico è ormai davvero così vasto e mediamente non acculturato da non riuscire più a discernere menzogna e verità e da lasciarsi quindi irretire stupidamente dal proclama del primo imbonitore di piazza di turno.

E in tutta questa situazione si avvantaggiano i vari mercanti di menzogne come Berlusconi, Bush, si avvantaggiano i faccendieri, i cravattari, i ricchi signori, i lobbysti, i padroni del mondo, non certo le persone oneste (rimando alle ultime dichiarazioni sulla magistratura, al continuo aumento del petrolio, ai danni causati dai pesticidi chimici, alla questione dei rifiuti, alle elezioni in Zimbabwe, agli attentati in Afghanistan e Iraq[3] ecc ecc ecc).

E gli intellettuali dove sono? Dispersi, disuniti, imbavagliati, svogliati, stanchi, senza credo, senza soldi, li vedo relegati al limite di una società che non solo non li ascolta ma non permette loro nemmeno di parlare. Si limitano a scrivere in spazi ristretti e limitati, come questo misero blog, sperando che un giorno o l’altro qualcosa possa dar loro la possibilità di contare qualcosa di fronte all’opinione pubblica.

La verità è che per ottenere quel qualcosa bisogna lottare e quanti sono disposti oggi (l’oggi delle bollette da pagare, dei 10 anni di gavetta come ricercatore, dei tagli a sanità enti pubblici e istruzione, della fuga dei cervelli, della famiglia da mantenere, della povertà in crescita insieme all’inflazione e ai prezzi) a lottare per ottenere di nuovo un ruolo di primo piano?

Ora pochi… un tempo forse di più…

 

Era il 1960…Ripeto: era il 1960…Ripeto: era il 1960…Ripeto: era il 1960………..



[1] Consiglierei per tutti coloro che sono in disaccordo con me il libro: “il razzismo spiegato a mia figlia” di Ben Jelloun, un libro che forse potrà aiutarvi a comprendere come la diversità sia da intendere come arricchimento della propria esperienza e della propria vita e non come motivo di paura e odio.

[2] Rimando alla definizione di Marc Augé

[3] Ma la Guerra non era finita signor Bush???

May 16

...

Sogni Di Vetro
 
Cammina leggera,
poichè ho sogni di vetro
e velina; cammina dolce,
e fuggi, come nuvola
in viaggio.
Sotto i tuoi occhi miti
assorti stanno
i miei sospiri. Tu, Mia,
nel fosco domani.
 
Piangi leggera, poichè
ho cuore di tenebre
avvolto, che muta al sussulto;
Mia, dolce pensiero disperso,
lento dischiudersi del sè,
mio dolce vivido rimorso.
May 14

Democrazia

Democrazia: sistema fallimentare?

 

Potrei, ma non voglio, partire da recentissimi fatti di cronaca, pertanto per tutti coloro che si prenderanno la briga di leggere questo mio articolo anticipo che il senso del titolo potrà risultare quantomeno sfuggente. Intendo con questo non nascondermi dietro facili quanto futili mistificazioni retoriche, ma solo mettere in guardia dall’abbandonare la lettura a metà, o dopo poche righe.

Ciò detto, ciò premesso, entrerei subito nel merito di questa mia piccola disquisizione sul tema.

L’altro giorno ero seduto al giardino antistante l’Università Statale di Milano e come sempre, avendo finito di pranzare, un po’ leggevo e un po’ osservavo. La mia attenzione è stata catturata da una coppia, ragazzo – ragazza, che si è seduta sulla panchina di fronte a me.

La mia idea è di concentrarmi ossessivamente su alcuni particolari perché ritengo questo un modo molto più semplice e chiaro di indagare un dato fenomeno piuttosto che allargare troppo il discorso a considerazioni generali.

Il ragazzo, che per comodità chiamerò qui S1 (Soggetto 1) indossava vestiti ascrivibili al dominio della moda corrente, “borghese”, il virgolettato è d’obbligo poiché non voglio si creda ad un significato marxista o politicizzato del termine; intendo con esso indicare coloro che seguono in linea generale le tendenze del momento, senza esprimere giudizi a riguardo. La ragazza (S2) indossava vestiti ascrivibili anch’essi ad una moda, che definirei “alternativa”, solamente per distinguerla dalla moda maggioritaria.

