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December 22 Fine del mondo1826 giorni alla fine del mondo (che sia vera o presunta o il perché di questa affermazione è affar vostro scoprirlo, così come affar vostro sarà sempre scoprire qualsiasi cosa io citi…). 1826 giorni dicevo e son molti, o pochi, dipende da che punto di vista la si guardi…Ma potrebbero essere molti meno. Elenco qui di seguito i possibili focolai di tensione attuali che potrebbero (e dico potrebbero, condizionale, solo perché sono ottimista) ((Avrei in effetti potuto usare un futuro semplice molto più incisivo, ma…)):
E fermiamoci qui che è meglio… Per tutti coloro quindi che ritengono di vivere in un momento pacifico e di tranquillità internazionale consiglio di documentarsi sui punti appena esposti. Per coloro che non intendono farlo, perché tanto: “Chi se ne fotte, tanto noi non ci saremo alla fine del mondo” ricordo che essa potrebbe capitare molto prima di quanto pensino e consiglio vari documentari tipo: The Corporation o Zeitgeist, già citato in precedenza…
Per chiunque si fidi della politica consiglio i documentari di Moore o in Italia quelli censurati di De Aglio o libri come Gomorra o La casta o i libri di travaglio o un po’ di sana informazione libera sul web, unico “luogo” nel quale è ancora possibile trovare qualche notizia non imbavagliata. Ma siccome non voglio sembrare pessimista mi fermo qui.
X: Allora è proprio finita? Y: No, mancano 1826 giorni… X: Sicuro? Y: Senti X, mi sembri stupido… Che cazzo ti frega se sono 1826 per davvero o 2000 o che cazzo ne so qualche altro numero? Siamo al crepuscolo sì o no? X: Mah, crepuscolo, forse preferirei definire il tutto come……………….. Periodo post-bellico di distensione mondiale… Y: La sai una cosa? X: Cosa? Y: Certe volte fai proprio la figura dell’ignorante… X: Perché? Y: Dico, non ti sei accorto che siamo in una gabbia? X: Una gabbia? Io non vedo sbarre… Y: Tu prova a dire qualcosa di sbagliato su qualcuno che conta, e poi vedremo se le sbarre non comincerai a vederle per davvero… X: Bè, ma qualcosa potremo fare no? Y: Sì, tacere e ignorare…e restare vivi… X: o parlare liberamente e… Y: Lascia stare, non continuare, tanto hanno già capito tutti il seguito… X: Fanculo… Y: Sì, fanculo….
December 19 novitàEcco le novità... Il nuovo blog: http://marcoalberio85.blogspot.com ma comunque questo rimane attivo e vitale... Il Forum http://autoriemergenti.forumer.it Vi invito ad entrare, registrarvi e lasciare commenti, messaggi, domande ecc ecc VeritàBuongiorno a tutti, è un po’ che non aggiorno il blog, ma ho avuto da fare, pertanto chiedo scusa e scrivo…
X Cos’è successo? Y Come cos’è successo, non lo sai? X No… Y La guerra, X, la guerra è iniziata… X Quale guerra? Y Credo l’ultima, non penso ce ne saranno altre, non credo che sopravvivremo, non credo proprio, proprio no… X E sei così tranquillo? Y Non dovrei esserlo? X No, cazzo, dovresti ribellarti urlare, lottare, combattere… Y E’ tardi… X Non è tardi, dobbiamo e possiamo vincere! Y Abbiamo urlato quando le grandi corporazioni mangiavano il mondo a piccoli pezzi? Abbiamo urlato quando governi semi – occulti giostravano le sorti del mondo a loro piacimento? Abbiamo urlato quando ci hanno reso amebe incapaci di pensare grazie a migliaia di divertimenti differenti? Abbiamo urlato quando hanno rubato le elezioni in tutto il mondo? Abbiamo urlato per le guerre, la fame, la povertà, l’inquinamento, gli omicidi, la degenerazione, il razzismo, l’intolleranza, lo strapotere finanziario delle lobby dei potenti, le armi di distruzione di massa? Abbiamo urlato per tutto questo? X No ma… Y Ma? Credi ci sia ancora un ma? X Io voglio dire che… insomma ci sarà qualcosa da fare… Y Ormai è tardi, sdraiarci su un fianco e attendere la fine… Questo possiamo fare… X Ma… io voglio vivere… Y E’ tardi X, troppo tardi, li vedi i bagliori nel cielo?… Stanno arrivando…
Ora che avete letto e compreso, sostituite X con il vostro nome e Y con quello del vostro migliore amico o con quello di una persona a voi cara…
Fatto?
Ora pensate che un futuro del genere purtroppo non è così remoto, basta leggere ed informarsi, osservare i retroscena della storia per capire che siamo stati ingannati, che lo siamo sempre stati e lo saremo anche in futuro, fino alla fine…
Fatto?
Bene. Ora chiedetevi perché non avete mai urlato o non avete mai provato a ribellarvi.
Fatto?
Bene. Ora avete due scelte: ribellarvi e urlare, o attendere il momento di stendervi su un fianco per aspettare la fine…
Detto questo vorrei invitarvi a visitare il blog: http://chiediloalvento.blogspot.com e successivamente il blog: http://leconseguenzedeglieventi.blogspot.com dove troverete le ultime novità di un dibattito intellettuale molto acceso che coinvolge autori, editori, lettori e organi di stampa. Inoltre vi ricordo che il mio libro è acquistabile online anche su www.ibs.com, la più grande libreria online del globo.
