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September 23 ...Continua la serie infinita dei puntini di sospensione e la serie infinita delle pubblicazioni via web...
Ho talmente tante cose da pubblicare che credo di poter coprire un tempo abbastanza lungo prima di cominciare a pubblicare qualcosa di appena composto...
Ma questo non è importante, ciò che è realmente importante è una riflessione... Vorrei che ci fermassimo un momento a pensare a tutte quelle volte che ci siamo sentiti inutili, non importanti, soli, abbandonati e poi ad un tratto qualcuno di sconosxciuto a fatto un gesto che ci ha risollevati... A me è successo stamattina quando, aprendo la mail ho trovato un m,essaggio di una persona che non conoscevo ma che mi ha fatto capire quanto le parole colpiscano in profondità le persone e di quanto in definitiva esse siano più forti anche di una stretta di mano o di un incontro... Le paorle sono il potere maggiore dell'uomo, questo è quello che volevo dire, oltre a ringraziare la persona che mi ha scirtto per avermi risollevato la giornata iniziata in maniera pessima...
Grazie, grazie, grazie...
September 22 ...SIETE SINCERAMENTE INVITATI A COMMENTARE, IN BENE O IN MALE, OGNI COSA VOI ABBIATE VOGLIA DI COMMENTARE...
L'AUTORE DI TUTTO CIO' CHE TROVATE SCRITTO IN QUESTO BLOG HA BISOGNO DELLE VOSTRE CRITICHE...
GRAZIE MILLE. ...E ritorniamo ai buoni e cari tre puntini di sospensione...
Oggi una notizia importante... Sono finito sul giornale... Sia sul notiziario che su informazona, sulla prealpina fra un po'...
Sn giornali locali, ma è già qualcosa dopotutto... Piano piano... piano piano...
Una riflessione... Mi sono sempre chiesto che cosa le persone avrebbero pensato di me fra cento anni, fra mille, fra diecimila... Probabilemnte non penseranno nulla di me, e io sarò dimenticato, eppure non è bello pesnare solo per un attimo che di fatto qualcuno leggerà fra tantissimi anni qualcosa che ci riguarda e pensi a noi con un sorriso sulle labbra... L'eternità non esiste per noi mortali, ma è proprio questa la nostra forza. Sapendo che un giorno o l'altro tutto questo dovrà finire, noi comunque viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo, come se restassero opche ore... Rileggendo "La sera del dì di festa" di Leopardi, ho capito che per noi, se lo vogliamo, tutta la vita può essere come la dolce attesa di un momento stupendo...
Via con le pubblicazioni ora...
Per primo la prima parte del III capitolo di "Ricordo perduto"...
CAPITOLO III
Era il 1 maggio del 2002 quando entrai per la prima volta a Kabul passando attraverso innumerevoli check – in posti di blocco comandi e campi base. Ero un freelance, volevo dire la verità e volevo soprattutto vedere la verità della guerra. Trovai alloggio in un albergo pieno di giornalisti, una specie di sede distaccata di tutti i maggiori network mondiali, una babele di lingue nella quale svettava imperante la secca parlata americana, il nostro inglese stretto, veloce e conciso, senza fronzoli letterari né giri di parole, così adatto apparentemente a dire la verità, e invece sempre più usato, soprattutto dai governanti, per le più bieche menzogne. La mia strategia era molto semplice: in primo luogo girare per la città, fotografare, scrivere e inviare il tutto ad un paio di contatti sicuri negli states che avrebbero fatto di tutto per far sì che i miei articoli fossero pubblicati; in secondo luogo avvicinarmi ai soldati per raccogliere informazioni su questa fantomatica guerra in preparazione della quale avevo sentito parlare prima di partire. La sera mi affacciai alla finestra della mia stanza e vidi Kabul avvolta nell’oscurità, squassata ogni tanto dai colpi delle cannonate, illuminata solo dagli incendi che ogni tanto divampavano qui e là nelle strade. Respiravo l’odore acre della polvere da sparo e delle esplosioni, un odore che mi ricordava quello sentito l’undici settembre a New York e che avevo identificato come l’odore della morte. Mi trovavo nell’era post – contemporanea, tecnologicamente in continua evoluzione, l’era delle pubblicità video – satellitari ingannatrici fasulle sporche e colpevoli, delle immagini, centinaia di migliaia di immagini giornaliere che colpivano il cervello di ognuno e lo manipolavano, trasformandolo secondo il volere di un sedicente addetto marketing, esemplare meschino e bio – meccanico dal cervello digitale basato su equazioni instabili atto a produrre onde non oscillatorie di potere, visioni di successo e autoaffermazione, un moderno self – made man che cercava di trasformare il mondo in una copia di una copia di ciò che le maggiori case produttrici intendevano con il concetto di uomo, aiutato e sempre meno ostacolato da mass media compiacenti, asserviti spaventati in fuga rinunciatari, che avevano dimenticato la propria deontologia di informare ad ogni costo dei fatti in tempo reale e in modo veritiero e che sempre di più disinformavano per il piacere sadico e primitivo della distruzione in questo caso specifico intellettuale. Era questa dunque la massima espressione di civiltà alla quale potevamo arrivare? Uccidere i propri simili inneggiando alla guerra santa o alla guerra preventiva? Dio dunque era diventato emblema di ciò che di più distruttivo potesse esserci, paladino ignaro della guerra perchè qualche folle presidente / capo tribù aveva deciso di nominarlo dedicando a lui gli eccidi o invocando la sua protezione in questa guerra? Se davvero esisteva un Dio, cosa della quale ormai ero del tutto insicuro, non riuscivo ad immaginarlo felice di osservare come le proprie creazioni, i suoi figli, amassero uccidersi a vicenda per piacere della conquista o peggio, per mero interesse economico, perché ero totalmente convinto e lo sono ancora ora che dietro le grandi teorie ideologiche e le filosofie apologetiche della guerra altro non ci fosse se non l’unico vero dio dell’uomo: il denaro. Mentre andavo a dormire vidi l’ultima esplosione nel cielo, sentii rimbombare le pareti per la potenza del colpo e dalla strada salivano le urla scomposte dei feriti, il suono delle sirene e il pianto dei bambini, quale sottosviluppato aveva inventato i termini guerra civile, guerra preventiva e guerra santa? Come può essere civile una guerra? La guerra è da sempre veicolo di morte violenza eccidi stupri sottomissione sterminio paura distruzione, e anche se, a detta di qualche sedicente scrittrice che vive sul dolore di interi popoli e costruisce vuoti romanzi colmi solo della propria frustrazione, viene proclamata e celebrata come veicolo di evoluzione perché per le guerre sono nate le più grandi invenzioni, la guerra rimane ciò che di più lontano ci sia dall’aggettivo civile. Non riesco nemmeno a concepire come si possano accostare le figure dei santi con quella della guerra, di conseguenza non vedo alcun motivo per definire la guerra santa, o voluta da dio. Ma la peggiore falsità e idiozia viene dalla contraddizione in termini presente nel sintagma guerra preventiva, una guerra fatta per evitarne un’altra, di conseguenza seguendo il filo del ragionamento si dovrebbe farne un’altra ancora per scongiurare la guerra chiamata preventiva e così via all’infinito per un percorso a spirale che si ritorce su se stesso senza lasciare scampo o dare adito a possibilità differenti dalla violenza. Stupenda magia delle parole così inclini ad essere piegate ad ogni esigenza dalla migliore alla più bieca e meschina, e un grazie speciale a tutti coloro che si divertono ad inventare nuovi costrutti verbali, con il benestare della collettività, solo per giustificare in modo più o meno velato le azioni peggiori. Andai a letto completamente scoraggiato e con un senso di disgusto nello stomaco dato dalla realtà che avevo solo intravisto dall’alto di una finestra d’albergo. Camminavo per le strade di Kabul più o meno liberamente, per quanto potesse esserci libertà nel trovare ad ogni angolo un soldato armato e con il fucile in caccia, pronto a colpire e uccidere tutto ciò che il computer super addestrato che si trovava al posto del suo cervello identificasse come un pericolo. Cercavo di immortalare le immagini peggiori con la mia macchina fotografica per rendere partecipe tutto il mondo degli orrori e della distruzione provocati dai cosiddetti missili intelligenti. Mentre camminavo come facevo da molti giorni, ramingo, tutto osservando, con una profonda pietà nel cuore ogni qualvolta vedessi gli occhi di un civile innocente che guardava la sua casa, tutto quello che aveva costruito ed amato, giacere al suolo in un cumulo di macerie polvere sangue terra sporcizia, mi si avvicinò un bambino facendomi segno di seguirlo con gli occhi invasi dal terrore. Giungemmo dopo poco tempo di fronte ad una casa intorno alla quale c’erano alcuni militari americani e dall’interno provenivano le urla di dolore di qualcuno e le risate di molte altre persone. Entrammo di corsa riuscendo per miracolo ad evitare i soldati di guardia e mi trovai di fronte uno spettacolo che mi gelò il sangue e allo stesso tempo mi fece sorgere nel cuore una rabbia incontrollabile: per terra giaceva un uomo, un afgano con il viso madido di sangue e sudore che veniva ripetutamente colpito da calci pugni sprangate calcio del fucile bastonate, dai militari che ridevano di lui e lo coprivano di ingiurie, io gridai loro di fermarsi, chiesi il perché di questo orrore, uno di loro si girò e mi colpì con il fucile nello stomaco così mi ritrovai in breve tempo al suolo occhi negli occhi con colui che volevo salvare e difendere. I soldati smisero di colpirci, ci fecero alzare e ci portarono via mentre il bambino urlava e piangeva osservando il padre trascinato con la forza fuori casa. Al comando di zona ci chiusero in una stanza evidentemente adibita agli interrogatori senza darci nessuna spiegazione e ci lasciarono lì per qualche ora, non so quante. Io ebbi modo di conoscere l’uomo che era con me, di cui non farò il nome in questo scritto. Parlava l’inglese discretamente così gli chiesi perché i soldati lo stesero torturando, poiché di tortura si trattava, di questo ero sicuro. “Lo fanno sempre, per divertirsi, entrano nelle abitazioni, fanno uscire moglie e figli, chiudono la porta, poi fanno qualche domanda per giustificare a loro stessi quello che stanno per fare, e quindi iniziano a picchiare e torturare il malcapitato, a volte fino alla morte, e mentre lo fanno ridono e si divertono.” In quel preciso istante cominciai ad odiare soldati governi funzionari guerrafondai, che non erano altro che assassini legalizzati violentatori torturatori con le mani sporche di sangue, figli di puttana che si foggiavano del titolo di eroi infangando il significato stesso della parola, in quel preciso istante mi resi conto che tutto il mondo si reggeva su gigantesche bolle di sapone e che l’unico movente in grado di smuovere l’uomo fosse la violenza, il puro e semplice sadico gusto di vedere soffrire i propri simili. Dopo un tempo non calcolabile entrarono due militari e prelevarono il mio compagno di cella ed un altro uomo, ben vestito, elegante e distinto, si sedette di fronte a me.
