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    September 30

    E dunque...

    E dunque... Poichè è domenica e ci sono poche nituzue sui giornali, poichè il sito dell'ANSA è semideserto per los ciopero dei giornalisti della medesima, poichè il post di ieri è abbastanza importante, e ppoichè non ho nulla da dire in questa bella e grigia giornata di fine settembre, vi saluto con una poesia...
    A domani...
     

    SOLITUDINE

     

    Viaggiatori solitari

    persi in notturne foreste

    di significato.

     

    Ebbri di noia e solitudine

    mentre arde il fuoco divino

    in profondità recondite

    di coscienza universale.

     

    (Il tempo danza sopra lapidi

    oscurate da lampidi nostalgia.)

    September 29

    Il punto...

    Dunque dunque dunque... Facciamo il punto della situazione o rischiamo di perderci un po' tutti...
     
    - il libro si chiama "Strano Mondo", l'autore: "Alberio Marco", casa editrice "il filo" - Mursia.
    - Venerdì 5/10 su Radio Orizzonti (fm 88.00) andrà in onda una mia intervista relativa al libro. chiunque non riuscisse a prendere la sintonizzazione può andare su radio orizzonti.it e ascoltare in streaming, oppure contattarmi per ricevere il file cn la stessa. La trasmissione andrà in onda alle 10.30 o in replica alle 18.30.
    - Mercoledì 10/10 alla libreria "Tra le righe" in viale Gorizia, 29 a Roma, ci sarà la presenazione del libro. Ore 18.00. 
    - Il libro si trova in libreria, al massimo si può ordinare e arriva. Si potrà tra breve trovare alla libreria "Il chiostro" a Saronno (VA), o all'Alibi cafè di Ceriano Leghetto.
    - Potete contattarmi via mail: almarco1@hotmail.it, o su msn, il contatto è: almarco1@hotmail.it, oppure qui sul blog. http://marcoalberio.spaces.live.com.
     
    Il punto della situazione si è dimostrato obbligatorio poichè molte persone mi avevano chiesto delucidazioni a riguardo, perdonatemi se sembro ripetitivo, ma un po' di info non guastano mai.
     
    Da oggi introduco una nuova, per così dire, rubrica.
    Ho deciso di prendere una notizia dal sito dell'ANSA che ritengo la più importnate e di commentarla, lasciando poi la parola a voi.
     
    RANGOON - I manifestanti birmani anti-giunta sono pronti a tornare oggi in piazza a Rangoon e a far sentire la propria voce anche durante la visita dell'inviato speciale dell'Onu Ibrahim Gambari atteso nel Paese in giornata. "Siamo pronti a scendere in piazza di nuovo. Ricominceremo ancora e ancora. E abbiamo buone speranze che le cose s'intensificheranno nelle prossime ore", ha detto uno tra più attivi partecipanti alla protesta che da giorni scuote il Paese del sud-est asiatico provocando una dura repressione da parte della giunta militare da 45 anni al potere.

     Il programma della visita di Gambari non è stato reso noto, nelle sue missioni passate in Birmania l'inviato Onu aveva incontrato più volte il capo della giunta, il generale Than Shwe, e una volta anche la leader dell'opposizione e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, gli Stati Uniti premono affinché Gambari possa incontrarla anche in questa occasione. Il diplomatico di origine nigeriana ha oggi il delicato compito di tentare di persuadere il regime militare a risolvere pacificamente la crisi in corso. Intanto questa mattina Rangoon, deserta, è apparsa ancora una volta presidiata dalle forze dell'ordine: le strade che portano alle principali pagode della città sono sbarrate e una ventina di veicoli militari stazionano nei pressi alla pagoda di Sule, teatro delle violenze dei giorni scorsi, mentre le due divisioni dell'esercito impegnate in città nei giorni scorsi hanno ricevuto i rinforzi di una terza.
     
    Finalmente L'ONU si è degnata di intervenire, anche se, a mio avviso, in maniera troppo leggera contro quella che appare ormai come una repressione del tutto simile a Tienammen (Vi ricorda niente?). Le super potenze occidentali tacciono di fronte ad una violazione palese dei diritti umani. La NATO non si espone e tutto perchè?
    Il parere di chi scrive è che sia da imputare lo stato di immobilità alle pressioni russo-cinesi al consiglio di sicurezza e all'assemblea generale delle Nazioni Unite, peraltro radunatasi solo pochi giorni fa (Qualcuno ricorderà il caso del premier Iraniano a Ground Zero). Ancora una volta quindi gli interessi secondari e di terze parti hanno fatto da padroni contro il rispetto della giustizia sociale e delle libertà. In Birmania da 45 anni sopravvive al potere una giunta militare che ha condotto il popolo alla fame e tutto questo nel totale silenzio dei media e dell'opinione pubblica mondiale.
     
    Una domanda a questo punto è spontanea e legittima: Perchè bisogna sempre aspettare fatti di sangue, imponenti manifestazioni, e repressioni durissime per interessarsi di una paese lontano da noi?
     
     
    L'ANGOLO LETTERARIO (Per fare un po' d'ordine, d'ora in avanti chiamerò così lo spazio del post riservato alle pubblicazioni)
     

    “Buona sera, come sta?”

    Mi girai di istinto e riconobbi una persona che, come me, aveva fatto giorni di code estenuanti per esporre un reclamo al municipio senza riuscire a fare nulla.

    “Mi perdoni se le ho lasciato un biglietto, ma la riunione stava cominciando, lei non arrivava e non potevo più aspettarla sul portone. Siccome ho visto che oggi si trovava ad esporre un reclamo ho deciso di invitarla a questa riunione nella quale potrà scoprire fino a che punto la nostra libertà sia minata alla base.”

    Prima di allontanarsi mi porse un plico informativo dal titolo:

     

    “PALLADIUM L’ULTIMA FRONTIERA DEL CONTROLLO MEDIATICO”

     

    Decisi di leggerlo a casa e di ascoltare l’oratore che in quel momento tuonava con una veemenza incredibile, come se di fronte a sé avesse una platea composta da tutti coloro che odiava maggiormente.

    “Ormai da dieci anni i segni della morte del web sono di fronte agli occhi di tutti, solo che voi non li vedete, nessuno li vede perché sono ben mascherati, pensate solo al Clipper chip, quella fottuta chiave che dovrebbe proteggere le informazioni tra i privati ma che non impedisce al governo di violarla a piacimento, oppure pensate alla Total Information Awarness, il totale accesso alle informazioni elaborato da qualche sedicente lavoratore governativo con molta inventiva e pochissimo senso di conservazione della specie.

    Viviamo nell’era del controllo signori, pensate di salvarvi? Alcuni di voi si trovano qui perché sono già stati arrestati per crimini contro la sicurezza nazionale, solo perché hanno proclamato l’importanza della libertà di informazione parola espressione cultura religione, e gli altri presto lo saranno.

    Noi diciamo no ad un mondo governato dalla visone unilaterale occidentale e militarista del nostro presidente. Ci chiamano terroristi, ma io dico che la parola giusta è liberatori.”

    Mi alzai in piedi e gridai il mio consenso, come se fossi invasato, in breve tutti si unirono al mio grido, urlammo fino a svuotare i polmoni, poi ci sedemmo ad ascoltare di nuovo.

    “America On Line, Microsoft, Yahoo ed altri, stanno trasformando internet in una gabbia, nella quale è indispensabile pagare il pedaggio per qualsiasi spostamento, senza però poter arrivare mai da nessuna parte.

    La peggiore di tutti è America On Line, soprattutto nell’aiutare questa sconsiderata amministrazione nel controllo e nella censura della posta elettronica, così come è incredibile che le notizie scottanti sulla medesima amministrazione, sul presidente, sulla polizia e i suoi crimini pestaggi omicidi corruzioni, e la lista sarebbe lunga, tutte queste informazioni dicevo, spariscono magicamente dai motori di ricerca, così come siti web, indirizzi di posta elettronica vengono cancellati, resi inoffensivi censurati distrutti, la terribile macchina del controllo agisce a livello fisio – psico – ideologico e non lascia via di fuga.”

    “Molte aziende di servizi per il web hanno fatto esperienza come censori in Cina, Giordania, Tunisia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Vietnam, ed altri paesi, e anche se non lo ammetteranno mai, ora utilizzano quella abilità qui negli Stati uniti.”

    Quando l’oratore finì il suo discorso mi avviai verso casa conscio che tutto ciò che avevo sentito era vero, e purtroppo inevitabile, e ora me ne rendo conto ancora di più.

    Nel letto lessi il plico informativo che avevo ricevuto:

    Nei computer del futuro funzioneranno solo software autorizzati dalle grandi casi produttrici, monopoliste accentratrici schiaviste, per poter offrire diritti digitali protetti alle case disco – cinematografiche editoriali. Purtroppo spariranno in questo modo milioni e milioni di programmi freeware no profit, un gigantesco olocausto informatico – mediatico a spese della libertà dei privati perpetrato con assoluta determinazione e mancanza di scrupoli dagli attuali detentori del potere: le lobby filo governative dell’industria informatica appoggiate da tutte le più grandi case produttrici mondiali. Il controllo sarà esercitato non solo a livello del software ma anche a livello dell’hardware, in una rivoluzione dei sistemi operativi denominata palladium.

    In questo modo l’intera architettura del PC viene blindata, la comunicazione fra i vari componenti hardware è cifrata, e il PC si avvia grazie ad un chip il cui contenuto è cifrato. All'accensione, il chip verifica il contenuto della ROM di boot e, se è quello previsto dai creatori del chip, ne consente l'esecuzione; poi verifica che l'hardware installato sia costituito esclusivamente da componenti autorizzati, infine verifica la porzione iniziale del sistema operativo e ne consente il caricamento soltanto se è conforme a quanto previsto.

    I sistemi anticopia introdotti finora sono sempre stati fallimentari perché basati esclusivamente sul software, che per natura è facilmente modificabile. Palladium, invece, usa anche hardware dedicato. Rispetto al software, decifrare e modificare l'hardware è enormemente più impegnativo, per cui questo sistema ha ottime possibilità di essere inviolabile.

    La prima conseguenza sarà la fine della pirateria informatica, l’impossibilità totale di creare copie anche legittime, tratte cioè dall’originale posseduto, di qualunque programma canzone film, a vantaggio esclusivo dei magnati discografici che potranno offrire i loro prodotti a pagamento e legalmente via web, come se non bastasse saranno essi a decidere che cosa offrirci perché non ci sarà modo di sfuggire alla rete organizzata di controlli e offerte sempre a maggior prezzo per programmi e prodotti che ora si trovano gratuitamente via web.

    Un’altra conseguenza sarà la diminuzione di qualità dei servizi grazie alla mancanza di concorrenza libera, di fatto distrutta dal monopolio incontrollato che verrà introdotto da palladium.

    Ero totalmente scioccato. Dolci tempi antichi nei quali il palladio, effige di Atena, significava solo protezione e non controllo, il furto del quale condusse Ulisse all’ottavo cerchio.

    A quale inferno il furto della libertà dovrebbe condurre?

    Mi addormentai sconfitto amareggiato, schifato per la derivazione negativa della mia stessa specie.

     

     
     
    September 28

    Info

    Per Prima cosa: Venerdì 5 ottobre, ore 10.30, o alle 18.30 intervista su radio rizzonti fm 88.00...
     
    Comunicazioni di servizio finite...
    2 cose che ho pensato stamattina in giro per Milano: Non sembra anche a voi che le persone siano tutte nevrotiche la mattina?
    Questo mondo vi sembra equilibrato e normale?
     
    Vorrei ricordare la morte del corrispondente giappoese ucciso in Birmania durante la brutale repressione del governo... Vi sembra onesto sparare ad un uomo a terra? Vi sembra giusto reprimere nel sangue una pacifica manifestazione di monaci?
    Inutile dire che dietro a tutto questo potrebbe, e dico potrebbe, esserci l'appoggio, o quantomeno il sostegno,di qualche potenza mondiale (Russia e Cina? Citiamone qualcuna a caso)... Da sempre, e dico sempre, basta studiare un po' la storia per capirlo, dietro alle guere, alle rivolte, alle rivolte represse nel sangue, alla violenza, agli omicidi, ai genocidi, ci sono le superpotenze mondiali... Il ruolo cambia nei secoli a seconda dei paesi che sono potenti, ma il succo delladominazione coloniale, o neo - coloniale, rimane lo stesso...
    Perchè l'occidente si sente incaricato del destino di polizziotto del mondo? Perchè l'occidente crede di possedere il mondo?
     
    Non voglio fare discorsi politici, sia chiaro, non prenderò le parti di nessuno; il mio è un discorso sociologico nel senso che indago la società e mi chiedo: dietro le vetrine luccicanti dei centri commerciali o sui tavoli dei fast - food del mondo,o in qualunque locale di divertimento notturno, perchè non ci si chiede mai dove stia andando il mondo? Non è una domanda difficile e perciò la giro a voi. Cosa è stato, cos'è e come sarà secondo voi il mondo che conosciamo?
     
    Spero possiate rispondere e dare un po' di ottimismo a qualcuno che invece lo sta perdendo del tutto...
     
    E in questo contesto mi sembra indicato il romanzo "Ricordo perduto" che pubblico a puntate qui...
     

    Tornai nel pomeriggio.

    “Buon giorno signorina, mi chiamo Steve e vorrei fare una lamentela.”

    “Buon giorno a lei signore, per le lamentele deve compilare il modulo E132, poi potrà tornare qui ed esporre le proprie preoccupazioni.”

    “Non posso prima esporre ciò che mi preoccupa e poi compilare il modulo? E’ tutto il giorno che aspetto, e se dovessi recarmi ad un altro sportello non farei mai in tempo a fare tutto quanto nel pomeriggio e sarei costretto a tornare domani.”

    “Mi spiace signore, le regole son…”

    “Sono regole, me l’hai già detto, ora smettila di ripetere frasi senza senso come una cazzo di macchina e comportati da essere umano, prendi un foglio di carta e segna quello che ti devo dire.”

    “Signore si calmi o dovrò farla allontanare.”

    “Allontanare? Allontanare!? Il fatto di stare dietro un vetro non ti dà il diritto di crederti dio con me, sono stanco di essere controllato e spiato, scrivilo e mandalo a chi di dovere, stanco capito.” dissi picchiando forte con la mano sul vetro. -Immediatamente si avvicinarono due guardie che mi immobilizzarono e mi portarono via.

    Mi trovai poco dopo in una stanza da interrogatorio, solo e disperato.

    Che cosa mi era preso? Avevo reagito in maniera del tutto sproporzionata fino a farmi arrestare. Era uno scherzo della mente? L’ironia del destino? Ero così stressato da non riuscire più a controllarmi?

    Maledetto mondo moderno, stupida e scialba società occidentale nella quale milioni di ammassi di bosoni e carne si affaticano per delle facezie, che piangono per la privacy, che si danno da fare per avere un certo self – control, che adorano il politically correct e disprezzano eccessi cattiveria durezza intransigenza aggressività rivolta anarchia, chi aveva deciso che il fine ultimo della nostra vita fosse la bontà? Chi aveva scritto sui dettami di comportamento che l’empatia con i nostri simili dovesse essere l’unica filosofia accettata? Perché io ritenevo giusto arrabbiarmi non appena mi fossi sentito minacciato e non mi interessavo, non dico del resto del mondo, che forse è troppo per chiunque, ma nemmeno del mio vicino di casa?

    Tanto dunque aveva agito in me il pensiero moderno, cancrena degenerativa, bispensiero aberrante e mutato, in simbiosi perfetta con l’indifferenza, lobotomia parziale, malattia infettiva, che ogni mente evoluta avrebbe rigettato come la morte?

    Ero dunque diventato già all’epoca ciò che in seguito avrei odiato? Mi ero già trasformato in un indifferente?

    Poco dopo entrò il direttore in persona della sicurezza, si sedette di fronte a me e cominciammo un interessante colloquio, o meglio ciò che ora considero interessante e dal quale avrei dovuto capire molte cose, che allora non capii.