Ma passiamo ora alle notizie del giorno, poiché ho deciso di citarne più di una…
GENOVA - E' morto Rosario Rodino', l'operaio di 26 anni rimasto gravemente ferito nell'incendio scoppiato all'acciaieria ThyssenKrupp di Torino e ricoverato presso il reparto grandi ustionati dell'ospedale Villa Scassi di Genova. A darne notizia e' la direzione sanitaria del nosocomio.
NEW YORK - L'Assemblea generale dell'Onu ha approvato la risoluzione per la moratoria contro la pena di morte nel mondo con 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti. La risoluzione è stata approvata alle 11.45, ora di New York. E' stato un successo del partito pro-moratoria che ha conquistato 5 voti in più rispetto al pronunciamento della terza Commissione in novembre.
Dunque che dire? Le mie più sincere condoglianze alle famiglie degli operai della Thyssen, mai dovrebbero accadere simili atrocità. Ciò che fa più ribrezzo è che le indagini, come sempre in Italia, non porteranno a niente, i veri colpevoli resteranno impuniti, si parlerà probabilmente di “errore umano” e niente di più…
Per quanto riguarda la moratoria sulla pena di morte non posso che essere contento del fatto che l’ONU si sia espresso contro la pena capitale, ma non credo che questo potrà cambiare di molto la situazione attuale. L’ONU non è riuscita a fermare i propositi guerrafondai degli USA verso l’Iraq, figuriamoci se potrà mai obbligare tutti i paesi del mondo ad abolire la pena capitale. Ma, anche con questa sfiducia nel cuore, sono comunque soddisfatto che la moratoria sia passata a larga maggioranza.
L’ANGOLO LETTERARIO
DORATA SENSAZIONE
Mia dolce amica io ti saluto da questo oceano in burrasca, mentre i flutti frangendosi frammentano le mie lacrime.
La notte s’innamora del cielo donandogli sparuti diamanti di luce. E io ti rivedo nella violenza di onde indifferenti.
EMOZIONI D’AUTUNNO
Distante un crinale splende. Esili gocce d’acqua, petali esiliati dal mormorio di tramontana, discendono lievi i tristi pendii.
In limine al cuore, oltre il grigiore d’ombre attorte, ammassate in discesa, una parola discopre lembi d’azzurra comprensione: silenzio.
Sfioravo la notte, luce lunare screziata di cremisi, ove si rincorrono echi e sbuffi d’invernale risorgiva indorata dal sole.
Cristalli di ghiaccio e libertà sono cornici per le tele consunte dell’anima. Un suono, amaro risveglio: il palpito del cuore.
* * *
Irredenti sguardi, luci silenziose.
Osservo la libertà attraverso scorci
di miseria, e vedo frammenti di promesse
evanescenti, in un diluvio di solitudine.
December 10 Strano mondoSiccome mi accorgevo che i miei ragionamenti non conducevano a nulla, decisi di aprire il secondo biglietto:
Ci troviamo spesso sulle rive della noncuranza, dove ogni desiderio diventa realtà e i pensieri vivono come unità indipendenti al di là del tempo, dove il solo pensare è qualcosa che travalica i sentimenti dell’uomo e la ragione universale, dove esiste solo Gaia, ed essa stessa rincorre un proprio significato nascosto negli occhi del cosmo.
Eppure nemmeno in un luogo come questo la nostra sete di conoscenza si appaga, tendiamo continuamente verso una meta ideale e infinita, così lontana dalle semplici soluzioni che la vita ci regala, da sembrarci l’unica risposta esauriente alle domande che non ci sembra nemmeno di formulare ma che involontariamente nascono da ciò che siamo, frammenti di un sogno lontano nei tempi, dove tutto è concesso e incredibile.
Vedi amico mio, noi osserviamo un filo d’erba e non ci accorgiamo che mentre lo stiamo guardando esso cresce continuamente, emanando intorno a sé un’ aura di magia che permea tutta Gaia, perché essa stessa è magia pura.
La più completa formula magica esistente è quella che descrive una singola cellula, perché essa è la risposta a ciò che noi domandiamo al destino.
Pensiamo un attimo a tutte le possibilità che abbiamo in ogni istante, esse sono molto numerose, così numerose da poter essere considerate infinite, ogni essere vivente ne sceglie una e facendo questo annulla tutte le altre che rimangono potenzialità irrisolte.
Prova a immaginare cosa succederebbe se tutti potessero scegliere di sviluppare ogni possibilità che gli si presenta davanti… sarebbe il caos.
Tutti i frammenti ricercano sé stessi specchiandosi negli altri frammenti, e non si rendono conto che per ricostruire la sfera della consapevolezza che li ha generati rompendosi, basterebbe osservare tutti i frammenti con gli stessi occhi con i quali osservano loro stessi.
Perché la consapevolezza è ciò che è chiamato destino o Dio o casualità, tanti nomi per simboleggiare la stessa area d’ombra presente nel bagaglio di conoscenza di ogni singolo frammento.
Se tu potessi chiedere alle stelle il perché della loro esistenza loro ti risponderebbero il silenzio; esse amano tacere sulla loro nascita perché lo spettacolo si ripete tanto spesso che sarebbe come svelare ai frammenti il segreto che li circonda da sempre.
A presto amico mio…
Il secondo biglietto era ancora più enigmatico del primo, non sapevo nemmeno a chi attribuirlo e anche se mi sembrava lo stile di Id non potevo essere certo che l’avesse scritto lui.
L’interpretazione di quelle parole era troppo complicata, sentivo dentro di me una strana ansia, la stessa che mi aveva colto leggendo la lettera di Id, l’ansia che avvertivo sempre prima di salire sul palco ed esibirmi, ma l’unico palco sul quale mi trovavo era il palcoscenico della vita e in quello non mi ero mai sentito in ansia, anzi mi trovavo a mio agio, amavo la vita e per quel che ne sapevo lei amava me.
