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    November 12

    Il perchè della speranza

    L'immagine di Roma ancora mi si staglia neglio occhi e permane, duratura, adamantina nella memoria.
    Tornato da qualche giorno, sono in aula mentre qualcuno parla di buona letteratura durante una giornata grigia e intensa, almeno nel pensiero.
    Scrivo per non poterne fare a meno, perchè scrivere è una realtà troppo potente per essere dimenticata.
    Una domanda grida nella testa: Dove stiamo andando tutti? Verso quale destino di gloria o di morte? Verso quale notte o giorno alzeremo le nostre vele in un mattino d'inverno?
    Baudelaire amava dire che partire è importante, non importa verso dove si stia andando, l'importante è andarci. Io sono partito e tornato da un viaggio nella capitale e mi rimane il ricordo del sapore della storia disperso tra le papille gustative della mente.
    Mi restano i sorrisi di Cesare e di Cicerone incontrati nei fori, mi restano gli inesorabili rimasugli della storia che come ciottoli di memoria permeano il nostro respiro.
    Parlavo di nessi tempo fa, non ricordo dove, non ricordo quando, parlavo di maledetti nessi che ci ossessionano e continuano ad ossessionarci ancora e ancora e ancora. Parlavo di intersezioni e di scambi lungo i binari labirintici della vita, parlavo o leggevo di città formate da ricordi di città viste o solo sognate.
    Calvino ama raccontare di città invisibili, io sono ossessionato dalla ricerca della cità assoluta, la città di Dio per S. Agostino, la quintessenza delle città, quella che non ha fine, nella quale un dedalo labirintico è solo un quartiere del tutto e il tutto non ha senso perchè è un infinito in un punto senza dimensioni, la città perfetta, il non luogo perfetto, l'angolo proibito nella mente che non raggiungerò mai.
    Ma cerco ancora perchè la ricerca dà un senso alla corsa affannosa della vita fra viali, discariche, cimiteri e sistemi linfatici; fra notti e giorni e pianeti e statue; fra madri, sorelle, amiche ed amanti; fra amici, compagni conoscenti e fratelli...

    Io canto il canto della vita che canta se stessa nell'atto di cantare il canto che cantandola la spiega...
    Io scrivo una lettera alla lingua che sorregge il mio essere nel mondo in questo istante in cui scrivo di scrivere...

    Io vivo...
    August 26

    Un matin d'hiver...

    Un mattino d'inverno partiamo...
    Lasciandoci alle spalle la follia della giungla metropolitana di liane
    elettriche e luci oblique, sghembe.
    Partiamo con in bocca il sapore amaro della malinconia e il dolce palpito
    verso l'irrealizzabile.
    Partiamo verso un altrove distante dalle nostre capanne sempre più simili
    a fortificazioni di paura e sospetto poste al limitare dei prati
    meccanici che conducono alle foreste d'idrogeno e disperazione delle
    periferie.
    Passando per Siviglia, attraverso San Cristobal e Recife, attraversando
    piazza Navona o lungo le scalinate di piazza di Spagna o alle porte di
    qualche chiesa nelle periferie di Parigi, andiamo e camminiamo, non
    importa verso dove, non importa come, non importa se in sogno o nella
    realtà, partiamo...
    La mente si stacca da ciò che ha creduto reale, si allontana dagli
    stereotipi di ogni giorno, dalle nostre piccole ed insignificanti
    stronzate con le quali diamo un senso al nostro essere abbandonati nel
    mondo.
    Lasciamo il patetico delle nostre vite agli avvoltoi sempre in cerca di
    carcasse di sogni con le quali nutrono gli incubi del nostro inconscio.
    Lontano lontano dalla voglia di vivere e di morire, lontano dal perchè
    del domani e dal significato già perso all'addormentarsi dell'oggi.
    Ho visto colonne in fiamme avvolgere il tempio di Giano in un lontano
    passato, ho visto silenzi e parole congiungersi in un amplesso
    misterioso, ho visto gli sguardi delle persone addormentati di fronte
    alla monotonia del grigio delle città europee, ho visto gli occhi scuri e
    profondi dei bambini delle favelas, e poi ancora navi che solcavano i
    mari imperiose per l'eternità, le onde frangersi sugli scogli del capo di
    buona speranza, ho visto aeroporti e stazioni e rimesse di autobus,
    autostrade, piazzole di sosta, caselli, stazioni abbandonate e vuote,
    decadenti, cimiteri lontani e silenziosi, castelli e palazzi, capanne e
    baracche, presidenti e schiavi, puttane e ladri, santi e assassini, ho
    visto montagne d'oro sfondare i forzieri del cielo, ho visto lacrime
    penitenti per peccati che non avevo commesso, ho visto sogni tramutarsi
    in incubi senza via d'uscita, ho visto gioielli preziosi e mai visti, ho
    visto uomini diversi da me parlare d'amore nel mio stesso modo, ho visto
    violenza e sangue, amore e dolcezza, morte e disperazione, felicità e
    speranza,ho visto tutto questo e ancora non basta a dire di aver visto
    nemmeno una percentuale misera di ciò che potrei vedere.
    Ho visto per il semplice motivo che vedere è meglio di non-vedere, che
    vivere è meglio di non-vivere che amare è meglio di non-amare...
    Un mattino d'inverno Voi partite e...
    August 07

    Chapter One...

     
    Chapter I
    Non mi sono mai posto il problema del domani... Chi l'abbia mai fatto davvero scagli la prima pietra, poichè porsi il problema sul domani significherebbe ipotecare parte delle nostre energie intellettuali (per quanto mi riguarda ormai residuali) per qualcosa che ancora non esiste.
    Io non parlo di progetti, obiettivi, programmi, NO! Queste sono stronzate per turisti della vita e io turista non ho mai amato esserlo quando non c'è nulla di bello da vedere.
    Io intendo il Problema fondamentale del domani e cioè il problema ontologico del futuro: che cosa sarò nel profondo del mio essere da qui a qualche mese anno decennio secolo.
    Non l'avevo mai fatto e l'ho fatto e pur avendolo sapete che cosa ho trovato o scoperto? Nulla...
     
    Ma non era questo ciò di cui volevo parlare....
     
    Chapter I
    Ciò di cui voglio parlare è il Caos, il divino superbo caos senza memoria nè tempo del quale bene o male tutti facciamo parte. Il caos che imperversa... No,no, non va bene...
     
    Chapter I
    Io adoro il mondo, adoro e amo il mondo, amo la collina della fortezza di Budapest, i giocatori di scacchi sulla piazza centrale di fronte alla pasticceria più famosa della città, le nebbie di Londra, la rugiada scozzese con la sua instancabile e inconsolabile malinconia, Il Big Ben, la maionese mangiata a Parigi di fianco a Notre Dame, le scalinate che conducono al Sacrè Coeur, la tomba di Charles, il vento del deserto infinito e dolce come una carezza, le pietre eterne di Roma, i musei vaticani, le vie di Insbruck uscite da un sogno, la cattedrale di Vienna, il silenzio della piazza centrale di Cracovia coperta dalla neve, il parco di Praga da cui si domina tutta la città, la spiagga della Liguria in una notte d'estate e noi fermi a parlare dell'Eterno come se il tempo non esistesse... Ma non è nemmeno questo il punto...
     
    Chapter I
    Sono solito perdermi per le vie assolate d'agosto nella calma canicolare del pomeriggio, nel mio paese sperduto fra le campagne fuori Milano, lontano dal caos, dal tumulto; sono solito perdermi nella poesia dei ricordi che queste vie sono in grado di evocare; sono solito perdermi nella notte girovagando in silenzio cercando un senso che possa bastare alla mia sete di verità; sono solito perdermi tra i versi immortali dei poeti francesi che amo; sono solito perdermi negli studi, nel tempo buttato a caso come per sbaglio; sono solito perdermi nei riflessi che la luna disegna sulle foglie bagnate dalla pioggia insistente d'ottobre e novembre; sono solito perdermi nei suoi occhi perchè sono dello stesso colore che io mi figuro debba appartenere al paradiso; sono solito perdermi dentro me stesso, mascherando agli altri ciò che sono perchè ciò che sono non lo possiedo nemmeno io; sono solito perdermi nella vastità del mio spirito e del mio pensiero che tutto è in grado di raccogliere in sè e non sa trattenere nulla che non sia un pugno di sabbia; sono solito perdermi e mai ritrovarmi perchè ritrovarsi, ritornare è come non essere mai partiti, è come essere sempre stati fermi in un punto ad osservare la vita come chi attende un autobus che non arriverà mai...
    Amo i treni, le stazioni, gli aeroporti, amo cambiarmi i vestiti nel bagno del vagone fumatori dei treni scozzesi, amo la non significanza dei luoghi all'interno e intorno agli aeroporti di tutto il mondo, amo il triste nulla che avvolge l'aeroporto di Buvet vicino a Parigi, amo le metropolitane con il loro odore uguale in tutto il mondo; e in tutti questi posti mi sono perso e ho dimenticato una parte di me stesso che ora vaga dispersa per le bettole fra bevitori e drogati, emarginati, puttane, tutti i rappresentanti di quell'umanità che voi con il vostro falso perbenismo siete solito non vedere perchè vi darebbe il senso del vostro non-senso, della vostra non-vita e così via di negazione in negazione...
     
    La verità è che non so cosa volevo dire ma forse ho già detto troppo del nulla che non volevo dire e quindi mi fermo qui poichè la realtà è che ho trovato più verità ne "Le Chercheuses de poux" di Rimbaud che in tutta la vostra ansia di spiegarmi il mondo...
     
    July 14

    Il Labirinto

    Il mondo, nella sua accezione più vasta e formidabile (lat) non è che un immenso labirinto senza uscita.

    Dalle tranquille vie di paese, fino agli angusti e affollati quartieri di Soho, dai prati scozzesi all’asfalto incandescente delle arterie viatiche  planetarie, dalle porte nascoste fra le rovine ai boschi intricati della Germania, dalle roulotte dei nomadi agli attici di Via Montenapoleone, dalle borse di Prada ai cestelli di vimini, dalle villette a schiera ai giardini pubblici, dalle università alle fabbriche, dalle nursery ai cimiteri, tutto, ogni via, ogni angolo, ogni movimento, ogni sospiro è parte del labirinto.

    Un intricato e senza via d’uscita, indecifrabile rompicapo; e non esiste alcuna mappa, alcun premio, alcun tesoro, esiste solo il piacere della scoperta del luogo nel quale l’ennesimo svincolo conduca.

    Ora i nonluoghi, sempre loro (a costo di divenire ripetitivo, ma essi ritornano anche in questo caso), essi sono luoghi di transito nei quali fermarsi ad osservare, cercando di comprendere il fluire eterno ed inesorabile, il rumore di fondo (non solo di certa critica francese passata, non solo del Blanchot di Leonetti, ma anche di riviste giornali radio televisioni cinema parole parole parole, voci continue, un immenso e sterminato oceano di rumore che ci avvolge come un magma – amniotico prenatale e ci mantiene in un limbo pre-cosciente, pre-freudiano per così dire, un nonluogo della coscienza).

    Il mio sguardo è ora verso un libro interessante di Queneau (il titolo è superfluo). Perché? In esso gli intrecci sono più importanti della continuità narrativa. Abbinerei ad esso un film: Stalker di Tarkovskij.

    L’abbinamento forse potrà apparire forzato o quantomeno in procinto d’esser forzoso, ma, anyway, accosterò comunque, dato che forzato non è.

    Intrecci, appunto, di tempo e di spazio nel libro, tutti mentali e legati all’Esser-ci nel mondo (anche se il luogo nel quale si svolge l’azione, la scenografia, per così dire, lo sfondo, è piuttosto una bolla di luce al plutonio, un oltremondo, una pausa riflessiva presa dal mondo (una resa al labirinto? E sia pure così, non importa hic et nunc). Intrecci e connessioni di nessi che nascondo nugoli di nodi irrisolti, vere e proprie maledizioni dell’essere, una sorta di congelamento del fiume eracliteo, un evento straordinario ma non impossibile. La zona, e di zona si tratterebbe di parlare anche riguardo a Queneau (anche se in esso la Zona[1] è il mondo) poiché nel romanzo, annullata la normale connessione spazio-temporale, i raccordi fra un’inquadratura e l’altra (come dire fra una sequenza narrativa ed un’altra) vengono fatti su qualcosa di aleatorio (etimologicamente parlando, o meglio, derivativamente parlando, dato che deriva da |alea|) di incerto, una sorta di non-sense più Gaarderiano che Robbegrilletiano (dato anche che io non credo nella mancanza di senso di Robbe-Grillet, anzi…) quindi un non senso che un senso vuole averlo ma che è tutto in un altro mondo, in un altro insieme di categorie che restano ai margini della percepibilità cosciente-razionale (si dica che sono più per la conoscenza istintivo-beatnickiana? Si dica pure e lo accetto, ma si dica anche, per onestà intellettuale, che non vi è nulla sulla terra che sia vicino alla perfezione quanto la matematica). Quindi se in entrambe le opere si parla di similarità e contemporanea diversità fra gli scenari di fondo, se in entrambe si parla di non-sense, la differenza è proprio nel significato, nel senso del non-senso. Nel romanzo lo abbiamo visto; nel film il non-senso si esplica in un raccoglimento interiore dell’esperienza che altro non è che un ritorno da un invasamento[2] che non comporta un accrescimento della conoscenza dell’io o del super-io, ma forse solo una più diretta palpabilità dell’esistenza di un Es, di un sostrato istintuale ineliminabile nel quale le ragioni della scienza e della letteratura (sia pure beat, sia pure lontana da canoni tradizionali) vengono meno e cedono il posto all’incomprensione.