    “Buon giorno Steve, come sta? Si è un po’ calmato?”

    “Si, ora sto meglio, non so cosa mi sia preso, anzi vorrei scusarmi con quella ragazza se possibile.”

    “Più tardi, ora dovrei rivolgerti qualche domanda.”

    “Ok”

    “Come mai eri allo sportello per le lamentele? Qualcosa non va?”

    “Si, in effetti si, mi sento spiato, o meglio in questi giorni ho sentito di essere stato controllato.

    Qualcuno si è introdotto nel mio cellulare, ha spiato la mia posta e, come se non bastasse, la telecamera dell’incrocio di fronte a casa mia punta dritto nella mia finestra. Questo non mi sembra normale, e a te?”

    “Nemmeno a me, e sono sicuro che in realtà nessuno si è introdotto nella tua vita per spiarti, chi lo avrebbe fatto?”

    “Il governo, o meglio qualche organo del governo adibito a questo.”

    “Steve ho letto anche io 1984 e mi è piaciuto come libro, ma la realtà è differente, non siamo sottoposti a nessun controllo, non esistono organi governativi del genere, ci sono i servizi segreti, ma hanno altro da fare che non spiare onesti cittadini, a meno che non avessero un motivo valido per controllarti, in tal caso sarebbe tutto differente.”

    “Nessun motivo, io sono una persona onesta e gradirei essere lasciato stare, non voglio telecamere che mi controllino dalla finestra, né addetti alla mia posta.”

    “E non ce ne sono, la cassetta della posta sarà stata rotta da qualche vandalo, il telefono? Un’interferenza. Si è ripetuta più volte? Più interferenze. La telecamera? O hai visto male, oppure era rotta e si è spostata per non so quale strano motivo.”

    “Voglio lo stesso fare il mio reclamo, per quanto so che sarà inutile.”

    “Sei libero di fare ciò che vuoi.”

    Mi recai allo sportello reclami.

    “Buon giorno, mi scuso per prima, ma non so cosa mia sia…”

    “Non si preoccupi, dica pure.”

    “Vorrei fare un reclamo.”

    “Vada a prendere il modulo E132, lo compili e poi torni qui.”

    Mi rassegnai e andai allo sportello indicatomi, e dopo quasi un’ora di coda ritirai il modulo, lo compilai, ma gli sportelli ormai avevano chiuso, così fui costretto ad andarmene per tornare il giorno seguente.

    Mi presentai allo sportello molto presto, deciso a chiudere questa faccenda il più in fretta possibile.

    “Buon giorno, ecco il modulo che mi aveva chiesto ieri.”

    “Molto bene, mi dia pure un documento, la ricevuta del versamento e la copia del suo atto di nascita prego.”

    “Ma come? Io ho un documento di identità, ma le altre cose non sapevo che servissero.”

    “Ma non è andato allo sportello che le avevo detto?”

    “Si, ma non mai hanno detto nulla di tutto questo.”

    “Mi spiace, ma senza i documenti e la ricevuta io non posso fare nulla. Il versamento può farlo nell’ufficio della tesoreria ma apre nel pomeriggio, mentre la copia del suo atto di nascita può ritirarla all’ufficio dell’anagrafe, al terzo piano. Un altro.”

    Sapevo dal giorno prima che era perfettamente impossibile opporsi a questa donna, non tanto perché fosse potente o investita di una qualche autorità, ma perché, ora me ne rendo conto, rappresentante ignara di un potere troppo grande persino da immaginare.

    Sprecai quasi tutta la giornata in code estenuanti per ritirare ciò che mi serviva e quando tornai allo sportello era chiuso, così tornai di nuovo a casa, deciso che il giorno seguente, l’ultimo di ferie, avrei messo fine, in un modo o nell’altro a tutta questa vicenda.

    Mi presentai di fronte al municipio verso le 7.30 del mattino per essere sicuro di non dover fare una coda inutilmente.

    Passarono circa tre ore e lo sportello non era stato ancora aperto; verso le 11.50 un impiegato venne ad avvisarci che non avrebbe aperto causa disguidi tecnici, ma che avremmo potuto svolgere le nostre pratiche tranquillamente nello stabile 137 che si trovava dalla parte opposta della città.

    Ero ormai del tutto demoralizzato, presi l’autobus insieme a tutti gli altri, in silenzio, senza nessuna lamentela, senza dire alcunché, senza parlare con nessuno, forse avrei dovuto urlare il mio dissenso, protestare per quelle ingiustizie, ma la colpa non era di certo di quell’impiegato. La situazione era perfettamente speculare rispetto ai viaggi in treno: vagone affollato, calca incredibile, quasi bolgia infernale, quasi treno di dannati deportati condannati, follia vicino all’esplosione. Dopo un viaggio di inferno su rotaie che puntano verso il lavoro, verso un altro giorno di ripetizione stanca inesorabile inutile di movimenti faceti quanto colpevoli perché inconsapevoli di accrescere il potere di controllo e di decisione che non risiede nella nostra mente, dopo tutto questo il controllore avvicinandosi chiede il biglietto e si trattiene allora a stento la rabbia perché la colpa non è del controllore. Di chi allora? La colpa non era dell’impiegato, a voler ben vedere nemmeno del sindaco, il capo del municipio, e probabilmente nemmeno del governatore dello stato, tutti eseguivano ordini inconsapevoli e lentamente la macchina della nazione, del mondo, funzionava verso la morte delle speranze e delle utopie, verso l’annichilimento della ragione umana, verso la distruzione dell’idea stessa di libertà.

    Arrivammo di fronte allo stabile 137 verso l’una del pomeriggio e ovviamente lo sportello era chiuso e non avrebbe riaperto fino alle tre.

    Aspettai invano fino alle sei di sera che aprissero lo sportello, poi ripresi l’autobus e tornai verso casa, ma prima di salire strappai tutte le pratiche che avevo fatto rendendomi perfettamente conto che non era servito a nulla lamentarmi per qualcosa che probabilmente esisteva solo nella mia mente.

    Arrivai di fronte all’ingresso del mio palazzo e notai che la telecamera era stata sistemata ed ora non puntava più verso la mia finestra, ma ciò che mi colpì maggiormente fu un biglietto attaccato sulla porta d’ingresso sul quale era scritto: Vuoi la verità? Vai fino in fondo alla strada…

    Mi guardai intorno, ma non c’era nessuno. Mi incamminai e arrivai in breve tempo alla fine della strada e notai che il portone di ingresso di uno stabile era aperto sulla destra.

    Entrai e salii le scale, senza sapere perché, ma non trovai nulla, scesi verso la cantina, la porta era aperta, entrai e vidi che c’erano molte persone presenti a quella che sembrava una riunione nella quale qualcuno stava parlando, così mi sedetti ad ascoltare.

    Il comizio, o presunto tale, sembrava vertere su qualcosa che si chiamava palladium.

    September 27

    ...

    Vi scrivo in questa stupenda giornata autunnale... io amo l'autunno, quindi per me questa, essendo meteopatico al contrario, è una giornata che mi riempie di felicità e di serenità...
     
    Detto questo... La pubblicazione di "Ricordo perduto" sul blog ha ricevuto parecchi consensi quindi continuo...
    Dato che abbiamo finito il terzo capitolo non posso evitare di chiarire una questione: i fatti, la storia, l'intreccio, trattano di cose fittizie, non si rifanno a persone reali, tuttavia le persone conosciute citate, le teorie che vengono espresse, i fatti che fanno da contorno alla vicenda del protagonista sono reali e documentati, come si è purtroppo potuto vedere su tutti i giornali in questi anni...
    Dato che coltivo anche la passione dei fumetti, vi informo che è uscito in edicola l'ultimo Dylan Dog e anche lo speciale...
     
    Non so, magari a qualcuno interessa saperlo... Dopotutto non si può passare la vita a leggere solo Proust o Dante, di tanto in tanto un po' di relax cerebrale è utile e indispensabile...
     
    A presto e buona lettura.
     

    CAPITOLO IV

     

    Mi svegliai presto quella mattina per recarmi al lavoro, un lavoro semplice, di nessuna responsabilità, uno di quei lavori ripetitivi, atti a controllare e schiavizzare l’uomo rendendolo docile attraverso una routine massacrante e senza significato.

    Per chi lavoravo? Per chi redigevo conti facevo ricerche nel web scorrevo le pagine dei giornali spedivo plichi informativi e pubblicitari?

    La perfetta macchina della creazione non poteva essere incrinata nemmeno dall’interno, era stato previsto tutto, non poteva esserci lamentela od obiezione originale, tutto rientrava nei piani dell’azienda multinazionale immensa senza scrupoli, che dominava e re - inventava a proprio piacimento, grazie ad un intricato sistema di holding e finanziarie off – shore, le leggi di mercato. Era l’industria del duemila, il progresso.

    Il mio orario di lavoro era perfettamente equilibrato ma terribilmente irreggimentato: inizio ore 8.15; ogni ora dieci minuti di pausa caffè e per riposare gli occhi, grande conquista del sindacato più agguerrito che emanava proclami alla lotta di classe a partire dalla collocazione di tre tipi di brioche nel distributore posto nell’area ricreativa, perché in questo modo si rendeva più piacevole la vita lavorativa di ogni impiegato; 12.15 pausa per il pranzo di due ore; 14.15 ripresa del lavoro con i consueti dieci minuti all’ora di pausa; 18.15 fine orario di lavoro; straordinari non pagati, malattia e ferie in busta paga, pregasi allacciare le cinture per questo viaggio nell’orrore della vostra vita moderna.

    Quanti sguardi ogni mattina erano più spenti, quante persone ogni giorno morivano dentro e rinunciavano a porsi domande.

    Ognuno dei miei colleghi aveva una vita semplice e rilassata; dopo il lavoro molti di loro si ritrovavano in qualche locale della city per un aperitivo prima di tornare a casa e cenare, la sera alcuni azzeravano loro stessi di fronte a programmi senza senso che il magico mondo televisivo regalava, avanzo della lavorazione degli scarti della mente degli autori di trasmissioni, talk – show, reality show, ogni cosa era diventata uno show, persino mostrare i propri calzoni nuovi in ufficio e declamare il prezzo esorbitante pagato per averli.

    Io facevo parte dei soldatini di carta che ogni giorno, ingrigiti e resi schiavi dalla ripetitività della vita, si recavano negli scintillanti palazzi del centro a spendere la maggior parte del loro tempo in occupazioni degradanti che fomentavano i comportamenti disempatici con colleghi amici parenti mondo, e li rendevano schiavi di ogni banale e inutile novità, in modo che lavorassero ancora di più per avere più soldi da spendere in suddette novità.

    E’ luogo inevitabile che tutto questo d’un tratto dovesse finire, quasi per incanto io mi sarei ritrovato forse un giorno libero o almeno meno condizionato, ma quel tratto non giungeva mai, ogni giorno ripeteva la stanca immagine ripetitiva della copia di sé stesso, ed ogni giorno io morivo inevitabilmente osservando l’ultimo vestigio di una qualche umanità svanire lentamente dentro di me; stavo impazzendo? Qualcuno aveva deciso di torturarmi come una piccola cavia da laboratorio di qualche gigantesco programma di test su esseri umani? Un dio crudele e quanto mai lontano si divertiva sadicamente ad osservare i miei successivi progressi verso il fondo oscuro dei miei più truci pensieri? Il sistema mi stava lentamente convincendo che non sarei stato nulla se non la fine di me stesso? Niente di tutto questo, la situazione era più semplice, io come milioni, miliardi di altre persone ero un uomo comune, ed era dura rendersene conto ogni giorno.

    Comunque da qualche giorno mentre facevo una telefonata, parlavo con qualcuno, visitavo qualche sito – portale – piccolo / grande mondo fittizio di auto - soddisfazione, mi sentivo controllato, o almeno nutrivo suddetta ignobile e fastidiosa sensazione, e una mattina ne ebbi conferma.

    Trovai infatti la mia cassetta delle lettere, ultimo modello virile manifestazione d’appartenenza al pianeta appartamento galassia condominio universo quartiere, sventrata, e tutta la posta rovistata; come se non bastasse nello stesso giorno mentre stavo facendo una telefonata sentii chiaramente una voce estranea sussurrare qualcosa e non poteva essere un’interferenza poiché si ripeté diverse volte durante la telefonata medesima.

    Che fare?

    Per la prima volta da che ero al mondo mi sentivo realmente osservato spiato intercettato, e in definitiva non libero,  violentato nella mia parte più intima: quella quotidianità che per quanto possa essere odiata non sarà mai da meno nell’amore che le viene rivolto; decisi di aspettare qualche giorno prima di prendere una decisione, ma questi fatti continuavano a ripetersi, una mattina addirittura avevo trovato la telecamera posta sul semaforo all’incrocio di fronte a casa mia rivolta verso la finestra della mia cucina. La telecamera era stata spostata da qualche vandalo? Era spenta? Oppure le mie non erano tutte paranoie?

    Mentre camminavo in metropolitana mi si avvicinarono due agenti di polizia per un controllo; non avevo mai amato gli uomini che si ricoprivano di una maschera per sentirsi importanti, soldati grigi e odiosi pronti ad ubbidire ad ogni cosa, cani che hanno più bisogno del bastone che della ciotola del cibo, che scodinzolano e si eccitano solo quando possono far roteare il manganello in faccia a qualche oppositore, solitamente un giovane, una donna, un anziano, insomma un debole, perché sempre amano essere deboli con i forti e forti con i deboli. Comunque sia quella mattina due esseri di questo genere mi chiesero un documento che prontamente, come ogni buon cittadino rispettoso dell’ordine e dell’autorità, porsi loro per essere controllato.

    Il controllo durò più di ogni controllo che avessi mai subito in vita mia: mi tennero fermo di fianco all’ingresso della metropolitana per quasi un’ora mentre uno dei due telefonava ad un misterioso e non meglio identificato “comando stanziale di zona” e l’altro perdeva tempo a frugarmi nella borsa e nelle tasche, alla ricerca di non so cosa.

    Dopo lungo tempo ricevetti indietro i miei documenti e senza scusarsi né ringraziare i due oscuri morti viventi si allontanarono.

    C’erano state troppe coincidenze e quest’ultima del controllo mi spinse ad intervenire in soccorso alla mia stessa libertà.

    Presi qualche giorno di ferie, non pagate, per poter investigare meglio sull’accaduto, e la mattina stessa andai al municipio per esporre reclamo di ciò che mi stava succedendo.

    Mi recai allo sportello adibito per le lamentele e le segnalazioni.

    Il dialogo si svolse più o meno così:

    “Buon giorno, mi chiamo Steve…”

    “Attenda un momento scusi…Si, questo è l’interno 1, per parlare con Tina deve chiamare l’interno 7, no non mi interessa un’enciclopedia per corrispondenza…Ancora solo un minuto e sono da lei…In cosa consiste l’offerta? No, non sono interessata arrivederci…Mi dica pure.”

    “Io vorrei…”

    “Come si chiama?”

    “Ma gliel’ho detto un minuto fa…”

    “Non stavo ascoltando perché dovevo sbrigare delle importanti faccende lavorative al telefono.”

    “Ma qui si trattano acquisti di enciclopedie e affini?”

    “No, che cosa le viene in mente questo è il municipio, non un negozio, avanti il prossimo…”

    “No, aspetti non volevo…”

    Mi ritrovai subito sbalzato all’esterno della fila e ovviamente costretto a rifarla da capo.

    Dopo quasi due ore.

    “Buon giorno, mio chiamo S…”

    “Spiacente signore, ma adesso c’è la pausa pranzo, torni pure nel pomeriggio…”

    “Ma mi ha visto anche prima, aspetti due minuti, il tempo di esporle il mio problema…”

    “Mi spiace signore, ma le regole sono regole, torni nel pomeriggio, grazie e arrivederci…”

    Mi rassegnai alla realtà, questo era il mio mondo, “le regole sono regole signore”, ormai trattare con gli uomini o con i computer era diventato per certi versi molto simile, entrambe le specie rispondevano positivamente se si trovavano a stretto contatto con le regole, in un ambiente ben irreggimentato ed ordinato, a contatto con l’eccezione reagivano nello stesso modo: con il crash del sistema.