E ora la seconda poesia della sezione "Confessioni" della raccolta: "Confessioni per la fine del mondo"
* * *
Solitudine io mi perdo,
sguardo distante al grigio
cielo, vorticante
spuma di frangente,
nei tuoi occhi sconosciuti.
Ombrosi clivi
rinfrescati dal tuo profumo,
ove è un dolce crepitio di sterpi
su rocce aride, sognanti.
D’un tratto sussurra il vento.
Il mare vasto e terribile
scroscio silenzioso, disperato,
mentre il crepuscolo disperde
l’ultimo fremito di speranza.
September 21 NonluoghiOra, oggi due cose importanti: una considerazione di carattere sociologico avveniristico e poi la continuazione del romanzo.
Voglio parlare di qualcosa che profondamente affascina il mio istinto ferino e sensibile.........i Nonluoghi
Sapete cosa sono vero? I nonluoghi sn luoghi spersonalizzanti, lontani dai luoghi antropologici... Un esempio: centri commerciali, aeroporti, sale d'attesa, stazioni... In questi luoghi tutto si fonde, le individualità si sfiorano ma non si toccano, gli umani entrano in contatto senza conoscersi...
Perchè mi affascinano? Perchè sono la fotocopia di quello che il nostro mondo sta diventando... Pensateci... Quante volte ci sentiamo irrimediabilmente soli anche e soprattutto in mezzo ad una collettività sconosciuta che non conosciamo nè conosceremo mai...
Gli sguardi delle persone diventano ostili, o almeno a noi sembrano tali... Le voci ci infastidiscono e vorremmo essere lontano da tutto ed ecco la possibilità di esserlo: il nonluogo.
Fuori dai centri commerciali dovrebbero mettere un cartello del tipo: Vuoi immetterti nella folla e sentirti libero e solo? Stare con le persone e contemporanemanete senza di esse? Entra nel nonluogo per eccellenza e dimenticherai te stesso e le tue miserie quotidiane.
Detto questo, ho un sogno: una megautostrada che parta da Lisbona e porti fino a New York, da lì a Los Angeles e poi attrversi il Pacifico fino al Giappone.... Ogni cento km un centro commerciale con albergo casinò benzinaio negozi ecc. ecc. Perchè sogno una simile mostruosità? Perchè sono attratto dai non luoghi, ne sono affscinato, non c'è un perchè. Perdonatemi se vorrei una cosa simile, ma volevo condividere con voi questo mio strano desiderio. E ora la fine del secondo capitolo di Ricordo Perduto.
Feci come aveva detto e mi cercai un albergo. Alle nove in punto ero all’indirizzo segnato, di fronte ad una casa di periferia mal curata, anzi assolutamente invivibile e mi resi conto che la povertà era uguale in ogni paese. Salii le scale fino all’appartamento 33, bussai ma non rispose nessuno, così provai ad entrare e mi accorsi che la porta era stranamente aperta. Entrai e trovai William disteso al centro della stanza in una pozza di sangue, ucciso con due colpi di pistola alla testa, un esecuzione… Sul momento fui più preoccupato per la mia incolumità che dispiaciuto per lui, mi guardai intorno ma non vidi nessuno, così cominciai a cercare nell’appartamento se potesse esserci qualcosa che potesse aiutarmi a far luce su quel mistero e sotto ad un cassetto aperto da coloro che probabilmente avevano ucciso William trovai una lettera che non avevano notato.
“Ciao Steve, ormai ho pochissimo tempo, sento i passi di due uomini che salgono le scale, non posso fuggire, io sono morto e dall’oltretomba ti dico di recarti in *** (Ometto, per ragioni di sicurezza di questa persona l’indirizzo), e lì troverai un plico di fogli a tuo nome contenente tutte le informazioni che sono riuscito a racimolare e documentare, sono informazioni sicure e provate, spero che potrai farne buon uso, d’ora in avanti guardati le spalle e stai attento. Addio.”
Prima di andarmene avvertii la polizia perché venisse a prendere il corpo di William. Andai velocemente all’indirizzo segnato, ma non trovai nessuno, niente plico e nessuna persona ad attendermi, evidentemente chi aveva ucciso William era passato anche da qui, e aveva fatto un lavoro pulito, senza lasciare traccia. Spaventato quella notte stessa partii per Napoli deciso a recarmi al più presto in Afghanistan. Durante i mesi che passai a Napoli scrissi svariati articoli e li spedii ai più importanti quotidiani italiani e americani. La situazione mondiale stava cambiando repentinamente nell’arco di pochi mesi, io faticavo allora a comprendere che cosa stesse succedendo. Ripensavo tuttavia alla storia umana del secondo dopoguerra, all’antica contrapposizione est / ovest caduta a partire dal 1989, al periodo interbellico di relativa calma mondiale nel quale tutti stavamo vivendo da troppo tempo, alla guerra del golfo che aveva lasciato più dubbi che risposte e aveva probabilmente spianato la strada ad altri conflitti. Il presidente aveva deciso di attaccare e sconfiggere il regime dei Talibàn esposto come incarnazione di un male incomprensibile e disumano, fautore di un’ideologia sessista ed anticristiana infedele distruttiva e spaventosa, quasi ci si trovasse di fronte alla figura di satana stesso. Bush si poneva come il liberatore, la benefica aria salvifica che grazie all’aiuto delle sue ali di piombo e polvere da sparo avrebbe soffiato come giusta bufera quasi punizione divina contro coloro che volevano avvolgere il mondo occidentale, il nostro amato ipocrita falso stile di vita, nelle tenebre. Era il marzo 2002, ero a Napoli, lontano migliaia di chilometri dagli States eppure sentivo l’immensa pressione che il governo stava esercitando in tutto il mondo grazie alle affilate armi della propaganda e alle alleanze occidentali del patto NATO. Mi giungevano delle lettere di amici che vivevano a New York e nelle maggiori metropoli americane e che si lamentavano della mancanza di visibilità data all’informazione contro la guerra, identificata dai maggiori network come associata a coloro che volevano distruggere l’america e il mondo occidentale, della segregazione intellettuale di cui soffrivano tutti i pensatori e mi accorgevo che la situazione italiana non era da meno, anzi, la controinformazione non aveva che piccoli spazi su quotidiani a bassa tiratura o letti solo da una parte esigua della popolazione, e mentre la televisione, in primis quella privata, trasmetteva l’immagine di un mondo idilliaco perfetto e retto da equilibri tradizionali quanto fondato su valori propagandati come indissolubili e giusti senza alcun dubbio, la realtà era ben diversa, le fabbriche chiudevano, la violenza della polizia e degli strumenti di governo si intensificava e la libertà d’espressione era ridotta ad una farsa da commedia d’infima categoria. Stavamo tutti dormendo? Chi aveva somministrato agli uomini questo potente gas narcotizzante misto ad una massiccia dose di mescalina purissima grazie alla quale ognuno poteva vivere nel proprio mondo allucinato e quanto mai lontano dalla realtà? Domande senza risposta… Nell’aprile del 2002 conobbi una persona appartenente a vari movimenti antagonisti che mi fece avere un dossier che mi spinse a partire per l’Afghanistan immediatamente, lo riporto integralmente e senza tagli per darvi modo di rendervi conto di quanto gli equilibri mondiali fossero incrinati e quanto sia tutto, ancor oggi, terribilmente precario.
“La Casa Bianca sta per dare la sua iniziale approvazione ad una guerra all'Iraq, meditata prima che il Presidente Bush proferisse la sua dichiarazione sull' "asse del male" nel febbraio del 2002. Il Comandante in Capo del Comando Centrale degli Stati Uniti è a buon punto nei primi preparativi per una guerra, e si incontra regolarmente a Washington con gli ufficiali superiori del Pentagono per sviluppare i principi base del piano di attacco. Come se non bastasse, gli ufficiali superiori americani si incontrano anche con i leader militari e governativi di stati amici del Medio Oriente per assicurarsi il permesso a dispiegare le truppe statunitensi sul loro territorio in previsione di un assalto all'Iraq. Ma è in atto anche una lotta interna al Pentagono sui tempi e le tattiche: molti ufficiali di Washington, guidati dal Segretario della Difesa Donald Rumsfeld sostengono un piano di attacco di tipo innovativo che richiederebbe una forza di invasione approssimativamente di 50-75.000 unità di combattimento. Questo piano, modellato sulla guerra in Afghanistan, si baserebbe sull'estensivo uso della forza aerea americana combinata con l'esteso utilizzo delle Forze Speciali statunitensi e di eserciti "delegati" costituiti da Sciiti e Curdi anti-Hussein. Questo piano è allettante per molti ufficiali dell'Amministrazione perché si potrebbe attivare velocemente, entro i primi mesi dell'autunno del 2002, riducendo così il rischio che la diplomazia internazionale e la protesta interna possano erigere alcuna barriera all'attacco statunitense. Al piano "Afghanistan Redux" si oppongono, comunque, molti ufficiali militari superiori a disagio con l'idea di invadere l'Iraq e occupare Baghdad e preoccupati dal fatto che la piccola forza di invasione americana possa essere divorata dalle divisioni armate irachene. Fanno pressione per un piano maggiormente conservativo, che comporta il dispiegamento di circa 200.000 unità di combattimento, spalleggiata da un’imponente armata navale e aerea. Questo piano, denominato "Desert Storm Lite", richiederebbe diversi mesi aggiuntivi prima di essere messo in moto, spingendo la data teorica di inizio della guerra a febbraio 2003. La data della guerra e la tattica sono tuttora in discussione.”
Dopo aver letto questo dossier decisi di partire per Kabul, interessato oltre che a fare un reportage veritiero sulla barbarie della guerra, anche a raccogliere possibili informazioni su questa guerra che si stava preparando in Iraq. September 19 ...Innanzitutto: uso i ... per il titolo perchè odio titolare qualsiasi cosa, figurarsi interventi sul blog...
Detto questo, continuano oggi 2 cose importanti, la prima è la serie di fotografie prese un po'ì a a caso qua e là, cercando di vedere il bello, e nn sempre il brutto, che ci circonda... Terpia utile e interessante per menti tendenti alla malinconia o all'umor nero, peraltro.
La seconda cosa è la pubblicazione del romanzo lasciata un po' a sè stessa in questo inzio settimana.
Alla fine di questo post troverete la seconda parte del II capitolo di "Ricordo perduto" il mio secondo romanzo, per ora inedita, ma che spero un giorno trovi un editore...
Che altro? Più niente, vi saluto e ci aggiorniamo nei prossimi giorni, a presto...