    Al di là di questo molte altre differenze si trovano nell’esiguità dei personaggi del film rapportata al numeroso squadrone di caratteri (ing) mobilitato dallo scrittore oulipién francese (no, non è lo stesso che dire Bohemién); o, ancora, è diversissimo il contesto socioculturale e storico delle opere poiché il film è ambientato in un tempo non-tempo non legato direttamente alla storia, ma che si comprende essere presente o al massimo passato prossimo, mentre il libro spazia dal medioevo ai giorni della rivoluzione[3].

    Entrambe le opere però mi sembravano importanti perché danno conto di un modo nuovo di fare arte, un modo ormai forse dimenticato, ma che essendo stato non potrà mai più non essere. E oltre a motivazioni per così dire strutturali, entrambe le opere sono una figura[4] di ciò che il mondo contemporaneo sarebbe diventato.

    Se abbinate al Processo Kafkiano o forse ancor meglio ad America dello stesso o al Dostoevskij di delitto e Castigo o delle Notti Bianche o ancora alle immagini della metropoli tentacolare che ci furono date dal genio baudelairiano, queste due opere fondamentali della modernità da me brevemente spiegate divengono davvero una metafora della situazione del Dasein contemporaneo sempre più disperato e agito, alienato alla Cosa ( e si intenda con Cosa il mondo[5]); o non sarebbe meglio dire che esse sono una metonimia (ma per assenza, nel senso che con il loro esistere mostrano la parte che manca) della nostra esistenza?

     



    [1] Interessante forse il fatto che Zona era anche il nome dato alla Germania dell’Est dagli intellettuali della Germania occidentale.

    [2] Riferendomi piuttosto al senso antico del termine, legato agli oracoli alle pizie ecc

    [3] Non confondiamoci… La Rivoluzione è quella del 1789 in Francia non quella del 1917 in Russia.

    [4] Per il significato rimanderei ad Auerbach.

    [5] Cioè la totalità delle esperienze e degli oggetti che circondano l’uomo dall’inizio alla fine della vita.

    July 07

    Il Punto

    Un saluto cordiale… Manco da molto tempo, ma sono stato molto impegnato e ora che ne ho la possibilità torno a scrivere.

     

    Era il 1960, un gruppo di intellettuali firmava il Manifesto dei 121 contro la guerra tra Francia e Algeria, o meglio: tra il regime di De Gaulle e il popolo algerino che voleva l’indipendenza.

    Il manifesto fu firmato da intellettuali francesi e uscì su giornali e riviste facendo molto scalpore anche per il fatto che legittimava le droit à l’insoumission, il diritto all’insubordinazione, alla disubbidienza nei confronti delle scelte governative.

    In Italia Vittorini e Pasolini aderirono e presero posizione affinché qualcosa di simile si sviluppasse; ci furono scambi epistolari, incoraggiamenti e il tentativo di creare una rivista internazionale di nome Gulliver, purtroppo fallita.

    Ciò detto, e staccandomi dal caso particolare, (era il 1960) non posso che rammaricarmi dell’impossibilità oggi di qualcosa di simile.

    A coloro che dovessero obbiettare la diversità attuale della congiuntura storico – politica, la rilassatezza possibile ai nostri tempi del post guerra fredda, potrei controargomentare che se un tempo la paura era quella della distruzione totale legata all’atomica (e intendo dire alle atomiche sganciate scelleratamente su Hiroshima e Nagasaki) ora a quale livello dovrebbe essere la paura constatata l’esistenza di testate  nucleari armate e 100 volte più potenti? (ricordo a tutti che ne abbiamo un buon numero sul suolo italiano in varie basi militari statunitensi)

    E questo è solo il punto di partenza, direi la caverna più lontana e distante dalla quale osservare le danzanti ombre del mondo che si stagliano sulla parete seminascosta dell’universo, pertanto scendiamo nel particolare…

    Farò dell’attualità. Si direbbe attualità non attuale, o inattuale o forse in verità pseudoattuale dato che era attuale ieri ma sarà anche l’attualità di domani. Quindi non presentando un momento fisso d’attualità, di fatto è quotidiana e di per sé stessa destinata a rimanere.

    Farò della pseudoattualità parlando del meschino “decreto sicurezza” che sta per essere varato dall’altrettanto meschino governo Berlusconi IV, (o III ?).

    Il ministro Maroni tuona con sacro fuoco, nell’eccitazione e nell’ebbrezza del potere, che prenderà le impronte ai famigerati scellerati delinquenti folli assassini stupratoriladrisporcaimbrattamuriporcinegrischifosiignorantistraniericlandestinidelinquenti ma tutti riassumibili nella famigerata sigla ROM…

    Ora posso immaginare la paura che corre lungo le vostre schiene e il terrore e lo schifo che provate ogni qualvolta venite in contatto con una persona (un essere?) di questa razza.

    Dico razza non perché io abbia di colpo perso il senno ma perché ho sentito più volte pronunciare il termine |etnia| in questi giorni. Credo che ormai tutti sappiamo e conosciamo molto bene il meccanismo di autocensura presente nel cervello che si adegua alla censura della società, la quale non potrebbe accettare la parola razza, e allora utilizza un termine più politically correct come etnia, che non usa cieco ma non vedente che non usa handicappato ma disabile, tutti eufemismi ignoranti che cercano di farci apparire civili mascherando la nostra paura della diversità[1]. Il fatto che nessuno si sia davvero ribellato, che ancora non siano sorte le barricate in ogni strada contro un decreto così razzista e senza senso come questo dimostra non solo il nostro menefreghismo, ma la nostra non-civiltà e ora beatevi di questo propugnatori delle sorti umane progressive!!!

     

    Era il 1960, ora siamo nel 2008, sono passati 48 anni e sono spariti tutti gli intellettuali. Perché?

    Io mi ritengo un intellettuale e una persona con una cultura medio – alta, non ho paura ad ammetterlo, e molti altri di voi ammetteranno questo di loro stessi, e molti altri in altri paesi, così come nel 1960 anche ora; ma allora perché nessuno di noi parla? Perché nessuno di noi è in televisione a parlare e dire la verità al posto di tanti esperti di questo e di quello? (Tecnocrati, tecnici e nient’altro che buffoni parolai pieni di arie ed arie ed arie, flatus voci, questa è la verità…)

    Perché? Perché la stampa non solo è imbavagliata e legata, ahimé, a logiche di partito o di fazione, ma, come se non bastasse, alle persone non interessa di sentirsi dire la verità. Umberto Eco parla di Alienazione e della possibilità dell’avanguardia di dire la verità pur restando arroccata al limite della comunicabilità. Ora come ora direi che non solo non c’è comunicabilità o comunicazione possibile, ma non c’è nemmeno nessuno che ragioni sul significato del termine avanguardia.

    Noi intellettuali abbiamo fallito perché non siamo stati in grado di mantenere il possesso di quella nicchia di potere che ci eravamo guadagnati nel tempo e ci siamo arresi non al labirinto delle cose come prospettato da Calvino, ma al labirinto delle non-cose. Abbiamo ormai non-luoghi più invitanti dei luoghi veri, naturali, antropologici; abbiamo la non-letteratura, il non-cinema; abbiamo il non-tempo, le non-vacanze; abbiamo, persino, non fosse il bispensiero (non siamo così sottili), perlomeno solo il non-pensiero.

     

    Digressione: Il suffisso |non| di fronte ad una parola che esprime un concetto un po’ più ampio del referente stesso a cui rimanda il significato, non vuol essere una pura negazione, ma piuttosto una negazione sfumata, una non – negazione verrebbe da dire (ma non lo dirò per non confondere richiamando alla mente teorie sulla doppia negazione latina). Una negazione che non è una negazione è un concetto ostico, me ne rendo conto. Richiamando un concetto molto semplice, quello di uguaglianza, forse potrò spiegarmi.

    Quando due cose sono perfettamente identiche? Quando hanno un grado di somiglianza in tutto e per tutto, anche nel loro Esser-ci (allargando in questa sede il concetto anche a ciò che non è animato anche a ciò che non è essere umano senziente) nel tempo e nello spazio, tale per cui potrò dire che |A = A|.

    Ciò detto, una negazione vera e propria equivarrebbe a dire che |A non è = A| quindi che |A ≠ A|, ecco che, semplificando, una non – negazione equivale a dire che |A ± ≠ A|, cioè che il tale oggetto preso in considerazione è più o meno diverso da un altro oggetto; è diverso ma non troppo, è uguale, ma non del tutto.

    Pertanto il non – tempo è un tempo che non è uguale al tempo consueto, ma è il tempo che sprechiamo in occupazioni perfettamente inutili utilizzate al solo scopo di far scorrere il tempo vero e proprio. Per es. stare di fronte alla televisione per ore senza alcun interesse per i programmi in onda, vagare per centri commerciali (che sono non – luoghi[2]) ecc.

    Fine della digressione

     

    Ritornando all’attualità non attuale, siamo di fronte oltre che a queste reminescenze razziste ad una nuova ondata di paura generata dai mass - media nei confronti dello straniero, in questo caso ROM, o nei confronti della delinquenza, tanto che sembra che dietro ogni angolo ci sia un pericolo ad attenderci. Non credo, o meglio, credo che i pericoli esistano ma, stime alla mano, sono diminuiti in Italia da qualche anno a questa parte sia i furti sia gli omicidi, e le violenze accadono per lo più (83% dei casi) in famiglia o fra parenti e amici stretti.

    Quello di cui i media non si rendono conto è che non hanno di fronte una platea criticamente attrezzata (e parlo soprattutto del medium per eccellenza: la televisione) per distinguere il vero dal falso, il credibile dal non credibile, la verità dalla  non – verità. Il pubblico è ormai davvero così vasto e mediamente non acculturato da non riuscire più a discernere menzogna e verità e da lasciarsi quindi irretire stupidamente dal proclama del primo imbonitore di piazza di turno.

    E in tutta questa situazione si avvantaggiano i vari mercanti di menzogne come Berlusconi, Bush, si avvantaggiano i faccendieri, i cravattari, i ricchi signori, i lobbysti, i padroni del mondo, non certo le persone oneste (rimando alle ultime dichiarazioni sulla magistratura, al continuo aumento del petrolio, ai danni causati dai pesticidi chimici, alla questione dei rifiuti, alle elezioni in Zimbabwe, agli attentati in Afghanistan e Iraq[3] ecc ecc ecc).

    E gli intellettuali dove sono? Dispersi, disuniti, imbavagliati, svogliati, stanchi, senza credo, senza soldi, li vedo relegati al limite di una società che non solo non li ascolta ma non permette loro nemmeno di parlare. Si limitano a scrivere in spazi ristretti e limitati, come questo misero blog, sperando che un giorno o l’altro qualcosa possa dar loro la possibilità di contare qualcosa di fronte all’opinione pubblica.

    La verità è che per ottenere quel qualcosa bisogna lottare e quanti sono disposti oggi (l’oggi delle bollette da pagare, dei 10 anni di gavetta come ricercatore, dei tagli a sanità enti pubblici e istruzione, della fuga dei cervelli, della famiglia da mantenere, della povertà in crescita insieme all’inflazione e ai prezzi) a lottare per ottenere di nuovo un ruolo di primo piano?

    Ora pochi… un tempo forse di più…

     

    Era il 1960…Ripeto: era il 1960…Ripeto: era il 1960…Ripeto: era il 1960………..



    [1] Consiglierei per tutti coloro che sono in disaccordo con me il libro: “il razzismo spiegato a mia figlia” di Ben Jelloun, un libro che forse potrà aiutarvi a comprendere come la diversità sia da intendere come arricchimento della propria esperienza e della propria vita e non come motivo di paura e odio.

    [2] Rimando alla definizione di Marc Augé

    [3] Ma la Guerra non era finita signor Bush???

    May 16

    ...

    Sogni Di Vetro
     
    Cammina leggera,
    poichè ho sogni di vetro
    e velina; cammina dolce,
    e fuggi, come nuvola
    in viaggio.
    Sotto i tuoi occhi miti
    assorti stanno
    i miei sospiri. Tu, Mia,
    nel fosco domani.
     
    Piangi leggera, poichè
    ho cuore di tenebre
    avvolto, che muta al sussulto;
    Mia, dolce pensiero disperso,
    lento dischiudersi del sè,
    mio dolce vivido rimorso.
    May 14

    Democrazia

    Democrazia: sistema fallimentare?

     

    Potrei, ma non voglio, partire da recentissimi fatti di cronaca, pertanto per tutti coloro che si prenderanno la briga di leggere questo mio articolo anticipo che il senso del titolo potrà risultare quantomeno sfuggente. Intendo con questo non nascondermi dietro facili quanto futili mistificazioni retoriche, ma solo mettere in guardia dall’abbandonare la lettura a metà, o dopo poche righe.

    Ciò detto, ciò premesso, entrerei subito nel merito di questa mia piccola disquisizione sul tema.

    L’altro giorno ero seduto al giardino antistante l’Università Statale di Milano e come sempre, avendo finito di pranzare, un po’ leggevo e un po’ osservavo. La mia attenzione è stata catturata da una coppia, ragazzo – ragazza, che si è seduta sulla panchina di fronte a me.

    La mia idea è di concentrarmi ossessivamente su alcuni particolari perché ritengo questo un modo molto più semplice e chiaro di indagare un dato fenomeno piuttosto che allargare troppo il discorso a considerazioni generali.