Si era fatto molto tardi, erano quasi le tre del mattino e io avevo molto sonno, eppure non volevo andare a letto, il lago mi sembrava più bello del solito, le stelle che in esso si specchiavano sembravano parlare con me, come se volessero dirmi qualcosa per poi tacere.
Le stelle sono silenziose riguardo alla loro esistenza, e si nascondono dietro le speranze e i sogni che i frammenti possiedono per essere nati dalla consapevolezza.
Era la terza frase che ripetevo come in trance, ormai ero sicuro che questi pensieri appartenessero a qualcun altro, ma a chi?
Decisi di andare a letto, mi accesi una sigaretta e risalii verso casa, totalmente immerso nel flusso dei miei ragionamenti e mi piaceva pensare di essere uno dei grandi filosofi greci che si stava interrogando sulla vita e che l’indomani avrebbe chiesto ai suoi allievi il significato dei propri pensieri.
Mi svegliai presto la mattina seguente per preparare la colazione e, dopo aver mangiato, decidemmo di fare una passeggiata seguendo i sentieri che costeggiavano il lago, con l’intenzione di fare un gioco che facevamo quando Giulia e Stefano avevano solo sei anni, ora ne avevano dieci.
Il gioco consisteva nel dividersi e nel raccogliere la maggior parte di specie diverse di foglie e di fiori e di dar loro un nome diverso da quello comune, spiegando il perché della scelta.
Ci dividemmo e passammo tutta la mattinata a raccogliere e rinominare piante e fiori.
A mezzogiorno ci ritrovammo tutti e tre in casa e ci mostrammo a vicenda i risultati.
Io avevo trovato dieci specie differenti, Giulia tredici e Stefano undici.
Tra le tante specie, mi colpirono due nomi dati da Giulia alla betulla e al pino, li aveva chiamati rispettivamente “frammento di cielo” e “scheggia di eternità”.
“ Come mai questi nomi Giulia? ”
“ La betulla l’ ho chiamata frammento di cielo perché la sua corteccia è bianca e il bianco per me è il colore delle nuvole, mentre il pino l’ ho chiamato scheggia d’eternità perché è un sempre verde e scheggia per via della forma aghiforme delle sue foglie.”
“Ok, ora andate a lavarvi le mani che si mangia”.
Ero stupito da quei due termini, frammenti ed eternità, che ricorrevano così spesso in questi giorni, e siccome non credevo alle coincidenze, mi sembrava alquanto strano.
Dopo mangiato andammo a fare una gita in barca; appena arrivati al largo, Giulia e Stefano si addormentarono e io decisi di lasciarli dormire cullati dalle lievi onde e di stare ad osservare l’acqua cercando di riprendere il filo dei miei pensieri interrotto la sera prima.
All’improvviso sentii qualcuno mormorare il mio nome, pensavo si trattasse di uno dei miei figli ma dormivano entrambi e nessuno dei due aveva l’abitudine di parlare nel sonno, mi voltai e notai che davanti alla barca si era formato un minuscolo vortice e che da esso uscivano le parole.
Ero spaventato oltre che stupito, comunque decisi di non andarmene e di stare a sentire cosa avesse da dire l’acqua.
“Chi sei tu che parli?”
“Sono uno spirito, lo spirito che permea acqua, terra, aria, e fuoco, sono Gaia e tu devi stare ad ascoltarmi perché ciò che devo dirti è molto importante.”
Incredulo, stupefatto quanto curioso, decisi di parlare con l’acqua per quanto tutta la situazione mi sembrasse paradossale, assurda.
“Non pensare che questa situazione sia assurda…”
“Ma come fai a…”
“A sapere ciò che stai pensando? Non è difficile, basta riuscire a capire che siamo tutti identici frammenti della stessa sfera, rotta in tempi remoti e che tenta da migliaia di anni di ricomporsi ostacolata e sempre meno aiutata dagli esseri viventi, i quali hanno dimenticato di essere lucide ombre di qualcosa di più grande, manifestazioni della vita che racchiudono la vita in ogni respiro.”
“Sai caro spirito mi sembra di sentire una certa persona…”
“Se tutti i frammenti si ricordassero del Big Bang, la grande nascita che diede il via a tutto, e potessero ricordarsi di avere assistito a quell’immenso spettacolo, allora forse riempirebbero di luce la zona d’ombra della loro conoscenza.”
“Insomma quello che stai cercando di farmi capire è che tutti gli esseri viventi sono parte della stessa originaria entità e che se essi potessero ricordarsi il momento della loro nascita ricorderebbero il momento della nascita di tutto, perché in un certo senso ogni essere vivente porta dentro di sé la memoria di coloro che l’ hanno preceduto.”
“Si e no, nel senso che gli esseri viventi non sono parti di un’originaria entità ma sono l’entità originaria, per usare le tue parole, io preferirei chiamarla consapevolezza, e in un certo senso è vero che tutti gli esseri viventi portano dentro sé stessi la memoria di coloro che li hanno preceduti nell’evoluzione che ha portato alla loro creazione, poiché l’evoluzione è pura forza creatrice, solo che non tutti se ne ricordano.
Per esempio, un bisonte, un insetto o una pianta non possono ricordarsene perché la loro mente non è abbastanza sviluppata e l’istinto, pur avendo la stessa forza della ragione, non è adibito a sviluppare pensieri razionali.
L’uomo invece, che è dotato della mente più sviluppata fra gli esseri viventi dovrebbe ricordarsene, ma a volte non la fa, se per paura o pigrizia, questo sta a te dirmelo.”