Se vi va date uno sguarda al blog di Albi (é fra i miei amici) è davvero interessante...
Camminavo tutto il giorno e spesso anche la notte per cercare notizie. Un giorno nei sobborghi esterni della città, fra miseria, palazzi grigi sporchi, carcasse d’auto bruciate, barboni, dove nemmeno i falsi eufemismi come “senzatetto” o “passare a miglior vita” riuscivano a sbiancare una realtà nera, immobile nella propria disperazione, passai di fianco all’interno di un bar nel quale una radio gracchiava strane parole: “La risposta è… Stai ancora dormendo? Cosa ti resta ora delle tue bugie?” Entrai ed ordinai un caffè, il barman mi venne di fronte e disse: “Cosa vai catturando con quell’occhio maledetto amico?” disse indicando la macchina fotografica “Qui non c’è niente da fotografare, le foto che cerchi non sono qui…” “E’ strano” dissi “come l’unica manifestazione di civiltà umana di questi giorni io l’abbia trovata in periferia e non nella moderna e considerata civile city.” Detto questo non parlammo più, la televisione sputava le immagini sofistiche e le abbacinanti pubblicità senza sosta, 24h / 24h, che senso aveva tutto questo? Divina, grande madre dell’uomo moderno, dolce amante comprensiva sempre pronta a soddisfare, abominio meccanico dal cuore catodico e la mente di vetro, da sempre super attrezzato bisturi tecnologico per una lobotomia generale della comunità mondiale, veicolo d’informazione pseudo – culturale attuale modaiola di scarso interesse, l’uomo ti si avvicina titubante e poi innamoratosi spende i propri giorni di fronte a te. Rientrai in bus verso le 2 del mattino del 10 settembre senza niente in mano e con una grande triste malinconia nel cuore. Il giorno dopo, l’11 settembre, mi alzai molto presto e mi recai al world trade center per fare una piccola inchiesta sulla mia vecchia azienda e rendere pubblico il mio licenziamento ingiustificato. Salii a piedi quel giorno e questo mi salvò la vita, mi fermai al XXIII piano per osservare Manhattan dall’alto e mentre stavo per scattare una panoramica vidi un aereo volare basso, troppo basso e poi schiantarsi contro una delle due torri, quella di fianco a dove mi trovavo. In preda al panico cominciai a scendere le scale per arrivare all’esterno. Poco dopo un altro aereo si schiantò contro l’altra torre... Per me è difficile descrivere quei momenti: polvere fumo oscurità folla lacrime sangue grida pianti gente che in preda all’ultimo vestigio di speranza si gettava dagli ultimi piani sfracellandosi al suolo bambini gatti pompieri ambulanze poliziotti militari feriti morti, una folla infernale dalla quale ogni tanto si staccava qualcuno per implorare di salvare una persona cara ancora all’interno, per chiedere cosa fosse successo, è la guerra, è la morte, siamo sotto attacco, USA UNDER ATTACK avrebbero scritto i giornali il giorno dopo. Io ero spaventato sudato tremante, volevo fuggire aiutare urlare vomitare nascondermi. Qualche minuto dopo le torri crollarono e mi sembrò che il mio mondo, tutto quello in cui avevo creduto, avevo amato odiato visto sentito respirato, andasse inesorabilmente in fumo. Una parte di me morì quel giorno, cadde insieme all’orgoglio americano, si dissolse nel vento come la polvere che rese una mattina d’autunno chiara e limpida, oscura e caliginosa come gli antri infernali. Un’immagine mi tormenta ancora da quel giorno: una bambina di non più di 8 – 9 anni che vagava dispersa nella fiumana indifferente che la trasportava di qua e di là, e lei senza senso né direzione volava in mezzo allo sciame brulicante di falene impazzite, sovraeccitate dalla presenza delle telecamere di tutti i network più importanti. In lacrime, senza genitori, sola e non ascoltata metafora lucida di un’innocenza irrimediabilmente perduta. Fu il mio primo incontro ravvicinato con la crudeltà umana e mi cambiò profondamente. Come era stato possibile che la più potente nazione del mondo avesse ricevuto un attacco del genere? Chi l’aveva fatto? In quel giorno non ci pensai, vagai per il Trade Center all’ombra dei fantasmi delle torri ormai inesistenti cercando di aiutare chiunque avesse bisogno e poi andai a casa e dormii per più di 17 ore consecutive. Dopo circa una settimana feci un incontro sconvolgente in un bar che cambiò radicalmente la mia vita e tutto il mio credo, fu nel village, fra artisti disoccupati ragazzi alla moda prostitute spacciatori. Nella penombra notai un uomo distinto, diverso da tutti gli altri, del tutto fuori posto. Nei giorni precedenti avevo pubblicato alcuni articoli in vari giornali indipendenti nei quali domandavo a me stesso e a tutta la nazione il perché di questo attacco, il perché di tutti i morti, dei feriti, ma soprattutto chiedevo perché pur essendo sempre e costantemente tutti sotto controllo grazie a milioni di telecamere e satelliti, nessuna forza di difesa nazionale fosse riuscita a sventare una simile catastrofe. Comunque sia poco dopo il mio ingresso nel locale quest’uomo mi fece cenno di seguirlo all’esterno. Ci ritrovammo presto in vicolo buio e appartato. “Ciao, tu ti chiami Steve giusto?” “Si, e tu?” “Lascia perdere il nome, per ora quello che conta è che tu hai posto delle domande e io ho delle risposte, ma ho poco tempo e tu devi ascoltarmi attentamente” Feci un cenno e cominciò a parlare. “Tra il febbraio 2000 e il giugno 2001 il NORAD, il nostro commando di difesa aerospaziale, fece una serie di esercitazioni e manovre sulla difesa aerea anti-terrorismo che hanno coinvolto velivoli a reazione pilotati a distanza per simulare missili cruise e velivoli dirottati per attaccare a bassa quota le grandi città; ora non ricordo la cifra precisa spesa per questo tipo di esercitazioni ma ti assicuro che è impressionante, ti basti pensare che venne messo a punto un software speciale per poter integrare i dati dei radar appartenenti a differenti servizi, e così attacchi simulati su Savannah, e su Panama City, vennero visualizzati su sofisticati diagrammi creati da questo immenso cervello elettronico nei quali una combinazione di drones a reazione e microjet monoposto rappresentavano missili cruise e aerei suicida che attaccavano a bassa quota. Rimasi in silenzio… “Steve, io ho molto materiale che prova questa ed altre questioni importanti ma devo fuggire dall’ America perché sono braccato e temo per la mia vita, ti posso solo dire che il 7 ottobre gli Stati Uniti entreranno in guerra contro l’Afghanistan.” “Perché dovrei crederti?” “Perché no?” “Non hai risposto alla domanda” “Io parto per Roma, se a ottobre succederà quello che ti ho detto raggiungimi e ti darò tutto il materiale che ti serve, fino ad allora non parlare con nessuno di queste cose e, cosa ancor più importante, non scrivere più nessun articolo.” “Come vuoi, ma come farò a trovarti?” “Ti troverò io.” Detto questo si allontanò e sparì in fretta nelle ombre notturne. Dunque i miei timori sembravano essere fondati, non era solo una mia paranoia data dallo spavento, a quanto pare tutta la nazione soffriva di una grave forma di narcolessia e sembrava essersi svegliata in un mondo diverso da quello che aveva sempre conosciuto e per questo non era in grado di orientarsi né di ricordare nulla ci ciò che fosse successo in precedenza; una situazione del tutto favorevole alle tesi militariste e guerrafondaie del nostro presidente e dei suoi alleati europei, e non era da escludere che a breve l’auto eletto paladino del bene, invasato mentore di una nazione, folle profeta di un male così grande da non poter essere edificato, difensore del bene assoluto mistico e celato dietro comunicati stampa satellitari e mondo - visibili, teorico di un mondo ordinato secondo parametri di perfezione solo sepolcri imbiancati atti a nascondere la realtà scialba dell’interesse meramente economico finanziario di sfruttamento e parassitismo occidentale, non era da escludere, dicevo, che il nostro amato / odiato presidente Gorge W. Bush a breve avrebbe dichiarato guerra, divertimento evidentemente preferito e tramandato da generazioni nella sua famiglia. La sera del 7 ottobre del 2001 mentre facevo i bagagli per recarmi a Roma pensavo dentro me stesso a tesi fantapolitiche di possibili giganteschi complotti planetari e di un mondo orwelliano dal quale non fosse possibile fuggire, non mi rendevo conto della realtà, ero solo spaventato e volevo ritrovare l’unica persona che avrebbe potuto spiegarmi qualcosa. Arrivai a Roma pochi giorni dopo e alla stazione incontrai l’uomo con cui avevo parlato a New York che mi aspettava, ci salutammo ed io ebbi l’opportunità di accorgermi che mentre camminavamo lui continuava a voltarsi smarrito, preoccupato, era in stato di sovreccitazione, dimagrito, bianco, stanco e apparentemente insonne da molti giorni. “Mi chiamo William, non so per quanto potremo rimanere insieme, per ora nessuno ci sta seguendo ma non avremo sempre questa fortuna, io credo di essere spacciato, non mi resta molto, prendi questo…” disse porgendomi un biglietto accuratamente piegato “ora dobbiamo salutarci di nuovo, vieni stasera all’indirizzo che è scritto sul biglietto e, se non sarò ancora morto, potremo parlare, ora va avanti senza voltarti.” September 18 ... Non ho molto tempo, quindi vi faccio un saluto e vi lascio osservare alcune foto scattate in questi due giorni....
La bellezza è intorno a noi dopotutto, nn serve andare a cercarla, è lei che viene da noi...
A presto.
September 16 ...Sapete, non so se a qualcuno interessa davvero ciò che scrivo... Sarà la malinconia di inizio settembre (in verità siamo già a metà settembre), sarà la sensazione del tempo che fugge senza lasciare la minima traccia di sè, sarà il mio essere inguaribilmente insoddisfatto...
Non so che pensare...Sono qui nel mio studio, fisso il pc, le pagine di un romanzo che non riesco a finire, i taccuini su cui annoto le poesie che ormai da tempo ho smesso di usare, la chitarra che non sfioro da tempo, le fotografie sbiadite di un passato che sembra così distante da me, la copertina di un romanzo pubblicato chissà per chi e chissà perchè, i ricordi si accavallano come linee di pensieri solitari e dispersi che faticano a trovare la strada di casa... Sarà il mio sentirmi distante da tutto e tutti, il mio non trovare nulla da fare che mi appaghi davvero, uil mio rincorrere qualcosa che non esiste, il mio essere inadeguato, sentirmi inadeguato sempre, in ogni situazione, i miei cattivi ricordi, i miei buoni ricordi, i miei momenti magici, i miei momenti da dimenticare, i miei discorsi vuoti, le mie mille maschere che indosso, il mioio più profondo... Come posso badare a tutto questo e in più a esami, tesi, amici, fidanzata, sport, hobby, muscisa, passioni, famiglia, me stesso... Come posso mantenere quello che sono all'altezza delle aspettative di tutti quelli che mi conoscono e si aspettano qualcosa da me? Come posso fare tutto ciò che mi è chiesto di fare senza necessariamente perdere qualcosa per strada?
