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    November 12

    Il perchè della speranza

    L'immagine di Roma ancora mi si staglia neglio occhi e permane, duratura, adamantina nella memoria.
    Tornato da qualche giorno, sono in aula mentre qualcuno parla di buona letteratura durante una giornata grigia e intensa, almeno nel pensiero.
    Scrivo per non poterne fare a meno, perchè scrivere è una realtà troppo potente per essere dimenticata.
    Una domanda grida nella testa: Dove stiamo andando tutti? Verso quale destino di gloria o di morte? Verso quale notte o giorno alzeremo le nostre vele in un mattino d'inverno?
    Baudelaire amava dire che partire è importante, non importa verso dove si stia andando, l'importante è andarci. Io sono partito e tornato da un viaggio nella capitale e mi rimane il ricordo del sapore della storia disperso tra le papille gustative della mente.
    Mi restano i sorrisi di Cesare e di Cicerone incontrati nei fori, mi restano gli inesorabili rimasugli della storia che come ciottoli di memoria permeano il nostro respiro.
    Parlavo di nessi tempo fa, non ricordo dove, non ricordo quando, parlavo di maledetti nessi che ci ossessionano e continuano ad ossessionarci ancora e ancora e ancora. Parlavo di intersezioni e di scambi lungo i binari labirintici della vita, parlavo o leggevo di città formate da ricordi di città viste o solo sognate.
    Calvino ama raccontare di città invisibili, io sono ossessionato dalla ricerca della cità assoluta, la città di Dio per S. Agostino, la quintessenza delle città, quella che non ha fine, nella quale un dedalo labirintico è solo un quartiere del tutto e il tutto non ha senso perchè è un infinito in un punto senza dimensioni, la città perfetta, il non luogo perfetto, l'angolo proibito nella mente che non raggiungerò mai.
    Ma cerco ancora perchè la ricerca dà un senso alla corsa affannosa della vita fra viali, discariche, cimiteri e sistemi linfatici; fra notti e giorni e pianeti e statue; fra madri, sorelle, amiche ed amanti; fra amici, compagni conoscenti e fratelli...

    Io canto il canto della vita che canta se stessa nell'atto di cantare il canto che cantandola la spiega...
    Io scrivo una lettera alla lingua che sorregge il mio essere nel mondo in questo istante in cui scrivo di scrivere...

    Io vivo...

    Comments (2)

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    Marco Cwrote:
    Mi fatto venire nostalgia di Roma. Anche mia figlia vuole visitarla. Delle tante e belle città italiane che ho visitato ho un particolare apprezzamento per la nostra capitale. E' la città universale pertanto descriverla è impossibile. E' un pò come dare un significato alla vita. In fondo Roma è viva, dà vita.

    Condividendo le parole di Alanis ".....rendono l'idea di quello che..." ti esorto a manifestarci ancora le tue "osservazioni".

    Forza lupacchiotto. Marco
    Dec. 4
    adoro Roma ...secondo me è una città magica ...si respira un'aria così surreale...ci sarò stata tre o quattro volta in tutto ma non mi stancherei mai di andarci....ci potrei anche vivere lì...
    scrivi molto bene....le tue parole rendono l'idea di quello che hai dentro....almeno penso
    e comunque non importa dove si è stati o dove si sta andando ma quello che conta è esserci durante
    e come scrivi tu "io vivo"
     
    un sorriso per te
    Nov. 25

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