    Entrambe le specie avevano ereditato molto l’una dall’altra, acquistando l’una freddezza, serietà, precisione, pulizia, intransigenza e indifferenza, e l’altra inventiva, colore, capacità di variazione, ora erano molto simili, l’una dominava l’altra, ma era difficile distinguere chi fosse dominato e chi dominatore ormai, posto che credevo e credo fermamente che l’uomo sia dominato da ciò che possiede.

     
     
    September 26

    ...

    Oggi, 26 settembre, voglio parlarvi di quaclosa di strano e interessante.
    Stamattina mi sono alzato e guardando fuori dalla finestra mi sono accorto che pioveva. Fin da piccolo sono stato affascinato dal suono dell'acqua, è per me totalmente ipnotico, mi aiuta a studiare a concentrarmi, a sognare, mi aiuta a dormire se voglio, insomma è per me il suono più dolce che esiste.
    Vedendo la pioggia la mia malinconia è dolcemente aumentata e ho cominciato ripensare al tempo dell'infanzia, alle mattine autunnali a casa di mia nonna, come un novello Proust sono andato indietro con la mente fino a quado potevo ricordare e mille e mille sensazioni si sono accavallate nei ricordi... E' stato così bello tornare indietro...
     
    In mezzo al caos dell'insensato e spesso troppo rumoroso presente ho ritrovato un po' di quelle certezze che componevano la mia vita, in mezzo ai frantumi di un oggi che cerca di formare il mio futuro ho ritrovato quadri bellissimi di un passato certo e lontano...
    Spesso porprio perchè il passato è lontano, lo vedo migliore di quanto sia stato in realtà secondo me, ma non è importante, ciò che conta sn le sensazioni che rivivo...
     
    Vi lascio con la fine del III capitolo.
     

    Me ne andai scioccato dalle informazioni ricevute.

    Tremavo al pensiero che a breve le parole contenute nel dossier si sarebbero rilevate veritiere; ci sarebbe stata un’altra guerra, altri massacri, altri eccidi, altre bombe, e come se questa notizia non bastasse ne avevo ricevuta un’altra terrificante: eravamo tutti costantemente monitorati, spiati, e non solo da telecamere visibili e quindi eludibili, ma da telecamere invisibili poste sopra aerei satelliti oggetti volanti, controllate da computer super – intelligenti con la sola funzione di migliorare la visione delle immagini per renderle perfettamente intelligibili all’uomo, ultimo destinatario di questa grande e gigantesca macchina di controllo.

    Partii quella notte stessa per Baghdad, la capitale irachena, deciso ad attendere l’attacco americano per osservarlo dall’interno e non attraverso gli schermi delle televisioni occidentali così abili a mascherare la realtà o per lo meno a modificarla per renderla più appetibile.

    20 marzo…

    La città era immersa in una calma irreale, delirio post – alcolico e post – orgasmico delle misure di sicurezza allestite in città per poter resistere ad un attacco quanto mai imminente, nelle vie sporche deserte distrutte fasulle prima brulicanti di vita, si respirava tutta la nevrastenia del grande dittatore, del comandante capo, quell’ Hussein che non aveva esitato a mettersi contro agli States pur di non scendere a compromessi, la sua folle schizofrenia aleggiava d’intorno empiendo l’aria tremante di spasmi di potere e

    determinazione.

    Ad un tratto un tonfo assordante, intorno polvere grida sangue macerie morti feriti bambini animali automobili militari computer fogli braccia gambe sudore lacrime morte morte morte! Io tremavo ansimavo, colto dalla stessa folle ansia dell’undici settembre, c’era una grande eccitazione in città, ognuno prestava soccorso, ma immediatamente scoppi di missili e colpi della contraerea, l’attacco era iniziato, la terra bruciava di fuoco e di morte, tutto intorno i soldati del rais correvano affaccendati in mille inutili compiti palliativi fasulli dati alla gente perché credesse di avere una chance di vincere questa guerra, combattuta da invisibili e micidiali nemici, da bagliori al fosforo, da oggetti esplosivi che volavano per centinai di miglia prima di colpire e uccidere sterminare distruggere sgretolare case scuole ospedali caserme pozzi soldati donne anziani cani bambini, una guerra ingiusta e di cui loro non sapevano nulla. Quando mai un re combatte le proprie guerre? I soldati e i civili muoiono per cause che non gli appartengono ma, mentre i primi sono colpevoli di aver scelto una vita votata alla violenza, gli altri non hanno colpa ma subiscono quelle dei loro governi.

    Siamo in un mondo di infamia e violenza, di morte e distruzione, un mondo nel quale un bambino in quel preciso istante barcollava di fronte a me sventrato dalla scheggia di un missile e mi implorava con lo sguardo mentre vomitava sangue trasformando la terra in un drappo purpureo.

    Io scappai velocemente fuori dal centro della città, corsi fino ad avere i conati per lo sforzo e mi trovai fuori, stramazzai al suolo e mi addormentai cullato dolcemente dal suono delle bombe e dalle grida disperate.

    Il primo attacco si risolse velocemente.

    Il 9 aprile i marines entrarono a Baghdad e distrussero la statua di Saddam Hussein in piazza paradiso.

    Che ironia! Beffardo destino, padre giocoso, tanta morte in una città con una piazza dedicata al paradiso, che paradosso inutile ma affascinante!

    Se è vero che il volto di satana in persona è apparso nel fumo delle torri di New York, e molto infatti si è detto sull’argomento, fino ad invocare a gran voce una predestinazione di quel massacro, ed è vero che questa piazza, in cui i marines distrussero il simbolo del potere sovrano in Iraq dando finalmente visibilità alla conquista, si chiama piazza paradiso, e così infatti vidi con i miei occhi, cosa dovrei pensare riguardo alla predestinazione, a Dio, a tutto quanto? Nulla? Che questo eccidio è stato voluto da Dio? Che i massacri ai quali ho assistito, la morte, la sofferenza dovessero servire a qualcosa oltre che ad arricchire i potenti signori del mondo? Ora penso solo che tutto ciò che è stato fosse solo un gioco di potere teso all’arricchimento, alla conquista, al delirio mistificatorio auto - glorificante misogino maschilista testosteronico folle dittatoriale razzista e bieco degli oscuri signori del denaro, delle lobby del petrolio americane, dei governanti.

    Mentre tutto il mondo osservava i reportage di guerra fatti dai maggiori network mondiali, la verità era come al solito ben più atroce: i morti non si contavano fra i civili, per non parlare dei mutilati e di coloro che avevano perso tutto tranne la vita e che già si radunavano intorno ai vari imam, capi tribù, santoni, chiunque poteva essere una buona guida se era in grado di scatenare l’odio combattivo e resistenziale di tutti gli iracheni contro gli americani.

    La città era distrutta e di molti quartieri non restavano che cumuli di macerie.

    Io rimasi in Iraq fino all’ aprile dello stesso anno, scattai molte foto, inviai molti articoli e me ne andai con il cuore colmo della convinzione che questa guerra sarebbe durata anni, che l’america si sarebbe ritrovata in un nuovo pantano in stile Vietnam dal quale sarebbe uscita indebolita come nazione ma più ricca nelle singole personalità di pochi fottuti comandanti di popolo presidenti dirigenti militari soci di holding magnati del petrolio e della finanza.

    Andai a Londra per due motivi: volevo rivedere un vecchio amico che avevo conosciuto in Afghanistan al tempo della guerra, e non volevo ancora ritornare in America perché la mia patria dopo che avevo visto che cosa fosse capace di fare ad altri uomini non mi piaceva, ma ancor più di questo, perché era più facile per me spedire i miei resoconti dall’Inghilterra piuttosto che cercare di lavorare in america dove i dissensi erano per il momento messi a tacere o trascurati.

    Incontrai John all’aeroporto il primo maggio del 2003.

    “Come va Steve?”
    ”Io sto bene e tu come stai? Dopo l’Afghanistan ci siamo persi di vista e non mi hai fatto più avere tue notizie.”

    “Non era facile contattarti, nessuno sapeva dove fossi, ci ho provato un paio di volte amico, ma poi ho lasciato perdere, però ho ricevuto il materiale che mi hai inviato sulla guerra e direi che è notevole. Ma tu dove sei stato?”
    ”Dopo l’Afghanistan mi sono trasferito a Baghdad, ero lì il giorno in cui è cominciato l’attacco, credimi se ti dico che non riesco a dimenticare le urla di dolore delle persone.”

    “Civili?”

    “Civili, soldati, bambini, tutti quanti senza distinzione, un massacro.”

    “Qui non è arrivato nulla di quello che dici, i media passano le immagini di una guerra pulita, per quanto lo possa essere, dove i missili intelligenti colpiscono solo obiettivi sensibili.”

    “Ospedali, case, scuole sono considerati obiettivi sensibili?”

    “No, assolutamente”

    “Allora la gabbia delle menzogne questa volta è molto forte, tra l’altro ho visto anche degli strani bagliori da alcuni missili e dopo le esplosioni l’aria era pregna di uno strano odore…”

    “Armi chimiche?”

    “Non lo so, forse un domani sapremo la verità.”

    “Io credo che la verità non la sapremo mai, comunque sia, andiamo a casa mia, ti sistemi, e stasera parleremo meglio e con più calma.”

    Dopo essermi fatto una doccia in effetti mi sentivo meglio, più lucido e avevo smaltito il jet – leg, raggiunsi John in cucina, e di fronte ad un buon vino e ad una cena all’italiana continuammo la nostra discussione.

    “Il problema è che controllano il nostro pensiero…”

    “Chi?”

    “I governi.”

    “Ho ricevuto il materiale sui satelliti spia che mi hai inviato, è sconcertante sapere che siamo costantemente sotto controllo, ma da qui a dire che controllino anche il nostro pensiero…”

    “Non sto parlando di controllo forzato, tipo lavaggio del cervello, mi riferisco a televisioni, radio, giornali, pubblicità, siamo in una dittatura mediatica, tutto il mondo occidentale od occidentalizzato si trova sottoposto ad una schiavitù ideologica perpetrata tramite i mezzi d’informazione.”

    “In questo hai ragione, tuttavia il mio pensiero è libero, ognuno è libero di pensare ciò che vuole, non è libero di dirlo, ma può pensarlo.”

    “Il problema è che questo tipo di sistema impedisce ai pensieri di svilupparsi. Cristo santo, ma non ti guardi intorno?! L’omologazione è totale, perfino nella cosiddetta controcultura, ognuno cerca di inserirsi in una delle maggiori direttrici socio – psico – culturali manifestando la propria appartenenza nel modo di vestire, di parlare e di pensare, e chi credi che abbia creato tutto questo?

    Chi ha formato queste categorie standard fra le quali l’uomo deve scegliere se non vuole rimanere fuori dal circuito mondiale?

    I media, coloro che operano una manipolazione costante della realtà e in questo modo impediscono lo sviluppo di un pensiero critico autonomo, ciò che vogliono i media è l’emanazione diretta di quello che vuole il potere.

    Televisioni, giornali, riviste, pubblicità appartengono al potere e non intendo identificare il potere con un sistema planetario di tipo massonico, ma semplicemente con le persone più ricche e potenti di ogni stato, qui in Inghilterra avete Blair, noi abbiamo Bush e in tutto il mondo ci sono colossi dell’informatica, del petrolio, dell’informazione stessa, dell’energia, tutti questi manipolano la percezione che ogni uomo ha di sé attraverso i miti illusori delle pubblicità, tramite il falso e totalmente disequilibrato benessere apparente che traspare dalle immagini delle famiglie sempre sorridenti, dei vestiti macchine cellulari computer scarpe videofonini, come se l’uomo in sostanza fosse solo in funzione a ciò che possiede.

    Questo non è l’uomo, la nostra specie ha perso il senno.”

    “Certo amico, più i popoli sono ignoranti e meno sono forti, quindi meno sono temuti dai potenti che possono sottometterli e comandarli più facilmente.

    Io ho paura per le nuove generazioni che hanno davanti a loro un futuro incerto di odio razzismo sottomissione guerra denaro morte falsità, temo per le vite di quelli che verranno dopo di noi.”

    “Hai parlato di un futuro incerto, ma ce l’hanno davvero un futuro?

    Il nostro mondo è una continua apologia reiterata del denaro e della violenza, attraverso la manipolazione del pensiero si priva la libertà e si inducono le persone a comportarsi in un certo modo, in che modo? In quello che fa comodo a chi comanda, a chi impone lo status vivendi, un modo politicamente corretto come il pensiero che si vuole obbligare la gente a sviluppare, per poter creare un mondo totalmente sotto controllo, senza anomalie perché vengono subito soppresse, senza pensiero contrario o critico possibile e quindi, in conclusione, senza libertà.”

    “Il punto di non ritorno è stato superato insomma.”

    “Andiamo lentamente scivolando verso la nostra autodistruzione, ogni giorno più vicini e nessuno se ne rende conto, la stupidità della razza umana ormai è totale, la nullificazione dei sentimenti ad opera della ragione, e grazie alle continue manipolazioni indotte dal potere, è totale. Non è più possibile riparare ai danni causati dall’uomo alla natura e agli altri uomini, non possiamo far altro che convivere con il mondo che abbiamo creato distruggendo tutto quello che di bello c’era sul nostro pianeta e nella nostra specie.

    Siamo parassiti che infestano la natura e che a lungo andare distruggeranno tutto quanto.

    Io ho una teoria che chiamo del pensiero negativo: giunti a questo punto della storia e dell’evoluzione del sistema terra, includendo in esso tutti gli esseri viventi, ogni uomo pensando solo a sé stesso, pensiero positivo, sviluppa, in negativo, una quantità variabile di male per il resto della specie, che sommata ad altre quantità porta inevitabilmente all’instabilità totale, alla non sostenibilità e, nel peggiore dei casi, alla distruzione.”

    Mentre parlavamo sentimmo rumore di vetri infranti e, scesi all’ingresso, trovammo i vetri di una finestra frantumati.

    “Che strano, di solito è tranquillo come quartiere.”

    Il giorno seguente mentre camminavo in centro, affisso alle fermate degli autobus, vidi un cartello con la scritta: “secure beneath watchful eyes” che raffigurava un autobus sopra un ponte e sullo sfondo un cielo arancione con qualche occhio sparso, e mi domandai a che prezzo questa vera presunta sicurezza. Milioni di immagini miliardi di byte migliaia di miliardi di bit informatici, codici binari 010101, e il tutto per poter rappresentare le azioni degli uomini su uno schermo, tutto per spiare persino le intenzioni in un’estasi voyeuristica malsana tesa al controllo totale e indifferenziato, mirante alla costruzione di una gigantesca prigione mediatica, affascinante, dove ovunque sepolcri imbiancati, ove per spostarsi, per poter toccare i pezzi che compongono la propria vita è un continuo j’adoube, un angusto pertugio nel quale è ormai impossibile rintracciare un vestigio di libertà reale e indiscussa, lontano da un ideale antico – classico di una qualunque cosa parva sed apta mihi, nel quale tutto è gigantografia di un’immagine fotocopiata, raffigurante il mito unico indiscusso dei nostri tempi: l’apparenza.

    Ero immerso in suddetti malsani pensieri quando una persona distinta mi si parò davanti: “Buon giorno signore dovrebbe venire con noi se possibile” disse indicando la portiera aperta di un auto parcheggiata di fianco a me.

    “E con chi esattamente?”

    Mi mostrò di sfuggita un tesserino su cui era scritto: “Agenzia per la sicurezza nazionale, divisione anti – terrorismo”.

    “Io non vengo da nessuna parte senza…” dopo meno di un secondo mi ritrovai spinto a forza dentro l’auto che si allontanava velocemente dal luogo del rapimento, mi fecero un’ iniezione e persi i sensi.

     
     
    September 25

    ...

    Sempre puntini di sospensione...
    Ringrazio Bona per il commento sarcastico che mi ha lasciato...