“Certo un’ ipotesi del genere è alquanto affascinante ma la scienza…”
“La scienza ci ha portato a scoprire forme di vita che fino ad un centinaio di anni fa non erano nemmeno immaginabili, quindi non è difficile credere che prima o poi riuscirà a dimostrare l’intimo legame che unisce un figlio al proprio genitore e che esiste dal primo progenitore.”
“Io non sono un uomo di scienza, ho sempre amato molto di più la letteratura e l’arte alla scienza, però riesce difficile anche a me rendermi conto di essere solo un frammento gettato nel mondo che racchiude in sé il più grande mistero della vita che altro non è che la vita stessa.”
“Eppure ammettendo di non essere in grado di renderti conto di essere ciò che sei, è come se già ammettessi di esserlo.”
“Hai ragione, non ho mai considerato la questione da questo punto di vista… E in effetti credere ad una simile teoria non è certo più strano di credere al fatto che io sia in questo momento seduto su di una barca, a parlare in mezzo ad un lago con lo spirito dell’acqua.”
“Precisamente dovresti dire che sei un mammifero, nato qualche milione di anni fa, che ha vinto tutte le sfide per la sopravvivenza che la natura gli ha posto, ed è ora in grado di riconoscersi un minuscolo granello di sabbia in un universo magico, dove la vita cresce spontanea e rigogliosa sotto i suoi occhi e che ora fra le tante possibilità ha scelto di parlare con lo spirito dell’acqua rendendo tutte le altre possibilità, come per esempio tornare a riva, delle potenzialità irrisolte.”
“Hai usato il termine potenzialità irrisolte per puro caso oppure sei solito usarlo?”
“Non ho scritto io il biglietto che hai trovato in pizzeria se è questo quello a cui ti riferisci, e riguardo a come faccio a saperlo bè… L’universo osserva sé stesso da lontano, dagli anni remoti, quando la consapevolezza brillava della luce della vita ed era intera, ora ricerca lo stesso punto di vista nelle stelle e nei frammenti che poi non sono altro che fratelli e sorelle nello stesso sogno…
Arrivederci Andrea, ora devo andare, ci rivedremo presto, spero…”
“Arrivederci…”
La discussione con lo spirito dell’acqua mi aveva lasciato molti interrogativi ai quali prima o poi avrei risposto, ma i miei ragazzi si erano svegliati ed era sera, quindi tornammo a riva.
Dopo cena salii nelle loro camere per dare loro la buona notte.
“Papà che cos’è l’amore?”
“L’amore è una forza e un sentimento, è tutto quello per cui noi uomini dovremmo vivere, perché è bello vivere per dei sogni che si avverano.”
“Grazie ora è più chiaro che cosa sia l’amore”
“Che cos’è la vita?”
“La vita è Gaia Stefano, ma anche lo spirito dell’acqua, Giulia, io e te, la vita è tutto ciò che ci circonda, è una luce, la prima luce della natura.”
“Grazie, a domani”
“Buonanotte ragazzi”
“Buonanotte”
Ci svegliammo presto in quella domenica soleggiata e, tornati a casa, notai che Alice sembrava non aver mutato il proprio comportamento dopo la storia del biglietto, e io cominciavo a convincermi che non fosse stata lei a lasciarlo cadere.
Pensai molto alla lettera e alla gita sul lago durante la giornata, ma gli impegni della settimana seguente me li fecero dimenticare totalmente finché un giorno, rincasando a notte fonda, mi ritornarono in mente Id e le sue parole, allora cercai la lettera e mi accorsi che era sbiadita come se fosse invecchiata di mille anni, e, ricordatomi del post scriptum lasciatomi da Id, la bruciai.
Appena la lettera ebbe finito di bruciare sentii suonare il campanello.
Corsi alla porta certo che fosse Id e infatti…
ID…
Mi trovai di fronte un ragazzo che dimostrava non più di sedici anni, con i capelli lunghi e biondi, gli occhi azzurro – grigi e di corporatura esile.
“Buonasera, chi sei?” domandai.
“E tu?” fu la sua risposta, “posso entrare o devo rimanere sulla porta ancora per molto? La notte è fredda…”, disse queste ultime parole in tono ispirato come se la sua voce giungesse da molto lontano.
Lo feci accomodare quasi certo che non fosse Id, o meglio ora che ci penso bene, la confusione che regnava nella mia mente in quel momento era tale che non sapevo nemmeno chi fossi io, figurarsi se potevo pensare davvero a chi potesse essere il ragazzo che avevo fatto entrare in casa alle tre del mattino.
Il ragazzo dopo essersi seduto davanti al camino continuò a fissarmi per un po’ di tempo con aria allo stesso tempo divertita e incuriosita, dopodiché cominciò a parlare; non ricordo alla perfezione le sue parole, però erano più o meno queste:
“Allora Andrea ce ne hai messo davvero tanto di tempo a capire che ero io lo spirito del lago, quasi cinque giorni. Te l’ ho detto che mi aspettavo qualcosa di meglio giunti a questo stadio evolutivo, comunque sia io sono Id.
Come promesso appena hai bruciato la lettera che ti avevo spedito mi sono precipitato qui a casa tua, o meglio non proprio precipitato, per il calcolo del mio tempo ci ho messo ben diciotto istanti ad arrivare fino a qui, per te invece ci sono arrivato immediatamente vero?
Scommetto che hai ragionato molto su quello che ti ho scritto nella lettera senza però giungere a nessuna conclusione, eppure non sei tu quello che dice spesso agli amici: “Se sapessi di non potere giungere a nessuna meta non comincerei nemmeno un viaggio? ”
“Come fai a sapere che uso spesso questa frase? “ domandai.