    Il ragazzo, che per comodità chiamerò qui S1 (Soggetto 1) indossava vestiti ascrivibili al dominio della moda corrente, “borghese”, il virgolettato è d’obbligo poiché non voglio si creda ad un significato marxista o politicizzato del termine; intendo con esso indicare coloro che seguono in linea generale le tendenze del momento, senza esprimere giudizi a riguardo. La ragazza (S2) indossava vestiti ascrivibili anch’essi ad una moda, che definirei “alternativa”, solamente per distinguerla dalla moda maggioritaria.

    S1 sorseggiava un birra di una marca molto conosciuta, S2 un succo di frutta anch’esso di una marca conosciuta; S1 non fumatore, S2 fumatrice; S1 era abbronzato, ben pettinato, curato, S2 era molto trasandata. S1 ed S2 discutevano di politica (passerò sotto silenzio le tendenze dell’uno e dell’altro, vi basti sapere che erano molto divergenti).

    Ascoltandoli ho potuto notare alcune cose: innanzitutto quanto stilemi classici del linguaggio pubblicitario o televisivo o sportivo avessero attecchito nella lingua di entrambi; si spaziava da frasi nominali collegate l’una all’altra senza connettivi logici, a frasi del tipo:“sceso in campo…”, “rompere gli indugi…”, “pescare il jolly…” ecc.

    Ma non è stato questo che mi ha colpito maggiormente.

    Istintivamente e senza ragionarci troppo ho cominciato a pormi delle domande.

     

    Prima Domanda: Che cosa scatena il desiderio di vestiti di un certo tipo, bevande, abitudini, macchine, divertimenti, letture, di un certo tipo?

    Già nel ’73 Pasolini si scagliava contro la sottocultura di massa e contro la tendenza fortemente fascista (autoritaria N.d.A.), e la sua capacità di annullare le differenze e di spingere le classi sociali ad un’omologazione media, trasformando lentamente le persone in consumatori.

    All’epoca molti si scagliarono contro queste idee, ma, allo stato attuale delle cose, non posso che sottoscrivere le idee pasoliniane. Siamo di fronte ad un’omologazione pressoché completa, ad una radicale e compiuta trasformazione verso il versante consumistico, o meglio, a vantaggio di esso. A meno di non credere all’esistenza di idee preconcette nella mente di ogni persona che le prescrivano come dovrà essere nella vita, dobbiamo ammettere che tutti siamo ormai, chi più, chi meno, il prodotto di una sottocultura strisciante e totalizzante.

     

    Seconda Domanda: Che cosa scatena il desiderio di un partner eterosessuale e di una famiglia? (Includendo in famiglia anche tutte le idee comunemente ad essa associate quindi figli, stabilità economica, casa ecc)

    Si fa spesso un gran parlare di normalità e anormalità sessuale additando come pratiche anormali tutte le pratiche sessuali ascrivibili al dominio dell’omosessualità.

    Contro natura? Davvero?

    Innanzitutto si dovrebbe partire dal definire che cosa sia naturale, il senso più vero della parola.

    A mio avviso credo che sia naturale tutto ciò che non concorre all’autodistruzione della specie, ma che, anzi, tende a preservarla e farla avanzare. Perché dunque l’omosessualità sarebbe una pratica contro natura? Per il semplice fatto che non porti alla procreazione? Devo quindi ricordare a questo punto che viviamo (e già questo fu notato negli anni ’70) in un periodo della nostra storia nel quale le risorse scarseggiano, e non basteranno a sostentare una popolazione in crescita? Non essendoci più bisogno di procreare obbligatoriamente (e da qui metodi contraccettivi e abortivi) non ha senso parlare di anormalità da questo punto di vista, pertanto cambiamolo. L’omosessualità è anormale, è il prodotto di una malattia, della modernità ecc. Eppure, mi pare, che molti dei più grandi filosofi e pensatori che concorsero a creare la civiltà più avanzata della storia sul piano sociale (La Grecia classica), che hanno inventato il concetto di democrazia, a voi così caro, il concetto di libertà civili ecc, erano omosessuali o bisessuali e comunque considerassero tutto questo come perfettamente normale.

    La verità è che l’omosessualità esiste da quando esiste l’eterosessualità né più, né meno.

    Imputerò quindi di nuovo la colpa alla sottocultura di massa che c’è stata e che ancora, a dispetto di quanto dicano sociologi  e politologi, esiste. Questa cultura, questo “ciarpame culturale massificato” spinge ad idealizzare la vita normale come una vita di coppia, atta alla procreazione, allo sviluppo, alla stabilità, alla ricchezza. La verità è che una vita normale non esiste e che ogni vita è perfettamente normale.

     

    Terza domanda: cosa spinge al desiderio della democrazia?

    La democrazia è, etimologicamente e storicamente, il governo del popolo. In che cosa il sistema di governo attuale del nostro paese rispecchierebbe questo?

    I potenti di turno arraffano senza vergogna attenti ai propri interessi e non a quelli della nazione, l’opposizione arraffa senza vergogna attenta ai propri interessi e non a quelli della nazione, pertanto io credo di poter dire che viviamo sotto un’oligarchia e non una democrazia, o meglio un’oligarchia mascherata da democrazia che per questo motivo è ormai un sistema davvero fallimentare dato che non esiste e non può esistere.

    Concludendo cito, a memoria, la frase di un film: “in un sistema in cui nulla è permesso, si può fare tutto, in un sistema in cui è permessa una certa cosa, si potrà fare solo quella cosa”. Questo è il punto nel quale siamo ora. Il sistema sottoculturale omologato e totalitarista ammette solo determinate cose e solo queste si possono fare, le altre saranno relegate ai margini della legalità e invise ai più.

     

    Marco Alberio.

    May 04

    Al tempo de li dei falsi e bugiardi

    Mi sono appena ripreso da un virus che ha prostrato le mie facoltà fisiche ed intellettuali per diversi giorni, ma mi ha dato molto tempo per riflettere.

     

    Spesso sento il bisogno di paragonare il mio tempo, la società, la mia vita, me stesso, al tempo passato, alle epoche di cui sentiamo parlare solo attraverso libri di storia o tramite la letteratura o il cinema.

    La mia domanda è sempre la stessa: chissà cosa provavano gli uomini che vivevano in quell' epoca?

     

    Prendiamo l'inizio. Prendiamo come esempio i primi uomini, intendo uomini cacciatori e raccoglitori, prima ancora che fosse inventato il concetto di proprietà o di sedentarietà. Come era il mondo davanti ai loro occhi? Vergine probabilmente, pulito, stupendo, vivo, vero e terrificante. Non sorprende il fatto che gli dei (nell'accezione moderna) non esistessero. Dietro ogni fenomeno naturale si celava un mistero e venivano chiamate in causa divinità di ogni genere.

    I rapporti "umani" erano legati alla semplice sopravvivenza di sè stessi e della specie, nulla di più.

    Con un salto di molti secoli mi chiedo che cosa abbia provato il primo faraone che, guardando dal balcone del proprio palazzo, abbia visto una folla esultante; oppure il più basso degli schiavi mentre costruiva una piramide... Com'era la vita nell'antico Egitto? Prima della modernità, prima di Roma, prima di tutto, quando gli egizi erano il popolo più potente del mondo conosciuto all'epoca, quando adoravano le loro divinità (per altro non dissimili da tutte quelle che le seguiranno, comprese quelle delle più importanti religioni monoteiste del pianeta). Voglio dire: che aria si respirava prima dei gas di scarico? Che acqua si poteva bere? Cos'era l'amore? Su questo un punto fisso rimane dato che una delle prime manifestazioni scritte pervenutaci è una poesia d'amore scritta nel periodo dell'antico Egitto, poesia d'amore che porta già i temi, in erba, che avrebbero permeato tutta la futura lirica d'amore, dai provenzali a Montale.

    Non voglio nemmeno immaginare la qualità della vita nell'Atene di Socrate e di Platone poichè potrei angosciarmi al pensiero di ciò che siamo noi oggi. Leggendo le pagine immortali della Repubblica di Platone ho davvero compreso quanto le nostre utopie fossero già vecchie e sorpassate da migliaia di secoli, da millenni. In questo libro semplice, dolce e potente, si respira un'aria di libertà, di positività, di intelligenza e cultura.

    Tralascio il periodo di Roma, culla dello splendore occidentale per più di un millennio, perchè mi vengono le lacrime agli occhi ogni volta che leggo un'orazione di Cicerone, o leggo le gesta di Cesare o i pensieri di Marco Aurelio, oppure Orazio, Ovidio, e Virgilio. Ma mi è impossibile comprendere le sensazioni di coloro che camminavano sulle vie lasticate di marmo dei fori.

    O ancora, avvicinandosi alla modernità, cosa provavano i pellegrini nel medioevo o i cavalieri, o gli artigiani, o i podestà dei comuni, o i signori di castello o i rivoluzionari in Francia, o tutti coloro che hanno dato la vita nelle guerre che hanno fatto la nostra storia?

    Io sento che la nostra epoca è morta e stagnante, un'epoca di passaggio prima di qualche cambiamento epocale, o forse è quello che mi auguro.

     

    Ciò detto potremmo passare a qualcosa di più viscerale.

     

    RINASCITA

    Dimidiato, in corso

    fluttuante, roboa

    un io sconnesso, figlio del sè.

    Madre santa, terra, disfatti

    miseri silenziosi

    s'abbarbicano i frammenti

    dell'oggi.

    Folla in cammino,

    esitante attimo

    di confusione, ritardi.

    Un orologio, torre

    d'avorio nel cielo

    verde di morte,

    presagio arcano.

     

    Occhi distanti dal selciato,

    solitudine, mimesis originale

    di turbolenze sessuali.

     

    ETERNITA'

    Dolce profumo, in scrosci di pioggia,

    su cristalli di nulla,

    il respiro del passato.

    Marmi e insegne, legno spezzato

    sanguina pietà nella notte mai sorta

    del giardino mai visitato.

    Non chiedere un senso alle ombre

    che tremolanti fuggono nell'accadere

    del domani.

    Non domandare parole al presente

    che d'aporie si nutre.

    Non chiedere ciò che ogni lato squadri

    da figure inesistenti.

    Suona la campana,

    come grido che violenta

    le notti del silenzio.

    Fuggi ora dolce profumo

    rimembrare pallido e assorto

    del livido pianto innocente.

     

     

    VERONA - Erano già ben noti a polizia e magistratura almeno tre dei cinque balordi che la notte del primo maggio hanno massacrato, con la scusa di una sigaretta negata, Nicola Tommasoli. E' stata proprio l'assurdità di quella violenza senza motivo ha spingere chi già aveva avuto a che fare con loro a riaprire un fascicolo vecchio di mesi e a dare così un nome a tre degli aggressori: due di loro nel frattempo sono scappati, sembra all'estero, il terzo, un ventenne di buona famiglia, probabilmente sentito che il cerchio si stava stringendo, si è presentato in questura questa mattina, accompagnato dall'avvocato, ed ha confessato. Nicola, intanto, è nel suo letto d'ospedale, sempre in coma e dalle prossime ore, si è appreso da fonti ospedaliere, inizierà il periodo d'osservazione per dichiararne la morte cerebrale.

     

    (ANSA) - GERUSALEMME, 4 MAG - L'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, domani fermera' la distribuzione di aiuti alla popolazione nella Striscia di Gaza. Si sono esaurite le scorte di carburante a sua disposizione per il funzionamento del parco di autocarri e quindi l'agenzia non puo' procedere alla distribuzione di alimenti.

     

    (ANSA) - SHENZHEN (CINA), 4 MAG - Le autorita' cinesi e gli inviati del Dalai Lama hanno deciso di continuare i colloqui dopo il primo incontro svoltosi a Shenzhen. Ancora non e' stata fissata alcuna data, ha comunque annunciato l'agenzia Nuova Cina. 'Il governo centrale cinese e i rappresentanti privati del Dalai Lama - scrive l'agenzia - si sono messi d'accordo per avere nuovi contatti e consultazioni in una data appropriata'.

     

    (ANSA) - RANGOON, 4 MAG - E' salito ad almeno 351 morti il bilancio del passaggio del ciclone Nargis sulla Birmania meridionale. Lo riferiscono fonti ufficiali. La rete televisiva di stato ha precisato che agli oltre 240 morti annunciati in precedenza vanno aggiunte oltre cento persone morte sull'isola di Haing Gyi, nella parte suoccidentale del paese, e un'altra nella localita' di Nyaungdone. Sull'isola, che si trova nel Mar delle Andamane, 20.000 case sono state distrutte e 90.000 persone sono senzatetto.

     

     (ANSA) - TEL AVIV, 4 MAG - Tre soldati israeliani sono stati incriminati da un giudice militare per abusi e violenze commessi nei confronti di un palestinese.Lo ha annunciato un portavoce militare. Secondo l'accusa, a gennaio i tre soldati in servizio a Hebron, in Cisgiordania, hanno brutalmente aggredito il custode di una stazione di taxi, Abu Sanina. Dopo averlo ammanettato i tre lo hanno pestato a sangue fino a farlo svenire. Lo hanno poi costretto a spogliarsi e a fare piu' volte il giro della loro jeep nudo.

     

    BAGHDAD — Four marines died in Anbar Province when an improvised explosive device exploded near the vehicle they were driving and in the capitol the Iraqi president’s wife narrowly escaped an assassination attempt.

     

    JOHANNESBURG — Claiming that their presidential candidate was robbed of victory in long-delayed official election results, leaders of Zimbabwe’s opposition party were making a last-ditch diplomatic push on Saturday to persuade the African Union and a bloc of southern African nations to insist on a verifiable vote count.