    Detto questo... Questo secondo romanzo, che sto pubblicando lentamente, puntata dopo puntata, sul blog, è molto differente dal primo che potete trovare in libreria... Se il primo ha una visione positiva, questo è negativo, realista, pragmatico... Dove nel primo si trova della magia, qui si trova la nuda e spesso durissima realtà...
    Io nn sono mai stato in guerra, nè ho assistito di persona al crollo delle Twin Towers, ma entrambi questi avvenimenti sono stati seguiti e sentiti da me con attenzione...
    Ritengo infatti che non sia possibile interessarsi al mondo solo da un punto di vista unico o ristretto... Non è possibile dimenticare l'attualità a favore della storia e viceversa, poichè la cronaca è la storia di domani e la storia è stata il presente per chi ci ha preceduto... Non possiamo parlare di una guerra senza rifarci alle motivazioni politiche o economiche o ideologiche che l'hanno scatenata...

    Purtroppo gli avvenimenti di cui parlo sono ancora in corso in questo momento, oppure fanno ancora sentire l'eco nel presente...
    Sperando in una soluzione pacifica del meta-conflitto irano-americano vi lascio e vi saluto con la continuazione del terzo capitolo di "Ricordo Perduto"...
    A presto...

    “Buon giorno, come sta?”

    Non risposi…

    “Forse a lei sarà sembrato di vedere qualcosa di irregolare…”

    “Irregolare? Io ho assistito ad un pestaggio ingiustificato e sadico ai danni di un uomo innocente, e intendo rendere partecipe la nostra nazione di quello che i nostri militari fanno normalmente qui a Kabul.”

    “Stavo dicendo: ha creduto di vedere qualcosa di irregolare e se lei evita di formulare accuse o di raccontare a qualcun altro questo spiacevole e assolutamente isolato incidente, il governo degli Stati Uniti non procederà in giudizio contro di lei…”

    “E con quale accusa vorrebbe sostenere un simile ricatto?” dissi sputando sulle carte che mi aveva posto di fronte per essere firmate.

    “Con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale, tentato omicidio ai danni di alcuni soldati, alto tradimento, e le assicuro che queste basterebbero in tempo di guerra per farle passare il resto della sua vita in una prigione.”

    Mentre parlava osservavo le sue mani con disgusto: erano pulite, lisce, curate, come tutto il resto della sua figura, e per questo la sua gentilezza nel parlare mi appariva ancora meno genuina, e totalmente in contraddizione con quello che mi stava dicendo.

    In quel momento mi resi conto che un uomo solo non poteva nulla contro il potere, e che se volevo anche solo sperare di raccontare queste storie di guerra, dovevo essere un uomo libero, così firmai le carte che avevo di fronte e me ne andai.

    Mentre uscivo dal campo vidi i soldati – assassini che bevevano tranquillamente seduti di fronte alle loro tende, senza dare la minima impressione di preoccupazione o pentimento.

    Cominciai a correre, non so perché, corsi per ore in giro per la città e misteriosamente mi trovai di fronte alla casa nella quale era avvenuto il pestaggio.

    L’uomo che avevo “salvato” era seduto sulle scale di fronte all’ingresso con in braccio suo figlio e quando mi vide mi fece un cenno con la testa ma non si avvicinò a me, anzi mi guardò cercando di farmi capire che fosse meglio per me e per lui che io me ne andassi, e così tornai all’albergo.

    Passarono molti mesi, eravamo nel febbraio del 2003, la situazione non era cambiata, era anzi peggiorata da quando l’attenzione internazionale si era spostata dalla guerra in Afghanistan ad una possibile guerra contro il regime di Saddam, e le mie paure e le parole del dossier che avevo letto prima della partenza mi sembravano sempre di più terribili e profetiche.

    Le strade che avevo solcato e le immagini che avevo visto avevano stravolto il mio pensiero e le mie credenze ancor più di quanto avesse fatto l’undici settembre.

    Ogni giorno vedevo la morte danzare nelle strade assumendo le più svariate forme e mi domandavo il perché di tutto questo.

    Ovunque sfollati feriti morti bambini mutilati sofferenti disadattati senza tetto assassini militari civili santoni donne uomini animali bombe aerei mitragliatori pistole giornali radio televisioni telecamere macchine fotografiche giornalisti mercenari aerei accampamenti filo spinato violenza polvere sangue, tutti insieme come nella più infima bolgia infernale. Io mi aggiravo fra di loro pietoso duro commosso arrabbiato nervoso folle, e li osservavo caricandomi di immagini che si sostituivano a quelle fasulle che per tutta la vita avevo visto nelle pubblicità esplicite implicite subliminali di merendine vestiti automobili preservativi alcolici, tutte raffiguranti un mondo fasullo che ora quanto mai mi appariva ammassato in difesa della propria autodistruzione.

    Se la schizofrenia mia era sembrata forte nella visone della povertà sotto i cartelloni pubblicitari a New York, qui la distanza fra l’illusorio allucinato e allucinante fantasmatico ed evanescente sogno di vita occidentale, nel quale, deus ex machina, sempre un anchorman presentatore di successo poteva regalarci una nuova visione di una realtà che non esisteva, che non era mai esistita perché supportata dallo sfruttamento e dalla morte di miliardi di persone, concime da sfruttare per la rigogliosa crescita di un solo quarto del pianeta, e il mondo reale che invece si mostrava in un tutta la sua straziante concisione come una metafora lucida di ciò che l’uomo era stato in grado di edificare, mi sembrava immensa, incolmabile, incalcolabile, un abisso che solo l’immenso schermo nel quale proiettare le menzogne atte a nascondere la verità, poteva oscurare alla vista dei più fortunati che, paghi del proprio benessere illusorio, vivevano una vita di stenti per poter avere status symbol che li facessero sentire importanti nel fragile e triste mondo occidentale.

    Tutto intorno a me vedevo sentivo respiravo razzismo ideologico, culturale, religioso, sentivo ardere lo scontro di civiltà che tutti nel mondo occidentale strumentalizzavano per le più varie ragioni e che io dalla parte opposta della barricata potevo vivere sulla mia pelle.

    Come si era arrivati ad una nuova e più radicale separazione fra est ed ovest? La guerra fredda aveva portato la paura dello sterminio nucleare, e probabilmente molte volte si era arrivati

    vicini alla guerra definitiva, questa nuova contrapposizione dove ci avrebbe condotti?

    Una sera mentre ritornavo verso l’albergo in compagnia di un inglese conosciuto da poco, incontrai due soldati che ritornavano verso il campo base e decisi di avvicinarmi il più possibile per sentire i loro discorsi in cerca di qualche informazione sulla guerra che sembrava imminente.

    “Sembra che l’attacco partirà fra poco tempo.”

    “Quando?”

    “La data precisa non è ancora nota, ma manca poco ormai e poi finalmente potremo andarcene da questo porcile per combattere contro gli iracheni.”

    “Quindi tu hai deciso di partire per l’Iraq?”

    “E perché no? Mi pagano il doppio se combatto di nuovo in aree sensibili durante l’invasione, quindi chi me lo fa fare di rimanere di nuovo qui? Ormai non mi diverto nemmeno più quando puniamo qualche bastardo…”

    I due si fermarono di fronte ad una porta e uno di loro trasse di tasca una lettera, la infilò sotto lo stipite, e poi si allontanarono.

    Poco dopo uscì un uomo, lesse la lettera e la gettò in un cassonetto poco distante per poi rientrare.

    Io mi avvicinai, presi la lettera e mi allontanai di corsa.

    Nella mia stanza la aprii e così era scritto:

     

    All’attenzione del maggiore T.R.Faceny

     

          Oggetto: Comunicazioni riguardo protocollo ID – 73241.

     

    Il comando di zona stanziato a nord di Kabul comunica che gli aerei sono pronti al decollo e le orbite dei nuovi satelliti sono state comunicate.

    Prega di presentarsi domani alle 6.30 ora locale per autorizzare l’inizio dell’esplorazione.

     

    Alle 6.00 ero già al comando di zona a nord in attesa che succedesse qualcosa, e verso le 6.30 cominciò ad esserci un discreto movimento di automobili camion soldati, poiché l’uomo che la sera prima avevo visto aprire la lettera entrò nel perimetro del comando, e non molto tempo dopo vidi alzarsi in volo, con decollo verticale, un aereo senza nessun pilota e con quella che mi sembrò una telecamera attaccata sotto.

    Stazionò immobile in cielo per qualche minuto, dopodichè si allontanò.

    Io mi avvicinai all’ingresso del campo custodito da due guardie armate e facendo loro vedere la mia tessera da giornalista riuscii ad avere il permesso di fare un giro perlustrativo per il campo con la scusa di un servizio celebrativo per le nostre forze armate.

    Quando incontrai il maggiore Faceny mi avvicinai e chiesi il permesso di intervistarlo.

    “Maggiore Faceny posso intervistarla?”

    “Certo ragazzo, andiamo nel mio alloggio.”

    Entrammo nella sua tenda da accampamento super attrezzata, con computer, allacciamento idrico, luce rilassante da salotto tipo Ikea, mobili perfino, e cominciammo un’interessante discussione.

    “Maggiore, mentre ero fuori dal perimetro del campo per

    un’ indagine sulle cellule terroristiche ho notato che un velivolo senza pilota si è alzato in volo, di cosa si tratta?”

    “Io ora le comunicherò delle informazioni riservate, ma lei deve promettermi che quando sarà finito tutto questo, renderà pubblico il mio nome regalandomi la notorietà.”

    Promisi…

    “Il velivolo che ha visto alzarsi in volo è un aereo – spia. Ce ne sono molti in circolazione, più di quanti possa immaginare, servono per fotografare a grande risoluzione obiettivi non autorizzati, e in questo caso vengono spediti a sorvolare il perimetro iracheno prima dell’attacco.”

    “L’attacco è imminente?”

    “E’ tutto pronto, i bombardamenti inizieranno il 20 marzo, fra quattro giorni, e avranno l’ordine di non cessare fino a quando la resistenza irachena non sarà ridotta un cumulo di macerie.”

    “Ritornando agli aerei spia, è vero che vengono utilizzati anche per controllare i civili?”

    “Alcuni aerei spia vengono utilizzati nelle metropoli mondiali come forma di controllo dalla polizia per indagare e spiare possibili criminali, il cittadino onesto non ha nulla da temere ovviamente.”

    “Tuttavia non è possibile impedire che vengano immortalati nelle foto anche cittadini onesti.”

    “Certo ma se uno non ha niente da nascondere…”

    “Esistono altri sistemi di spionaggio all’avanguardia?”

    “Io preferirei chiamarli sistemi di controllo, comunque ci sono i satelliti, centinaia di satelliti mandati in orbita dal governo per controllare più territorio possibile, purtroppo le foto satellitari hanno ancora una risoluzione bassa, e non permettono ingrandimenti troppo dettagliati, ma sono utilissimi ai servizi segreti per monitorare cosa stia succedendo in paesi a rischio come l’Iran, la Siria, la Libia e altri.”

    “Questi satelliti come funzionano?”

    “E’ molto semplice: seguono un’ orbita intorno alla terra predefinita e fotografano ad intervalli regolari, poi spediscono le fotografie in un computer che rielabora le immagini localizzando alla perfezione l’area fotografata e mostrando tutte le informazioni correlate all’area di interesse.”

    “Ce ne sono molti?”

    “Moltissimi, ormai abbiamo una copertura quasi totale sulle cosiddette aree a rischio grazie anche all’aiuto degli alleati europei.”

    “Oltre ai satelliti c’è altro?”

    “Ci sono due progetti ma sono in fase sperimentale: una telecamera volante, e l’intercettazione del pensiero.

    La prima è in fase di progettazione e dovrebbe essere operativa fra qualche anno, consta di una telecamera montata su un piccolo oggetto volante in grado di sorvolare aree piccole, come per esempio una stazione a non più di 25 m di altezza, dando una visione integrale e tempestiva di tutto il perimetro.

    Il secondo è un po’ particolare ma affascinante.

    E' noto che il cervello emette debolissimi segnali elettromagnetici che vengono captati dalle apparecchiature per elettroencefalogramma che altro non è che la rilevazione e la misurazione a fini diagnostici dell'attività elettrica del cervello.

    Ad un certo punto si è pensato che questo potesse essere fatto anche da distanze maggiori ricorrendo a strumenti molto più sofisticati e selettivi di quelli correntemente in uso.

    Per ora questo rimane un progetto non realizzabile soprattutto per la mancanza delle adatte tecnologie.

    I processi chimici, elettrici e biologici alla base della formazione del pensiero, infatti, sono complessi e in parte ancora misteriosi, talmente complessi che non è neppure possibile determinare ipoteticamente quanto potente dovrebbe essere un sistema di calcolo artificiale in grado di simulare la generazione di un pensiero articolato di tipo umano. Probabilmente dovrebbe essere impiegata una macchina forse migliaia, milioni di volte più potente del più potente computer mai creato fino ad oggi dal genere umano, quindi per ora questa rimane un’ ipotesi, affascinante, invitante, ma pur sempre irreale.

    Pensi per un momento se da domani tutto questo si potesse realizzare, vivremmo in un mondo migliore, con una psico – polizia adibita a prevenire i delitti, e potremmo sostituire tutti i giudici con dei computer sofisticati in grado di leggere tutti i pensieri dell’imputato senza lasciare scampo, un mondo migliore ragazzo mio, un mondo migliore.”

    “Certo, la ringrazio maggiore Faceny, arrivederci.”

    “Arrivederci.”

    September 24

    Bologna

    24 settembre 2007... Sono appena tornato da Bologna dopo una giornata spesa con un buon amico a cercare materiale per la tesi di laurea (Sua, non mia, per specificare)... Bologna è una città stupenda, vi si respira un'aria leggera, un'aria quasi di campagna, di apese, di familiarità...
    Una città a misura d'uomo che consiglio a tutti di visitare. Un giorno purtroppo è poco per vedere tutto, ma qualcosa siamo riusciti a visitare (Palazzo d'Accursio, Torre degli asinelli, Basilica di S. Petronio, Basilica di S. Stefano, il parco). Spero di ritronarci e fermarmici per la notte...
    Prossimi viaggi che spero di fare: Firenze, Venezia, Parigi...
     
    Ho inserito un altro album, ovviamente riguardante Bologna, guardatelo e fatemi sapere...
    Un aiuto: Potreste dirmi a quale stile artistico si può far risalire la basilica di san Petronio?
    Grazie, non riesco a dormire con questo dubbio...
     
    Per oggi ho deciso di non pubblicare un'altra parte del romanzo, ma di continuare con la pubblicazione di un paio di poesie, tanto per non dimenticare che nasco come poeta e sono diventato un romanziere...
     
    Una riflessione: Quando i bagni delle stazioni e dei treni saranno sempre puliti, allora saremo, forse, una società più civile... Spero almeno...
     
    A presto...
    Vi lascio il mio contatto su msn: almarco1@hotmail.it, che poi è anche la mia mail, chissà mai che qualcuno volesse contattarmi...
     
    A presto...
     
     

    *              *              *

     

    Solitudine talvolta,

    passanti silenziosi

    ed anonimi, si mostra

    fra le ombre lunari.

     

    Cristalli d’umana

    memoria ardono

    in braci caritatevoli

    fra le tue braccia livide.

     

    Verità celata

    e danzante, rimorso

    annoso ed eterno,

    vitale sensazione.

     

    *  *  *

    Irredenti sguardi,

    luci silenziose.

     

    Osservo la libertà

    attraverso scorci

     

    di miseria, e vedo

    frammenti di promesse

    evanescenti, in un diluvio di solitudine.

     

     

     

    September 23

    scuse...

    Mi scuso se il mio blog è diventato invisibile per qualche tempo, ma, seppur non abbia capito come, ora è ritornato...
     
    Buonanotte o buona lettura a tutti... 

    ...

    Continua la serie infinita dei puntini di sospensione e la serie infinita delle pubblicazioni via web...
    Ho talmente tante cose da pubblicare che credo di poter coprire un tempo abbastanza lungo prima di cominciare a pubblicare qualcosa di appena composto...
     