Quanti amici ho già perso? Quanti amori ho vissuto e visto? Quante parole ho già sprecato nella vita? Quanti silenzi ho rovinato, quanti momenti ho buttato, quanti.................................
Nulla... Quanti di voi sanno che nichilismo deriva dalla parola russa nihil che significa appunto niente? A quanti interessa?
Insomma, non mi interessa...Io procedo e vi regalo la prima parte del secondo capitolo di Ricordo Perduto, il mio secondo romanzo e per chi lo leggerà chiedo di lasciare un commento su di esso, sul blog, sulla sua vita...tanto per annullare quella solitudine che ci allontana in continuazione...
CAPITOLO II
New York, 8 settembre 2001. Non avevo ancora lasciato New York, mi ero anzi stabilito in un appartamento in 6th avenue, ed ogni mattina quando uscivo di casa il mio sguardo si soffermava di fronte ad una realtà schizofrenica. Fra i mucchi di stracci cartoni polvere bottiglie vuote fango sporcizia e quant’altro di chi nella 6th avenue viveva e dormiva sul duro asfalto dei marciapiedi, quasi microcosmo in brulicante movimento e snervante immobilità, di tanto in tanto un cartellone pubblicitario abbandonato o uno schermo al plasma dietro una vetrina mi riportavano una lucida visione della realtà ed il manicheismo profondo, interno a questa lacerante separazione fra lo standard ideale video - pubblicitario per sempre fisso in cristallizzazione di pixel catodici o bit plasmatici spalmati dentro a vetrine retro - illuminate con vetro foto - cromatico ultima generazione, e lo standard reale di persone relegate al ruolo di promemoria per la nostra costante fortuna che non ci avrebbe inesorabilmente condotto un giorno a morire di freddo di fronte all’ingresso di una subway, mi rendeva triste, infelice di essere al mondo, e tutta la mia vita mi appariva come qualcosa di non meritato. Stavo dormendo? Era un sogno predeterminato in origine? Era la mia vita? L’angoscia dell’ era post – contemporanea aveva permeato di sé tutto ciò che mi stava attorno, dai distributori elettronici di bibite sigarette panini benzina preservativi fino ai maxischermi e alle telecamere su cui l’anima veniva catturata, digitalizzata e ricreata in uno schedario elettronico, ormai unico portatore di sapienzali verità, adibito alla raccolta d’informazioni. Camminavo quella mattina, come ogni giorno, verso la subway, totalmente immerso nella frenesia della mattutina New York al fianco di altri servili ingranaggi inconsapevoli di una macchina fuori controllo il cui primo motore era stato l’ allargamento militante e spregiudicato dei mercati e dei consumi fino alla riproduzione in scala maggiorata del delirio post alcolico di un programmatore insonne che tutti noi chiamavamo mondo status vivendi normalità. Il mio sguardo indugiò sulla figura di un predicatore fermo all’angolo di una strada; tra le tante invocazioni alla fine del mondo, ad una guerra termonucleare chimico – batteriologica alle porte, io osservavo lo sguardo scettico e schifato dei passanti che lo guardavano come un folle: “Hai visto che schifo?” “Perché non ti trovi un lavoro barbone?” “Alcuni dovrebbero internarli…”. E mi colpiva soprattutto la reazione delle segretarie semi manager in carriera semi donne affermate eterne adolescenti false ingenue senza scrupoli in perfetti tallieur Armani Cavalli Valentino perfetta riproduzione, che passando di fianco a lui, prima di tutto, con la grande precisione da holding finanziaria, lo tastavano per capire se fosse reale e poi di nuovo, divertite, quasi a scovare il tasto on / off di quella macchina antiquata che ancora si preoccupava di qualcosa. La fine del mondo? In diretta sulla NBC o via satellite, comunque sia odience oltre il miliardo e share all’80%; quindi vecchia macchina dai connotati umani troppo umani è ora di sostituirti per reinserirti nel palinsesto mondiale. Mentre varcavo la soglia delle Twin Towers mi chiedevo il perché della trasformazione di tutti. Parlavo con i colleghi all’interno dell’ufficio ormai diventato per tutti campo di una guerra all’esclusione reciproca per una promozione gratificazione nota di merito dal capoufficio semidio irraggiungibile da invidiare in un rapporto di vicendevole uso e sfruttamento sempre più lontano dall’umano, e mi sembrava di essermi di nuovo addormentato, di essere nel peggiore degli incubi: “Come vedi la caduta dei titoli Apple? Visto i miei nuovi calzoni? E tu? Stasera al Dharma? E le azioni Enron? Scusa un attimo… Pronto? Si, mi interessa… scusi ho un’altra chiamata attenda… Sì? Certo che vorrei diventare ricco… ma attenda un attimo, ho una chiamata al cellulare… Scusa ma non ti posso dar retta, torna dopo ok? No, stasera sono in ufficio ma mio figlio…” Questo era il normale colloquio interpersonale fra colleghi con l’uomo – macchina in grado di rispondere a tre telefonate contemporaneamente e intanto emettere suoni incomprensibili per un uomo che gli stava di fronte. Che dolce trasformazione…da homo sapiens sapiens ad homo centralinus tecnologicus, il problema era che la sapienza era stata smarrita. Come ogni giorno avevo timbrato la mia scheda e attendevo che il tempo passasse il più velocemente possibile fingendo di lavorare e non prestando la minima attenzione alle domande che mi venivano rivolte anche perché tutte simili a quelle già esposte poco prima. Mentre osservavo serie più o meno fitte di immagini scorrere sul monitor del mio computer e leggevo le notizie in prima pagina ve n’era una che mi colpiva perché parlava di un possibile attacco terroristico all’Amercia, notizia immediatamente smentita da tutti gli apparati governativi. Perché, mi chiedevo, tante persone importanti si erano scomodate per confutare una notizia infondata? Mi misi ad indagare nel web e mi sentivo un piccolo naufrago all’interno di un mare nel quale era per me sempre più difficile orientarmi. Entravo in un sito di informazioni che mi rimandava ad un altro portale e da lì di nuovo ad un link a sfondo erotico per poi finire in un perfetto sito di incontri al buio ricerca anima gemella per cuori solitari, l’amore patetico trasformato ad una scritta impersonale. “Steve? Il capoufficio desidera parlarti.” Parlare a me? Tre anni che lavoravo in quell’ufficio e non avevo nemmeno l’idea di che faccia avesse il mio superiore più diretto, comunque sia mi diressi nel suo ufficio accompagnato da risatine isteriche semi amplesso sadico e crudele per il male di un collega. “Si sieda Steve?” Che strano modo di rivolgersi a qualcuno, dandogli del lei e poi utilizzando il nome proprio, cosa voleva farmi capire? Io posso decidere di volta in volta se sei degno del tu o del lei? Io ho potere di vita e di morte su tutto, sono il tuo unico signore e padrone? Ad ogni modo qualunque cosa dicesse o facesse per me non aveva alcuna importanza, anche se vedevo lampeggiare dietro le lenti degli occhiali il suo sguardo fisso al monitor che aveva di fronte, quasi totale amorosa simbiosi, venerazione per l’ oracolo al silicio capace di ogni responso, io non capivo perché mi trovassi lì in quel momento. “Steve, lei ha utilizzato risorse operative comuni per scopi individuali, conferma?” “Quali risorse? Può chiarire meglio il concetto?” “L’ho già esposto nel modo più comprensibile per te.” Cioè non aveva emesso suoni incomprensibili com’erano soliti fare tutti quanti? Mi venne però in mente che avevo usato poco prima internet per fare una ricerca in siti non consentiti dal palinsesto aziendale. “Si, ma è stato per pochi secondi e quando mi sono accorto dell’errore mi sono subito disconnesso.” “Pochi secondi? Lei è un pervertito Steve, ho qui sul monitor le foto contenute nel sito in cui sei entrato, mi fai schifo. E’ licenziato, puoi andare.” Intanto, anche mentre me ne andavo continuava a tenere lo sguardo fisso sulle foto pornografiche che io nemmeno avevo visto. Ma sì, guarda pure povera macchina senz’anima, sei già morto e ancora non te ne rendi conto. Quindi non avevo nemmeno un lavoro. Stanco di lavorare per qualcuno o qualcosa di più o meno occulto, di solito infatti mi domandavo dove andassero a finire le informazioni finanziarie che raccoglievamo in ufficio e che dovevamo spedire via mail ad un vero o presunto tale interno 27, forse invenzione malvagia e mascherativa di strutture organizzate più potenti lobbisitico – massoniche, forse solo presta nome per qualche supervisore più importante, decisi di lavorare per me stesso e cominciai a lavorare come giornalista / fotografo freelance. Camminavo tutto il giorno e spesso anche la notte per cercare notizie. September 15 No comment(2)E siccome sono bravo, il primo capitolo lo pubblico subito per intero...
Ecco la continuazione di "No Comment"...