S1 sorseggiava un birra di una marca molto conosciuta, S2 un succo di frutta anch’esso di una marca conosciuta; S1 non fumatore, S2 fumatrice; S1 era abbronzato, ben pettinato, curato, S2 era molto trasandata. S1 ed S2 discutevano di politica (passerò sotto silenzio le tendenze dell’uno e dell’altro, vi basti sapere che erano molto divergenti).

Ascoltandoli ho potuto notare alcune cose: innanzitutto quanto stilemi classici del linguaggio pubblicitario o televisivo o sportivo avessero attecchito nella lingua di entrambi; si spaziava da frasi nominali collegate l’una all’altra senza connettivi logici, a frasi del tipo:“sceso in campo…”, “rompere gli indugi…”, “pescare il jolly…” ecc.

Ma non è stato questo che mi ha colpito maggiormente.

Istintivamente e senza ragionarci troppo ho cominciato a pormi delle domande.

 

Prima Domanda: Che cosa scatena il desiderio di vestiti di un certo tipo, bevande, abitudini, macchine, divertimenti, letture, di un certo tipo?

Già nel ’73 Pasolini si scagliava contro la sottocultura di massa e contro la tendenza fortemente fascista (autoritaria N.d.A.), e la sua capacità di annullare le differenze e di spingere le classi sociali ad un’omologazione media, trasformando lentamente le persone in consumatori.

All’epoca molti si scagliarono contro queste idee, ma, allo stato attuale delle cose, non posso che sottoscrivere le idee pasoliniane. Siamo di fronte ad un’omologazione pressoché completa, ad una radicale e compiuta trasformazione verso il versante consumistico, o meglio, a vantaggio di esso. A meno di non credere all’esistenza di idee preconcette nella mente di ogni persona che le prescrivano come dovrà essere nella vita, dobbiamo ammettere che tutti siamo ormai, chi più, chi meno, il prodotto di una sottocultura strisciante e totalizzante.

 

Seconda Domanda: Che cosa scatena il desiderio di un partner eterosessuale e di una famiglia? (Includendo in famiglia anche tutte le idee comunemente ad essa associate quindi figli, stabilità economica, casa ecc)

Si fa spesso un gran parlare di normalità e anormalità sessuale additando come pratiche anormali tutte le pratiche sessuali ascrivibili al dominio dell’omosessualità.

Contro natura? Davvero?

Innanzitutto si dovrebbe partire dal definire che cosa sia naturale, il senso più vero della parola.

A mio avviso credo che sia naturale tutto ciò che non concorre all’autodistruzione della specie, ma che, anzi, tende a preservarla e farla avanzare. Perché dunque l’omosessualità sarebbe una pratica contro natura? Per il semplice fatto che non porti alla procreazione? Devo quindi ricordare a questo punto che viviamo (e già questo fu notato negli anni ’70) in un periodo della nostra storia nel quale le risorse scarseggiano, e non basteranno a sostentare una popolazione in crescita? Non essendoci più bisogno di procreare obbligatoriamente (e da qui metodi contraccettivi e abortivi) non ha senso parlare di anormalità da questo punto di vista, pertanto cambiamolo. L’omosessualità è anormale, è il prodotto di una malattia, della modernità ecc. Eppure, mi pare, che molti dei più grandi filosofi e pensatori che concorsero a creare la civiltà più avanzata della storia sul piano sociale (La Grecia classica), che hanno inventato il concetto di democrazia, a voi così caro, il concetto di libertà civili ecc, erano omosessuali o bisessuali e comunque considerassero tutto questo come perfettamente normale.

La verità è che l’omosessualità esiste da quando esiste l’eterosessualità né più, né meno.

Imputerò quindi di nuovo la colpa alla sottocultura di massa che c’è stata e che ancora, a dispetto di quanto dicano sociologi  e politologi, esiste. Questa cultura, questo “ciarpame culturale massificato” spinge ad idealizzare la vita normale come una vita di coppia, atta alla procreazione, allo sviluppo, alla stabilità, alla ricchezza. La verità è che una vita normale non esiste e che ogni vita è perfettamente normale.

 

Terza domanda: cosa spinge al desiderio della democrazia?

La democrazia è, etimologicamente e storicamente, il governo del popolo. In che cosa il sistema di governo attuale del nostro paese rispecchierebbe questo?

I potenti di turno arraffano senza vergogna attenti ai propri interessi e non a quelli della nazione, l’opposizione arraffa senza vergogna attenta ai propri interessi e non a quelli della nazione, pertanto io credo di poter dire che viviamo sotto un’oligarchia e non una democrazia, o meglio un’oligarchia mascherata da democrazia che per questo motivo è ormai un sistema davvero fallimentare dato che non esiste e non può esistere.