    Ma questo non è importante, ciò che è realmente importante è una riflessione... Vorrei che ci fermassimo un momento a pensare a tutte quelle volte che ci siamo sentiti inutili, non importanti, soli, abbandonati e poi ad un tratto qualcuno di sconosxciuto a fatto un gesto che ci ha risollevati... A me è successo stamattina quando, aprendo la mail ho trovato un m,essaggio di una persona che non conoscevo ma che mi ha fatto capire quanto le parole colpiscano in profondità le persone e di quanto in definitiva esse siano più forti anche di una stretta di mano o di un incontro... Le paorle sono il potere maggiore dell'uomo, questo è quello che volevo dire, oltre a ringraziare la persona che mi ha scirtto per avermi risollevato la giornata iniziata in maniera pessima...
     
    Grazie, grazie, grazie... 
     
     
    September 22

    ...

    SIETE SINCERAMENTE INVITATI A COMMENTARE, IN BENE O IN MALE, OGNI COSA VOI ABBIATE VOGLIA DI COMMENTARE...
    L'AUTORE DI TUTTO CIO' CHE TROVATE SCRITTO IN QUESTO BLOG HA BISOGNO DELLE VOSTRE CRITICHE...
     
    GRAZIE MILLE. 

    ...

    E ritorniamo ai buoni e cari tre puntini di sospensione...
    Oggi una notizia importante... Sono finito sul giornale... Sia sul notiziario che su informazona, sulla prealpina fra un po'...
    Sn giornali locali, ma è già qualcosa dopotutto... Piano piano... piano piano...
     
    Una riflessione... Mi sono sempre chiesto che cosa le persone avrebbero pensato di me fra cento anni, fra mille, fra diecimila... Probabilemnte non penseranno nulla di me, e io sarò dimenticato, eppure non è bello pesnare solo per un attimo che di fatto qualcuno leggerà fra tantissimi anni qualcosa che ci riguarda e pensi a noi con un sorriso sulle labbra... L'eternità non esiste per noi mortali, ma è proprio questa la nostra forza. Sapendo che un giorno o l'altro tutto questo dovrà finire, noi comunque viviamo ogni giorno come se fosse l'ultimo, come se restassero opche ore... Rileggendo "La sera del dì di festa" di Leopardi, ho capito che per noi, se lo vogliamo, tutta la vita può essere come la dolce attesa di un momento stupendo...
     
    Via con le pubblicazioni ora...
    Per primo la prima parte del III capitolo di "Ricordo perduto"...
     
     

    CAPITOLO III

     

    Era il 1 maggio del 2002 quando entrai per la prima volta a Kabul passando attraverso innumerevoli check – in posti di blocco comandi e campi base.

    Ero un freelance, volevo dire la verità e volevo soprattutto vedere la verità della guerra.

    Trovai alloggio in un albergo pieno di giornalisti, una specie di sede distaccata di tutti i maggiori network mondiali, una babele di lingue nella quale svettava imperante la secca parlata americana, il nostro inglese stretto, veloce e conciso, senza fronzoli letterari né giri di parole, così adatto apparentemente a dire la verità, e invece sempre più usato, soprattutto dai governanti, per le più bieche menzogne.

    La mia strategia era molto semplice: in primo luogo girare per la città, fotografare, scrivere e inviare il tutto ad un paio di contatti sicuri negli states che avrebbero fatto di tutto per far sì che i miei articoli fossero pubblicati; in secondo luogo avvicinarmi ai soldati per raccogliere informazioni su questa fantomatica guerra in preparazione della quale avevo sentito parlare prima di partire.

    La sera mi affacciai alla finestra della mia stanza e vidi Kabul avvolta nell’oscurità, squassata ogni tanto dai colpi delle cannonate, illuminata solo dagli incendi che ogni tanto divampavano qui e là nelle strade. Respiravo l’odore acre della polvere da sparo e delle esplosioni, un odore che mi ricordava quello sentito l’undici settembre a New York e che avevo identificato come l’odore della morte.

    Mi trovavo nell’era post – contemporanea, tecnologicamente in continua evoluzione, l’era delle pubblicità video – satellitari ingannatrici fasulle sporche e colpevoli, delle immagini, centinaia di migliaia di immagini giornaliere che colpivano il cervello di ognuno e lo manipolavano, trasformandolo secondo il volere di un sedicente addetto marketing, esemplare meschino e bio – meccanico dal cervello digitale basato su equazioni instabili atto a produrre onde non oscillatorie di potere, visioni di successo e autoaffermazione, un moderno self – made man che cercava di trasformare il mondo in una copia di una copia di ciò che le maggiori case produttrici intendevano con il concetto di uomo, aiutato e sempre meno ostacolato da mass media compiacenti, asserviti spaventati in fuga rinunciatari, che avevano dimenticato la propria deontologia di informare ad ogni costo dei fatti in tempo reale e in modo veritiero e che sempre di più disinformavano per il piacere sadico e primitivo della distruzione in questo caso specifico intellettuale.

    Era questa dunque la massima espressione di civiltà alla quale potevamo arrivare? Uccidere i propri simili inneggiando alla guerra santa o alla guerra preventiva?

    Dio dunque era diventato emblema di ciò che di più distruttivo potesse esserci, paladino ignaro della guerra perchè qualche folle presidente / capo tribù aveva deciso di nominarlo dedicando a lui gli eccidi o invocando la sua protezione in questa guerra?

    Se davvero esisteva un Dio, cosa della quale ormai ero del tutto insicuro, non riuscivo ad immaginarlo felice di osservare come le proprie creazioni, i suoi figli, amassero uccidersi a vicenda per piacere della conquista o peggio, per mero interesse economico, perché ero totalmente convinto e lo sono ancora ora che dietro le grandi teorie ideologiche e le filosofie apologetiche della guerra altro non ci fosse se non l’unico vero dio dell’uomo: il denaro.

    Mentre andavo a dormire vidi l’ultima esplosione nel cielo, sentii rimbombare le pareti per la potenza del colpo e dalla strada salivano le urla scomposte dei feriti, il suono delle sirene e il pianto dei bambini, quale sottosviluppato aveva inventato i termini guerra civile, guerra preventiva e guerra santa?

    Come può essere civile una guerra? La guerra è da sempre veicolo di morte violenza eccidi stupri sottomissione sterminio paura distruzione, e anche se, a detta di qualche sedicente scrittrice che vive sul dolore di interi popoli e costruisce vuoti romanzi colmi solo della propria frustrazione, viene proclamata e celebrata come veicolo di evoluzione perché per le guerre sono nate le più grandi invenzioni, la guerra rimane ciò che di più lontano ci sia dall’aggettivo civile.

    Non riesco nemmeno a concepire come si possano accostare le figure dei santi con quella della guerra, di conseguenza non vedo alcun motivo per definire la guerra santa, o voluta da dio.

    Ma la peggiore falsità e idiozia viene dalla contraddizione in termini presente nel sintagma guerra preventiva, una guerra fatta per evitarne un’altra, di conseguenza seguendo il filo del ragionamento si dovrebbe farne un’altra ancora per scongiurare la guerra chiamata preventiva e così via all’infinito per un percorso a spirale che si ritorce su se stesso senza lasciare scampo o dare adito a possibilità differenti dalla violenza.

    Stupenda magia delle parole così inclini ad essere piegate ad ogni esigenza dalla migliore alla più bieca e meschina, e un grazie speciale a tutti coloro che si divertono ad inventare nuovi costrutti verbali, con il benestare della collettività, solo per giustificare in modo più o meno velato le azioni peggiori.

    Andai a letto completamente scoraggiato e con un senso di disgusto nello stomaco dato dalla realtà che avevo solo intravisto dall’alto di una finestra d’albergo.

    Camminavo per le strade di Kabul più o meno liberamente, per quanto potesse esserci libertà nel trovare ad ogni angolo un soldato armato e con il fucile in caccia, pronto a colpire e uccidere tutto ciò che il computer super addestrato che si trovava al posto del suo cervello identificasse come un pericolo.

    Cercavo di immortalare le immagini peggiori con la mia macchina fotografica per rendere partecipe tutto il mondo degli orrori e della distruzione provocati dai cosiddetti missili intelligenti.

    Mentre camminavo come facevo da molti giorni, ramingo, tutto osservando, con una profonda pietà nel cuore ogni qualvolta vedessi gli occhi di un civile innocente che guardava la sua casa, tutto quello che aveva costruito ed amato, giacere al suolo in un cumulo di macerie polvere sangue terra sporcizia, mi si avvicinò un bambino facendomi segno di seguirlo con gli occhi invasi dal terrore.

    Giungemmo dopo poco tempo di fronte ad una casa intorno alla quale c’erano alcuni militari americani e dall’interno provenivano le urla di dolore di qualcuno e le risate di molte altre persone.

    Entrammo di corsa riuscendo per miracolo ad evitare i soldati di guardia e mi trovai di fronte uno spettacolo che mi gelò il sangue e allo stesso tempo mi fece sorgere nel cuore una rabbia incontrollabile: per terra giaceva un uomo, un afgano con il viso madido di sangue e sudore che veniva ripetutamente colpito da calci pugni sprangate calcio del fucile bastonate, dai militari che ridevano di lui e lo coprivano di ingiurie, io gridai loro di fermarsi, chiesi il perché di questo orrore, uno di loro si girò e mi colpì con il fucile nello stomaco così mi ritrovai in breve tempo al suolo occhi negli occhi con colui che volevo salvare e difendere.

    I soldati smisero di colpirci, ci fecero alzare e ci portarono via mentre il bambino urlava e piangeva osservando il padre trascinato con la forza fuori casa.

    Al comando di zona ci chiusero in una stanza evidentemente adibita agli interrogatori senza darci nessuna spiegazione e ci lasciarono lì per qualche ora, non so quante.

    Io ebbi modo di conoscere l’uomo che era con me, di cui non farò il nome in questo scritto.

    Parlava l’inglese discretamente così gli chiesi perché i soldati lo stesero torturando, poiché di tortura si trattava, di questo ero sicuro.

    “Lo fanno sempre, per divertirsi, entrano nelle abitazioni, fanno uscire moglie e figli, chiudono la porta, poi fanno qualche domanda per giustificare a loro stessi quello che stanno per fare, e quindi iniziano a picchiare e torturare il malcapitato, a volte fino alla morte, e mentre lo fanno ridono e si divertono.”

    In quel preciso istante cominciai ad odiare soldati governi funzionari guerrafondai, che non erano altro che assassini legalizzati violentatori torturatori con le mani sporche di sangue, figli di puttana che si foggiavano del titolo di eroi infangando il significato stesso della parola, in quel preciso istante mi resi conto che tutto il mondo si reggeva su gigantesche bolle di sapone e che l’unico movente in grado di smuovere l’uomo fosse la violenza, il puro e semplice sadico gusto di vedere soffrire i propri simili.

    Dopo un tempo non calcolabile entrarono due militari e prelevarono il mio compagno di cella ed un altro uomo, ben vestito, elegante e distinto, si sedette di fronte a me.

     

    E ora la seconda poesia della sezione "Confessioni" della raccolta: "Confessioni per la fine del mondo"

     

    *      *      *

     

    Solitudine io mi perdo,

    sguardo distante al grigio

    cielo, vorticante

    spuma di frangente,

    nei tuoi occhi sconosciuti.

     

    Ombrosi clivi

    rinfrescati dal tuo profumo,

    ove è un dolce crepitio di sterpi

    su rocce aride, sognanti.

     

    D’un tratto sussurra il vento.

     

    Il mare vasto e terribile

    scroscio silenzioso, disperato,

    mentre il crepuscolo disperde

    l’ultimo fremito di speranza.

     

     

     

    September 21

    Nonluoghi

    Ora, oggi due cose importanti: una considerazione di carattere sociologico avveniristico e poi la continuazione del romanzo.
    Voglio parlare di qualcosa che profondamente affascina il mio istinto ferino e sensibile.........i Nonluoghi
    Sapete cosa sono vero? I nonluoghi sn luoghi spersonalizzanti, lontani dai luoghi antropologici... Un esempio: centri commerciali, aeroporti, sale d'attesa, stazioni... In questi luoghi tutto si fonde, le individualità si sfiorano ma non si toccano, gli umani entrano in contatto senza conoscersi...
    Perchè mi affascinano? Perchè sono la fotocopia di quello che il nostro mondo sta diventando... Pensateci... Quante volte ci sentiamo irrimediabilmente soli anche e soprattutto in mezzo ad una collettività sconosciuta che non conosciamo nè conosceremo mai...
    Gli sguardi delle persone diventano ostili, o almeno a noi sembrano tali... Le voci ci infastidiscono e vorremmo essere lontano da tutto ed ecco la possibilità di esserlo: il nonluogo.
    Fuori dai centri commerciali dovrebbero mettere un cartello del tipo: Vuoi immetterti nella folla e sentirti libero e solo? Stare con le persone e contemporanemanete senza di esse? Entra nel nonluogo per eccellenza e dimenticherai te stesso e le tue miserie quotidiane.
     
    Detto questo, ho un sogno: una megautostrada che parta da Lisbona e porti fino a New York, da lì a Los Angeles e poi attrversi il Pacifico fino al Giappone.... Ogni cento km un centro commerciale con albergo casinò benzinaio negozi ecc. ecc. Perchè sogno una simile mostruosità? Perchè sono attratto dai non luoghi, ne sono affscinato, non c'è un perchè. Perdonatemi se vorrei una cosa simile, ma volevo condividere con voi questo mio strano desiderio. E ora la fine del secondo capitolo di Ricordo Perduto.
     

    Feci come aveva detto e mi cercai un albergo.

    Alle nove in punto ero all’indirizzo segnato, di fronte ad una casa di periferia mal curata, anzi assolutamente invivibile e mi resi conto che la povertà era uguale in ogni paese.

    Salii le scale fino all’appartamento 33, bussai ma non rispose nessuno, così provai ad entrare e mi accorsi che la porta era stranamente aperta.

    Entrai e trovai William disteso al centro della stanza in una pozza di sangue, ucciso con due colpi di pistola alla testa, un esecuzione…

    Sul momento fui più preoccupato per la mia incolumità che dispiaciuto per lui, mi guardai intorno ma non vidi nessuno, così cominciai a cercare nell’appartamento se potesse esserci qualcosa che potesse aiutarmi a far luce su quel mistero e sotto ad un cassetto aperto da coloro che probabilmente avevano ucciso William trovai una lettera che non avevano notato.

     

    “Ciao Steve, ormai ho pochissimo tempo, sento i passi di due uomini che salgono le scale, non posso fuggire, io sono morto e dall’oltretomba ti dico di recarti in *** (Ometto, per ragioni di sicurezza di questa persona l’indirizzo), e lì troverai un plico di fogli a tuo nome contenente tutte le informazioni che sono riuscito a racimolare e documentare, sono informazioni sicure e provate, spero che potrai farne buon uso, d’ora in avanti guardati le spalle e stai attento. Addio.”

     

    Prima di andarmene avvertii la polizia perché venisse a prendere il corpo di William.

    Andai velocemente all’indirizzo segnato, ma non trovai nessuno, niente plico e nessuna persona ad attendermi, evidentemente chi aveva ucciso William era passato anche da qui, e aveva fatto un lavoro pulito, senza lasciare traccia.

    Spaventato quella notte stessa partii per Napoli deciso a recarmi al più presto in Afghanistan.

    Durante i mesi che passai a Napoli scrissi svariati articoli e li spedii ai più importanti quotidiani italiani e americani.

    La situazione mondiale stava cambiando repentinamente nell’arco di pochi mesi, io faticavo allora a comprendere che cosa stesse succedendo. Ripensavo tuttavia alla storia umana del secondo dopoguerra, all’antica contrapposizione est / ovest caduta a partire dal 1989, al periodo interbellico di relativa calma mondiale nel quale tutti stavamo vivendo da troppo tempo, alla guerra del golfo che aveva lasciato più dubbi che risposte e aveva probabilmente spianato la strada ad altri conflitti.