Comunque sia stavo camminando, come ho già detto, e all’improvviso notai che nell’edificio di una nota casa produttrice di hardware le luci erano ancora accese come se tutti stessero ancora lavorando, un fatto alquanto strano visto che nessuno era solito lavorare alla costruzione di microchip alle dieci di sera. Siccome conoscevo una persona che lavorava all’interno decisi di entrare tanto per fare due chiacchiere e chiedere che cosa stesse succedendo. Non appena le porte dell’ascensore si aprirono al trentaduesimo piano dell’edifico mi ritrovai di fronte l’inferno. Sembrava di essere nel centro nevralgico di smistamento dati della Nasa: ovunque carte che volavano bip di computer luci verdi argento rosse arancio… errore fatale… crash nel sistema… pregasi riavviare… e in mezzo a tutto questo, piccole figure sudate si accalcavano l’una sull’altra per risolvere i problemi dati dai mostri meccanici che, quasi come in preda ad un’ estasi di sadismo, non la smettevano di emettere suoni di ogni genere. Una moderna babele quanto mai terrificante in cui nessuno sembrava essersi accorto della mia presenza, così sgattaiolai velocemente attraverso dei corridoi laterali cercando di confondermi con quelli che mi stavano attorno nella speranza di incontrare l’unica persona che potesse spiegarmi quello che stava succedendo, l’amico per salutare il quale ero a quanto pare sceso all’inferno, ma l’ascensore non era salita? Cercando di adattarmi alla frenesia collettiva rispondevo a tutti quelli che incontravo strada facendo e che mi dicevano parole che non comprendevo in una lingua del tutto sconosciuta: hai riconfigurato il sistema in modalità provvisoria? Certamente… hai eliminato le periferiche Primary Slave e master? Come no… Passami la chiave Usb, l’ho lasciata a casa mi spiace… Mi sembravano tutti impazziti, ma finalmente, in mezzo ai dannati dell’ultimo girone scorsi colui che mi avrebbe salvato e che mi appariva come una luce in mezzo a tutte quei diavoli bio – meccanici. “Ciao Bob come va?” “Steve, cosa ci fai qui? Chi ti ha fatto entrare? Scusa ma siamo in un momento di crisi… Dov’è il mio caffè? Rod hai fatto quello che ti avevo detto? Come no?! Chiama un tecnico, un esperto… Scusa Steve ma come vedi siamo in piena emergenza, tutti i sistemi sono impazziti, non vogliono caricare il software di controllo che potrebbe salvarci dal bug, ti rendi conto? Amico forse avremo il privilegio di assistere a qualcosa di grande…” “Io più che qualcosa di grande vedo qualcosa di strano, sembrate tutti impazziti…” Comunque Frank aveva già smesso di ascoltarmi così decisi di andarmene e , passando di nuovo attraverso gli stretti e claustrofobici corridoi secondari ritrovai l’ascensore e in breve tempo l’uscita. Camminai ancora un po’ verso la piazza centrale dove tutti si sarebbero ritrovati per festeggiare il nuovo millennio, oppure per piangere alla fine dell’era dei computer, in entrambi i casi la cosa non mi interessava particolarmente, ma non avevo niente di meglio da fare… Ma ancora mi aspettava lo spettacolo più inquietante… Camminando passai di fronte all’ospedale e vidi stazionare davanti ad esso almeno una trentina di furgoni di altrettanti canali televisivi che intervistavano chiunque passasse di lì, io cercai di sviare ma erano troppi e così fui costretto a fermarmi. “Cosa ne pensa del bug?” “Cos’è il bug?” “Non mi prenda in giro, lei vive nel nostro mondo giusto?” “Per fortuna signorina i nostri mondi sono molto lontani l’uno dall’altro” “Non faccia lo stupido e risponda alla mia domanda, lei sa che da domani forse il mondo che conosciamo non esisterà più?” “Il mio mondo è totalmente indifferente a tutto questo, vive autonomamente, non ha bisogno di computer o altro per esistere.” “Non ha risposto alla mia domanda” “Io credo di si…” “Va bene, va bene, se ne vada.” E mentre mi disse queste parole si spostò di corsa verso l’entrata dell’ospedale dalla quale stavano uscendo due pazienti accompagnati da un medico e siccome la curiosità è umana mi avvicinai. “Mi scusi professore, cosa ne pensa del bug? L’ospedale è pronto ad un’evenienza simile?” “Certo, questo ospedale è dotato dei migliori sistemi d’emergenza, non ci spaventa il bug, siamo pronti a difenderci in ogni modo.” Non sapevo che ci fosse una guerra, nemmeno sapevo che esistessero dei nemici, tuttavia evidentemente il nemico non era esterno, ma interno all’uomo, era la paura che il mondo matematicamente bilanciato su tecno – ritmi computerizzati potesse ritornare a basarsi su bioritmi umani e siccome questo non andava bene a molte grandi aziende costruttrici esse avevano irretito tutti gli uomini facendo loro credere che senza la tecnologia non avrebbero potuto sopravvivere, dimostrando oltre che una grande crudeltà anche una cortissima memoria storica. Orami era quasi mezzanotte quindi mi incamminai e in poco tempo giunsi alla piazza centrale, Times Square, la piazza del tempo, e mai come allora mi sembrò appropriato il nome visto che tutti i presenti avevano lo sguardo fisso ad un cronografo digitale che scandiva anche i millesimi di secondo per meglio dare la percezione dello scorrere del tempo. 3, 2, 1… 2000… Dunque il 2000 era arrivato e come l’orologio digitale, ovviamente comandato da un computer, non era andato in tilt, evidentemente nessun computer aveva causato problemi. Dolce ironia del destino: miliardi spesi, milioni di persone che avevano lavorato, portandosi anche la famiglia sul luogo di lavoro per festeggiare insieme il nuovo millennio, forze dell’ordine in allarme, ospedali in fibrillazione, inferni nascosti all’interno di uffici sovraffollati, task force create per l’occasione, centinaia di migliaia di scarpe da tennis e pizze take away mobilitate per difendersi dal bug, un mondo intero che aveva trattenuto il respiro, per che cosa? Per nulla, per l’ennesima e gigantesca bolla di sapone. Io sinceramente non avevo alcuna voglia di festeggiare così mi diressi verso casa e, spenta la luce sul mondo che mai come allora mi era parso del tutto schizofrenico e lontano da quello che io avrei desiderato, mi addormentai. No CommentIo odio creare titoli per il post, anche perchè non progetto cosa scrivere nel post, lo scrivo e basta...
Dato che sn uno scrittore a tutti gli effetti, seppur emergente, è chiaro, non posso che alzare un grido di allarme per la moria culturale dalla quale il nostro paese è attanagliato... E per paese intendo l'Italia tutta...
Non vi stupiscono best - sellers come i libri di totti o gattuso? Non sentite un brivido lungo la schienza sapendo che in Italia spazzatura simile vende molto di più di libri di scrittori impegnati e migliori come potrebbero essere un baricco, un Mari, persino un Camilleri, divenuto molto famoso dopo lo scneeggiato televisivo dedicato al celebre Montalbano...
Bene se nn provate disgusto per questo stato di cose significa che ormai siete talmente integrati nel sistema da non rendervi nemmeno conto di quanto esso in verità possa distruggere la vostra mente...
E tanto per restare in tema... Voglio iniziare qui la pubblicazione di un altro romanzo, ossequiando quella bella pratica di tanto tempo fa, del romanzo a puntate... Il romanzo in questione si chiama "Ricordo Perduto" e sarà tra breve al vaglio di una casa editrice milanese....
Ho deciso di pubblicare ogni tot una parte di un capitolo, in modo da presentarvi, in un lasso di tempo da definirsi, l'intera opera...
Tenete presente che il tutto è coperto da diritti d'autore, come le poesie e quant'altro...Non lo dico per sfiducia, ma........Non si sa mai...
A presto...
RICORDO PERDUTO
CAPITOLO I
Credete che sia finita? No, la morte è in diretta su maxischermi digitali nei quali un’anima al silicio vi mostra l’evoluzione autodistruttiva e nichilista della specie umana. L’era ipertecnologica dei consumi di massa ha creato radici impazzite di teorie post – contemporanee che si avvolgono al mostro tecno - meccanico in putrefazione mentre le sue valvole esplodono in neri lapilli di zolfo e carbone e le luci al neon tremano sulla superficie metallica del suo cuore.
Voi credete di avere un’anima?
Tu pensi di avere un futuro?
Le 3.43 del mattino di un giorno qualunque. Se state leggendo queste memorie significa che sono morto, ma credo sia meglio cominciare dal principio, dal 1999, 31 dicembre 1999. Si fa un gran parlare della nascita dell’universo, del big bang, dell’evoluzione, ma nessuno sa, o meglio, nessuno comprende di aver assistito ad un inizio ancor più interessante, per quanto di infima importanza: il principio dell’era post - contemporanea, il ventunesimo secolo, nato sotto il segno dell’ancestrale terrore per la fine del mondo che colpisce la specie umana ad ogni cambio di millennio. Perché? Perché raggiunto un certo livello il cervello umano non può più svilupparsi, altrimenti le sinapsi impazzite e schizofreniche del suo sistema neurologico esploderebbero regalandoci probabilmente la visione di miliardi di minuscole esplosioni atomiche di un intenso color porpora; perché siamo limitati, o forse perché lasciando sfogare le nostre ataviche paure riassaporiamo, sia pur per un istante, il piacere di una dimensione istintuale perduta. Così nacque il millenium bug, e da qui comincia la mia storia. Sono sfuggito miracolosamente già tre o quattro volte e ora mi sono volontariamente rinchiuso in una stanza nei sobborghi di New Orleans per potervi regalare queste memorie. Non so se vi sarà gradito il mio regalo, sinceramente spero che nessuno di voi impari nulla da tutto questo, ma per mia personale sete di vendetta ho scelto di raccontare di come voi tutti siate schiavi della peggior macchinazione mai creata dall’uomo: l’illusione del potere decisionale. Ma torniamo a quel fatidico 31 dicembre. Come ogni giorno dopo aver finito di lavorare camminavo nei quartieri di periferia alla ricerca di qualcosa, che cosa? Non lo so nemmeno ora, comunque sia mentre attraversavo una delle zone peggiori della città, una delle mie preferite, assistevo al consueto spettacolo di umanità degradata in maniera più coinvolta del solito, alcune volte di fronte ad un bums che mi chiedeva l’elemosina riuscivo persino a rispondere con un no strozzato invece di guardarlo schifato e andarmene. Le vetrine illuminate mi attraevano e tutto sommato mi sentivo quasi totalmente immerso nel mondo, osservavo scorrere le automobili, le puttane, gli spacciatori e tutti gli esemplari dell’umanità distrutta con una certa ammirazione, senza distacco, mi sentivo solidale con loro. Tuttavia non riuscivo a capire alcune cose: perché ad ogni angolo, sopra ogni lampione ci fosse una telecamera intenta ad osservare ogni minimo spostamento, perché anche in presenza di una così fitta rete di controllo i reati non fossero dimenticati, e in ultimo per quale motivo io dovessi continuamente camminare con questi obiettivi che cercavano di scrutare i movimenti del mio pensiero riportando poi le mie intenzioni sugli schermi davanti ai quali un uomo avrebbe elaborato i dati per scoprire se io fossi colpevole o innocente, che stupenda interazione uomo – macchina… Ne vedevo molti di questi uomini - cyborg iperistruiti ma nonostante tutto continuamente ed inesorabilmente ignoranti mentre osservavano le immagini che il loro terzo occhio elettrodigitale stampava in miliardi di pixel colorati sullo schermo della loro anima digitalizzata. Per loro io e voi non siamo altro che un numero limitato di puntini colorati che compongono un’immagine, quasi rappresentazione figurale della vostra colpa o della vostra innocenza, ma qualcosa stava cambiando… In quella notte si temeva un disastro di dimensioni apocalittiche, tanto che tutte le autorità erano in allerta: i computer potevano fermarsi di colpo, andare in tilt perchè nella loro estrema precisione non avrebbero riconosciuto le cifre doppio zero, regalando a tutti i sistemi operativi un gigantesco crash di livello planetario. Pensate a quante informazioni perdute, sarebbe stato come ritornare al tempo in cui le macchine non avevano il potere di schiavizzare gli uomini relegandoli ad un subdolo rapporto simbiotico grazie al quale ormai tutto poteva comodamente essere fatto via internet, seduti in poltrona. Tutto era online: lavoro, soldi, viaggi, sesso, amore, amicizia, incontri. Vi piacerebbe conoscere una donna ma non siete in grado di avvicinarvi a lei senza un’ansia indescrivibile? Fatelo tramite internet; volete conoscere nuove persone, parlare con loro ma non sapete dove andare? Accendete il computer ed entrate in qualche chat, forum, blog, sito, portale e quant’altro. Dolce, misericordiosa internet, rete di collegamenti istantanei che avvicini un perfetto sconosciuto neozelandese e allontani dall’ amico che abita a non più di due chilometri da casa, come faremmo senza di te? September 12 Malinconia... Probabilmente settembre mi fa malinconico, in effetti settembre, ottobre sono mesi malinconici...