Concludendo cito, a memoria, la frase di un film: “in un sistema in cui nulla è permesso, si può fare tutto, in un sistema in cui è permessa una certa cosa, si potrà fare solo quella cosa”. Questo è il punto nel quale siamo ora. Il sistema sottoculturale omologato e totalitarista ammette solo determinate cose e solo queste si possono fare, le altre saranno relegate ai margini della legalità e invise ai più.

 

Marco Alberio.

May 04

Al tempo de li dei falsi e bugiardi

Mi sono appena ripreso da un virus che ha prostrato le mie facoltà fisiche ed intellettuali per diversi giorni, ma mi ha dato molto tempo per riflettere.

 

Spesso sento il bisogno di paragonare il mio tempo, la società, la mia vita, me stesso, al tempo passato, alle epoche di cui sentiamo parlare solo attraverso libri di storia o tramite la letteratura o il cinema.

La mia domanda è sempre la stessa: chissà cosa provavano gli uomini che vivevano in quell' epoca?

 

Prendiamo l'inizio. Prendiamo come esempio i primi uomini, intendo uomini cacciatori e raccoglitori, prima ancora che fosse inventato il concetto di proprietà o di sedentarietà. Come era il mondo davanti ai loro occhi? Vergine probabilmente, pulito, stupendo, vivo, vero e terrificante. Non sorprende il fatto che gli dei (nell'accezione moderna) non esistessero. Dietro ogni fenomeno naturale si celava un mistero e venivano chiamate in causa divinità di ogni genere.

I rapporti "umani" erano legati alla semplice sopravvivenza di sè stessi e della specie, nulla di più.

Con un salto di molti secoli mi chiedo che cosa abbia provato il primo faraone che, guardando dal balcone del proprio palazzo, abbia visto una folla esultante; oppure il più basso degli schiavi mentre costruiva una piramide... Com'era la vita nell'antico Egitto? Prima della modernità, prima di Roma, prima di tutto, quando gli egizi erano il popolo più potente del mondo conosciuto all'epoca, quando adoravano le loro divinità (per altro non dissimili da tutte quelle che le seguiranno, comprese quelle delle più importanti religioni monoteiste del pianeta). Voglio dire: che aria si respirava prima dei gas di scarico? Che acqua si poteva bere? Cos'era l'amore? Su questo un punto fisso rimane dato che una delle prime manifestazioni scritte pervenutaci è una poesia d'amore scritta nel periodo dell'antico Egitto, poesia d'amore che porta già i temi, in erba, che avrebbero permeato tutta la futura lirica d'amore, dai provenzali a Montale.

Non voglio nemmeno immaginare la qualità della vita nell'Atene di Socrate e di Platone poichè potrei angosciarmi al pensiero di ciò che siamo noi oggi. Leggendo le pagine immortali della Repubblica di Platone ho davvero compreso quanto le nostre utopie fossero già vecchie e sorpassate da migliaia di secoli, da millenni. In questo libro semplice, dolce e potente, si respira un'aria di libertà, di positività, di intelligenza e cultura.

Tralascio il periodo di Roma, culla dello splendore occidentale per più di un millennio, perchè mi vengono le lacrime agli occhi ogni volta che leggo un'orazione di Cicerone, o leggo le gesta di Cesare o i pensieri di Marco Aurelio, oppure Orazio, Ovidio, e Virgilio. Ma mi è impossibile comprendere le sensazioni di coloro che camminavano sulle vie lasticate di marmo dei fori.

O ancora, avvicinandosi alla modernità, cosa provavano i pellegrini nel medioevo o i cavalieri, o gli artigiani, o i podestà dei comuni, o i signori di castello o i rivoluzionari in Francia, o tutti coloro che hanno dato la vita nelle guerre che hanno fatto la nostra storia?

Io sento che la nostra epoca è morta e stagnante, un'epoca di passaggio prima di qualche cambiamento epocale, o forse è quello che mi auguro.

 

Ciò detto potremmo passare a qualcosa di più viscerale.

 

RINASCITA

Dimidiato, in corso

fluttuante, roboa

un io sconnesso, figlio del sè.

Madre santa, terra, disfatti

miseri silenziosi

s'abbarbicano i frammenti

dell'oggi.

Folla in cammino,

esitante attimo

di confusione, ritardi.