    Il presidente aveva deciso di attaccare e sconfiggere il regime dei Talibàn esposto come incarnazione di un male incomprensibile e disumano, fautore di un’ideologia sessista ed anticristiana infedele distruttiva e spaventosa, quasi ci si trovasse di fronte alla figura di satana stesso. Bush si poneva come il liberatore, la benefica aria salvifica che grazie all’aiuto delle sue ali di piombo e polvere da sparo avrebbe soffiato come giusta bufera quasi punizione divina contro coloro che volevano avvolgere il mondo occidentale, il nostro amato ipocrita falso stile di vita, nelle tenebre.

    Era il marzo 2002, ero a Napoli, lontano migliaia di chilometri dagli States eppure sentivo l’immensa pressione che il governo stava esercitando in tutto il mondo grazie alle affilate armi della propaganda e alle alleanze occidentali del patto NATO.

    Mi giungevano delle lettere di amici che vivevano a New York e nelle maggiori metropoli americane e che si lamentavano della mancanza di visibilità data all’informazione contro la guerra, identificata dai maggiori network come associata a coloro che volevano distruggere l’america e il mondo occidentale, della segregazione intellettuale di cui soffrivano tutti i pensatori e mi accorgevo che la situazione italiana non era da meno, anzi, la controinformazione non aveva che piccoli spazi su quotidiani a bassa tiratura o letti solo da una parte esigua della popolazione, e mentre la televisione, in primis quella privata, trasmetteva l’immagine di un mondo idilliaco perfetto e retto da equilibri tradizionali quanto fondato su valori propagandati come indissolubili e giusti senza alcun dubbio, la realtà era ben diversa, le fabbriche chiudevano, la violenza della polizia e degli strumenti di governo si intensificava e la libertà d’espressione era ridotta ad una farsa da commedia d’infima categoria.

    Stavamo tutti dormendo? Chi aveva somministrato agli uomini questo potente gas narcotizzante misto ad una massiccia dose di mescalina purissima grazie alla quale ognuno poteva vivere nel proprio mondo allucinato e quanto mai lontano dalla realtà?

    Domande senza risposta…

    Nell’aprile del 2002 conobbi una persona appartenente a vari movimenti antagonisti che mi fece avere un dossier che mi spinse a partire per l’Afghanistan immediatamente, lo riporto integralmente e senza tagli per darvi modo di rendervi conto di quanto gli equilibri mondiali fossero incrinati e quanto sia tutto, ancor oggi, terribilmente precario.

     

    “La Casa Bianca sta per dare la sua iniziale approvazione ad una guerra all'Iraq, meditata prima che il Presidente Bush proferisse la sua dichiarazione sull' "asse del male" nel febbraio del 2002. Il Comandante in Capo del Comando Centrale degli Stati Uniti è a buon punto nei primi preparativi per una guerra, e si incontra regolarmente a Washington con gli ufficiali superiori del Pentagono per sviluppare i principi base del piano di attacco.

    Come se non bastasse, gli ufficiali superiori americani si incontrano anche con i leader militari e governativi di stati amici del Medio Oriente per assicurarsi il permesso a dispiegare le truppe statunitensi sul loro territorio in previsione di un assalto all'Iraq.

    Ma è in atto anche una lotta interna al Pentagono sui tempi e le tattiche: molti ufficiali di Washington, guidati dal Segretario della Difesa Donald Rumsfeld sostengono un piano di attacco di tipo innovativo che richiederebbe una forza di invasione approssimativamente di 50-75.000 unità di combattimento.

    Questo piano, modellato sulla guerra in Afghanistan, si baserebbe sull'estensivo uso della forza aerea americana combinata con l'esteso utilizzo delle Forze Speciali statunitensi e di eserciti "delegati" costituiti da Sciiti e Curdi anti-Hussein. Questo piano è allettante per molti ufficiali dell'Amministrazione perché si potrebbe attivare velocemente, entro i primi mesi dell'autunno del 2002, riducendo così il rischio che la diplomazia internazionale e la protesta interna possano erigere alcuna barriera all'attacco statunitense.

    Al piano "Afghanistan Redux" si oppongono, comunque, molti ufficiali militari superiori a disagio con l'idea di invadere l'Iraq e occupare Baghdad e preoccupati dal fatto che la piccola forza di invasione americana possa essere divorata dalle divisioni armate irachene.

    Fanno pressione per un piano maggiormente conservativo, che comporta il dispiegamento di circa 200.000 unità di combattimento, spalleggiata da un’imponente armata navale e aerea.

    Questo piano, denominato "Desert Storm Lite", richiederebbe diversi mesi aggiuntivi prima di essere messo in moto, spingendo la data teorica di inizio della guerra a febbraio 2003.

    La data della guerra e la tattica sono tuttora in discussione.”

     

    Dopo aver letto questo dossier decisi di partire per Kabul, interessato oltre che a fare un reportage veritiero sulla barbarie della guerra, anche a raccogliere possibili informazioni su questa guerra che si stava preparando in Iraq.

     
     
     
     
    September 19

    ...

    Innanzitutto: uso i ... per il titolo perchè odio titolare qualsiasi cosa, figurarsi interventi sul blog...
    Detto questo, continuano oggi 2 cose importanti, la prima è la serie di fotografie prese un po'ì a a caso qua e là, cercando di vedere il bello, e nn sempre il brutto, che ci circonda... Terpia utile e interessante per menti tendenti alla malinconia o all'umor nero, peraltro.
    La seconda cosa è la pubblicazione del romanzo lasciata un po' a sè stessa in questo inzio settimana.
    Alla fine di questo post troverete la seconda parte del II capitolo di "Ricordo perduto" il mio secondo romanzo, per ora inedita, ma che spero un giorno trovi un editore...
     
    Che altro? Più niente, vi saluto e ci aggiorniamo nei prossimi giorni, a presto...
     
    Se vi va date uno sguarda al blog di Albi (é fra i miei amici) è davvero interessante...
     
     

    Camminavo tutto il giorno e spesso anche la notte per cercare notizie.

    Un giorno nei sobborghi esterni della città, fra miseria, palazzi grigi sporchi, carcasse d’auto bruciate, barboni, dove nemmeno i falsi eufemismi come “senzatetto” o “passare a miglior vita” riuscivano a sbiancare una realtà nera, immobile nella propria disperazione, passai di fianco all’interno di un bar nel quale una radio gracchiava strane parole: “La risposta è… Stai ancora dormendo? Cosa ti resta ora delle tue bugie?”

    Entrai ed ordinai un caffè, il barman mi venne di fronte e disse: “Cosa vai catturando con quell’occhio maledetto amico?” disse indicando la macchina fotografica “Qui non c’è niente da fotografare, le foto che cerchi non sono qui…”

    “E’ strano” dissi “come l’unica manifestazione di civiltà umana di questi giorni io l’abbia trovata in periferia e non nella moderna e considerata civile city.”

    Detto questo non parlammo più, la televisione sputava le immagini sofistiche e le abbacinanti pubblicità senza sosta, 24h / 24h, che senso aveva tutto questo?

    Divina, grande madre dell’uomo moderno, dolce amante comprensiva sempre pronta a soddisfare, abominio meccanico dal cuore catodico e la mente di vetro, da sempre super attrezzato bisturi tecnologico per una lobotomia generale della comunità mondiale, veicolo d’informazione pseudo – culturale attuale modaiola di scarso interesse, l’uomo ti si avvicina titubante e poi innamoratosi spende i propri giorni di fronte a te.

    Rientrai in bus verso le 2 del mattino del 10 settembre senza niente in mano e con una grande triste malinconia nel cuore.

    Il giorno dopo, l’11 settembre, mi alzai molto presto e mi recai al world trade center per fare una piccola inchiesta sulla mia vecchia azienda e rendere pubblico il mio licenziamento ingiustificato.

    Salii a piedi quel giorno e questo mi salvò la vita, mi fermai al XXIII piano per osservare Manhattan dall’alto e mentre stavo per scattare una panoramica vidi un aereo volare basso, troppo basso e poi schiantarsi contro una delle due torri, quella di fianco a dove mi trovavo. In preda al panico cominciai a scendere le scale per arrivare all’esterno.

    Poco dopo un altro aereo si schiantò contro l’altra torre... Per me è difficile descrivere quei momenti: polvere fumo oscurità folla lacrime sangue grida pianti gente che in preda all’ultimo vestigio di speranza si gettava dagli ultimi piani sfracellandosi al suolo bambini gatti pompieri ambulanze poliziotti militari feriti morti, una folla infernale dalla quale ogni tanto si staccava qualcuno per implorare di salvare una persona cara ancora all’interno, per chiedere cosa fosse successo, è la guerra, è la morte, siamo sotto attacco, USA UNDER ATTACK avrebbero scritto i giornali il giorno dopo.

    Io ero spaventato sudato tremante, volevo fuggire aiutare urlare vomitare nascondermi.

    Qualche minuto dopo le torri crollarono e mi sembrò che il mio mondo, tutto quello in cui avevo creduto, avevo amato odiato visto sentito respirato, andasse inesorabilmente in fumo.

    Una parte di me morì quel giorno, cadde insieme all’orgoglio americano, si dissolse nel vento come la polvere che rese una mattina d’autunno chiara e limpida, oscura e caliginosa come gli antri infernali.

    Un’immagine mi tormenta ancora da quel giorno: una bambina di non più di 8 – 9 anni che vagava dispersa nella fiumana indifferente che la trasportava di qua e di là, e lei senza senso né direzione volava in mezzo allo sciame brulicante di falene impazzite, sovraeccitate dalla presenza delle telecamere di tutti i network più importanti.

    In lacrime, senza genitori, sola e non ascoltata metafora lucida di un’innocenza irrimediabilmente perduta.

    Fu il mio primo incontro ravvicinato con la crudeltà umana e mi cambiò profondamente.

    Come era stato possibile che la più potente nazione del mondo avesse ricevuto un attacco del genere? Chi l’aveva fatto? In quel giorno non ci pensai, vagai per il Trade Center all’ombra dei fantasmi delle torri ormai inesistenti cercando di aiutare chiunque avesse bisogno e poi andai a casa e dormii per più di 17 ore consecutive.

    Dopo circa una settimana feci un incontro sconvolgente in un bar che cambiò radicalmente la mia vita e tutto il mio credo, fu nel village, fra artisti disoccupati ragazzi alla moda prostitute spacciatori. Nella penombra notai un uomo distinto, diverso da tutti gli altri, del tutto fuori posto.

    Nei giorni precedenti avevo pubblicato alcuni articoli in vari giornali indipendenti nei quali domandavo a me stesso e a tutta la nazione il perché di questo attacco, il perché di tutti i morti, dei feriti, ma soprattutto chiedevo perché pur essendo sempre e costantemente tutti sotto controllo grazie a milioni di telecamere e satelliti, nessuna forza di difesa nazionale fosse riuscita a sventare una simile catastrofe.

    Comunque sia poco dopo il mio ingresso nel locale quest’uomo mi fece cenno di seguirlo all’esterno.

    Ci ritrovammo presto in vicolo buio e appartato.

    “Ciao, tu ti chiami Steve giusto?”

    “Si, e tu?”

    “Lascia perdere il nome, per ora quello che conta è che tu hai posto delle domande e io ho delle risposte, ma ho poco tempo e tu devi ascoltarmi attentamente”

    Feci un cenno e cominciò a parlare.

    “Tra il febbraio 2000 e il giugno 2001 il NORAD, il nostro commando di difesa aerospaziale,  fece una serie di esercitazioni e manovre sulla difesa aerea anti-terrorismo che hanno coinvolto velivoli a reazione pilotati a distanza per simulare missili cruise e velivoli dirottati per attaccare a bassa quota le grandi città; ora non ricordo la cifra precisa spesa per questo tipo di esercitazioni ma ti assicuro che è impressionante, ti basti pensare che venne messo a punto un software speciale per poter integrare i dati dei radar appartenenti a differenti servizi, e così attacchi simulati su Savannah, e su Panama City, vennero visualizzati su sofisticati diagrammi creati da questo immenso cervello elettronico nei quali una combinazione di drones a reazione e microjet monoposto rappresentavano missili cruise e aerei suicida che attaccavano a bassa quota.
    Il primo giugno 2001 il capo di Stato Maggiore diramò l’Aircraft Piracy order CJCSI-3610.10 a tutti gli equipaggi degli aerei militari per resistere ai dirottatori con tutta la forza necessaria incluso l’utilizzo delle armi da fuoco, e copie di questo ordine vennero inviate anche a Donald Rumsfeld, Colin Powell, George Tenet, Robert Mueller e al National Security Council, ora voglio farti io una domanda: come è possibile che siamo stati colti di sorpresa?”

    Rimasi in silenzio…

    “Steve, io ho molto materiale che prova questa ed altre questioni importanti ma devo fuggire dall’ America perché sono braccato e temo per la mia vita, ti posso solo dire che il 7 ottobre gli Stati Uniti entreranno in guerra contro l’Afghanistan.”

    “Perché dovrei crederti?”

    “Perché no?”

    “Non hai risposto alla domanda”

    “Io parto per Roma, se a ottobre succederà quello che ti ho detto raggiungimi e ti darò tutto il materiale che ti serve, fino ad allora non parlare con nessuno di queste cose e, cosa ancor più importante, non scrivere più nessun articolo.”

    “Come vuoi, ma come farò a trovarti?”

    “Ti troverò io.”

    Detto questo si allontanò e sparì in fretta nelle ombre notturne.

    Dunque i miei timori sembravano essere fondati, non era solo una mia paranoia data dallo spavento, a quanto pare tutta la nazione soffriva di una grave forma di narcolessia e sembrava essersi svegliata in un mondo diverso da quello che aveva sempre conosciuto e per questo non era in grado di orientarsi né di ricordare nulla ci ciò che fosse successo in precedenza; una situazione del tutto favorevole alle tesi militariste e guerrafondaie del nostro presidente e dei suoi alleati europei, e non era da escludere che a breve l’auto eletto paladino del bene, invasato mentore di una nazione, folle profeta di un male così grande da non poter essere edificato, difensore del bene assoluto mistico e celato dietro comunicati stampa satellitari e mondo - visibili, teorico di un mondo ordinato secondo parametri di perfezione solo sepolcri imbiancati atti a nascondere la realtà scialba dell’interesse meramente economico finanziario di sfruttamento e parassitismo occidentale, non era da escludere, dicevo, che il nostro amato / odiato presidente Gorge W. Bush a breve avrebbe dichiarato guerra, divertimento evidentemente preferito e tramandato da generazioni nella sua famiglia.

    La sera del 7 ottobre del 2001 mentre facevo i bagagli per recarmi a Roma pensavo dentro me stesso a tesi fantapolitiche di possibili giganteschi complotti planetari e di un mondo orwelliano dal quale non fosse possibile fuggire, non mi rendevo conto della realtà, ero solo spaventato e volevo ritrovare l’unica persona che avrebbe potuto spiegarmi qualcosa.

    Arrivai a Roma pochi giorni dopo e alla stazione incontrai l’uomo con cui avevo parlato a New York che mi aspettava, ci salutammo ed io ebbi l’opportunità di accorgermi che mentre camminavamo lui continuava a voltarsi smarrito, preoccupato, era in stato di sovreccitazione, dimagrito, bianco, stanco e apparentemente insonne da molti giorni.

    “Mi chiamo William, non so per quanto potremo rimanere insieme, per ora nessuno ci sta seguendo ma non avremo sempre questa fortuna, io credo di essere spacciato, non mi resta molto, prendi questo…” disse porgendomi un biglietto accuratamente piegato “ora dobbiamo salutarci di nuovo, vieni stasera all’indirizzo che è scritto sul biglietto e, se non sarò ancora morto, potremo parlare, ora va avanti senza voltarti.”

    September 18

    ...

     Non ho molto tempo, quindi vi faccio un saluto e vi lascio osservare alcune foto scattate in questi due giorni....
     
    La bellezza è intorno a noi dopotutto, nn serve andare a cercarla, è lei che viene da noi...
     
    A presto.
     