"Aprile è il mese più crudele"...Così cito da un grande poeta...
Se è vero questo, è anche vero che settembre e ottobre sono per me i mesi del ripensamento, della malinconia, i mesi del punto della situazione, i mesi nei quali dedico buona parte della mia giornata a pensare e riflettere su quello che ho fatto e farò, a quello che sono e sarò...
Io non so se per voi è lo stesso...per me è così...per questo l'autunno è la stagione che più amo in assoluto, perchè c'è più tempo per stare in casa e riflettere, o per girare in auto soli e vedere scorrere la vita, magari di notte...Perchè la notte è magia, la notte è il momento nel quale ciò che di magico è rimasto a questo mondo può liberarsi...Il sole non lascia nulla di non detto, la notte invece nasconde fra le sue ombre i più bei segreti della natura e dell'uomo, i segreti della vita... E dopo...E dopo l'esame e un giorno dedicato a me stesso, di pausa, di relax, di sport, rieccomi a scrivere...
Oggi voglio condividere con voi una riflessione sullo scrivere.
Io non voglio scrivere, io devo scrivere, io sono costretto a farlo, e seppure mi dia un senso di sollievo e liberazione ogni volta che fisso qualcosa sulla pagina, sono costretto a farlo, non potrei fare altrimenti, e questo perchè non c'è scelta nell'arte... La scelta è qualcosa che noi possiamo concederci solo nel momento in cui facciamo o diciamo qualcosa che non ci appartiene davvero, che non fa parte di noi... Noi non scegliamo di respirare, lo facciamo per la nostra sopravvivenza, allo stesso modo per me scrivere è utile e indispensabile per avere una vita serena e normale... Vi prego toglietemi tutto ma non la poesia...
Il titolo dice: "E dopo"; non è casuale... L'ho messo perchè ritengo che sia passato tanto tempo da quando ho deciso di iniziare a scrivere qualcosa, la mia prima pagina, e ora, dopo tutto questo tempo, posso dire finalmente di aver concretizzato qualcosa.
Molti pensano che chiunque scriva, lo faccia per la fama, per il successo, per i soldi. Io non sono d'accordo... Se anche è vero che i soldi fanno comodo, non sono la felicità, se anche è vero che è bello essere fermato per la strada e riconosciuto da molti, tuttavia questo alla lunga stanca e mette a disagio, l'unica cosa che conta è il sapere che con le parole che si è scritto si è riusciti a comunicare qualcosa di importante a qualcuno, si è riusciti a regalare un pezzo di noi stessi a qualcun altro, fosse anche una singola e timida persona che non ce lo farà mai sapere...
E' pertanto con la voglia di comunicarvi qualcosa che vi lascio con la prima poesia della sezione "Confessioni" della raccolta "Confessioni per la fine del mondo"...
A presto e grazie per i commenti e i ringraziamenti che mi state facendo in questi giorni, grazie a tutti...
ALL’IMBRUNIRE DELLA MEMORIA
La sera, tiepida, sommessa, immagine crepuscolare, come il mare vasta e docile compagna; il cielo all’imbrunire assorto, in attesa, s’addolciva.
Tutto d’intorno il tempo immobile, carico di ricordi, fievoli sussurri, era una memoria sbiadita, una tela annerita da cristalline ombre di città.
I viali illuminati ove amore e morte si confondono, sono un’eco continua di sguardi e carezze. September 09 continuazione pausa...Ed ecco le ultime cinque strofe del POEMA SACRO...
VI
Il tempo, astratta categoria, vola su rovine carcasse macerie, ove nascono asfodeli e veleni, da cui fuoriescono fumi tossici e ombre illuminate da preghiere alogene di alcolizzati e barboni.
Strade di sangue per i miei fratelli, per i miei mille amanti ho fiori dorati colmi d’incenso e avorio. Luci segrete s’illuminano e ionizzano gli emisferi del pensiero in un tripudio di folgorazioni allucinogene.
Dei del nuovo tempo, plastiche figure di idoli su schermi al plasma ultrapiatti, nomi sconosciuti sopra ogni tessuto, vittime sacrificate al sangue nero della terra, ogni specie di falsità cattiveria sole oscuro fine dell’inverno solitudine. VII
Primavera esplose estatica, cambiamenti, venti di metamorfosi soffiano fra le viole e il gelsomino. Io, la strada, piove sopra l’ultimo respiro della democrazia, sopra una segreta omosessualità, sopra un amore stanco, sopra luci della sera, sopra fiamme di candele in giardini zen ai confini del regno, sopra le mie falsità, sopra l’anaforica ripetizione del silenzio, sopra le stelle e la luna, sopra il cemento e l’acciaio di mostri meccanici, sopra la fine del mondo, sopra ogni chiesa e sopra a dio, sopra il male e la notte.
Un viaggio verso l’oscurità nel domani incerto, nella solitudine del peccato, verso la morte, nel crepuscolo della vita, nell’ora magica della sera, verso la chiave nel sole alla finestra di una dolce sacerdotessa, verso Manhattan e il Village, verso Roma e Chicago, verso i miei rimpianti e il dolore, verso la realtà.
VIII
Nel Getsemani lo smarrimento del peccato, figlio tradito gli ulivi gridano il tuo nome. Dopo mille anni pietre isolate, sporche di luminescenze fosforiche, in turbini di polvere e carbonio, scrivono la pietà sull’ardesia nel cielo.
Ti sto chiamando dall’oscurità nel crepuscolo di ogni orizzonte dove le luci si spengono e una pioggia scura di petrolio e benzina alimenta i roghi nel deserto. Mio dolce amante, allo specchio intravedo il tuo corpo levigato plastico perfetto, mentre l’acqua scorre nel silenzio dell’estate africana.
Sonagli nella notte, schermi lucidi mostrano i nostri desideri segreti. Ho svelato il mio volto, ora ogni enigma è sciolto; ora l’amore brucia nelle fessure del cielo. IX
Ovunque categorie infrante gradini sassi sangue polvere notte tempesta.
Sulla strada lastricata di marmo camminano i desideri dei poveri, negli angoli oscuri delle metropoli decadenti fra divinità pagane e neoformazioni temporalesche, fra cumuli di rifiuti e tubi arrugginiti, fra misteri religiosi e canti sciamanici, fra neon ed esplosioni alogene, fra turbini e schegge di silicio, fra lapilli di carbone, spruzzi di sangue, e aridi campi di grano, fra torri in fiamme e lacrime innocenti, fra mondi e carcasse, fra donne, uomini e milioni di immagini bit e fotografie, filmati suoni rumori città. X
Un campo disabitato, odori d’incenso e sangue rappreso, autunno alle porte, inoltrato, visione decadente di nubi nel cielo.
Rumori di televisori e industrie, carcasse arrugginite di autocarri cromo - silicio – carbone emettono gli ultimi gemiti di dolore. Bagliori nel cielo grigiastro opaco, suoni di tempesta, marcia nuziale interrotta, lacrime in fiamme, strade infuocate, esplosioni al cherosene, esalazioni di mistero e ombra. Alla sommità del tempo dio assiso su un trono di specchi, nuovo inverno terribile.
Alberi spogli e scheletri danzanti, una stampa gettata nel fango, sporca e abbandonata, luci spente, piogge acide e fumi di petrolio, guerra; Ultimo mistero…segreti svelati… silenzio.
pausa...In questa pausa che mi prendo dallo studio, mi decido a scrivere qualcosa sul blog. Non lo faccio perchè credo di avere qualcosa di sensato da dire, non lo faccio per sfogarmi,non lo faccio per una ragione precisa, lo faccio e basta.
Che dire... Ancora non ho fatto un punto della situazione e quindi...ma perchè no? facciamolo.
Il libro è in stampa, uscirà fra una settimana circa, il sito sarà pronto fra breve, vi darò ulteriori info al più presto... Ahhh se vi dovesse capitare di imbattervi in delle locandine pubblicitarie con la mia faccia, niente paura, è dovuto al fatto che cerco, nei limiti del possibile di sponsorizzarmi un po'... E mentre scrivo queste cose mi ritrovo a pensare che un tempo non doveva essere così difficile promuovere qualcosa, e che anche se adesso abbiamo intrnet, televisione, giornali, radio ecc. ecc., non è poi così semplice rendersi evidenti all'opinione pubblica...
Il pc puzza... Non è una frase idiota, è vero... Nella stanza dove lo tengo dopo qualche ora di funzionamento si sente un odore strano, simile all'odore che c'è in una stanza chiusa da anni... Bah che pensieri inutili...
Che altro dire? Magari scriverò qualcosa stasera per conciliarmi il sonno (e conciliarlo anche a voi).
Vi saluto. Aggiungo, come al solito, una poesia, contrariamente alle altre volte, questo è un poema, si chiama poema sacro, e doveva costituire il nucleo di un'altra mostra in preparazione prima che ivan, uno dei miei migliori amici, nonchè artista e fotografo, venisse a mancare.
Ti voglio bene amico mio...
Queste sono le prime cinque strofe...
POEMA SACRO
I
Ho migliaia di giacigli dorati, alcove silenziose e mistiche in cui amo me stesso all’ombra di alberi secolari, intricati rami metallici e vibrazioni elettriche. Nelle aurore scottanti del caldo seme della vita, in un viluppo estatico di mistero e riconoscenza, nel tremolio del caldo orizzonte, oltre i gemiti del freddo, sgorgano sangue e lamenti dalle ferite nel legno di una foresta sotterranea. Rimane, notte assenzio caldo misericordia, oltre l’urlo inascoltato del profeta, su strade identiche, ai bordi fanghiglia carta cadaveri sporcizia croci lacrime; Un bar nel deserto, crocevia eterno per uomini di latta e neon, omosessuali idrogenati al carbonio, intellettuali plastici e pietosi, donne, uomini, animali, poveri ricchi desolanti desolati servi d’umana gloria.