     

    Le passeport biométrique, contenant une photo et les empreintes digitales numérisées,  a été officiellement lancé par un décret paru dimanche 4 mai au Journal officiel.  Les premiers exemplaires de ce document qui sera simplement nommé "passeport" seront disponibles à l'automne, pour remplacer progressivement le passeport électronique, dont six millions d'exemplaires ont été fabriqués depuis le 13 avril 2006.

     

    De violents affrontements ont éclaté peu après l'ouverture des bureaux de vote dans la riche province de Santa Cruz, dans l'est de la Bolivie, dimanche 4 mai, à l'occasion d'un référendum sur le statut d'autonomie régionale élaboré par les autorités locales. Des partisans du président Evo Morales, qui a affirmé que cette consultation était inconstitutionnelle, ont tenté d'empêcher le déroulement du scrutin. Ils se sont affrontés à coups de bâton et jets de pierres avec des partisans de l'autonomie, blessant huit personnes, selon les médias locaux.

     

    Fonti: ANSA, New York Times, Le Monde, Reuter

    April 28

    ELEZIONI

    Ahi serva Italia di dolore ostello...[D.Alighieri]
     
     
    Dato che campagna elettorale, par condicio, clamori di battaglia, vittoria, sconfitta sono finite, posso dire la mia in tranquillità e con lucidità mentale.
    Devo rammaricarmi del successo ennesimo di colui che rappresenta la disonestà in Italia, e non posso che ritenermi offeso dal fatto che tanti miei connazionali siano stati così stupidi da credere ancora una volta alle sue follie e alle sue bugie.
    Avete votato di nuovo l'ordine apparente e la disciplina basata su xenofobia ed ignoranza: COMPLIMENTI!!! Avete perso nuovamente una buona occasione per non dimostrarvi stupidi.
    Ciò detto, anche l'altra parte politica non ha saputo offrire un'alternativa valida che catturasse consensi. Dove sono finiti, dico io, la politica delle piazze, gli interessi dei ceti meno abbienti? Avete fatto la politica di palazzo guadagnandovi il privilegio di essere esclusi dal parlamento e quindi dal sistema democratico decisionale che governa il paese.
     
    La crisi economica italiana e mondiale procede con passo spedito verso la catastrofe; nessun segno di ripresa, anzi, solo segnali negativi e di recessione. Cosa aspetteremo per capire che questa non è la strada giusta? Che intolleranza, protezionismo, informazione imbavagliata, interessi dei ricchi ecc ecc non portano a reali migliorie?
    Io ovviamente non credo di avere la ricetta che risistemi un'economia in crisi, però credo che se combattessimo duramente contro la mafia, se estirpassimo privilegi ingiusti, burocratizzazione e lungaggini, forse miglioreremmo sensibilmente lo statu quo.
    Politicanti professionisti hanno gridato in un modo o nell'altro le loro idee strampalate inseguendosi su temi marginali come sicurezza e politiche anti - immigrazione, ma fino a quando la diversità continuerà ad essere vista come un ostacolo e non come una risorsa non vedo vie d'uscita alla nostra situazione di ritardo nei confronti delle potenze europee e mondiali.
    Fino a quando i telegiornali apriranno con il rientro di Papa benedetto dagli Stati uniti invece che parlare dei problemi della nazione, finchè il 25 aprile sarà messo in discussione, fino a quando l'inno d'Italia verrà fischiato dagli estremisti che non ne comprendono il significato, finchè la liberazione sarà vista come qualcosa da strumentalizzare, finchè il lavoro non sarà regolarizzato e la precarietà annientata, finchè i salari non saranno adeguati all'inflazione, finchè la cultura non verrà rivalutata come buona norma di vita, finchè non saranno messi in secondo piano tutti i fantasmi di una nostaglia autoritaria senza senso nè scopo, allora credo che dovremo rammaricarci di essere italiani.
     
    Piangi, che ben hai donde Italia mia...[G.Leopardi]
     
     
     

    Pensiero stupendo

    Svegliatomi stamattina, invero, con questa frase nella mente: AVRO’ UNA FIGLIA, SI CHIAMERA’ BEATRICE, NON ARRIVERO’ A QUARANTANNI…

     

    Svegliatomi, dicevo, (ma già nel senso del verbo dire [dico, dicis, dixi, dictum, dicere (dalla radice deik latino arcaico deico)] è implicito il senso del fare qualcosa, di un’azione che necessariamente transiterà lungo il verbo per depositarsi su un complemento oggetto) molto prima di quanto dovessi svegliarmi, ho cominciato a sentire le suddette parole ridondare nel mio cervello come il disco di un grammofono d’ancien regime [mi si passi il francesismo ma la ritengo una lingua di dolcezza infinita e di squisita arguzia e protervia. A riprova di ciò basti pensare come nel francese si traducano i nostri impersonali e alquanto ristretti aggettivi tutto, tutti, tutte: tout le monde pronuncia tü’l mond (il corsivo indica una pronuncia molto leggera della consonante finale)].

    La frase, ormai famosa e della quale ancora nulla si è detto, non l’avevo mai sentita in precedenza; i segni certo mi sono ben chiari sia nella loro costruzione significante, sia nel loro significato e nondimeno nella loro proprietà referenziale. Avrò è voce del verbo avere, 2° coniugazione, indicativo, futuro semplice, 1° persona singolare; Una è articolo indeterminativo femminile singolare; Figlia è nome comune di persona femminile singolare; la , è un segno d’interpunzione che vale come una pausa breve, in questo caso; Si è particella pronominale che in questo caso funge da soggetto della proposizione coordinata alla principale (si potrebbe esplicitare come: la quale); Chiamerà è voce del verbo chiamare, 1° coniugazione, indicativo, futuro semplice, 3° persona singolare; Beatrice è nome proprio femminile singolare; Non è avverbio di negazione; Arriverò è voce del verbo arrivare, 1° coniugazione, indicativo, futuro semplice, 1° persona singolare; A è proposizione semplice; Quarantanni nome astratto plurale, peraltro composto da quaranta (aggettivo numerale cardinale) e anni.

     

    Data la conoscenza anche di ciò che i segni significano non mi dilungherò troppo sulla loro spiegazione, anzi non mi dilungherò per nulla, confidando nella vostra attenta preparazione sulla nostra lingua madre.

    Il significato del periodo mi è però oscuro, completamente oscuro.

    Potrebbe significare che avrò una figlia, ma dato che non sono un indovino, un vate, una pizia, un oracolo, uno stregone o quant’altro, oserei dire che il primo sintagma significa che potrei, in futuro, avere una figlia e che la stessa, sempre al condizionale, potrebbe chiamarsi Beatrice. (E qui mi trovo costretto a dover aprire una parentesi, o frase parentetica (in senso proprio) che dir si voglia. Beatrice è un nome a mio personalissimo giudizio stupendo ed impegnativo. Beatrice è il nome di colei che fece innamorare il capostipite della nostra bella letteratura,  quindi è un nome a me caro, che adoro e che mi piacerebbe fosse quello di mia figlia). Come abbiamo visto quindi il nome Beatrice non è sicuramente casuale nel periodo, ma tutto il resto? Il fatto di non arrivare a quarantanni, quindi la predestinazione, parrebbe, ad una morte giovane, non scioglie di fatto i dubbi. Non arriverei a quarantanni nel senso che arriverò ai trentanove anni e 364 giorni? Oppure non arriverò solo a quarantanni ma andrò oltre? Oppure non arriverò nemmeno ai trenta e, preso atto di questo, dovrei temere le malie della terribile mietitrice da un giorno all’altro?

    Sceglierei fra le varie opzioni quella meno tragica. Dato quindi per accettato e consolidato il fatto che non arriverò solo a quarantanni, come giustificare l’omissione così enorme di: solo? Certo si potrebbe giustificare come lapsus dicendi o lapsus calami o lapsus mentis ma, freudianamente parlando, i lapsus nascondono sempre qualcosa di più importante. Chi non ricorda il cane, il latte che si rovescia e la volontaria ripetizione dell’atto? Volontaria solo nell’inconscio della malcapitata paziente del professor Freud.

    Se di un lapsus si tratta, cosa mi è stato nascosto? La mia volontà di superare la soglia dei quaranta? Ma è una volontà ben conscia in me stesso, non è certo nascosta o da nascondere. La spiegazione deve essere altrove, nascosta probabilmente dietro qualche angolo inesplorato e inesplorabile dell’abisso che portiamo dolcemente in noi.

     

    Concludendo richiamo alla mente di tutti il fatto che nulla di ciò che diciamo o pensiamo è casuale e che il parlare e il pensare, contrariamente a quanto molti credono, sono due fra le azioni più sociali che esistano. Entrambe infatti sottintendono e rimandano ad una futura azione, o meglio, ad una catena di azioni che scatenerà delle conseguenze più o meno buone a seconda che il nostro pensare e il nostro parlare e conseguente agire siano stati più o meno appropriati a quanto le contingenze particolari della vita richiedessero.

     

    Marco.

    April 11

    J'accuse

    La verità è che penso sia ora e tempo di spendere di nuovo e per l’ennesima volta due parole sull’andamento del mondo…

    La voglia nasce da una notizia e da scenari sentiti in radio questa mattina.

    Il punto è la fame.

    Il nugolo di nodi irrisolti che l’occidente si è lasciato alle spalle per conquistare il proprio aleatorio e fasullo benessere stanno per districarsi nella loro inevitabile potenza.

    Oggi ho sentito la verità sulla situazione della fame nel mondo: svariati milioni di persone muoiono di fame o di malnutrizione, le prime rivolte sono già scoppiate in burkina faso, egitto, zimbabwe, america latina ecc e tutto questo non perché i generi di prima necessità scarseggino, no, solo perché costano troppo, solo perché le multinazionali OGM non vogliono abbassare i prezzi, anzi, tendono ad alzarli e portarli ad un livello incredibilmente elevato.

    Perché? Per il profitto, perché sempre più persone vivono attaccate all’ideale del denaro e dello sperpero indiscriminato di risorse. Mentre scrivo milioni di persone soffrono per fame, guerre, devastazioni, disastri ambientali, tortura, pena di morte e di tutto questo non resta che una labile parola scritta da pochi in pochi blog isolati, in pochi siti coraggiosi e realisti e poi il silenzio…. Tutto il resto è silenzio… terribile, violento e ingiusto silenzio; è meglio non sapere che cosa comporta avere il benessere, essere nati nel tutto e non essere sazi nemmeno di quello.

    Siamo ingordi ed egoisti, tutti quanti, e il mio è un j’accuse che rivolgo ai potenti della terra quanto ai miliardi di insignificanti che popolano il mio mondo e se ne fottono di tutto quanto concorrendo in questo modo a distruggere e peggiorare…

    In tutto questo enorme cataclisma che sta già succedendo le preoccupazioni di coloro che dovrebbero mettere ordine sono rivolte alle campagne elettorali, ai vip, alle stronzate televisive, a giochi senza scopo, ad amori stanchi, a solitudini marginali e patetiche, ad edonismi senza significato, ad un ideale di vita rilassata ed agiata grazie al quale non possiamo che continuare la nostra corsa sfrenata verso… Verso cosa? Questa è la domanda fondamentale. Verso cosa andiamo? Continuamente ripeto questa domanda e nessuno, intendo dire nessuno, sa darmi una risposta soddisfacente. Verso il progresso? … Verso l’autodistruzione? Verso che cosa mi domando e domando a chiunque voglia prendersi la briga di riflettere qualche minuto del suo “preziosissimo” tempo e rispondere…

    La verità è che… La verità la sapete da voi senza che ve la dica, quindi vi regalo degli scampoli di attualità tanto perché voglio che vi rendiate conto di quali sono le notizie che il mondo ritiene importanti in questo momento…

    Buona visione…

    ROMA -Il governo "esprime la volontà di svolgere un ruolo attivo perché si determini una seconda opportunità che conduca alla conclusione della trattativa sull'integrazione di Alitalia nel Gruppo Air France-Klm". Così una nota della presidenza del consiglio dei ministri al termine dell'incontro con i sindacati su Alitalia.

    LAVORIAMO PER INTESA, E' A PORTATA FIRMA

    ROMA - "Lavoriamo per una intesa che sia a portata di firma". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta, in una conferenza stampa a palazzo Chigi dopo l'incontro con i sindacati su Alitalia auspicando che "ci possa essere la firma di un accordo o pre-accordo la settimana prossima". "Abbiamo lavorato con testardaggine consapevoli che si potrà trovare un accordo. L'intesa è possibile, non bisogna perdere questa opportunità", ha aggiunto il sottosegretario che si e' detto convinto che la trattativa proseguira' dopo le elezioni, e sara' seguita da un governo a guida Pd.

    Campagna elettorale in dirittura d'arrivo, e continua a distanza il duello tra Berlusconi e Veltroni.