“L’ ho scritto nella lettera ma voglio ripetertelo di nuovo, perché mi sembra giusto che tu lo capisca: io ti osservo da quando non sei altro che una piccola cellula gettata nel brodo primordiale, quando ancora i giorni erano giovani e gli istanti potevano scorrere veloci e il tempo, persino per me, era veloce se paragonato a come voi oggi calcolereste il tempo in quegli anni…”
Ancora quel tono ispirato che faceva giungere la sua voce da lontano, dai remoti angoli della storia.
Comunque Id continuò: “ Vedi io ho osservato per molto tempo la vita, tanto perfino per il vostro modo di calcolare il tempo, eppure mai una volta mi sono chiesto il perché di essa, ma ho continuato ad osservarla con gli occhi di un bambino, pieni di stupore e amore, e ho imparato molte più cose di quelle che gli uomini hanno imparato in tutte le ere del mondo.”
“ Chi sei tu Id? ” gli chiesi, quasi sottovoce, quasi avessi paura di fare quella domanda.
“ Non lo so, o meglio, non c’è una parola nel vostro linguaggio che possa descrivere chi sono, ti posso dire di essere… Capirai chi sono alla fine, ma se ti rivelassi ora la soluzione dell’enigma non ci sarebbe gusto a ricercarla per il mondo non credi? Se un sasso finisse per errore nel lago sbagliato, le increspature sull’acqua donerebbero all’uomo la consapevolezza dell’ enigmaticità della vita, e ogni uomo osserverebbe l’universo con gli occhi della luna… “
“ Perché ogni tanto cambi tono nel parlare? In quegli istanti sembra quasi che la tua voce provenga da lontano nel tempo e nello spazio.”
“Io non cambio tono, nel senso che cerco di donare ad ogni frase l’intonazione appropriata, come la vita dona nomi e forme appropriate ad ogni sua manifestazione, così io cerco di fare altrettanto con le frasi che sono mie manifestazioni.”
“Id nella lettera ci sono molti punti oscuri, per esempio…”
“Shhht! Rimandiamo a dopo le domande sulla lettera, vedrai che troveranno naturalmente risposta nel corso del nostro viaggio, ora devo andare, ci vediamo domani sera, prepara i vestiti pesanti, andiamo a trovare un mio amico al Nord, e farà molto freddo.”
Ecco come promesso la seconda parte del primo capitolo...
December 09 SolitudineScusandomi per l'assenza, motivata da impegni universitari, rieccomi pronto ad aggiornare il blog...
La solitudine... chi non si è mai posto la domanda su cosa sia la solitudine? Io lo faccio spesso, forse perchè mi capita talvolta di sentirmi solo e questo spinge alla riflessione, mi sembra inevitabile, quindi...
La solitudine è lo sguardo di un bambino che chiede l'elemosina, la solitudine è una donna immobile nella folla dei passanti, la solitudine è mangiare soli mentre tutti intorno parlano con qualcuno al tavolo, la solitudine è dormire soli, la solitudine è prendere un solo caffè, un solo bicchiere d'acqua, guardare da soli il cielo, la solitudine è fare domande a se stessi e rispondersi da soli, la solitudine è invecchiare da soli, la solitudine è non avere nessuno con cui parlare, la solitudine è la fine dell'amore, la solitudine è uscire con persone che non si conoscono, la solitudine è leggere poesie e piangere su di esse per la loro straziante dolcezza, la solitudine è una lacrima isolata nel gelo dell'inverno, la solitudine è un brivido di silenzio nell'onda continua di diffrazioni sonore del quotidiano, la solitudine è la mortificazione dell'uomo, la solitudine è riflessione, la solitudine è accrescimento personale, la solitudine è cultura, la solitudine è una scelta obbligata, la solitudine è osservare le persone attraverso la vetrina di un bar, la solitudine è viaggiare per lavoro, la solitudine è il treno pieno di persone che non si parlano, la solitudine è una folla di sconosciuti, la solitudine è...
Lascio a voi la continuazione...
TAEAN (COREA DEL SUD) - Le autorità sudcoreane hanno proclamato lo stato di calamità lungo tutte le coste su cui si é abbattuta la marea nera provocata dalla petroliera 'Hebei Spirit', lo riferisce la Bbc online. La flotta di quasi cento navi che da due giorni era al lavoro con barriere protettive e dissolventi non è riuscita a impedire che le 10mila tonnellate di petrolio fuoriuscite dalla nave in seguito ad una collisione con una chiatta raggingessero la costa nella regione di Taean.
Ora le spiagge per una lunghezza di 17 chilometri sono fortemente inquinate. In alcuni posti lo strato di petrolio sulla sabbia raggiunge i dieci centimetri. Si teme che ci possano essere conseguenze a lungo termine sulla fauna e la flora locale. E fin da ora gli abitanti del luogo hanno paura che le loro attività legate al mare - a partire dall'allevamento delle ostriche - vengano irrimediabilmente compromesse. Intanto è stato comunicato che la falla da cui era uscito il petrolio è stata totalmente tamponata. La marea nera e' fuoriuscita dalla petroliera Hebei sprint, urtata due giorni fa da una chiatta che trasportava una gru nel porto coreano di Daesan, nella regione di Taean, circa 100 chilometri a sud di Seul. Sono sempre schifato di fronte a notizie del genere... cosa posso dire? Leggete i miei precedenti post sulla deriva della nostra moderna società, sul mondo intero...