    September 16

    ...

    Sapete, non so se a qualcuno interessa davvero ciò che scrivo... Sarà la malinconia di inizio settembre (in verità siamo già a metà settembre), sarà la sensazione del tempo che fugge senza lasciare la minima traccia di sè, sarà il mio essere inguaribilmente insoddisfatto...
    Non so che pensare...Sono qui nel mio studio, fisso il pc, le pagine di un romanzo che non riesco a finire, i taccuini su cui annoto le poesie che ormai da tempo ho smesso di usare, la chitarra che non sfioro da tempo, le fotografie sbiadite di un passato che sembra così distante da me, la copertina di un romanzo pubblicato chissà per chi e chissà perchè, i ricordi si accavallano come linee di pensieri solitari e dispersi che faticano a trovare la strada di casa... Sarà il mio sentirmi distante da tutto e tutti, il mio non trovare nulla da fare che mi appaghi davvero, uil mio rincorrere qualcosa che non esiste, il mio essere inadeguato, sentirmi inadeguato sempre, in ogni situazione, i miei cattivi ricordi, i miei buoni ricordi, i miei momenti magici, i miei momenti da dimenticare, i miei discorsi vuoti, le mie mille maschere che indosso, il mioio più profondo... Come posso badare a tutto questo e in più a esami, tesi, amici, fidanzata, sport, hobby, muscisa, passioni, famiglia, me stesso... Come posso mantenere quello che sono all'altezza delle aspettative di tutti quelli che mi conoscono e si aspettano qualcosa da me? Come posso fare tutto ciò che mi è chiesto di fare senza necessariamente perdere qualcosa per strada?
     
    Quanti amici ho già perso? Quanti amori ho vissuto e visto? Quante parole ho già sprecato nella vita? Quanti silenzi ho rovinato, quanti momenti ho buttato, quanti.................................
     
    Nulla... Quanti di voi sanno che nichilismo deriva dalla parola russa nihil che significa appunto niente? A quanti interessa?
     
    Insomma, non mi interessa...Io procedo e vi regalo la prima parte del secondo capitolo di Ricordo Perduto, il mio secondo romanzo e per chi lo leggerà chiedo di lasciare un commento su di esso, sul blog, sulla sua vita...tanto per annullare quella solitudine che ci allontana in continuazione...
     
     

    CAPITOLO II

     

    New York, 8 settembre 2001.

    Non avevo ancora lasciato New York, mi ero anzi stabilito in un appartamento in 6th avenue, ed ogni mattina quando uscivo di casa il mio sguardo si soffermava di fronte ad una realtà schizofrenica.

    Fra i mucchi di stracci cartoni polvere bottiglie vuote fango sporcizia e quant’altro di chi nella 6th avenue viveva e dormiva sul duro asfalto dei marciapiedi, quasi microcosmo in brulicante movimento e snervante immobilità, di tanto in tanto un cartellone pubblicitario abbandonato o uno schermo al plasma dietro una vetrina mi riportavano una lucida visione della realtà ed il manicheismo profondo, interno a questa lacerante separazione fra lo standard ideale video - pubblicitario per sempre fisso in cristallizzazione di pixel catodici o bit plasmatici spalmati dentro a vetrine retro - illuminate con vetro foto - cromatico ultima generazione, e lo standard reale di persone relegate al ruolo di promemoria per la nostra costante fortuna che non ci avrebbe inesorabilmente condotto un giorno a morire di freddo di fronte all’ingresso di una subway, mi rendeva triste, infelice di essere al mondo, e tutta la mia vita mi appariva come qualcosa di non meritato.

    Stavo dormendo? Era un sogno predeterminato in origine? Era la mia vita?

    L’angoscia dell’ era post – contemporanea aveva permeato di sé tutto ciò che mi stava attorno, dai distributori elettronici di bibite sigarette panini benzina preservativi fino ai maxischermi e alle telecamere su cui l’anima veniva catturata, digitalizzata e ricreata in uno schedario elettronico, ormai unico portatore di sapienzali verità, adibito alla raccolta d’informazioni.

    Camminavo quella mattina, come ogni giorno, verso la subway, totalmente immerso nella frenesia della mattutina New York al fianco di altri servili ingranaggi inconsapevoli di una macchina fuori controllo il cui primo motore era stato l’ allargamento militante e spregiudicato dei mercati e dei consumi fino alla riproduzione in scala maggiorata del delirio post alcolico di un programmatore insonne che tutti noi chiamavamo mondo status vivendi normalità.

    Il mio sguardo indugiò sulla figura di un predicatore fermo all’angolo di una strada; tra le tante invocazioni alla fine del mondo, ad una guerra termonucleare chimico – batteriologica alle porte, io osservavo lo sguardo scettico e schifato dei passanti che lo guardavano come un folle: “Hai visto che schifo?” “Perché non ti trovi un lavoro barbone?” “Alcuni dovrebbero internarli…”.

    E mi colpiva soprattutto la reazione delle segretarie semi manager in carriera semi donne affermate eterne adolescenti false ingenue senza scrupoli in perfetti tallieur Armani Cavalli Valentino perfetta riproduzione, che passando di fianco a lui, prima di tutto, con la grande precisione da holding finanziaria, lo tastavano per capire se fosse reale e poi di nuovo, divertite, quasi a scovare il tasto on / off di quella macchina antiquata che ancora si preoccupava di qualcosa. La fine del mondo? In diretta sulla NBC o via satellite, comunque sia odience oltre il miliardo e share all’80%; quindi vecchia macchina dai connotati umani troppo umani è ora di sostituirti per reinserirti nel palinsesto mondiale.

    Mentre varcavo la soglia delle Twin Towers mi chiedevo il perché della trasformazione di tutti.

    Parlavo con i colleghi all’interno dell’ufficio ormai diventato per tutti campo di una guerra all’esclusione reciproca per una promozione gratificazione nota di merito dal capoufficio semidio irraggiungibile da invidiare in un rapporto di vicendevole uso e sfruttamento sempre più lontano dall’umano, e mi sembrava di essermi di nuovo addormentato, di essere nel peggiore degli incubi: “Come vedi la caduta dei titoli Apple? Visto i miei nuovi calzoni? E tu? Stasera al Dharma? E le azioni Enron? Scusa un attimo… Pronto? Si, mi interessa… scusi ho un’altra chiamata attenda… Sì? Certo che vorrei diventare ricco… ma attenda un attimo, ho una chiamata al cellulare… Scusa ma non ti posso dar retta, torna dopo ok? No, stasera sono in ufficio ma mio figlio…”

    Questo era il normale colloquio interpersonale fra colleghi con l’uomo – macchina in grado di rispondere a tre telefonate contemporaneamente e intanto emettere suoni incomprensibili per un uomo che gli stava di fronte.

    Che dolce trasformazione…da homo sapiens sapiens ad homo centralinus tecnologicus, il problema era che la sapienza era stata smarrita.

    Come ogni giorno avevo timbrato la mia scheda e attendevo che il tempo passasse il più velocemente possibile fingendo di lavorare e non prestando la minima attenzione alle domande che mi venivano rivolte anche perché tutte simili a quelle già esposte poco prima.

    Mentre osservavo serie più o meno fitte di immagini scorrere sul monitor del mio computer e leggevo le notizie in prima pagina ve n’era una che mi colpiva perché parlava di un possibile attacco terroristico all’Amercia, notizia immediatamente smentita da tutti gli apparati governativi.

    Perché, mi chiedevo, tante persone importanti si erano scomodate per confutare una notizia infondata? Mi misi ad indagare nel web e mi sentivo un piccolo naufrago all’interno di un mare nel quale era per me sempre più difficile orientarmi.

    Entravo in un sito di informazioni che mi rimandava ad un altro portale e da lì di nuovo ad un link a sfondo erotico per poi finire in un perfetto sito di incontri al buio ricerca anima gemella per cuori solitari, l’amore patetico trasformato ad una scritta impersonale.

    “Steve? Il capoufficio desidera parlarti.”

    Parlare a me? Tre anni che lavoravo in quell’ufficio e non avevo nemmeno l’idea di che faccia avesse il mio superiore più diretto, comunque sia mi diressi nel suo ufficio accompagnato da risatine isteriche semi amplesso sadico e crudele per il male di un collega.

    “Si sieda Steve?”

    Che strano modo di rivolgersi a qualcuno, dandogli del lei e poi utilizzando il nome proprio, cosa voleva farmi capire? Io posso decidere di volta in volta se sei degno del tu o del lei? Io ho potere di vita e di morte su tutto, sono il tuo unico signore e padrone? Ad ogni modo qualunque cosa dicesse o facesse per me non aveva alcuna importanza, anche se vedevo lampeggiare dietro le lenti degli occhiali il suo sguardo fisso al monitor che aveva di fronte, quasi totale amorosa simbiosi, venerazione per l’ oracolo al silicio capace di ogni responso, io non capivo perché mi trovassi lì in quel momento.  

    “Steve, lei ha utilizzato risorse operative comuni per scopi individuali, conferma?”

    “Quali risorse? Può chiarire meglio il concetto?”

    “L’ho già esposto nel modo più comprensibile per te.”

    Cioè non aveva emesso suoni incomprensibili com’erano soliti fare tutti quanti?

    Mi venne però in mente che avevo usato poco prima internet per fare una ricerca in siti non consentiti dal palinsesto aziendale.

    “Si, ma è stato per pochi secondi e quando mi sono accorto dell’errore mi sono subito disconnesso.”

    “Pochi secondi? Lei è un pervertito Steve, ho qui sul monitor le foto contenute nel sito in cui sei entrato, mi fai schifo. E’ licenziato, puoi andare.”

    Intanto, anche mentre me ne andavo continuava a tenere lo sguardo fisso sulle foto pornografiche che io nemmeno avevo visto. Ma sì, guarda pure povera macchina senz’anima, sei già morto e ancora non te ne rendi conto.

    Quindi non avevo nemmeno un lavoro.

    Stanco di lavorare per qualcuno o qualcosa di più o meno occulto, di solito infatti mi domandavo dove andassero a finire le informazioni finanziarie che raccoglievamo in ufficio e che dovevamo spedire via mail ad un vero o presunto tale interno 27, forse invenzione malvagia e mascherativa di strutture organizzate più potenti lobbisitico – massoniche, forse solo presta nome per qualche supervisore più importante, decisi di lavorare per me stesso e cominciai a lavorare come giornalista / fotografo freelance.

    Camminavo tutto il giorno e spesso anche la notte per cercare notizie.

    September 15

    No comment(2)

    E siccome sono bravo, il primo capitolo lo pubblico subito per intero...
    Ecco la continuazione di "No Comment"...
     
     

    Comunque sia stavo camminando, come ho già detto, e all’improvviso notai che nell’edificio di una nota casa produttrice di hardware le luci erano ancora accese come se tutti stessero ancora lavorando, un fatto alquanto strano visto che nessuno era solito lavorare alla costruzione di microchip alle dieci di sera.

    Siccome conoscevo una persona che lavorava all’interno decisi di entrare tanto per fare due chiacchiere e chiedere che cosa stesse succedendo.

    Non appena le porte dell’ascensore si aprirono al trentaduesimo piano dell’edifico mi ritrovai di fronte l’inferno. Sembrava di essere nel centro nevralgico di smistamento dati della Nasa: ovunque carte che volavano bip di computer luci verdi argento rosse arancio… errore fatale… crash nel sistema… pregasi riavviare… e in mezzo a tutto questo, piccole figure sudate si accalcavano l’una sull’altra per risolvere i problemi dati dai mostri meccanici che, quasi come in preda ad un’ estasi di sadismo, non la smettevano di emettere suoni di ogni genere.

    Una moderna babele quanto mai terrificante in cui nessuno sembrava essersi accorto della mia presenza, così sgattaiolai velocemente attraverso dei corridoi laterali cercando di confondermi con quelli che mi stavano attorno nella speranza di incontrare l’unica persona che potesse spiegarmi quello che stava succedendo, l’amico per salutare il quale ero a quanto pare sceso all’inferno, ma l’ascensore non era salita? Cercando di adattarmi alla frenesia collettiva rispondevo a tutti quelli che incontravo strada facendo e che mi dicevano parole che non comprendevo in una lingua del tutto sconosciuta: hai riconfigurato il sistema in modalità provvisoria? Certamente… hai eliminato le periferiche Primary Slave e master? Come no… Passami la chiave Usb, l’ho lasciata a casa mi spiace… Mi sembravano tutti impazziti, ma finalmente, in mezzo ai dannati dell’ultimo girone scorsi colui che mi avrebbe salvato e che mi appariva come una luce in mezzo a tutte quei diavoli bio – meccanici.

    “Ciao Bob come va?”

    “Steve, cosa ci fai qui? Chi ti ha fatto entrare? Scusa ma siamo in un momento di crisi… Dov’è il mio caffè? Rod hai fatto quello che ti avevo detto? Come no?! Chiama un tecnico, un esperto… Scusa Steve ma come vedi siamo in piena emergenza, tutti i sistemi sono impazziti, non vogliono caricare il software di controllo che potrebbe salvarci dal bug, ti rendi conto? Amico forse avremo il privilegio di assistere a qualcosa di grande…”

    “Io più che qualcosa di grande vedo qualcosa di strano, sembrate tutti impazziti…”

    Comunque Frank aveva già smesso di ascoltarmi così decisi di andarmene e , passando di nuovo attraverso gli stretti e claustrofobici corridoi secondari ritrovai l’ascensore e in breve tempo l’uscita.

    Camminai ancora un po’ verso la piazza centrale dove tutti si sarebbero ritrovati per festeggiare il nuovo millennio, oppure per piangere alla fine dell’era dei computer, in entrambi i casi la cosa non mi interessava particolarmente, ma non avevo niente di meglio da fare…

    Ma ancora mi aspettava lo spettacolo più inquietante…

    Camminando passai di fronte all’ospedale e vidi stazionare davanti ad esso almeno una trentina di furgoni di altrettanti canali televisivi che intervistavano chiunque passasse di lì, io cercai di sviare ma erano troppi e così fui costretto a fermarmi.

    “Cosa ne pensa del bug?”

    “Cos’è il bug?”

    “Non mi prenda in giro, lei vive nel nostro mondo giusto?”

    “Per fortuna signorina i nostri mondi sono molto lontani l’uno dall’altro”

    “Non faccia lo stupido e risponda alla mia domanda, lei sa che da domani forse il mondo che conosciamo non esisterà più?”

    “Il mio mondo è totalmente indifferente a tutto questo, vive autonomamente, non ha bisogno di computer o altro per esistere.”

    “Non ha risposto alla mia domanda”

    “Io credo di si…”

    “Va bene, va bene, se ne vada.”

    E mentre mi disse queste parole si spostò di corsa verso l’entrata dell’ospedale dalla quale stavano uscendo due pazienti accompagnati da un medico e siccome la curiosità è umana mi avvicinai.

    “Mi scusi professore, cosa ne pensa del bug? L’ospedale è pronto ad un’evenienza simile?”

    “Certo, questo ospedale è dotato dei migliori sistemi d’emergenza, non ci spaventa il bug, siamo pronti a difenderci in ogni modo.”

    Non sapevo che ci fosse una guerra, nemmeno sapevo che esistessero dei nemici, tuttavia evidentemente il nemico non era esterno, ma interno all’uomo, era la paura che il mondo matematicamente bilanciato su tecno – ritmi computerizzati potesse ritornare a basarsi su bioritmi umani e siccome questo non andava bene a molte grandi aziende costruttrici esse avevano irretito tutti gli uomini facendo loro credere che senza la tecnologia non avrebbero potuto sopravvivere, dimostrando oltre che una grande crudeltà anche una cortissima memoria storica.

    Orami era quasi mezzanotte quindi mi incamminai e in poco tempo giunsi alla piazza centrale, Times Square, la piazza del tempo, e mai come allora mi sembrò appropriato il nome visto che tutti i presenti avevano lo sguardo fisso ad un cronografo digitale che scandiva anche i millesimi di secondo per meglio dare la percezione dello scorrere del tempo.