    BERLUSCONI-COSTANTINO PRONTO A SUO TRIONFO, PDL VINCERA'

    di Milena Di Mauro

    ROMA - Pur senza voce e con il vento forte che lo scompiglia, fa un certo effetto vedere Silvio Berlusconi chiudere la campagna elettorale del Popolo della Libertà sotto il trionfale Arco di Costantino. Le luci sono accese sulle vestigia romane, il Colosseo si colora sullo sfondo, il vento agita le bandiere e Berlusconi è sicuro della vittoria. Un po' come l'imperatore romano Costantino prima della battaglia contro Massenzio e dopo la leggendaria apparizione della croce, che l'imperatore vide in cielo, sotto la scritta 'in hoc signo vinces', con questo simbolo vincerai. Oggi il simbolo è quello bianco-azzurro del Popolo della Liberta-Berlusconi presidente. E il Cavaliere non si risparmia anche se il popolo del centrodestra non si è presentato massiccio a questa giornata finale di campagna elettorale. Per gli organizzatori ci sono 30-40 mila persone, ma il corteo arriva appena all'inizio dell'antica Via Triumphalis, la strada percorsa dai cortei dei trionfatori diretti al Campidoglio, oggi via di San Gregorio, mentre i più ottimisti avevano addirittura sperato di riempirla, malgrado si trattasse di un giovedì pomeriggio. La location scelta per l'evento è la stessa della spettacolare proiezione di questa estate del film muto degli anni '20 'Napoleon'. Ma chi c'era assicura che quella notte sotto l'Arco di Costantino le persone fossero molte di più. Il Cavaliere, davanti ai marmi bianchi dell'Arco trionfale e ad alcune migliaia di persone riepiloga tutti i temi della sua campagna elettorale. Sotto ai rilievi con scene di guerra e di pace e le effigi degli imperatori torna ad attaccare il suo avversario Walter Veltroni, "che arriva a negare pubblicamente di essere stato comunista, dopo aver scritto sull'Unità da direttore centinaia di articoli iniziando con 'noi comunisti'". "Ma gli italiani non sono così grulli da credergli", assicura Berlusconi. Gianfranco Fini ascolta a braccia conserte. Chissà se pensa intanto a quella marea di persone, alla splendida piazza che Alleanza Nazionale aveva portato ai piedi del Colosseo e lungo tutto i Fori Imperiali (dalla parte opposta dell'Arco) contro il governo Prodi in un sabato di ottobre, quando i rapporti con Berlusconi erano ai minimi storici. Oggi invece il Popolo della Libertà è una realtà, "un sogno che si è realizzato", dice Berlusconi mentre inizia a piovere e i finti gladiatori che lo ascoltavano ai piedi del vicino Colosseo se ne vanno in cerca di riparo. Berlusconi però non demorde. "Piove? Governo ladro", non smette di sorridere, per poi proseguire con il suo appello al voto utile, il rinnovato invito alle donne del Pdl di cucinare per gli scrutatori di centrodestra, la cantilena rap di domandine a cui la platea, come alla fine di ogni comizio, risponde con un 'siiii' e con un 'noooo'. Il Cavaliere stava per dimenticarsele e si rimprovera con autoironia: "Madonna, sono vecchio. Mi rincoglionisco...". Poi, punta le mani sui fianchi e snocciola la sua giaculatoria. Il comizio finisce, Berlusconi fa ciao con la mano dal palco e canta a squarcia gola 'Azzurra liberta'' abbracciato ai ragazzi del Pdl, ignorando la pioggia.

    VELTRONI INCALZA,CON NOI LE RIFORME,BERLUSCONI INADATTO

    di Cristina Ferrulli

    ROMA - Walter Veltroni incassa il sostegno di George Clooney, che lo paragona ad Obama. Un parallelo che suona da auspicio per il segretario del Pd, convinto di essere testa a testa con il rivale e soprattutto di poter offrire agli italiani la possibilità "di portare avanti una sfida riformista" mentre dall'altra parte Berlusconi "é inadatto a governare" ed il Pdl "non può rispondere ai problemi del paese". E se al rivale servono 20 senatori in più per guidare l'Italia, a Veltroni ne serve solo uno: "Veltrusconi è una cosa che non esiste, fa orrore. Chi ha anche un solo senatore in più governa", è la chiamata alle armi a due giorni dal voto. Dopo la piazza napoletana, il segretario del Pd torna stasera al Nord, termometro importante della sfida elettorale. I sondaggi in mano al Pd parlerebbero di una forbice con il Pdl tra i 3 e i 5 punti e c'é tempo fino a domani sera per portare sulla propria riva gli indecisi. Veltroni potrebbe tirare fuori un ultimo asso dalla manica nell'ultimo, ma sempre virtuale, faccia a faccia con il Cavaliere, che si svolgerà domani sera a Matrix, vera chiusura della campagna elettorale anche se, si evidenzia nel Pd, "la nostra è stata una campagna seria, non di annunci poi smentiti ma di proposte vere". Proposte "da secchioni", scherza Veltroni, tornando a ribadire la serietà del programma "dove ci sono ipotesi di spesa e ipotesi di taglio". Rigore che, invece, l'ex sindaco di Roma non vede dall'altra parte. "Berlusconi - attacca - è un uomo che attacca tutti i giorni le istituzioni, che riversa odio sui suoi avversari e crea divisioni. Se leggete le pagine dei giornali stranieri in questi giorni, c'é lo spavento all'idea che si possa riprodurre il passato con i risultati che si sono visti". Nella decina tra interviste tv e radio di oggi, il leader del Pd non conia messaggi ad effetto perché secondo lui la scelta è sotto gli occhi di tutto: "E' un confronto tra passato e futuro, è un confronto generazionale, un confronto di toni, un confronto di rispetto istituzionale". Ma se Berlusconi, uno che "cerca la rissa, come i bulli a scuola", attacca, fino alla fine il leader del Pd vuole mantenere la promessa di una campagna elettorale "serena", pur non rinunciando a critiche dure come quando definisce il rivale, che reputa Mangano un eroe, "ambiguo" sulla mafia. I democratici da soli possono garantire per Veltroni le riforme che servono a "far uscire l'Italia dal tunnel" o per dirla con memoria cinefila dalla 'Prova di Orchestra' di Fellini, dove i troppi litigi impedivano ai membri dell'orchestra di suonare. Quindi, se il "Veltrosconi è un orrore che non esiste", per il candidato premier del Pd non è immaginabile neanche un accordo post-elettorale con la Sinistra Arcobaleno "perché le divisioni sono programmatiche e molto serie". Ma l'obiettivo è raggiungere i delusi della sinistra radicale e per questo Veltroni rassicura che una legge sulle coppie di fatto "si potrà arrivare rapidamente partendo dai Cus" così come si farà una legge "liberale" sul conflitto di interessi anche perché, se perde, Berlusconi lascerebbe il campo dalla politica. Ma il segretario del Pd non avverte solo dalle sirene del Pdl. Anche l'antipolitica non gli piace: "Grillo non mi piace, ci vedo un fondo di doppiezza anche se tra chi ha risposto al suo richiamo c'é una spinta giusta".

    TUNNEL MONTE BIANCO BLOCCATO DA PROTESTA ALLEVATORI ROMA - Attenzione, ma nessun allarme. L'emergenza lingua blu in Francia non preoccupa l'Italia. Il punto sulla situazione è stato oggetto di una riunione informale convocata al ministero delle Politiche agricole dal commissario straordinario del Governo per le emergenze per la zootecnia, Ettore Ianì. Attorno al tavolo: Assocarni, Aia, Uniceb, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Confcooperative-Fedagri."E' stata una riunione assolutamente informale - ha spiegato Ianì - nella quale ho constatato la volontà da parte delle associazioni zootecniche a collaborare con le istituzioni". L'incontro è stato convocato dopo che in mattinata il tunnel del Monte Bianco, sul versante francese, è stato bloccato (per poi essere riaperto nel tardo pomeriggio) da commercianti di bestiame d'oltralpe per protesta contro il mancato indennizzo legato alle perdite subite per la crisi del settore ovino dovuto alla lingua blu. Il 4 marzo scorso, infatti, sono scattate le restrizioni imposte dall'Italia sulle importazioni di animali dalla Francia - soprattutto bovini e vitelli - che potrebbero trasmettere la febbre catarrale degli ovini, la cosiddetta 'lingua blu': una malattia non pericolosa per l'uomo ma che può mettere in ginocchio il patrimonio zootecnico nazionale. Da allora possono essere essenzialmente importati in Italia dalla Francia solo capi vaccinati in base alla normativa europea. Si tratta di misure di protezione sanitaria che trovano in disaccordo Parigi, in particolare sul tipo di vaccino da utilizzare, mentre la Commissione europea sta facendo da intermediaria per trovare un accordo. "Tenuto conto del ritmo attuale della vaccinazioni per i vitelloni, la ripresa degli scambi potrà intervenire nel prossimo maggio", se un accordo verrà concluso con l'Italia, ha spiegato oggi il ministro francese dell'agricoltura Michel Barnier, riferendo di aver avuto la settimana scorsa "un colloquio personale con il presidente del consiglio italiano Romano Prodi". L'ordinanza di blocco, firmata dal ministro per la salute Livia Turco, è la risposta a quello che l'Italia considera un concreto e reale pericolo di diffusione di un ceppo della malattia (il Btv8) che non è presente sul territorio nazionale, mentre nel Nord dell'Europa è responsabile di una diffusa epidemia che ha decimato molti allevamenti. L'Italia teme anche per l'eventuale espansione del sierotipo Btv1 della lingua blu, attualmente presente solo in Sardegna. La Francia, da cui l'Italia importa buona parte del suo fabbisogno in bovini e in vitelli da ingrasso, è coinvolta dall'epidemia per gran parte del suo territorio, incluse le aree da cui provengono gli animali destinati al nostro Paese, con una progressione della malattia di difficile contenimento. Inoltre dal novembre 2007, diversi bovini di origine e provenienza francese, sebbene conformi alla normativa, ad un successivo controllo sono risultati positivi.

    E in mezzo a tutto questo inutile schifo, nessun cenno ai veri problemi del mondo…

    Fanculo…

    March 31

    ...Silenzio

    Dopo molto tempo finalmente ritorno a scrivere. Ho avuto un calo assoluto nella voglia e nel tempo di farlo, nelle motivazioni, tanto il mondo è sempre lo stesso, tanto nulla cambia tanto... Ma fa niente, io scrivo lo stesso... Ho voglia di farlo e lo faccio.
     
    Fra le nebbie più o meno immaginarie dell'oggi qualcosa resta impresso nella mia mente, è solo credo un sussurro, solo un'eco di ciò che vorrei ma non possso, solo il senso del lento immaginare senza scopo nè obiettivo di ciò che il domani renderà reale.
    Io vivo la mia vita, continuamente e sempre ponendomi obiettivi circostanziali, legati alla contingenza dell'oggi o al massimo del domani prossimo, ma cosa sarà di me, di voi, di tutti noi? Ho visto occhi e sguardi senza profondità, persone a due dimensioni occupare spazi intergalattici senza la speranza che potessero liberarli; ho visto autostrade nel cielo correre a velocità ultrasonica verso le stelle; ho visto e vedo Dei abbandonare di continuo l'umanità ed essere rimpiazzati da altri Dei; ho visto amori infrangersi sulla cortina del quotidiano, appiattirsi nella stanca ripetizione di gesti rituali; ho visto amori nascere e svanire nell'arco di un battito del cuore, sommovimenti dell'anima simili a rigurgiti gastrici, pensieri proibiti essere diseganti sulle nuvole del tempo... Ho visto tutto questo e ancora penso di non avere visto nulla di ciò che siamo...
     
    Fra i turbini delle grida insistite di giubilo, fra Expo, nuove guerre, Elezioni, Change, Changin, Changed, il poter fare e il non poter essere, fra dispute infrareligiose e politiche che ricordano il nostro ieri, fra paranoie antiabortiste e sacralizzazioni dell'aborto, fra femminismo e maschilismo, fra ignoranza e letteratura, fra sacro e profano, fra me e me stesso, fra tutto questo ancora una lacrima stilla e cade su questa virtuale pagina bianca...
     
    IO...
    Io, se in lui la notte,
    uno sguardo fisso.
    Specchio turbina in sospiri
    nel fumo grigio
    tenebra nell'odore
    del cielo.
    Miseria, anima contrita,
    strazio malinconico,
    desiderio affranto.
    Io, se solo in solitudine
    un sibilo; Mia, dolce
    cuore, trito mio pianto
    disperato. Amore
    nella foschia, lacrime
    di tenebra.
     
    (Quattroquartetti
    in movimento singolo,
    sul perchè del domani.)
     
    IL FANCIULLO
     
    E non sarà quel tempo
    ad indicare il gesto.
    Tu, misteriosa e meravigliosa,
    non saprai di quel passato
    che è già ricordo.
    Tu non conoscerai nulla
    oltre quell'eliso
    dagli occhi di madre.
     
    Io nel ricordo mi fingo,
    e tu corri libero e divino
    nel cuore della solitudine;
    cortili assolati - immobili
    del tuo sorriso, dolce fanciullo,
    oltre cui non v'è speranza.
     
    Tu non saprai, tu non vedrai,
    quell'ombra che minaccia
    e scatena tempeste invernali
    oscure ed eterne.
     
     
    * * *
    Viottoli di luce
    e latta, rovine irlandesi.
    Sarebbe bastato
    seguire scie di analgesico
    caffè e sigarette per trovarci,
    ma non l'avete fatto.
     
    Avbandonati in miseria
    stiamo, come soldati su montagne
    di carta traslucide,
    fra il tinnire
    delle stampanti
    e la morte del cuore.
    March 11

    Che Dire?

    Dato che vi piacciono le statistiche e i numeri (e a chi non piacciono, così chiari…), dato che vi piacciono, dicevo, ve ne do un po’…

    Prendiamo uno studente universitario di Milano che condivide un appartamento con altri studenti e frequenta la facoltà di lettere e filosofia alla Statale, quindi una tipologia molto comune.

    Poniamo il caso che frequenti tutti i giorni durante i semestri universitari perché qualche lezione è obbligatoria, oppure non obbligatoria ma consigliata. Dovrà pur mangiare non vi pare?