Un orologio, torre

d'avorio nel cielo

verde di morte,

presagio arcano.

 

Occhi distanti dal selciato,

solitudine, mimesis originale

di turbolenze sessuali.

 

ETERNITA'

Dolce profumo, in scrosci di pioggia,

su cristalli di nulla,

il respiro del passato.

Marmi e insegne, legno spezzato

sanguina pietà nella notte mai sorta

del giardino mai visitato.

Non chiedere un senso alle ombre

che tremolanti fuggono nell'accadere

del domani.

Non domandare parole al presente

che d'aporie si nutre.

Non chiedere ciò che ogni lato squadri

da figure inesistenti.

Suona la campana,

come grido che violenta

le notti del silenzio.

Fuggi ora dolce profumo

rimembrare pallido e assorto

del livido pianto innocente.

 

 

VERONA - Erano già ben noti a polizia e magistratura almeno tre dei cinque balordi che la notte del primo maggio hanno massacrato, con la scusa di una sigaretta negata, Nicola Tommasoli. E' stata proprio l'assurdità di quella violenza senza motivo ha spingere chi già aveva avuto a che fare con loro a riaprire un fascicolo vecchio di mesi e a dare così un nome a tre degli aggressori: due di loro nel frattempo sono scappati, sembra all'estero, il terzo, un ventenne di buona famiglia, probabilmente sentito che il cerchio si stava stringendo, si è presentato in questura questa mattina, accompagnato dall'avvocato, ed ha confessato. Nicola, intanto, è nel suo letto d'ospedale, sempre in coma e dalle prossime ore, si è appreso da fonti ospedaliere, inizierà il periodo d'osservazione per dichiararne la morte cerebrale.

 

(ANSA) - GERUSALEMME, 4 MAG - L'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, domani fermera' la distribuzione di aiuti alla popolazione nella Striscia di Gaza. Si sono esaurite le scorte di carburante a sua disposizione per il funzionamento del parco di autocarri e quindi l'agenzia non puo' procedere alla distribuzione di alimenti.

 

(ANSA) - SHENZHEN (CINA), 4 MAG - Le autorita' cinesi e gli inviati del Dalai Lama hanno deciso di continuare i colloqui dopo il primo incontro svoltosi a Shenzhen. Ancora non e' stata fissata alcuna data, ha comunque annunciato l'agenzia Nuova Cina. 'Il governo centrale cinese e i rappresentanti privati del Dalai Lama - scrive l'agenzia - si sono messi d'accordo per avere nuovi contatti e consultazioni in una data appropriata'.

 

(ANSA) - RANGOON, 4 MAG - E' salito ad almeno 351 morti il bilancio del passaggio del ciclone Nargis sulla Birmania meridionale. Lo riferiscono fonti ufficiali. La rete televisiva di stato ha precisato che agli oltre 240 morti annunciati in precedenza vanno aggiunte oltre cento persone morte sull'isola di Haing Gyi, nella parte suoccidentale del paese, e un'altra nella localita' di Nyaungdone. Sull'isola, che si trova nel Mar delle Andamane, 20.000 case sono state distrutte e 90.000 persone sono senzatetto.

 

 (ANSA) - TEL AVIV, 4 MAG - Tre soldati israeliani sono stati incriminati da un giudice militare per abusi e violenze commessi nei confronti di un palestinese.Lo ha annunciato un portavoce militare. Secondo l'accusa, a gennaio i tre soldati in servizio a Hebron, in Cisgiordania, hanno brutalmente aggredito il custode di una stazione di taxi, Abu Sanina. Dopo averlo ammanettato i tre lo hanno pestato a sangue fino a farlo svenire. Lo hanno poi costretto a spogliarsi e a fare piu' volte il giro della loro jeep nudo.

 

BAGHDAD — Four marines died in Anbar Province when an improvised explosive device exploded near the vehicle they were driving and in the capitol the Iraqi president’s wife narrowly escaped an assassination attempt.

 

JOHANNESBURG — Claiming that their presidential candidate was robbed of victory in long-delayed official election results, leaders of Zimbabwe’s opposition party were making a last-ditch diplomatic push on Saturday to persuade the African Union and a bloc of southern African nations to insist on a verifiable vote count.