La cosa che più mi disturba è sapere che nella scelta tra pianeta terra e denaro, molti sceglierebbero il denaro, questo mi sembra il fenomeno più assurdo...
Che tristezza...Che danno irreparabile...
Quando un giorno capiremo che fatti del genere non dovrebbero accadere per nessuna ragione, avremo fatto un passo in avanti verso un nuovo stadio evolutivo.
Vi lasciuo con una domanda: credete davvero che lo stadio nel quale siamo, cioè Homo sapiens sapiens, sia l'ultimo gradino dell'evoluzione della nostra specie?
Io credo fermamente e spero di no, assolutamente no.
L'ANGOLO LETTERARIO
* * *
Solitudine talvolta, passanti silenziosi e anonimi, si mostra luna nascente.
Cristalli d’umana Memoria ardono In braci caritatevoli Fra le tue braccia livide.
Verità celata E danzante, rimorso Annoso ed eterno, ultima sensazione.
E come chicca pubblico qui, in due post, il primo capitolo del mio romanzo pubblicato: Strano Mondo, Edizioni Il filo... Il resto lo potrà leggere solo chi avrà voglia di comprare il libro...Un consiglio: su internet, nel sito del filo www.ilfiloonline.it costa meno che in libreria ed è più facile trovarlo...
STRANO MONDO
CAPITOLO I
UNA STRANA GIORNATA…
Era il 1985, precisamente il 3 aprile del 1985, giorno del mio trentasettesimo compleanno.
Ero in casa e come ogni giorno scesi a controllare la posta non immaginandomi certo che quell’azione avrebbe cambiato per sempre la mia vita.
Mentre aprivo la cassetta delle lettere mi accorsi che il tempo stava cambiando, era una bella giornata di sole, dalla temperatura già primaverile, ma all’improvviso si alzò un vento gelido e cominciò a piovere, anzi sembrava di trovarsi nel bel mezzo di una vera e propria tempesta.
Presi in fretta le lettere e mi misi al riparo.
Il cielo si era oscurato e, fatto alquanto strano, non c’era una sola persona in giro.
La strada era spazzata da raffiche di vento violentissime e l’aria sembrava gridare parole incomprensibili.
Provai a chiamare un amico meteorologo per chiedergli spiegazioni del fenomeno ma il telefono era isolato, cercai di uscire di casa, ma il vento era così forte che se fossi uscito mi avrebbe trasportato per miglia e miglia, ero solo e non potevo fare nulla, così decisi di ascoltare un po’ di musica aspettando che la tempesta si calmasse.
Mi rendevo conto di come ciò che stava accadendo non fosse normale, ma, fatto ancora più strano, non ero agitato per niente, anzi, mi sentivo di buon umore, perciò per passare il tempo in attesa che la bufera si placasse mi misi a leggere le lettere.
Le prime due erano cartoline dai luoghi di villeggiatura di alcuni amici, ma la terza era molto strana: la carta in cui era avvolta sembrava vecchia, ingiallita, e soprattutto estremamente preziosa, come una pergamena medievale.
La aprii, e mi trovai di fronte la lettera più strana che mi fosse mai capitato di leggere.
Buon giorno io mi chiamo Id, Id e basta, lei non mi conosce, forse non ha nemmeno mai sentito parlare di me, ma io sono anni che la osservo, anzi forse sarebbe meglio di re che sono molte vite che la osservo, che seguo la sua evoluzione, più o meno dal Devoniano o forse da prima, da che Gaia ha cominciato a crescere, a vivere senza il bisogno del mio aiuto e della mia interferenza.
Scommetto che lei non sa chi è Gaia. Amico mio, non ti dispiace se ti do del tu vero? Gaia è tutto ciò che ti circonda, perfino tu sei Gaia, il vento, la terra, i quattro elementi che costituiscono il mondo, il destino e le fatalità, tutto questo è Gaia, ma anche gli uomini che si credono tanto superiori ad essa in realtà non sono altro che una sua parte.
Ma ti starai chiedendo perché ti dico queste cose; innanzitutto perché è ora che ti renda conto di essere un mammifero presente sulla terra da milioni di anni, figlio di milioni di progenitori, nato grazie ad alcune combinazioni casuali; in secondo luogo vorrei ricordarti che il caos esiste, sì, la casualità, la nostra incapacità di comprendere la concatenazione degli eventi è imperante nel mondo da voi conosciuto, che non è di certo l’unico, ma è già troppo visto che non riuscite a vivere in pace gli uni con gli altri, figurarsi se conosceste forme di vita extraterrestri, per usare le vostre parole.
Detto questo vorrei spiegarti meglio ciò detto all’inizio e cioè che ti conosco da tempo immemorabile.
Il tuo patrimonio genetico differisce da quello di uno scimpanzé di circa un paio di geni, una briciolina in un mare se ci pensi, eppure quei due geni diversi ti hanno permesso di essere al vertice di qualsiasi catena alimentare, di dominare, per quanto concesso, la natura, e di crederti il migliore essere vivente sulla faccia della terra.
Da prima che questi due geni mutassero io ti osservavo crescere, cercare cibo nelle foreste, fuggire dai predatori, morire nei prati, diventare polvere e di nuovo crescere nei tuoi figli.
Non è stupendo avere figli? Lasciare qualcosa di noi che perdurerà nel tempo dopo la nostra morte, a me sembra la magia più grande della natura…
Da quando la prima cellula destinata, scusa il termine ma è per farti comprendere meglio, a diventare l’uomo che sei adesso si è sviluppata, ti ho seguito, osservando i piccoli grandi passi che facevi nell’evoluzione, senza sapere dove saresti giunto, sinceramente mi aspettavo qualcosa di meglio, e anche ora ti osservo aspettando il nuovo passo nell’evoluzione e così via.