    Se si limita a mangiare un panino e a bere una bottiglietta d’acqua naturale da 0,50 cl in mensa la spesa è di 4 € (3.50 il panino e 0.50 l’acqua) se ci aggiungiamo un caffè la spesa sale di ulteriori 80c. Ovviamente stando in università tutto il giorno lo studente prenderà almeno un altro caffè e un’altra bottiglietta d’acqua e la spesa cresce di nuovo arrivando intorno a 6 euro.

    In un mese può quindi arrivare a spendere 120 euro solo per queste cose, sempre ammesso che non vi capiti, come a me, di finire in un bar vicino alla sede di Via Mercalli nel quale per acqua e caffè ho pagato 2.10 euro, 90c il caffè e 1.20 euro l’acqua.

    Se decide di mangiare un pasto, la spesa sale oltre i 10 euro al giorno (200 al mese).

     

    Se vive in condivisione, come abbiamo detto, dovrà pagare un affitto, che in media è di 300 euro, e siccome il padrone di casa è “generoso” le spese sono incluse in questa cifra da strozzino.

    Dovrà mangiare a casa e quindi metterà la propria quota per la spesa, diciamo che la suddetta quota è di 70 euro al mese, giusto perché i ragazzi sono bravi e mangiano poco.

    A questo aggiungiamo 17 euro mensili per i mezzi pubblici, 25 euro per la ricarica del telefonino (il nostro è molto bravo e spende pochissimo) e 50 euro per vizi e qualunque altro genere di spesa non compresa nelle voci precedenti (Ripeto, è molto bravo e spende poco).

    Chiaro che se il padrone di casa è meno “generoso” le spese sono escluse e quindi la cifra sale a 350 o 380 euro mensili; se i ragazzi spendono qualcosa di più per loro la spesa può costare anche 100 euro o più (ricordo che a Milano un chilo di pane è venduto tra 3.50 euro e 4.10 euro al Kg); se spende qualcosa di più di telefono la cifra sale a 50 euro di ricariche al mese e può soendere magari qualcosa di più in vizi e raggiungere la soglia di 70 / 80 euro al mese per essei.

     

    A tutto questo bisogna aggiungere le spese universitarie. La retta è divisa in due rate da 650 euro e la seconda in base al reddito. Mettiamo che arrivi a spendere intorno alle 800 euro all’anno, dividendo questo per il numero dei mesi (11) in cui starà a Milano per frequentare e dare esami, la spesa mensile è di 72 euro, a questa aggiungiamo in media altre 50 euro per libri, fotocopie e materiale di cancelleria. In verità, se ha un reddito normale la spesa è più alta e raggiunge comodamente i 100 euro al mese.

     

    Il totale è: 120 + 300 + 70 + 17 + 25 + 50 + 72 + 50= 704 euro… Concedendosi poco o niente di surplus rispetto alla vita quotidiana nella quale cercherà di risparmiare comunque il più possibile…

    Il totale è invece di 870 euro per lo studente “spendaccione”…

     

    Una sola domanda: Credete sia giusto tutto questo? Credete sia giusto che tutto, e ripeto tutto costa di più intorno alle università? Dal cibo alle fotocopie, ai libri?

     

    E questo era solo l’inizio. Oggi prendo di mira anche l’ignorante.

    Ciò che voglio fare è una vera e propria fenomenologia dell’ignorante, categoria ormai purtroppo diffusissima e fastidiosa e diffusa in tutte le classi sociali e gli strati della popolazione italiana.

    Dirò, per onestà intellettuale che ne ho trovati anche fra laureati e laureandi, ma di solito appartengono alla categoria dei non laureati, quale tipo di scuola superiore abbiano frequentato non conta.

    L’ignorante gira fra le persona e si ciba di tutto ciò che di peggio la società abbia creato. Per esempio: se è un tele-dipendente, lo è solo dei peggiori programmi (reality show, soap opera, trasmissioni domenicali ammazza-cervello, sitcom delle peggiori, comicità bagagliniana, film di Boldi o De Sica, comicità bassa e scurrile, calcio, trasmissioni calcistiche), se legge i giornali legge solo giornali di scalpore o generici come il Giorno, o razzisti (Libero, La padania) o insulsi (Il Foglio) …e querelatemi pure e fanculo a tutti…

     

    L’ignorante solitamente ha gusti musicali generici o affini al trend del momento, ritiene di massima importanza la macchina e il cellulare (più sono costosi e meglio è), vota destra solo perché Berlusconi è quello che si vede maggiormente sui mass – media e non perché sappia quello che lui o altri dicano. L’ignorante tiene ad una squadra di calcio perché il calcio è lo sport che fa moda in Italia, ma per la maggior parte delle volte più del calcio giocato ciò che gli interessa sono i battibecchi che intorno ad esso si creano. L’ignorante punta a fare vacanza nei luoghi dove vanno i VIP, l’ignorante crede davvero che i VIP siano importanti e si interessa di tutto ciò che li riguarda, vive della loro vita. L’ignorante non ha idee se non precostituite dalla società o farcite di luoghi comuni, è arrogante, fastidioso e non acculturato, non legge, non ha mai studiato per passione, anzi spesso non ha mai studiato punto  e a scuola ha sempre tirato a campare.

     

    Utilizza frasi tipiche per esempio: (consiglio di rileggere il mio post sui luoghi comuni)…

    Alcune frasi sono: “La laurea oggi non serve più a un cazzo” (Lo dicevano anche 40 anni fa e poi tutti sono corsi a cercare di prenderla), “Gli universitari non fanno un cazzo” (loro però o l’università non l’hanno fatta e quindi che cazzo sanno dell’università, o l’hanno mollata quindi silenzio silenzio uomini di nessun nerbo e tenacia)*, “In Italia rubano tutti quindi perché io no” (Se la pensassimo tutti così…), frasi generiche sulle donne o sugli uomini o su categorie razziali tipo lo straniero, il Rom, i negri, i comunisti (questa è quella che più mi diverte, cazzo ne sanno loro di cosa sia stato il comunismo…. Mah…)

    “Ehh se tu avessi la metà dei soldi che ho io” o altre frasi e interventi nei quali tutto ciò che conta è il denaro (ovviamente solo quello, se ce l’hanno, gli è rimasto) Nella maggior parte dei casi nemmeno ne hanno di soldi, ma lo fanno solo credere.

     

    L’ignorante è bugiardo, falso, superficiale, razzista, non acculturato, non sa niente di niente, o poco di poco, è presuntuoso, superbo, ipocrita ed è il peggior prodotto della sottocultura di massa che ancora ci intossica e infastidisce tutti…

     

    *A riguardo di questo voglio rendere chiara la vita universitaria perché non voglio lasciare nulla di non detto, e soprattutto sono stanco di sentire insulti generici da persone che non sanno nemmeno di cosa stiano parlando.

    Per prima cosa ci sono le lezioni. E’ vero, forse ci alziamo più tardi di chi va a lavorare (sempre ammesso che le lezioni non inzino alle 8.30, in tal caso la sveglia suona alle 6.45), ma comunque ci alziamo, ci rechiamo a lezione e sprechiamo energie intellettuali che (studi scientifici lo dimostrano) sprecano più calorie di quante ne sprechi un lavoro fisico o stando seduti di fronte ad un computer. Questo accade per il semplice motivo che non è facile mantenere la soglia di attenzione elevata per due ore di fila sforzandosi di capire concetti complicati. Ma le lezioni non sono che la punta dell’iceberg del lavoro universitario. Io studio molto, lo faccio perché mi piace e sinceramente, nella maggior parte dei casi, non mi pesa nemmeno, tuttavia spesso le mie giornate passano velocemente e senza accorgermene mi ritrovo dopo 6 o 7 ore di studio seduto a cena con il cervello ridotto ad uno straccio e stanco più di quando vado in palestra per due ore.

    E questa condizione di studio dura (per chi più per chi meno) durante tutto il periodo di esami e non credete che la preparazione di un esame impieghi solo qualche giorno prima dello stesso; se si vuole capire ed interiorizzare ciò che si studia bisogna partire per tempo.

    Non starò nemmeno a citare lo stress da esame, l’ansia da valutazione ecc ecc perché è cosa scontata.

    Spero di essere stato chiaro.

     

    A risentirci…

    Un consiglio personale: informatevi, studiate, leggete, guardate programmi intelligenti, non rischiate di diventare un “Ignorante”…

     

    Ciao a tutti, alla prossima…

     

    Marco.

    March 01

    Show must go on...

    Finalmente torno, dopo tanto tempo, liberamente a poter scrivere. Liberamente perchè libero dagli impegni che mi hanno tenuto lontano dal blog per tutto questo tempo.

    Voglio segnalare con tristezza la chiusura di un'iniziativa che avrebbe potuto portare a qualcosa se non fosse stata competamente ignorata dai più... andate su  http://rivistaculturale.blogspot.com e leggete...

    detto questo mi rammarico anche di come sia finito il governo, notizia vecchia, in verità ormai si parla solo di campagna elettorale, promesse, programmi elettorali, elezioni primarie in america, insomma le solite cose. La verità, la triste verità è che il mondo deve andare avanti bene o male, deve continuare non c'è possibilià che si fermi a riflettere e tutto nel mondo e nella storia è ciclico e destinato a tornare sempre ripetendo e reiterando sè stesso all'infinito: governi caduti, governi nuovi, indipendenze, guerre, trattati di ace, altre guerre ecc ecc...
    Io nel mio piccolo mondo privato nonomi lamento, ho tutto ciò che qualcuno sano di mente possa desiderare materialmente e non, ma ciò di cui mi lamento è il solito di cui sempre mi lamento, ma forse lamentarsi è orami vuoto di senso...

    Ricominciare da capo, questo si dovrebbe fare, ma questa non è nemmeno utopia, questo è puro sogno irrealizzabile... L'anno zero... chissà come hanno guardato il mondo i primi uomini dotati di ragione... chissà...

    Tanto per continuare posto l'inzio, le prime due pagine di un nuovo romanzo, voi ditemi cosa ne pensate e poi vediamo...

    ECCO IL ROMANZO:

    “Riesci a capire in quale situazione mi trovo?” disse Jean fissandola negli occhi con sguardo carico di tristezza.

    “Capisco, ma non posso aiutarti, posso offrirti qualcosa da bere e tenerti compagnia fino a domattina, ma di più non posso fare” rispose la sconosciuta.

    “Perdona la mia maleducazione, ma non ci siamo ancora presentati: io mi chiamo Jean.”

    “Piacere. Lucy, diminutivo di Lucilla, ma tutti quanti mi chiamano così”

    “Lucy…che nome strano.” pensava Jean mentre lei ordinava due scotch.

    “Ripetimi tutto da capo, così posso farmi un’idea della situazione” disse Lucy.

    “Stasera, verso le nove sono uscito di casa per andare al Dorsia, lo conosci?” cominciò Jean.

    “Si, vai avanti”

    “E come mai lo conosci?”

    “Non lo so, è importante in questo momento.”

    “Credo di no.”

    “E quindi?” chiese Lucy

    “Niente… Dovevo incontrare una ragazza. Ho preso l’autobus, ma dopo circa quattro fermate si è rotto il motore. Non puoi capire il panico dei pochi che si trovavano con me in quel momento: sembrava che l’autobus avesse preso fuoco, che ci avessero colpito con una bomba tanto fumo c’era in cabina. Visto che non c’era verso di continuare sono sceso pensando di essere ormai vicino al locale, ma intorno a me ho visto solo insegne di negozi e bar cinesi. Ero nel cuore di chinatown, arrivatoci con una linea che avrebbe dovuto portarmi da tutt’altra parte.”

    “Quale linea?” lo interruppe lei.

    “Perché? E’ importante?”

    “Senti, vuoi che ti ascolti si, o no?” Lucy era alterata in quel momento.

    “Ok ok… La 94, quella che porta ai quartieri alti, alla piazza della borsa, insomma che porta in tutti i posti meno che nel quartiere cinese. Sono tornato indietro per domandare informazioni all’autista, volevo almeno sapere il perché di una simile deviazione, ma l’autobus sembrava essersi volatilizzato dopo non più di tre minuti.”

    Il locale dove si trovava Jean era molto simile a quelli raffigurati nelle stampe di fine ottocento o di inizio novecento, con i tavolini in marmo, le tende colorate, gli arazzi sui muri, e anche la ragazza che parlava con lui sembrava la regina di un boudoir francese, una soubrette del Moulin Rouge nei tempi di massimo splendore.

    Queste non erano le uniche stranezze delle quali il protagonista di questa storia non si era accorto: lo scotch che stava bevendo era un liquore scozzese di inizio novecento, il quale sarebbe stato servito decisamente meglio e con più riguardo se l’avesse ordinato ai giorni nostri; ma lui pensava di essere in quello che aveva sempre definito: il “mio presente”, in quello che pensava essere il suo mondo.

    “Ma la mia avventura era appena cominciata e ancora non me ne rendevo conto” continuò Jean, “dopo essere stato sul luogo dell’incidente senza aver trovato nulla, decisi di proseguire per gli stretti vicoli illuminati da rosse lanterne di carta in cerca di qualcuno a cui chiedere un’informazione.

    Il riverbero color porpora sulla strada bagnata dall’umidità e dalla sporcizia mi ricordava le strade di New York nelle quali lenta, impercettibile, si muoveva la follia di un taxi giallo nella notte…”

    “Dunque sei un poeta?” chiese lei sarcastica.

    “Perché?” rispose Jean con la naturalezza di un bambino.

    “Questa aveva tutta l’aria di essere una citazione.”

    “No, era solo cinema”

    “Prego?”

    “Immagino tu conosca il cinema”

    “Si, e allora?”

    “Allora quella era una citazione di un film, o meglio quello che io ho intuito da un film”

    “Un film?”