II
Seduto su tubi arrugginiti mastico radici verderame nell’abbraccio emaciato, sole di primavera. Avvampa ogni stelo cromato da vernici possenti e misteriose pozze di sangue. Oggettivo lo sguardo su vettori di coscienza spingendo il pensiero oltre il limite consentito, al di là delle connessioni fasulle del ricordo. Io e un angelo, nudi sotto la pioggia, in amore; voglio carne da mordere, ora sono perfetto, pulito, e in contatto con una divinità pagana.
III
Elevo un canto a dio, seppur non esista. Elevo un canto a dio, anima universale. Elevo un canto a dio, unica notte misteriosa. Elevo un canto a dio, nome spaventoso da ascoltare nel deserto. Elevo un canto a dio, poiché non voglio altro sangue, né lo Stige, non il caldo Flegetonte, né lo Xanto o il Simoenta, non più fiumi malvagi, silenti testimoni di morte. Io canto l’uomo, unico dio per l’umanità in discesa. Io sento ora un mistico flusso che soffia dalla realtà. IV
Il tempo presente è smarrito, il passato brucia le ceneri intorno al futuro.
Bianchi e rossi traccianti nel cielo, due parole nel caldo umore femminile. Quando libertà si strappa le vesti e mostra l’infinita bellezza del suo corpo, il mondo è un immenso rito a Dioniso.
Ma ora è guerra morte esplosioni, uomini soli nella polvere, con diavoli e demoni nel cuore avvolto dalla ruggine.
Gridano i signori coperti dall’oro oscuro, gridano nella libidine perfetta del branco, della vittoria, della violenza. Gridano gli eserciti nell’estasi del sangue. Gridano uomini nella solitudine. Gridano fedeli il nome di un dio insolente. Gridano i poveri la povertà più misera. Gridano i malvagi la durezza della loro idea. Gridano William, Allen, M. dal passato, nel presente. Gridano i generali della terra, immensi totem di nessuna saggezza. Grida la terra violentata. Grida la donna stuprata. Grida l’amore violato. Grida l’universo in tumulto. Gridano contro un oceano Senza ascolto di vibrazioni sonore, onde nell’etere, immagini prive di significato, assenza di un punto, nullificazione nel vuoto cosmico.
V
Dopo l’inverno nucleare, fine di sguardo oltre la coscienza universale, milioni di particelle si scompongono e danno vita ad immagini fosforiche nel rosso suolo magmatico, striato di venature biancastre, dell’ultimo pianeta superstite.
Danzano sopra scheletri di bambini i giovani signori del mondo, ammantati d’un indistinto potere decisionale, nel decadimento del presente disfatto.
Nell’oscurità di Sheol, oltre le rovine della Sears Tower, fra le macerie degli angeli di Michelangelo, danzano i figli di Urizen, sotto scrosci d’elettricità, fra il calore delle vergini di Albione.
Ai confini del mondo brilla una spada di fuoco. Il silenzio metamorfico della notte strappa brandelli di pietà dalla veste del passato, il futuro si oggettiva nel passato, il presente si annienta nel passato.
September 08 Racconto...Racconto...
Pubblico un racconto... In verità nn è un racconto, ma una parte di racconto, qualcosa che non finirò mai e che quindi è giusto pubblicare qui.
Cosa ve ne pare di un pensiero del tipo: Il non luogo è il luogo d'elezione delle anime più sensibili?
Mi è venuto ora e quindi l'ho condiviso con voi...E mi chiedo anche per quale cazzo mai di un motivo non vi decidete a lasciare commenti...vanno bene anche gli insulti, ogni critica va bene, positiva o negativa che sia...
Oggi ho passato di nuovo la giornata a studiare e quindi, per questo motivo non ho nulla da raccontare in verità...Solo voglia di...Nemmeno questo mi è poi così chiaro...
Che modo di scrivere strano che ha la mia mente oggi, devo essere davvero stanco, comunque io pubblico questo racconto, voi leggetelo caso mai non aveste nulla da fare, io intanto mi godo il nulla di cui è da sempre contornata la nostra vita...
LA FORTUNA
Era il 1957, New York rimbombava ancora dei proclami sulla guerra fredda e sul pericolo di una guerra termonucleare, ma per alcune persone tutto questo non era niente. Attraverso i vicoli oscuri del Bronx o di Brooklyn si aggiravano oscure figure che veloci scivolavano all’interno di scantinati e retrobotteghe. Erano i giocatori clandestini, coloro che ogni notte gettavano sul piatto tutta la loro esistenza alla ricerca di un brivido, fosse anche l’ultimo della vita… La nostra storia parte da un pomeriggio e da un appartamento per scapoli sulla Bowery. Jeff si era alzato insolitamente presto, erano le tre del pomeriggio, e la ferita inferta dalla sconfitta della notte precedente bruciava ancora. “Ho giocato tutto, ho scommesso tutto su una mano sfortunata ed ho perso, ecco la verità” pensava Jeff nel silenzio e nella solitudine della cucina mentre metteva a bollire il caffè. Ogni buon giocatore che si rispetti ricorda precisamente ogni istante della partita nella quale ha perso tutto. Jeff era perso, disperato e lo sapeva bene. Non aveva amici, né una famiglia, aveva solo il poker e ora anche quello lo aveva tradito. Nelle ore successive alla colazione pensò più volte al modo di suicidarsi. “Credo che mi impiccherò, però forse è una soluzione troppo usata, dovrei escogitare qualcosa di nuovo…Un avvelenamento forse, oppure potrei bruciare…” Pensieri di questo tipo insomma, ma dopo qualche ora di riflessione decise che sarebbe uscito per cercare un po’ di soldi in un modo o nell’altro. Amava giocare a tal punto che per lui niente nella vita aveva senso se non il gioco, la sfida, il rischio. Uscì di casa con tre dollari e cinquanta in tasca, gli ultimi soldi che gli erano rimasti, uscì e si diresse immediatamente verso la prima tabaccheria, deciso ad acquistare un biglietto della lotteria, se non poteva giocare contro qualcuno, poteva sempre sfidare il destino. Preso il biglietto camminò un po’ per New York senza una meta o una direzione, senza scopo, solo per il piacere di osservare l’umanità pulsante che lo circondava incessantemente. “New York assomiglia sempre di più ad una fogna” pensava, “dalle stamberghe del Bronx fino ai lussuosi loft di Manhattan o di Park Avenue, tutto quanto assomiglia ad un gorgo di fango nel quale bene o male stiamo tutti per affogare.” La tonalità dei suoi pensieri con il passare dei minuti era passata dal grigio scuro al nero dell’inferno, e proprio all’inferno stava pensando mentre passava distrattamente di fronte ad una chiesa. “Se davvero esistesse un Dio!, pensava, “ non lascerebbe la possibilità all’uomo di degradarsi fino a questo punto.” Ad un certo punto provò una sensazione inspiegabile, un desiderio lucido e immenso di entrare in chiesa e di pregare per se stesso, quasi che quella potesse essere la soluzione universale a tutti i suoi problemi, si fottessero le proprie convinzioni atee fino al giorno prima sostenute e vantate con orgoglio, la preghiera ora era l’unico ristoro che poteva trovare. La chiesa era deserta, c’era solo il prete assorto in profonda meditazione, così si sedette e cominciò a pregare alla sua maniera, senza cercare nella memoria formule fisse, ma dando libero sfogo ai suoi pensieri. Fece tutto questo involontariamente ad alta voce, quasi senza rendersene conto. “Ti prego signore fammi diventare ricco, non sono una brava persona, lo so, ma tutto quello che ti chiedo è di avere soldi, fortuna, e di non poter perdere mai più, potrei dare tutto per questo, sono stanco della mia vita da pidocchio, voglio il lusso, perciò ti prego, dammi quello che ti ho chiesto, non lasciarmi marcire in questo cesso…” “Attento figliolo, attento a quello che domandi poiché non solo Dio è in ascolto fra queste mura.” “Che cosa vuol dire padre? Dovrei temere il diavolo anche nella casa del signore?” “Devi temere il diavolo che si annida in ogni uomo, temere la sua volontà di possesso, ogni richiesta prevede un prezzo.” “Io sono disposto a qualunque prezzo pur di avere fortuna e denaro nella vita, qualunque cosa.” “Anche ad uccidere?” Jeff pensò molto a questa domanda prima di rispondere e pensò che dopotutto se si trattava di togliere la vita a qualcuno di inutile, ad un parassita, a qualcuno come lui, allora sì, sarebbe stato disposto anche ad uccidere pur di avere ciò che voleva, pur di non essere più una vittima.” “Sì padre, potrei anche uccidere…” A questo punto accade una cosa che Jeff non dimenticò mai, il prete lo guardò, sorrise e poi scomparve nel nulla, come volatilizzato, e insieme ad esso scomparve anche la chiesa e lui si ritrovò inginocchiato davanti ad una panchina in Central Park. “Questo è molto strano, davvero una cosa impossibile.” pensò Jeff. Ad ogni modo si rialzò e andò verso casa. Quella sera si mise davanti al televisore per attendere l’estrazione dei numeri della lotteria colmo di una segreta speranza, come accade a chiunque acquisti un biglietto della lotteria: sa che le possibilità sono scarse, ma la speranza non demorde mai. I sei numeri erano 13 78 45 9 37 e 7, gli stessi che Jeff aveva sul biglietto. Controllò di nuovo i numeri, poi guardò la posta in gioco, 53 milioni di dollari, una bella somma.
Chissà, magari un giorno lo finirò... A presto e buona serata... September 04 eccociEccoci dunque anche stasera alle prese con il mio quotidiano sproloquio... Tuttavia, alle volte, il silenzio è la miglior arma quindi, dato che non ho nulla da dire, mi limito a presentarvi la quinta poesia della raccolta, nonchè ultima della sezione poesie per G.L. A presto...