 

Le passeport biométrique, contenant une photo et les empreintes digitales numérisées,  a été officiellement lancé par un décret paru dimanche 4 mai au Journal officiel.  Les premiers exemplaires de ce document qui sera simplement nommé "passeport" seront disponibles à l'automne, pour remplacer progressivement le passeport électronique, dont six millions d'exemplaires ont été fabriqués depuis le 13 avril 2006.

 

De violents affrontements ont éclaté peu après l'ouverture des bureaux de vote dans la riche province de Santa Cruz, dans l'est de la Bolivie, dimanche 4 mai, à l'occasion d'un référendum sur le statut d'autonomie régionale élaboré par les autorités locales. Des partisans du président Evo Morales, qui a affirmé que cette consultation était inconstitutionnelle, ont tenté d'empêcher le déroulement du scrutin. Ils se sont affrontés à coups de bâton et jets de pierres avec des partisans de l'autonomie, blessant huit personnes, selon les médias locaux.

 

Fonti: ANSA, New York Times, Le Monde, Reuter

April 28

ELEZIONI

Ahi serva Italia di dolore ostello...[D.Alighieri]
 
 
Dato che campagna elettorale, par condicio, clamori di battaglia, vittoria, sconfitta sono finite, posso dire la mia in tranquillità e con lucidità mentale.
Devo rammaricarmi del successo ennesimo di colui che rappresenta la disonestà in Italia, e non posso che ritenermi offeso dal fatto che tanti miei connazionali siano stati così stupidi da credere ancora una volta alle sue follie e alle sue bugie.
Avete votato di nuovo l'ordine apparente e la disciplina basata su xenofobia ed ignoranza: COMPLIMENTI!!! Avete perso nuovamente una buona occasione per non dimostrarvi stupidi.
Ciò detto, anche l'altra parte politica non ha saputo offrire un'alternativa valida che catturasse consensi. Dove sono finiti, dico io, la politica delle piazze, gli interessi dei ceti meno abbienti? Avete fatto la politica di palazzo guadagnandovi il privilegio di essere esclusi dal parlamento e quindi dal sistema democratico decisionale che governa il paese.
 
La crisi economica italiana e mondiale procede con passo spedito verso la catastrofe; nessun segno di ripresa, anzi, solo segnali negativi e di recessione. Cosa aspetteremo per capire che questa non è la strada giusta? Che intolleranza, protezionismo, informazione imbavagliata, interessi dei ricchi ecc ecc non portano a reali migliorie?
Io ovviamente non credo di avere la ricetta che risistemi un'economia in crisi, però credo che se combattessimo duramente contro la mafia, se estirpassimo privilegi ingiusti, burocratizzazione e lungaggini, forse miglioreremmo sensibilmente lo statu quo.
Politicanti professionisti hanno gridato in un modo o nell'altro le loro idee strampalate inseguendosi su temi marginali come sicurezza e politiche anti - immigrazione, ma fino a quando la diversità continuerà ad essere vista come un ostacolo e non come una risorsa non vedo vie d'uscita alla nostra situazione di ritardo nei confronti delle potenze europee e mondiali.
Fino a quando i telegiornali apriranno con il rientro di Papa benedetto dagli Stati uniti invece che parlare dei problemi della nazione, finchè il 25 aprile sarà messo in discussione, fino a quando l'inno d'Italia verrà fischiato dagli estremisti che non ne comprendono il significato, finchè la liberazione sarà vista come qualcosa da strumentalizzare, finchè il lavoro non sarà regolarizzato e la precarietà annientata, finchè i salari non saranno adeguati all'inflazione, finchè la cultura non verrà rivalutata come buona norma di vita, finchè non saranno messi in secondo piano tutti i fantasmi di una nostaglia autoritaria senza senso nè scopo, allora credo che dovremo rammaricarci di essere italiani.
 
Piangi, che ben hai donde Italia mia...[G.Leopardi]
 
 
 

Pensiero stupendo

Svegliatomi stamattina, invero, con questa frase nella mente: AVRO’ UNA FIGLIA, SI CHIAMERA’ BEATRICE, NON ARRIVERO’ A QUARANTANNI…

 

Svegliatomi, dicevo, (ma già nel senso del verbo dire [dico, dicis, dixi, dictum, dicere (dalla radice deik latino arcaico deico)] è implicito il senso del fare qualcosa, di un’azione che necessariamente transiterà lungo il verbo per depositarsi su un complemento oggetto) molto prima di quanto dovessi svegliarmi, ho cominciato a sentire le suddette parole ridondare nel mio cervello come il disco di un grammofono d’ancien regime [mi si passi il francesismo ma la ritengo una lingua di dolcezza infinita e di squisita arguzia e protervia. A riprova di ciò basti pensare come nel francese si traducano i nostri impersonali e alquanto ristretti aggettivi tutto, tutti, tutte: tout le monde pronuncia tü’l mond (il corsivo indica una pronuncia molto leggera della consonante finale)].