    “Si, hai presente un film?”

    “Certo. Ho letto qualcosa in un romanzo, parlava di un produttore, di una stufa e di un nichelino. Un bel romanzo, ben costruito.”

    “C’erano dei fuochi?”

    “In realtà solo nel titolo, forse…”

    “E’ sufficiente”

    “Per cosa?”

    “Per il cinema?”

    “Ma cosa c’entra il cinema?”

    “Niente.”

    “Taxi Driver. Ecco qual era il film.” Disse Lucy.

    “Potrebbe essere.”

    “Potrebbe. Prosegui.”

    “Non pensavo di incontrare un mio connazionale, ma per lo meno qualcuno che parlasse la mia lingua. Sembrava un’impresa disperata; tutti i cinesi con i quali avevo cercato di parlare avevano risposto nella loro lingua incomprensibile.

    E non era l’unica stranezza: intorno non c’erano macchine, taxi o autobus, ma solo biciclette e carretti trainati a mano. Istintivamente mi trovai a pensare di essere tornato indietro nel tempo di qualche decennio e di essere all’inizio del novecento, forse anche prima.”

    “Direi che è l’ipotesi più assurda che potessi fare” disse Lucy.

    Si prese una pausa per sorseggiare il liquore color terra bruciata che gli stava davanti e non appena lo portò alle labbra un ricordo dolceamaro gli sovvenne, come a volte accade per le onde del pensiero, che peregrine vagano nei reconditi spazi della memoria per riaffiorare come dolce spuma di battima, o come una tempesta pronta a sconvolgere tutto il creato.

    Il ricordo in questione era una vera e propria burrasca di sentimenti.

    La memoria di Jean fece un salto a ritroso nel tempo fino ai suoi ventunanni.

    Aveva appena conosciuto una ragazza e se ne era innamorato perdutamente, come a volte succede a quell’età, ma l’aveva lasciata andare via dalla sua vita senza dirle quelle fatidiche due parole che spesso rimangono dentro il nostro cuore: ti amo. Parole semplici, concise, eppure così difficili da pronunciare.

    Ricordava ora quella sera nella quale quasi fu sua e il sapore dello scotch era uguale a quello che aveva bevuto per darsi coraggio poco prima di andare da lei e ora quel sapore, per una sorta di associazione olfattiva, gli ricordava il suo profumo. L’avrebbe riconosciuto ovunque, per lui era il profumo della libertà proibita, del dolore accresciutosi perché negato. Il profumo dell’estate e della notte, della vita e della morte sfiorata quasi per gioco o per incanto. Il profumo della malinconia e del ricordo.

    Il profumo più lontano e nascosto nella memoria, ma quello che ricordava meglio, l’unico che ricordasse tra i tanti usati dalle donne che aveva avuto.

    Ma come tutti i ricordi riaffiorati per caso, sempre per caso ritornò nel non - luogo della memoria e il presente ritornò a farsi crudele.

    Mentre aveva abbassato gli occhi, Lucy si era allontanata, probabilmente era stanca di stare a sentirlo, pensava, invece dopo qualche istante ritornò.

    “Scusami, sono andata in bagno, ho provato a dirtelo, ma sembravi assorto in una grande riflessione e non volevo disturbarti. Ora puoi finire il tuo racconto se vuoi.”disse Lucy.

    “Con piacere” cominciò, ma i suoi occhi narravano tutta la stanchezza di quella notte, e non solo. “Siccome non c’era verso di trovare qualcuno a cui chiedere informazioni, decisi di incamminarmi verso nord, perché sapevo che casa mia si trovava a nord rispetto al quartiere cinese, sempre ammesso che si trattasse di quello. I miei timori si rivelarono fondati poco dopo. Stavo camminando da circa mezz’ora, quando ad un tratto scorsi in lontananza un cartello. Mi precipitai su di esso come un assetato verso una risorgiva, e puoi immaginare il mio sconcerto quando mi accorsi che il cartello era scritto in ideogrammi che recavano sotto la traduzione, la quale scandiva a chiare lettere: Pechino, centro città.

    Dovevo aver preso un autobus davvero veloce se mi aveva portato a migliaia di chilometri di distanza da dove vivevo in pochi minuti, non credi?”

    “Credo” rispose la ragazza, ma con poca convinzione, come se stesse assecondando un folle.

    Jean cercò di non dare peso a questa sensazione.

    Non era facile conversare amabilmente con qualcuno e fingere che non stesse succedendo nulla nel mondo.

    E se fosse stata la terza guerra? La guerra globale? La guerra finale?

    “Che cosa pensi, comunque, di tutto quello che sta succedendo?” chiese Jean cercando di cambiare discorso, almeno per un momento.

    “A che proposito?” rispose Lucy.

    Jean si limitò ad indicare il televisore nel quale su uno sfondo verde dato da una lente ad infrarossi brillavano piccole luci, simili a lanterne nella nebbia, simili ai fanali delle auto su un’ autostrada di notte.

    “Non lo so, ho smesso di pensare a certe cose, sinceramente”

    “E non hai paura?”

    “E di cosa dovrei aver paura? La guerra non arriverà mai qui.”

    “Eppure è già successo”

    “Ma erano altri tempi”

    “I tempi sono sempre uguali, gli uomini sono sempre uguali Lucy”

    “Questo è certo; diciamo che spero che la guerra non arrivi mai qui.”

    “Eppure non siamo poi così distanti” disse Jean.

    Istintivamente Lucy guardò fuori dalla finestra e il consueto scenario che era solita vedere scomparve immediatamente. Al suo posto c’erano delle dune desertiche.

    Lucy non seppe mai perché si trovò a riflettere su come avesse dimenticato molte cose da quando era diventata quello che era diventata, per scelta sua per giunta.

    “Quanti ricordi perduti…” pensava, “quella bellissima casa sul mare…Come si chiamava il posto?”

    Non lo ricordava, né l’avrebbe ricordato mai, eppure i profumi, le sensazioni, i colori erano nitidi nella sua mente, tutto ciò componeva il quadro di un luogo più precisamente di quanto una fotografia avrebbe potuto fare, meglio di come l’avrebbero raccontato mille scrittori.

    Oltre le dune c’erano delle luminescenze strane, dei bagliori biancastri e cominciò a sentire come un rumore sommesso di morte, un rumore di una frana lontana, di una catastrofe imminente, il sibilo incredibile di una fine ovattata e ne ebbe paura.

    Guardò Jean in volto e capì che anche lui aveva avuto la medesima visione.

    “Ho paura Jean…”

    “Anche io. Non possiamo che sperare che tutto questo sia veloce e indolore, almeno per noi”

    “Sì, ma pensa le popolazioni che ora vivono sotto le bombe, tra i militari, attorniati dalla morte…”

    “Ci penso, ma… Ma a che serve pensarci? Non possiamo cambiare le cose, almeno non credo. Almeno prima, e intendo fino a qualche anno fa, prima che crollasse quel muro, gli schieramenti erano due, si controllavano a vicenda, non credi?” chiese Jean.

    “Abbastanza. Ora comunque nessuno controlla nessuno, è tutto allo sbando, ognuno fa ciò che vuole quando vuole, soprattutto uno dei due. Il più potente” disse Lucy.

    “Il più potente, certo, senza ombra di dubbio.” concluse Jean e disse: “devo andare in bagno” e si alzò.

    February 05

    Ultime dalla frontiera

    Questa è una nuova idea che mi è venuta. Notizie dalla frontiera… Io ritengo, come ho già detto, che viviamo in una società al crepuscolo, pertanto la mia idea è di essere seduto sulle mura che dividono il nostro mondo dal caos totalmente irrazionale, da uno scenario post-apocalittico e di guardare da lì ciò che accade, valutandolo con il senno di chi ha già visto tanto e tanto ha riflettuto.

    Mi giro verso il nostro paese… Il governo è caduto, è un dato di fatto. Siccome non amo le dietrologie improbabili eviterò di citare cause vere o presunte del comportamento di coloro che pretendono di avere l’ardire di dichiararsi uomini di stato… Al massimo sarebbe meglio uomini d’onore, o bravi ragazzi, The good fellas; epiteti che ricordano i migliori film di Coppola o Scorsese…

    Ma, questo non è un film purtroppo… Quali prospettive? Al di là del caos di voci che si affastellano una sull’altra per urlare frasi sconnesse e insulti politico – sociali verso questa o quella fazione, quali prospettive ci sono? Verrebbe da dire nessuna, poiché le solite prospettive vecchie quanto la Repubblica non le ritengo prospettive, ma scelte obbligate e quindi tristi dinamiche di palazzo, manifestazioni di una politica che è lontanissima dalla vita reale del paese, gemiti di un mostro composto da migliaia di persone che sta urlando i propri deliri.

    La domanda è sempre la stessa: che fare? Ma non c’è risposta, temo che sia proprio giunto il momento di ammettere che non c’è una risposta a questa domanda, almeno non su questo e non in questo momento, in futuro chissà…

     

    Se ora getto lo sguardo più lontano, a sud, vedo migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati che scappano dal Kenya, bambini soldato e violenze continue in Ciad o in tanti altri stati africani, poi vedo povertà e miseria… No, meglio guardare da un’altra parte…

    Solo che anche voltandomi verso est, vero il medioriente o verso l’estremo oriente cosa vedo? Vedo razzi verso le città israeliane e repressioni durissime e sanguinose nei confronti di palestinesi inermi e innocenti, vedo la guerra in Afghanistan, Iraq e possibili altre guerre in stati dove i diritti umani non sono nemmeno un’utopia, ma il simbolo della “corruzione occidentale” (a sentire i loro comandanti in capo), intendo stati ultrafondamentalisti come la Siria o l’Iran…

    L’estremo oriente ci regala il più alto tasso di inquinamento e il più basso rispetto per la vita e il lavoro dell’uomo attualmente esperibili sul pianeta (Cina), il più alto tasso di povertà, denutrizione, malattie, sporcizia, povertà, mortalità elevata (India, Pakistan, Cambogia Laos ecc ecc), uno stato in mano a petrolieri, finanzieri, ex agenti dei servizi segreti, uno stato dove la libertà (quella vera non quella che urlano tanti e troppi politici di professione) non è altro che una parola senza significato (Russia)… Credo sia meglio guardare ad Ovest…Oltre l’oceano…

    Oltrepassata la massa pressoché sterminata d’acqua c’è un continente grandissimo diviso in due, in verità in tre, ma della parte centrale si parla poco o niente… In questo continente si trovano o si trovavano fino a poco tempo fa i regimi più spietati del mondo, la totale mancanza di libertà di parola ed espressione, favelas, baraccopoli, povertà, criminalità elevata,  immigrazione clandestina, fughe di persone ridotte a livello di sussistenza, violazioni continue dei diritti umani (America del sud e Centrale); a fianco di questo si trova uno dei paesi più industrializzati e sviluppati del mondo, sede del governo più potente del mondo, ma che ha al suo interno misteri degni di una spy story, storie poco chiare di molti omicidi illustri, violazioni delle libertà, pena di morte (USA).

    Resta da guardare verso l’Europa, verso quegli stati dei quali non si sente parlare che poco o niente.

    Che dire di coloro che appoggiano gli USA in ogni azione di guerra del pianeta? (GB)

    Oppure del famoso parlamento europeo che non serve a nulla e che serve solo a creare nuovi organi di governo e di potere?

    Se poi pensiamo che molte situazioni di guerra e instabilità nel mondo sono da imputare la passato coloniale o neocoloniale dell’Europa…

     

    Ho voltato il mio sguardo ormai in ogni direzione, ma dalla frontiera non vedo nulla di buono e sento suonare la campana in lontananza, ma sento che il suono si avvicina e mi preparo, stringo forte nelle mani i miei talismani e attendo, prima o poi qualcuno verrà…

     

     

    CRISI: LA PAROLA A NAPOLITANO, SI VA VERSO LE ELEZIONI di Chiara Scalise

    ROMA - L'esploratore Franco Marini non ce la fa e le elezioni si avvicinano a passo di carica. Il presidente del Senato sale al Colle nel tardo pomeriggio, dopo la chiusura ufficiale delle consultazioni, e rimette il mandato ricevuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano mercoledì scorso. Che la partita sia persa lo si capisce definitivamente ascoltando in mattinata le parole di Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. An e Fi non si smuovono dalla posizione iniziale, chiedono il voto subito. Il dialogo? Rimandato a dopo il verdetto delle urne.

     

     

    Oltre 1. 000 i morti in Kenya Anche 304 mila sfollati nel bilancio delle violenze (ANSA) - NAIROBI, 5 FEB - Oltre 1.000 morti e 304.000 sfollati: questo il bilancio delle violenze scoppiate in Kenya dopo le elezioni presidenziali.La cifra e' stata fornita oggi da Abbas Guillet, responsabile della Croce Rossa keniana.

     

      

    Iran, Mossad teme minaccia nucleare 'Sara' reale entro tre anni', secondo capo dei servizi (ANSA) - TEL AVIV, 5 FEB - Entro tre anni l'Iran rappresentera' una minaccia nucleare concreta per Israele, secondo il capo del Mossad, Meir Dagan.Parlando alla Knesset, Dagan ha avvertito i parlamentari che entro quel lasso di tempo Teheran non solo potrebbe disporre di ordigni nucleari pronti per l'uso ma anche della capacita' di montarli su razzi capaci di colpire Israele. Dagan ha anche avvertito che la Siria ha avviato un programma di riarmo. E anche la Jihad e' una minaccia per Israele.