Immagina di poter osservare l’universo con occhio esterno, vederlo crescere, evolversi in miliardi di forme di vita differenti, immagina tutto questo universo in continua evoluzione come una sfera di cristallo dentro la quale è possibile guardare, ora immagina una moltitudine non numerabile di sfere di cristallo che differiscono dalle altre per piccole differenze e avrai più o meno un raffigurazione in scala del mondo dove stai vivendo.
Dopo aver dato un bello sguardo d’insieme a questo groviglio di luccicanti sfere di cristallo ricolme di energia vitale, ritorna a quella nella quale sei abituato a vivere e concentrati su di essa. Se ti sforzi un pochino potrai vedere la vita crescere e crescere senza mai fermarsi, ramificarsi in intricate trame differenti, senza senso, casualmente arrestarsi per poi riprendere in modo diverso da quello interrotto; bene, in questo preciso istante i tuoi occhi e miei stanno guardando la stessa cosa nello stesso modo, solo che a te manca la consapevolezza di ciò che stai osservando.
Scommetto che ti stai chiedendo il senso di tutto questo, chi l’ ha creato e perché.
E se fosse che tutto questo si è generato dal nulla senza motivo?
“Nulla si crea nulla si distrugge e tutto si trasforma” obbietteresti tu, ma questo è vero solo per il tuo mondo e fra poco te ne renderai conto…
Quindi per favore, per adesso abbandona la strada delle domande senza risposta e segui il mio ragionamento.
Mentre osservi la vita dominare indiscussa in Gaia, coincidere con essa e con essa per mano evolversi continuamente, cerca di lasciare libero il tuo stupore, prova a lasciarti permeare dalla bellezza della vita senza porti domande, come se la osservassi con gli occhi di un fanciullo.
Vedi bisonti correre liberi nelle praterie, aquile prendere il volo, tigri andare a caccia, leoni accudire i cuccioli, insetti laboriosi come le formiche fare provviste per l’inverno, uomini e donne amarsi , pesci grandi e piccoli seguire le correnti oceaniche, e così via; puoi vedere il nucleo della terra muoversi continuamente, il ciclo della natura di nascita, crescita e morte compiersi senza sosta, i venti soffiare in ogni angolo del globo, il sole illuminare la terra, i ghiacci formarsi e sciogliersi ed ogni istante ti sembra lungo e importante come un’ era…
Dove saremo quando la luce dei nostri occhi non sarà più in grado di illuminare la terra? Quando la luna non si specchierà più nel profondo della nostra anima?
Dove saremo?
Tutto quello che hai osservato è un piccolo frammento di vita che in esso racchiude la vita stessa.
E’ difficile comprendere quest’ultima frase me ne rendo conto, ma fra poco potrai capire tutto quanto senza eccezioni.
Immaginati la vita come un immenso frattale, se rimpicciolisci questo ente a tuo piacimento otterrai nuovamente un frattale che conserva le stesse caratteristiche di quello di partenza, ecco perché il segreto della vita è racchiuso in te come in un insetto, nelle grandi correnti oceaniche come in una piccolissima goccia di rugiada, in un uragano come in un caldo vento primaverile, nel nucleo della terra come in un piccolo frammento di lava solidificata, in una montagna grandissima come in una piccola tana di talpa; per il solo motivo di esserci ogni ente è la vita stessa…
Eppure io so che continui a non capirmi, anzi sei sicuramente spaventato e ora ti senti nel cuore un’ ansia che non avevi mai provato.
L’uomo ha dimenticato di essere la vita e ora l’ansia evolutiva lo spinge ad avere paura della vita stessa.
Bella frase non credi?
Non domandarti il senso di tutto questo, te l’ ho già spiegato, non puoi capire il significato della vita fino a quando non accetti che è l’ universo stesso che osserva il mondo attraverso i tuoi occhi.
Certo una cosa è immaginare di osservare ciò che ti ho detto e una cosa è vederlo realmente con i propri occhi, ma a quello arriveremo presto, più presto di quanto pensi.
Prima di salutarti voglio parlarti ancora di una cosa, della morte.
Non spaventarti, non c’è nulla di cui aver paura, voi uomini avete sempre visto la morte come la fine della vita, ma non è così.
Ritorniamo al nostro punto di osservazione, per così dire celeste; abbiamo visto il ciclo della vita compiersi più volte nello stesso istante e a più livelli, in questo ciclo però è compresa anche una fine che coincide con il ritorno al punto di partenza del ciclo stesso, il quale ricomincia in maniera diversa, seguendo le medesime tappe, ma evolvendosi in un modo completamente diverso dal precedente.
Per semplificare le cose osserviamo pochi istanti di vita di un singolo essere vivente, per esempio di un uomo, ma avremmo potuto benissimo scegliere una tigre o una mosca; in questo breve lasso di tempo quest’uomo sta facendo una passeggiata in un bosco e mentre cammina una zanzara lo punge sul braccio traendone nutrimento, l’uomo distraendosi per la puntura calpesta un fiore recidendone il gambo, allora si china a raccoglierlo, nel fare questo compie uno sforzo muscolare liberando calore che va a sommarsi ad altro calore che infine equilibrerà il bilancio termico terrestre. Dopo aver raccolto un fiore egli tocca il muschio presente sulla corteccia di una pianta ancora bagnato dalla rugiada e alcuni batteri penetrano nel suo organismo tramite i pori della pelle, così come quando si ferma a bere un sorso d’acqua ad un ruscello.