NOTTE
Notte, dolce creatrice solitaria che stanchi conduci i nostri passi, sguardo all’errante luna silente, fra misteriosi sentieri d’esistenza; tu, che il sospeso animo, nell’infinito tempo, poni al tuo fianco, di chi sei sorella? Nelle onde eterne, infinito fluire di vita terrena, traccio i sentieri; trame complesse si svolgono, ombre chiare di vita e musicalità, strali di vitalità in amore di follia, ai miei occhi lontani nelle luci dell’eternità. Io mendicante, percorrendo i tuoi sentieri, sole in attesa dell’esplodere del crepuscolo, odo la voce dello scirocco soffiare sulle corde della mia mortalità, ma la luna sorgente porta l’eterna domanda di chi sei figlia notte mia? Come luce nei colori dell’oscurità, quando ogni parola decade, i sentieri ad uno ad uno trovano la loro via, e nulla del pensiero non trasporta, veloce destriero della migrazione, alla meta certa del vostro affanno senza scopo, così io, luce infinita e superba, particolare universale dell’eterna sfida al pensiero, rivolgo in sempiterno le mie mani madide di dolore alla mia dolce madre eterna. Ho corso per mare; la spuma, oltre il limitare dell’orizzonte, fluendo dalla consistenza della vita, si tuffava, al di sotto delle eterne ombre, rimembrare errante in eterno ritorno, dolce e malinconica compagna del nostro viaggio, negli antri rischiarati dalle dorature del fato, e l’io mio s’interrogava, di chi sei madre adorata notte? Morfeo apparve, nelle lunghe veglie, volti ai miei i suoi occhi, rimembrando le morte stagioni, insieme a Forbetore suo fratello; insieme posero il mio senno su un’alta scogliera, le onde attraevano i miei sogni; una leggera brezza colma di sale quanto d’ illusione trasportava il mio pensiero negli sterminati spazi oltre il cosciente, e io vidi e creai, esule e sola, follia, alla mortalità, dolcemente, dal suo terzo fratello. Dolce notte mia, benevola amante effimera che doni a noi, eterni viandanti che a te chiedono un significato, la follia amorosa, il tuo lucente sguardo possa rischiarare ora i sentieri del mio essere. September 03 Buona seraBuona sera a tutti...
L'uomo è schiacciato dalla dimensione della quotidianità...
Come al solito comincio il mio post con un pensiero che mi ha attraversato la mente oggi...
Questa verità mi ha lasciato basito nel momento stesso in cui ho realizzato che vale per chiunque, me compreso. La quotidianità, il mostro moderno della routine giornaliera schiaccia e lascia spesso senza fiato.
Perchè? Perchè presi dal ritmo degli eventi siamo incapaci, di fatto, di fermarci a pensare un minuto a quello che siamo, a ciò che stiamo facendo, al perchè lo stiamo facendo. Pertanto mi sono imposto di sforzarmi perchè questo non accada, non ogni giorno per lo meno, e ho deciso di prendermi del tempo per me stesso non appena ne avrò la possibilità.
Spero basti come antidoto.
Ora qualche comunicazione di servizio. Sono stato contattato dalla mia casa editrice che mi ha comunicato che la presentazione del mio libro avverrà a Roma nella libreria "tra le righe", in una traversa di via Nomentana. La data è il 10 ottobre di quest'anno ovviamente, alle ore 18.00.
Tutti gli amici di Roma sono pertanto pregati di accorrere numerosi, se non altro per capire di che cosa tratta la mia fatica autoriale.
Non avendo molto da raccontare di fatto sulla mia giornata, anche perchè è stata quasi interamente dedicata allo studio, non mi resta altro da fare che salutarvi e aggiornarci a domani.
Come al solito vi lascio con una poesia, continuando in serie la pubblicazione della raccolta "Confessioni per la fine del mondo".
ERRANDO
Esiste, solitario. Infinite ore in attesa, tendente e notturno; all’imbrunire lieve del ricordo, malinconico anelando la morte
oltre il tempo. Nostalgia figlia di rugiada, la tua lontana voce, dolce specchio del cielo, sospira ora al mio cuore.
Pallida, tremula e primaverile malinconia, al profumo dell’inverno: il ricordo eternamente conduce in desertiche lande.
Nubi oscure nascondono orizzonti, osservano l’amore infinito. Nella brezza autunnale, le onde amano la solitudine.
Il cieco errante e solo mendicava
in cerca di se stesso;
la noia, sovrumana sensazione,
le luci dei crepuscoli morenti,
al limitar d’ infinito, oscurava.
Immenso il cielo, colma di lacrime,
anima indefinita,
dolce d’ autunno spiro;
foglie, in cerca di speranza ardono
bramando dio, di fronte alla morte.
Il vino, lucida armonia dei sensi,
aspirazione trita
al lieto ideale,
concedi il riposo nell’illusoria
visione dove nulla è reale.
Sapore di dolce solitudine
occhio alla luce chiuso,
i petali baciano
lacrime di Narciso
nella madida notte silenziosa.
Sorella, nell’eternità, assapori
l’animo tuo ramingo.
Il mendico cieco, fra sterpi, errante
su rocce livide donava eterno
sapore all’illusione.
P.S. Queste erano la terza e quarta poesia della raccolta, contenute nella sezione: Poesie per G.L. Vi lascio indovinare chi si nasconda dietro questo acronimo... September 02 Smemorato...Mi sono dimenticato di aggiungere la seconda poesia della raccolta "Confessioni per la fine del mondo", che fra breve sarà inviata ad un concorso letterario... Speriamo bene.
CANTICO DEL DESTINO
Ritrovano, mesti, una pallida luce i ricordi; l’io, anima infinita, sul viso silenzioso, la notte ritraeva, tra gli spruzzi salati, fini ombre corporee, sopite, rilucevano di malinconia. L’animo mio, pervaso da un tremito, errante pastore dell’infinito, scruta il fato cantare, disteso nella venerea alcova, al di là del silenzio; Nell’intimità dietro l’orizzonte, colmo d’amore avverte il respiro d’ antiche melodie, delle morenti stagioni osserva le orme eterne, e i sogni anela di continuo unica brama presente.
Destino, dolce padre che abbandoni le nostre speranze sulla soglia dell’eternità, è così che compensi la nostra esistenza? Cosa concedi al nostro animo se non solo fatali illusioni? Solo e malinconico sui prati dell’infinito rimane, il nostro spirito ad osservare il pallido candore di raggi lievi che lo trasportano, indefiniti e dolci sulla riva dell’ eternità ai campi eterni.
OggiGli uomini sono ossessionati dalla dimensione dell'eternità...
Perchè iniziare con questa citazione?
Di fatto l'eternità non ha senso se apragoniamo ad essa la nostra vita, o è il contrario? In qualunque modo vogliate leggere questa frase funziona comunque.
Buongiorno a tutti innanzitutto. Ieri ho portato a due amici il mio lbro, e sorpresa, è interessato ad altri, sono piccole conquiste dopotutto. Spero di ricevere al più presto notizie dall'editore, intanto che attendo, in ansia, studio storia contemporanea, scrivo, suono, esco, le solite cose insomma.
Eppure non posso fare a meno di pensare che ci vogliano ordine e metodo per sopravvivere nella vita; una certa regolarità, una certa programmazione. Ora, premettiamo che sono sempre stato contro a programmare la mia vita, mi alzavo e via, quello che doveva succedere succedeva, ma ultimamente, e intendo nell'ultimo anno (tenete presente che il mio conteggio degli anni segue quello scolastico / accademico, per me l'anno va da settembre a luglio, con agosto come un'appendice di riposo) sono arrivato a maturare una solida convinzione nel senso opposto. Non dico di programmare ogni singolo istante, ogni minuto, ogni ora, ma una tabella degli impegni può senza dubbio aiutare...
Ma poi a chi ca**o interessa delle mie abitudini, credo a nessuno... Avete sentito la notizia dei lavavetri di Firenze? Un altro polpettone creato ad arte per sfondarci il cervello e farci rincoglionire per bene... E' proprio estate, si vede che i media non hanno molto da dire, o forse non volgiono dire?
Pensateci, come si andrebbe in vacanza se si conoscessero i milioni di morti giornalieri nelle centinaia di guerre ancora in corso? Non bene... Allora per tacito assenso i media sospendono la loro elencazione di morti e stragi almeno per un po', quel tqanto che basta alla gente per dimenticarsene e vivere serenamente i giorni di festa... Non dico sia giusto o sbagliato, non voglio giudicare, dico che è così e basta...
Non mi sono svegliato proprio con il piede giusto oggi... Ma va bene così, tanto fra qualche ora la mia mente sarà ridotta uno straccio dallo studio, quindi perchè preoccuparsi?
Per ora vi saluto...
P.s. Chiunque sappia un modo sicuro per far conoscere e diffondere il proprio blog me lo faccia sapere, grazie. September 01 Dunque...Dunque, cominciamo...
Ho deciso di aprire un blog qui per vari motivi: voglia di conoscere e farmi conoscere? forse... Un innato narcisismo, un innata voglia di avventura che mi spinge a cercare sempre qualcosa di nuovo...Non avevo mai fatto niente del genere, un amore mio personale per lo sproloquio più totale e per lo stream of consciousness, si scrive così? Cmq ci siamo capiti...
Lasciare aperta la mente e vedere che cosa entra in essa, che cosa continui a transitare per essa e vedere che effetto fa leggere quello che avremmo creato se fossimo stati più accdorti nella selezione dei nostri pensieri reconditi distinti amorfi e... STOP.
Ho fatto queste foto nel corso di vari viaggi che ho fatto, città che ho amato e vissuto, città nelle quali tornerei, città nelle quali non tornerei...
Non sono tutte, alcune sono venute prima dell'era della fotocamera digitale e scannerizzarle sarebbe un po' troppo noioso e stancante quindi beccatevi queste e non rompete...
Dicevo che ho aperto questo blog anche per sponsorizzare me stesso, sì perchè in alto sotto il mio nome dovrebbe esserci scrittore professione: scrittore studente, o viceversa. Scrittore di che direte voi? Romanzi, poesie, canzoni, ma mentre qualche poesia la pubblicherò qua e là nel blog prima o poi, il romanzo dovrebbe essere in uscita a breve nelle librerie "Stranomondo" si chiama, penso valga la pensa di leggerlo... Scusate per il prezzo d copertina un po' alto, ma nopn sono ancora così potente da decidere o imporre alcunchè perciò queste cose le decide la casa editrice... Non appena organizzerò qualcosa a riguardo vi terrò informati...
Ma passiamo all'angolo serio del post... Mi sono interrogato su questo l'altro giorno: come sarebbe andato il mondo se non fossimo stati noi occidentali a colonizzare l'Africa, ma l'Africa a colonizzare noi?
Vi lascio pertanto alle riflessioni che spero mi lascerete scritte come commento... Ogni commento è ben accetto, adoro il pluralismo...
A presto.
E già che ci siamo, ecco la prima poesia che apre un araccolta che è pornta da tempo e spero un giorno trovi un editore...
AUTORITRATTO
Ho visitato angoli folli Amando, al suono Di tamburi notturni, donne Superbe e uomini dolci e puri. Io sono colui che ha respirato La voce silenziosa Del crepuscolo immobile Dell’esistenza, oltre i vostri Desideri.
Ora mi aggiro Per la reale falsità.
P.s. le foto che trovate nell'album: Mostra fannno parte di una mostra fotografica che ho fatto insieme ad un amico e che abbiamo esposto, corredata da mie poesie, in un po' di posti nel nord Italia... Buona visione August 31 PresentazioneInfine anche io ho deciso di crearmi uno spazio qui...Non so quanto lo curerò, per ora cercherò di starci dietro...Ma...
Buona visione del nulla che per ora potrete trovare qui... |
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