      

     Ciad: 15- 20. 000 rifugiati in Camerun Ribelli pronti a cessare il fuoco ma accusano la Francia (ANSA) - GINEVRA, 5 FEB - Fra i 15.000 e i 20.000 cittadini del Ciad si sono rifugiati nel Camerun per sfuggire ai combattimenti in atto a N'Djamena.Lo ha detto oggi a Ginevra l'Alto commissariato Onu per i rifugiati. 'E' un flusso continuo', ha detto una portavoce, nonostante da ieri non si segnalino combattimenti nella capitale. I ribelli hanno accettato il principio di un 'cessate il fuoco immediato', ma hanno accusato la Francia di aver 'causato un numero enorme di vittime civili' nei bombardamenti.

     

     

    Mo: Gaza, colpita fabbrica a Sderot Dopo attentato Dimona, massima allerta nel Neghev (ANSA) - TEL AVIV, 5 FEB - Resta molto elevata la tensione nel Neghev dopo l'attentato terroristico palestinese di ieri a Dimona.Oggi da Gaza miliziani palestinesi hanno sparato razzi contro la vicina citta' israeliana di Sderot, centrando una fabbrica. Diversi operai sono rimasti in stato di shock. Nel Neghev la polizia israeliana mantiene la massima allerta dopo l'attentato suicida costato la vita a una donna, oltre ai due kamikaze. Ferite una cinquantina di persone.

    January 21

    Siamo

    Avete mai provato la solitudine? Intendo la solitudine totale, il sapere di essere soli di fronte al mondo, di non avere niente e nessuno…

    Si fa tanto parlare di questo sentimento e forse, dico, forse, nessuno ne capisce l’importanza… Certo la solitudine è qualcosa di terribile, di triste, di malinconico, ma è anche il momento nel quale possiamo chiudere quella cazzo di bocca per qualche secondo e ascoltare ciò che la nostra mente solitamente tace… Io ora, in questo istante, sono solo e dalla mia finestra vedo la nebbia, una fitta coltre di nebbia che avvolge tutto quanto portando in alto il mio senso di essere l’ultimo e l’unico rimasto a combattere una battaglia interiore verso una più profonda illuminazione.

     

    Illuminazione, solitudine, follia, quale differenza?

     

    Non ho nulla da chiedere e nessuna risposta… “La mia sofferenza l’ho scelta” così cantava, se la memoria non mi tradisce, anni fa, qualcuno, e così canto ora IO… così ora di fronte a ciò che sono, così ora me, myself and I, solo questo, solo io nudo di fronte allo sguardo indiscreto di quel bambino che ero e non sarò, di quell’innocenza che avevo e non avrò…

    Al vaglio della nostra conoscenza non siamo che frammenti insignificanti, deboli, soli, pessimisti, ottimisti per spirito di sopravvivenza ed adattamento.

    Noi soffriamo, noi abbiamo paura, eppure alle volte mi chiedo: che cosa saremmo senza questa paura? Che cosa saremmo senza sofferenza, dolore o pentimento?

    I ricordi mi tormentano come fuoco sulla carne, i ricordi sono le parti in disordine della nostra vita che non abbiamo ancora avuto tempo di riordinare. Ci torneremo un giorno e forse allora, e soltanto allora, capiremo il perché di quel disordine, ma ora non ci è data questa facoltà perché dobbiamo vivere e la nostra vita è frenetica, impegnata da ore di studio o di lavoro o entrambe le cose e poi ci sono i sogni, i maledetti dolci sogni che ci tengono svegli la notte e ci riempiono di forza e ci spingono a non chiudere il nostro spirito al mondo, alle opportunità, al respiro universale che soffia tutto intorno…

    Ma un giorno, un giorno finalmente la vita sarà diversa, il mondo sarà diverso, e tutto ciò che ci affatica ora non sarà più e tutto quello che ci tormenta, che ci lascia attoniti e sconvolti non avrà motivo di urlare il proprio rumore e avremo tempo per guardare indietro e riordinare tutto quanto. Ma per ora dobbiamo vivere, dobbiamo consumare il tempo che ci è stato dato, ora non abbiamo tempo né possibilità di vivere nel passato poiché il passato e il futuro, sono solo altri modi di intendere il presente…

    Io chiedo a voi di ritrovare quel tempo che a me è negato, e di guardare nel vostro passato per poter riordinare quelle stanze che avete lasciato in disordine ripromettendovi di tornarci un giorno…

    Viviamo nella consapevolezza di un dubbio insolvibile, “una corda tesa fra l’infinito e la bestia” tanto per parafrasare (e rielaborare) uno scrittore a me caro. Siamo, col capo reclinato ad ascoltare i suoni del tempo che scorre, Siamo, e questo conta davvero. Siamo e non abbiamo bisogno di ripeterlo a nessuno, poiché nessuno mai ci toglierà la libertà di gridare le nostre parole infuocate contro il vento, Siamo…

     

    Marco.

    January 17

    Info

    Come da richieste varie:
     
    Titolo del secondo Blog che curo: http://marcoalberio85.blogspot.com
    Titolo del libro: Strano Mondo, edizioni il filo.
     
    Per quanto riguarda il blog, tenete presente che molti post li pubblico su entrambi, alcuni solo di qui, altri solo di là. Ne ho aperto un altro per maggior visibilità, e perhcè questo cominciava seriamente ad essere troppo pesante in termini di materiale pubblicato.
    A presto, con affetto.
     
    Marco
    January 16

    Vite in affitto

    Leggendo un post su Chiediloalvento, blog amico e segnalato, qualcosa si è acceso dentro di me...
    Il problema è quello del lavoro e della precarietà, il problema è sempre quello del lavoro e del nostro futuro...
    Io mi chiamo Marco, ho 22 anni, studio lettere moderne alla statale di milano, ho pubblicato un romanzo, sono comparso su alcuni giornali, curo due blog, eppure ho la certezza che la mia vita sarà in affitto, che presto allontanandomi dal nido familiare e protettivo (sia economicamente che affettivamente) mi ritroverò con il culo per terra e con un'ipoteca sulla mia vita (solo economicamente e non affettivamente).

    Perchè?

    Contratti a progetto, stage, lavoro temporaneo, interinale, determinato, 5.50 euro lordi all'ora, 800 euro al mese netti in cassa... e se volessi sposarmi? Se volessi avere dei figli? Se volessi vivere e non sopravvivere? Parlando con molti amici e conoscenti le risposte sono sempre le stesse: si deve sopravvivere in qualche modo, i soldi bisogna farseli bastare... Ma se scendo con l'età dei miei interlocutori e parlo con i i miei coetanei ecco che la verità lentamente emerge: io ho accettato un lavoro che non c'entra nulla con quello che ho studiato (vedi magazzinieri Laureati) pur di portare a casa 4 soldi perchè a trentanni, dopo 25 anni di studio, una laurea, il dottorato, la prospettiva era quella di vivere come assegnista con 450 euro mensili, come cazzo avrei mai potuto vivere?
    La mia strada non è semplice, la strada di tutti è complicata e difficile, ma se guardo indietro nel tempo, vedo generazioni che non avevano niente in confronto a noi, in termini materiali, eppure avevano tutto o molto sul piano delle opportunità e del futuro; a noi che cosa hanno lasciato suddette generazioni? Un mondo, in affitto, un'ipoteca sulla vita e la sensazione sempre strisciante e schifosa di essere precari, di vivere situazioni e vite precarie, vite in gioco, un gioco che non è nemmeno nelle nostre mani, un gioco del quale non siamo che attori non protagonisti, quelli che muoiono subito uccisi dall'eroe di turno dopo 5 minuti di film...
    Siamo in questa situazione, e dobbiamo farci venire qualche idea altrimenti da qui a pochi anni, e intendo fra 2 o 3 anni, dovremo accettare la realtà della nostra situazione e chinare la testa...
    E la domanda qunidi è sempre la stessa: Che Fare?
    Io la pongo a voi, speriamo che qualcuno trovi risposte...
    January 14

    Il mistero della vita

    Stanotte mentre tornavo casa, c’era la nebbia, una nebbia sottile ed impalpabile nella quale le luci amano confondersi e trasformarsi in qualcosa di misterioso.

    Fermo sul ciglio della strada, nel silenzio invernale delle campagne vicine, ho colto una voce silenziosa e calda, sensuale, un sussurro capace di racchiudere in sé tutte le voci dell’umanità, stanotte ho creduto di ascoltare il suono del pensiero…

    Immobile in un limbo onirico ed eterno, tutto si svalutava velocemente, tutto perdeva di senso e fluttuavo nel vuoto; vibrando mi alzavo ad altezze imperscrutabili dalle quali ogni azione, sentimento o passione mi è parsa insignificante, tutto mi era teso ad un significato più grande. Il mistero della vita, della Nostra vita, di quel fragile pensiero che è la nostra esistenza pulsava tra le mie mani e per un instante, anche solo per un singolo momento di perfezione ho assaporato il gusto dell’infinito…

    E’ stato dolce e bellissimo, è stato come ritornare a casa dopo un lungo viaggio e accorgersi che la casa nella quale si è nati e cresciuti ha sempre il medesimo odore, i colori sono più vivaci e gli spazi appaiono immensi…

    Tutto questo mi ha fatto comprendere che non siamo altro che piccolissimi e minuscoli frammenti ma che, in quanto tali, abbiamo una forza spaventosa, abbiamo la forza di cambiare il corso della storia e del mondo se lo vogliamo, poiché la vita non è altro che un gioco stupendo di alti e bassi che dona un senso al nostro esistere…

     

    Marco.

    January 11

    Vedere e Capire

    X: Oggi sono uscito per strada e ho visto…

    Y: Cosa?

    X: L’importante è aver visto, cosa non ha importanza…

    Y:Sì, ma ora fai silenzio, parlano di Kate Moss in televisione…

    X: Non sai che cosa ho visto e già…

    Y: Parlano di Kate ho detto… Ma che cazzo? Perché hai spento?

    X: Cosa credi di fare? Resterai qui seduto?

    Y: Sì

    X. Per quanto?

    Y: Quanto mi pare…

    X: Babilonia sta bruciando fratello… Roma è in fiamme, tutto il mondo è in fiamme, tutti i frammenti che lo compongono sono in fiamme…

    Y: Ma…

    X: Politici sociologi psicologi militari assassini preti pedofili stupratori madri padri sorelle bambini bianchi neri ariani cinesi tutte le razze, tutto sta andando in pezzi, tutto il mondo è coperto dal soffio delle decisioni finali e tu stai a guardare la Moss?

    Y: Io… non sapevo, ma…

    X: Certo che non sapevi. Loro ci sguazzano nella nostra ignoranza, loro costruiscono intere strategie, intere campagne elettorali sulla speranza  che siamo troppo stupidi e rilassati per guardare e criticare e urlare e capire…

    Y: Io preferisco sdraiarmi sul fianco, ormai è tardi…

    X: E se non fosse tardi? E se fosse ancora possibile?

    Y: Cosa?

    X: Cambiare

    Y: Cambiare cosa? Il mondo? Sei ridicolo… Cosa potrebbero fare due pazzi come noi al mondo o per il mondo?

    X: Due stupidi? Niente, assolutamente niente, ma dieci cento un milione sarebbero una forza, ma un milione è solo un multiplo di due…

    Y: Quindi per te è semplice?

    X: Non è semplice, ma nemmeno lasciare volontariamente che ci rendano troppo idioti per capire lo è, eppure lo facciamo e ce ne vantiamo pure.

    Y: E allora cosa dovrei fare?

    X: Dovresti fare, ecco il punto… dovresti fare…

     

    Gli usa spendono miliardi di dollari all’anno per la guerra, l’Italia ne spedisce molti nelle mani di mafiosi, camorristi immobiliaristi bancarottieri politici, l’Inghilterra sta a guardare avvicendarsi capi politici disposti a seguire gli USA in qualunque guerra del pianeta, eppure nessuno di noi dice nulla, eppure il popolo (e intendo il popolo globale) attende un cambiamento.

    Ma perché aspettare? Perché dovremmo aspettare in silenzio mentre tutto questo sta già accadendo, perché dovremmo arrivare al punto di chiederci cosa faremmo se Roma bruciasse proprio nel momento in cui le fiamme la stanno già inevitabilmente consumando?

    Religione, denaro e potere sono le armi con le quali l’uomo ha finora schiavizzato se stesso, IO sono un utopista fottuto, un idealista paranoico che sa che tutto questo è sbagliato e continua a ripeterlo nell’ambito del suo poco potere mediatico.

    Ma pur sapendo tutto quello che so continuo a desiderare ciò che vogliono che io desideri, continuo a comprare ciò che vogliono che compri, a consumare quello che vogliono che consumi, a combattere solo contro quello che vogliono che io identifichi come il nemico; ma lentamente comincio a capire che i cambiamenti non sono poi così difficili e impossibili, che cambiare anche qualcosa di piccolo è l’anticamera affinché a cambiare sia qualcosa di grande, di maestoso, di globale…

    Così come i grandi cambiamenti ambientali partono da fattori miseri e apparentemente insignificanti, così i grandi rivolgimenti nella storia umana sono partiti da premesse piccole e senza peso, io voglio e spero che tutto quello che sta accadendo nel mondo altro non sia che uno di quei piccoli motivi che porteranno ad un cambiamento che finalmente doni un modo di vivere corretto nel mondo…

    So di essere solo una goccia insignificante nel mare, so di essere solo un idealista, ma non mi interessa…

    Potrete contestarmi, tacciarmi di populismo, di faciloneria, mi accuserete di esse troppo o troppo poco schierato, ma la verità è che io racconto solo ciò che vedono i miei occhi, né più né meno…

     

    Marco.