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    August 07

    Chapter One...

     
    Chapter I
    Non mi sono mai posto il problema del domani... Chi l'abbia mai fatto davvero scagli la prima pietra, poichè porsi il problema sul domani significherebbe ipotecare parte delle nostre energie intellettuali (per quanto mi riguarda ormai residuali) per qualcosa che ancora non esiste.
    Io non parlo di progetti, obiettivi, programmi, NO! Queste sono stronzate per turisti della vita e io turista non ho mai amato esserlo quando non c'è nulla di bello da vedere.
    Io intendo il Problema fondamentale del domani e cioè il problema ontologico del futuro: che cosa sarò nel profondo del mio essere da qui a qualche mese anno decennio secolo.
    Non l'avevo mai fatto e l'ho fatto e pur avendolo sapete che cosa ho trovato o scoperto? Nulla...
     
    Ma non era questo ciò di cui volevo parlare....
     
    Chapter I
    Ciò di cui voglio parlare è il Caos, il divino superbo caos senza memoria nè tempo del quale bene o male tutti facciamo parte. Il caos che imperversa... No,no, non va bene...
     
    Chapter I
    Io adoro il mondo, adoro e amo il mondo, amo la collina della fortezza di Budapest, i giocatori di scacchi sulla piazza centrale di fronte alla pasticceria più famosa della città, le nebbie di Londra, la rugiada scozzese con la sua instancabile e inconsolabile malinconia, Il Big Ben, la maionese mangiata a Parigi di fianco a Notre Dame, le scalinate che conducono al Sacrè Coeur, la tomba di Charles, il vento del deserto infinito e dolce come una carezza, le pietre eterne di Roma, i musei vaticani, le vie di Insbruck uscite da un sogno, la cattedrale di Vienna, il silenzio della piazza centrale di Cracovia coperta dalla neve, il parco di Praga da cui si domina tutta la città, la spiagga della Liguria in una notte d'estate e noi fermi a parlare dell'Eterno come se il tempo non esistesse... Ma non è nemmeno questo il punto...
     
    Chapter I
    Sono solito perdermi per le vie assolate d'agosto nella calma canicolare del pomeriggio, nel mio paese sperduto fra le campagne fuori Milano, lontano dal caos, dal tumulto; sono solito perdermi nella poesia dei ricordi che queste vie sono in grado di evocare; sono solito perdermi nella notte girovagando in silenzio cercando un senso che possa bastare alla mia sete di verità; sono solito perdermi tra i versi immortali dei poeti francesi che amo; sono solito perdermi negli studi, nel tempo buttato a caso come per sbaglio; sono solito perdermi nei riflessi che la luna disegna sulle foglie bagnate dalla pioggia insistente d'ottobre e novembre; sono solito perdermi nei suoi occhi perchè sono dello stesso colore che io mi figuro debba appartenere al paradiso; sono solito perdermi dentro me stesso, mascherando agli altri ciò che sono perchè ciò che sono non lo possiedo nemmeno io; sono solito perdermi nella vastità del mio spirito e del mio pensiero che tutto è in grado di raccogliere in sè e non sa trattenere nulla che non sia un pugno di sabbia; sono solito perdermi e mai ritrovarmi perchè ritrovarsi, ritornare è come non essere mai partiti, è come essere sempre stati fermi in un punto ad osservare la vita come chi attende un autobus che non arriverà mai...
    Amo i treni, le stazioni, gli aeroporti, amo cambiarmi i vestiti nel bagno del vagone fumatori dei treni scozzesi, amo la non significanza dei luoghi all'interno e intorno agli aeroporti di tutto il mondo, amo il triste nulla che avvolge l'aeroporto di Buvet vicino a Parigi, amo le metropolitane con il loro odore uguale in tutto il mondo; e in tutti questi posti mi sono perso e ho dimenticato una parte di me stesso che ora vaga dispersa per le bettole fra bevitori e drogati, emarginati, puttane, tutti i rappresentanti di quell'umanità che voi con il vostro falso perbenismo siete solito non vedere perchè vi darebbe il senso del vostro non-senso, della vostra non-vita e così via di negazione in negazione...
     
    La verità è che non so cosa volevo dire ma forse ho già detto troppo del nulla che non volevo dire e quindi mi fermo qui poichè la realtà è che ho trovato più verità ne "Le Chercheuses de poux" di Rimbaud che in tutta la vostra ansia di spiegarmi il mondo...
     

    Comments (2)

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    - -wrote:
    Demain, dès l'aube, à l'heure où blanchit la campagne,
    Je partirai. Vois-tu, je sais que tu m'attends.
    J'irai par la forêt, j'irai par la montagne.
    Je ne puis demeurer loin de toi plus longtemps.

    Je marcherai les yeux fixés sur mes pensées,
    Sans rien voir au dehors, sans entendre aucun bruit,
    Seul, inconnu, le dos courbé, les mains croisées,
    Triste, et le jour pour moi sera comme la nuit.

    Je ne regarderai ni l'or du soir qui tombe,
    Ni les voiles au loin descendant vers Harfleur,
    Et quand j'arriverai, je mettrai sur ta tombe
    Un bouquet de houx vert et de bruyère en fleur.
    (Victor Hugo) te lo lascio, forse lo capirai, anche se in lingua francese, ma visto che sei citadino del mondo, che ami ogni luogo, di sicuro non ti offenderai ritrovando queste righe francese. Amo tanto anche io la poesia, amo scrivere, e i poeti francesi, ti lascio questa poesia di Hugo, perchè tanti anni fa, quando l'ho scoperta, ho sentito l'appello della piuma. Purtroppo in questo periodo, ho un bloc, mi sembra che le mie rime e metafore mi abbiano abbandonata, mi sento "orfana" senza di loro, senza la piuma. Scrivo meglio francese pero', che non sono mai andata alla scuola italiana, anche se italiana. Grande il tuo percorso poetico, e bellissime le studie che fai. Mi farebbe piacere averti tra le mie amicizie. Un abbraccio, sereno pomeriggio.
    Aug. 23
    Marco Cwrote:
    Bella questa tua riflessione.
    Aug. 7

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