La frase, ormai famosa e della quale ancora nulla si è detto, non l’avevo mai sentita in precedenza; i segni certo mi sono ben chiari sia nella loro costruzione significante, sia nel loro significato e nondimeno nella loro proprietà referenziale. Avrò è voce del verbo avere, 2° coniugazione, indicativo, futuro semplice, 1° persona singolare; Una è articolo indeterminativo femminile singolare; Figlia è nome comune di persona femminile singolare; la , è un segno d’interpunzione che vale come una pausa breve, in questo caso; Si è particella pronominale che in questo caso funge da soggetto della proposizione coordinata alla principale (si potrebbe esplicitare come: la quale); Chiamerà è voce del verbo chiamare, 1° coniugazione, indicativo, futuro semplice, 3° persona singolare; Beatrice è nome proprio femminile singolare; Non è avverbio di negazione; Arriverò è voce del verbo arrivare, 1° coniugazione, indicativo, futuro semplice, 1° persona singolare; A è proposizione semplice; Quarantanni nome astratto plurale, peraltro composto da quaranta (aggettivo numerale cardinale) e anni.

 

Data la conoscenza anche di ciò che i segni significano non mi dilungherò troppo sulla loro spiegazione, anzi non mi dilungherò per nulla, confidando nella vostra attenta preparazione sulla nostra lingua madre.

Il significato del periodo mi è però oscuro, completamente oscuro.

Potrebbe significare che avrò una figlia, ma dato che non sono un indovino, un vate, una pizia, un oracolo, uno stregone o quant’altro, oserei dire che il primo sintagma significa che potrei, in futuro, avere una figlia e che la stessa, sempre al condizionale, potrebbe chiamarsi Beatrice. (E qui mi trovo costretto a dover aprire una parentesi, o frase parentetica (in senso proprio) che dir si voglia. Beatrice è un nome a mio personalissimo giudizio stupendo ed impegnativo. Beatrice è il nome di colei che fece innamorare il capostipite della nostra bella letteratura,  quindi è un nome a me caro, che adoro e che mi piacerebbe fosse quello di mia figlia). Come abbiamo visto quindi il nome Beatrice non è sicuramente casuale nel periodo, ma tutto il resto? Il fatto di non arrivare a quarantanni, quindi la predestinazione, parrebbe, ad una morte giovane, non scioglie di fatto i dubbi. Non arriverei a quarantanni nel senso che arriverò ai trentanove anni e 364 giorni? Oppure non arriverò solo a quarantanni ma andrò oltre? Oppure non arriverò nemmeno ai trenta e, preso atto di questo, dovrei temere le malie della terribile mietitrice da un giorno all’altro?

Sceglierei fra le varie opzioni quella meno tragica. Dato quindi per accettato e consolidato il fatto che non arriverò solo a quarantanni, come giustificare l’omissione così enorme di: solo? Certo si potrebbe giustificare come lapsus dicendi o lapsus calami o lapsus mentis ma, freudianamente parlando, i lapsus nascondono sempre qualcosa di più importante. Chi non ricorda il cane, il latte che si rovescia e la volontaria ripetizione dell’atto? Volontaria solo nell’inconscio della malcapitata paziente del professor Freud.

Se di un lapsus si tratta, cosa mi è stato nascosto? La mia volontà di superare la soglia dei quaranta? Ma è una volontà ben conscia in me stesso, non è certo nascosta o da nascondere. La spiegazione deve essere altrove, nascosta probabilmente dietro qualche angolo inesplorato e inesplorabile dell’abisso che portiamo dolcemente in noi.

 

Concludendo richiamo alla mente di tutti il fatto che nulla di ciò che diciamo o pensiamo è casuale e che il parlare e il pensare, contrariamente a quanto molti credono, sono due fra le azioni più sociali che esistano. Entrambe infatti sottintendono e rimandano ad una futura azione, o meglio, ad una catena di azioni che scatenerà delle conseguenze più o meno buone a seconda che il nostro pensare e il nostro parlare e conseguente agire siano stati più o meno appropriati a quanto le contingenze particolari della vita richiedessero.

 

Marco.