    3, 2, 1… 2000… Dunque il 2000 era arrivato e come l’orologio digitale, ovviamente comandato da un computer, non era andato in tilt, evidentemente nessun computer aveva causato problemi.

    Dolce ironia del destino: miliardi spesi, milioni di persone che avevano lavorato, portandosi anche la famiglia sul luogo di lavoro per festeggiare insieme il nuovo millennio, forze dell’ordine in allarme, ospedali in fibrillazione, inferni nascosti all’interno di uffici sovraffollati, task force create per l’occasione, centinaia di migliaia di scarpe da tennis e pizze take away mobilitate per difendersi dal bug, un mondo intero che aveva trattenuto il respiro, per che cosa? Per nulla, per l’ennesima e gigantesca bolla di sapone.

    Io sinceramente non avevo alcuna voglia di festeggiare così mi diressi verso casa e, spenta la luce sul mondo che mai come allora mi era parso del tutto schizofrenico e lontano da quello che io avrei desiderato, mi addormentai.

    No Comment

    Io odio creare titoli per il post, anche perchè non progetto cosa scrivere nel post, lo scrivo e basta...
     
    Dato che sn uno scrittore a tutti gli effetti, seppur emergente, è chiaro, non posso che alzare un grido di allarme per la moria culturale dalla quale il nostro paese è attanagliato... E per paese intendo l'Italia tutta...
    Non vi stupiscono best - sellers come i libri di totti o gattuso? Non sentite un brivido lungo la schienza sapendo che in Italia spazzatura simile vende molto di più di libri di scrittori impegnati e migliori come potrebbero essere un baricco, un Mari, persino un Camilleri, divenuto molto famoso dopo lo scneeggiato televisivo dedicato al celebre Montalbano...
     
    Bene se nn provate disgusto per questo stato di cose significa che ormai siete talmente integrati nel sistema da non rendervi nemmeno conto di quanto esso in verità possa distruggere la vostra mente...
    E tanto per restare in tema... Voglio iniziare qui la pubblicazione di un altro romanzo, ossequiando quella bella pratica di tanto tempo fa, del romanzo a puntate... Il romanzo in questione si chiama "Ricordo Perduto" e sarà tra breve al vaglio di una casa editrice milanese....
     
    Ho deciso di pubblicare ogni tot una parte di un capitolo, in modo da presentarvi, in un lasso di tempo da definirsi, l'intera opera...
    Tenete presente che il tutto è coperto da diritti d'autore, come le poesie e quant'altro...Non lo dico per sfiducia, ma........Non si sa mai...
     
    A presto...
     
    RICORDO PERDUTO
     

    CAPITOLO I

     

    Credete che sia finita? No, la morte è in diretta su maxischermi digitali nei quali un’anima al silicio vi mostra l’evoluzione autodistruttiva e nichilista della specie umana.

    L’era ipertecnologica dei consumi di massa ha creato radici impazzite di teorie post – contemporanee che si avvolgono al mostro tecno - meccanico in putrefazione mentre le sue valvole esplodono in neri lapilli di zolfo e carbone e le luci al neon tremano sulla superficie metallica del suo cuore.

     

    Voi credete di avere un’anima?

     

    Tu pensi di avere un futuro?

     

    Le 3.43 del mattino di un giorno qualunque.

    Se state leggendo queste memorie significa che sono morto, ma credo sia meglio cominciare dal principio, dal 1999, 31 dicembre 1999.

    Si fa un gran parlare della nascita dell’universo, del big bang, dell’evoluzione, ma nessuno sa, o meglio, nessuno comprende di aver assistito ad un inizio ancor più interessante, per quanto di infima importanza: il principio dell’era post - contemporanea, il ventunesimo secolo, nato sotto il segno dell’ancestrale terrore per la fine del mondo che colpisce la specie umana ad ogni cambio di millennio.

    Perché? Perché raggiunto un certo livello il cervello umano non può più svilupparsi, altrimenti le sinapsi impazzite e schizofreniche del suo sistema neurologico esploderebbero regalandoci probabilmente la visione di miliardi di minuscole esplosioni atomiche di un intenso color porpora; perché siamo limitati, o forse perché lasciando sfogare le nostre ataviche paure riassaporiamo, sia pur per un istante, il piacere di una dimensione istintuale perduta.

    Così nacque il millenium bug, e da qui comincia la mia storia.

    Sono sfuggito miracolosamente già tre o quattro volte e ora mi sono volontariamente rinchiuso in una stanza nei sobborghi di New Orleans per potervi regalare queste memorie.

    Non so se vi sarà gradito il mio regalo, sinceramente spero che nessuno di voi impari nulla da tutto questo, ma per mia personale sete di vendetta ho scelto di raccontare di come voi tutti siate schiavi della peggior macchinazione mai creata dall’uomo: l’illusione del potere decisionale.

    Ma torniamo a quel fatidico 31 dicembre.

    Come ogni giorno dopo aver finito di lavorare camminavo nei quartieri di periferia alla ricerca di qualcosa, che cosa? Non lo so nemmeno ora, comunque sia mentre attraversavo una delle zone peggiori della città, una delle mie preferite, assistevo al consueto spettacolo di umanità degradata in maniera più coinvolta del solito, alcune volte di fronte ad un bums che mi chiedeva l’elemosina riuscivo persino a rispondere con un no strozzato invece di guardarlo schifato e andarmene.

    Le vetrine illuminate mi attraevano e tutto sommato mi sentivo quasi totalmente immerso nel mondo, osservavo scorrere le automobili, le puttane, gli spacciatori e tutti gli esemplari dell’umanità distrutta con una certa ammirazione, senza distacco, mi sentivo solidale con loro.

    Tuttavia non riuscivo a capire alcune cose: perché ad ogni angolo, sopra ogni lampione ci fosse una telecamera intenta ad osservare ogni minimo spostamento, perché anche in presenza di una così fitta rete di controllo i reati non fossero dimenticati, e in ultimo per quale motivo io dovessi continuamente camminare con questi obiettivi che cercavano di scrutare i movimenti del mio pensiero riportando poi le mie intenzioni sugli schermi davanti ai quali un uomo avrebbe elaborato i dati per scoprire se io fossi colpevole o innocente, che stupenda interazione uomo – macchina…

    Ne vedevo molti di questi uomini - cyborg iperistruiti ma nonostante tutto continuamente ed inesorabilmente ignoranti mentre osservavano le immagini che il loro terzo occhio elettrodigitale stampava in miliardi di pixel colorati sullo schermo della loro anima digitalizzata.

    Per loro io e voi non siamo altro che un numero limitato di puntini colorati che compongono un’immagine, quasi rappresentazione figurale della vostra colpa o della vostra innocenza, ma qualcosa stava cambiando…

    In quella notte si temeva un disastro di dimensioni apocalittiche, tanto che tutte le autorità erano in allerta: i computer potevano fermarsi di colpo, andare in tilt perchè nella loro estrema precisione non avrebbero riconosciuto le cifre doppio zero, regalando a tutti i sistemi operativi un gigantesco crash di livello planetario.

    Pensate a quante informazioni perdute, sarebbe stato come ritornare al tempo in cui le macchine non avevano il potere di schiavizzare gli uomini relegandoli ad un subdolo rapporto simbiotico grazie al quale ormai tutto poteva comodamente essere fatto via internet, seduti in poltrona.

    Tutto era online: lavoro, soldi, viaggi, sesso, amore, amicizia, incontri.

    Vi piacerebbe conoscere una donna ma non siete in grado di avvicinarvi a lei senza un’ansia indescrivibile? Fatelo tramite internet; volete conoscere nuove persone, parlare con loro ma non sapete dove andare? Accendete il computer ed entrate in qualche chat, forum, blog, sito, portale e quant’altro.

    Dolce, misericordiosa internet, rete di collegamenti istantanei che avvicini un perfetto sconosciuto neozelandese e allontani dall’ amico che abita a non più di due chilometri da casa, come faremmo senza di te?

    September 12

    Malinconia...

     Probabilmente settembre mi fa malinconico, in effetti settembre, ottobre sono mesi malinconici...
    "Aprile è il mese più crudele"...Così cito da un grande poeta...
    Se è vero questo, è anche vero che settembre e ottobre sono per me i mesi del ripensamento, della malinconia, i mesi del punto della situazione, i mesi nei quali dedico buona parte della mia giornata a pensare e riflettere su quello che ho fatto e farò, a quello che sono e sarò...
     
    Io non so se per voi è lo stesso...per me è così...per questo l'autunno è la stagione che più amo in assoluto, perchè c'è più tempo per stare in casa e riflettere, o per girare in auto soli e vedere scorrere la vita, magari di notte...Perchè la notte è magia, la notte è il momento nel quale ciò che di magico è rimasto a questo mondo può liberarsi...Il sole non lascia nulla di non detto, la notte invece nasconde fra le sue ombre i più bei segreti della natura e dell'uomo, i segreti della vita...

    E dopo...

    E dopo l'esame e un giorno dedicato a me stesso, di pausa, di relax, di sport, rieccomi a scrivere...
    Oggi voglio condividere con voi una riflessione sullo scrivere.
    Io non voglio scrivere, io devo scrivere, io sono costretto a farlo, e seppure mi dia un senso di sollievo e liberazione ogni volta che fisso qualcosa sulla pagina, sono costretto a farlo, non potrei fare altrimenti, e questo perchè non c'è scelta nell'arte... La scelta è qualcosa che noi possiamo concederci solo nel momento in cui facciamo o diciamo qualcosa che non ci appartiene davvero, che non fa parte di noi... Noi non scegliamo di respirare, lo facciamo per la nostra sopravvivenza, allo stesso modo per me scrivere è utile e indispensabile per avere una vita serena e normale... Vi prego toglietemi tutto ma non la poesia...
     
    Il titolo dice: "E dopo"; non è casuale... L'ho messo perchè ritengo che sia passato tanto tempo da quando ho deciso di iniziare a scrivere qualcosa, la mia prima pagina, e ora, dopo tutto questo tempo, posso dire finalmente di aver concretizzato qualcosa.
    Molti pensano che chiunque scriva, lo faccia per la fama, per il successo, per i soldi. Io non sono d'accordo... Se anche è vero che i soldi fanno comodo, non sono la felicità, se anche è vero che è bello essere fermato per la strada e riconosciuto da molti, tuttavia questo alla lunga stanca e mette a disagio, l'unica cosa che conta è il sapere che con le parole che si è scritto si è riusciti a comunicare qualcosa di importante a qualcuno, si è riusciti a regalare un pezzo di noi stessi a qualcun altro, fosse anche una singola e timida persona che non ce lo farà mai sapere...
     
    E' pertanto con la voglia di comunicarvi qualcosa che vi lascio con la prima poesia della sezione "Confessioni" della raccolta "Confessioni per la fine del mondo"...
    A presto e grazie per i commenti e i ringraziamenti che mi state facendo in questi giorni, grazie a tutti...
     

    ALL’IMBRUNIRE DELLA MEMORIA

     

    La sera, tiepida,

    sommessa, immagine crepuscolare,

    come il mare vasta

    e docile compagna; il cielo

    all’imbrunire assorto,

    in attesa, s’addolciva.

     

    Tutto d’intorno il tempo

    immobile, carico di ricordi,

    fievoli sussurri, era

    una memoria sbiadita,

    una tela annerita da cristalline

    ombre di città.

     

    I viali illuminati

    ove amore e morte

    si confondono, sono un’eco

    continua di sguardi e carezze.

    September 09

    continuazione pausa...

    Ed ecco le ultime cinque strofe del POEMA SACRO...
     
     

    VI

     

    Il tempo, astratta categoria,

    vola su rovine carcasse macerie,

    ove nascono asfodeli e veleni,

    da cui fuoriescono fumi tossici

    e ombre illuminate da preghiere

    alogene di alcolizzati e barboni.

     

    Strade di sangue

    per i miei fratelli, per i miei

    mille amanti ho fiori

    dorati colmi d’incenso e avorio.

    Luci segrete s’illuminano

    e ionizzano gli emisferi

    del pensiero in un tripudio

    di folgorazioni allucinogene.

     

    Dei del nuovo tempo, plastiche

    figure di idoli su schermi

    al plasma ultrapiatti, nomi

    sconosciuti

    sopra ogni tessuto,

    vittime sacrificate al sangue nero

    della terra, ogni specie

    di falsità cattiveria sole oscuro

    fine dell’inverno solitudine.

     

    VII

     

    Primavera esplose estatica,

    cambiamenti, venti di metamorfosi

    soffiano fra le viole

    e il gelsomino. Io, la strada, piove

    sopra l’ultimo respiro della democrazia,

    sopra una segreta omosessualità,

    sopra un amore stanco,

    sopra luci della sera,

    sopra fiamme di candele

    in giardini zen ai confini del regno,

    sopra le mie falsità,

    sopra l’anaforica ripetizione

    del silenzio, sopra le stelle e la luna,

    sopra il cemento e l’acciaio

    di mostri meccanici, sopra la fine

    del mondo, sopra ogni chiesa

    e sopra a dio, sopra il male

    e la notte.

     

    Un viaggio verso l’oscurità

    nel domani incerto,

    nella solitudine del peccato,

    verso la morte, nel crepuscolo

    della vita, nell’ora magica della sera,

    verso la chiave nel sole alla finestra

    di una dolce sacerdotessa,

    verso Manhattan e il Village,

    verso Roma e Chicago,

    verso i miei rimpianti e il dolore,

    verso la realtà.

     

    VIII

     

    Nel Getsemani lo smarrimento

    del peccato, figlio tradito

    gli ulivi gridano il tuo nome.

    Dopo mille anni pietre

    isolate, sporche di luminescenze

    fosforiche, in turbini di polvere

    e carbonio, scrivono

    la pietà sull’ardesia nel cielo.

     

    Ti sto chiamando dall’oscurità

    nel crepuscolo di ogni orizzonte

    dove le luci si spengono

    e una pioggia scura di petrolio

    e benzina alimenta i roghi

    nel deserto. Mio dolce amante,

    allo specchio intravedo il tuo corpo

    levigato plastico perfetto,

    mentre l’acqua scorre nel silenzio

    dell’estate africana.

     

    Sonagli nella notte,

    schermi lucidi mostrano

    i nostri desideri segreti.

    Ho svelato il mio volto,

    ora ogni enigma è sciolto;

    ora l’amore brucia

    nelle fessure del cielo.

    IX

     

    Ovunque categorie infrante

    gradini sassi sangue

    polvere notte tempesta.

     

    Sulla strada lastricata di marmo

    camminano i desideri dei poveri,

    negli angoli oscuri

    delle metropoli decadenti

    fra divinità pagane e neoformazioni

    temporalesche, fra cumuli

    di rifiuti e tubi arrugginiti,

    fra misteri religiosi e canti

    sciamanici, fra neon ed esplosioni

    alogene, fra turbini

    e schegge di silicio, fra lapilli

    di carbone, spruzzi di sangue,

    e aridi campi di grano,

    fra torri in fiamme

    e lacrime innocenti,

    fra mondi e carcasse,

    fra donne, uomini e

    milioni di immagini

    bit e fotografie,

    filmati suoni rumori città.

    X

     

    Un campo disabitato, odori

    d’incenso e sangue rappreso,

    autunno alle porte, inoltrato,

    visione decadente di nubi nel cielo.

     

    Rumori di televisori e industrie,

    carcasse arrugginite di autocarri

    cromo - silicio – carbone

    emettono gli ultimi

    gemiti di dolore.

    Bagliori nel cielo grigiastro

    opaco, suoni di tempesta,

    marcia nuziale interrotta,

    lacrime in fiamme, strade infuocate,

    esplosioni al cherosene,

    esalazioni di mistero e ombra.

    Alla sommità del tempo

    dio assiso su un trono di specchi,

    nuovo inverno terribile.

     

    Alberi spogli e scheletri

    danzanti, una stampa gettata

    nel fango, sporca e abbandonata,

    luci spente, piogge acide

    e fumi di petrolio, guerra;

    Ultimo mistero…segreti svelati…

    silenzio.