Come hai visto quest’uomo in pochi istanti è entrato in contatto con molte specie di vita differenti, svolgendo il proprio compito nel grande cerchio della vita, sia positivamente, come per la zanzara, che negativamente, per il fiore.
La morte è la stessa cosa. L’uomo morendo prende parte al cerchio della vita per l’ultima volta, in attesa di poter rinascere prima o poi sotto un’altra forma, magari fra milioni di anni, perché qualcosa di lui è penetrato nel ciclo vitale di migliaia di esseri viventi con i quali ha interagito in ogni singolo istante della propria vita.
Credo di averti lasciato abbastanza materiale per poter pensare a qualcosa di diverso che non sia sempre il senso dell’esistenza umana.
Arrivederci a presto mio caro Andrea
Il tuo Id…
P.S. Non dimenticarti di bruciare la lettera dopo averla letta, così potremo incontrarci…
Era la lettera più strana che avessi ricevuto, e questo misterioso Id aveva ragione, mi aveva lasciato molto materiale sul quale ragionare, e doveva conoscermi molto bene se era al corrente del mio appetito per la riflessione.
A volte me ne stavo ore intere sdraiato in un prato a riflettere sulla vita, ma non mi era mai capitato di dover estendere così tanto il mio pensiero.
Abbandonai per un momento la lettera sul tavolo per andare a prendere dei fiammiferi, dato che avevo molta voglia di conoscere Id di persona, ma mentre passavo davanti alla finestra notai che la tempesta era finita senza lasciare la minima traccia del suo passaggio, la strada non era bagnata, e le persone affacciate alla finestra o in giardino non avevano l’aria di uscire di casa dopo una bufera.
LA GITA AL LAGO…
Il telefono funzionava, così telefonai ai miei figli per avvisarli che quella sera sarei passato a prenderli per passare con loro il week - end al lago.
La loro voce gioiosa mi distolse completamente dal ricordo della lettera anche se nella mia mente continuava a circolare una frase: “Dove saremo quando la luce dei nostri occhi non sarà più in grado di illuminare la terra? Quando la luna non si specchierà più nel profondo della nostra anima?
Dove saremo…
Tutto quello che hai osservato è un piccolo frammento di vita che in esso racchiude la vita stessa…”
Partimmo verso le sette di sera e, giunti ormai in prossimità del lago, ci fermammo a mangiare.
Ricordo ogni singolo istante di quei giorni perché successero molte cose incredibili.
Ci eravamo seduti al tavolino in fondo alla pizzeria e stavamo per ordinare quando la cameriera, una ragazza di non più di diciotto anni, si avvicinò e chiese il mio nome; nello stesso momento Alice era entrata nel locale e, non appena ci ebbe notato, chiese velocemente delle informazioni ad un cameriere, ci sorrise e uscì senza nemmeno venire a spiegarci come mai si trovasse in quel luogo, lei che diceva di detestare il lago perché la rendeva triste.
Non so se sul momento fui più stupito per la strana richiesta della ragazza o per l’ingresso di Alice nella pizzeria.
Dissi il mio nome alla cameriera che mi avvisò di una persona che mi stava aspettando e mi alzai da tavola spiegando velocemente ai ragazzi che dovevo assentarmi per qualche minuto.
“Come mai c’era la mamma prima papà?” mi chiese Stefano.
Certo ormai di non essermela immaginata risposi che non lo sapevo e mi avviai nella saletta indicatami dalla cameriera.
Nell’attraversare il salone della pizzeria, proprio nel punto in cui Alice si era fermata per sorriderci c’era per terra un biglietto.
Lo raccolsi e lo infilai in tasca senza guardarlo.
Giunto nella saletta l’unica cosa che trovai fu un altro biglietto di carta simile a quello che avevo trovato poco prima.
La serata continuò normalmente, io Stefano e Giulia parlammo di molte cose, della scuola, degli amici, di quanto mi mancassero e di quanto io mancassi a loro e di come sempre più spesso si sentissero trascurati per la carriera della mamma.
Mi faceva molto male sentire che una donna come Alice, prima molto interessata e attenta ai propri figli, li mettesse ora in secondo piano per colpa dell’illusione della ricchezza facile e della fama.
Cercai di non far trasparire il mio dispiacere con i ragazzi e la serata proseguì allegra e vivace, come sempre del resto quando stavamo insieme.
Arrivati a casa, Giulia e Stefano andarono subito a letto, io non potevo, dovevo riflettere e soprattutto dovevo ancora leggere i biglietti trovati in pizzeria perciò decisi di andare in riva al lago.
Era una bella serata, il lago era calmo, non c’era vento e il cielo stellato sembrava specchiarsi nell’acqua, e mi sentivo come se stessi vivendo chiuso fra due cieli che si scrutavano vicendevolmente negli occhi.
Se gli occhi dell’ universo si distogliessero da quelli del nostro cielo interiore non saremmo più capaci di ritrovare i sentieri della nostra esistenza…
Mi accorsi di aver detto una frase senza averla pensata prima, come se qualcuno me l’avesse suggerita, come se stessi ripetendo i pensieri di qualcun altro, comunque non ci pensai sopra più di tanto, cercando di convincermi di averla letta in qualche libro o di averla sentita in una canzone e decisi di aprire il primo biglietto che immaginavo avesse lasciato cadere Alice.
Migliaia e migliaia di anni fa, in una grotta un mio antenato e un tuo antenato si sono accoppiati e hanno dato il via a quella successione di casualità che ha portato al nostro incontro pochi anni fa; un incontro che è culminato con la nascita di due figli che porteranno me e te nell’eternità tramite i loro figli e i loro incontri.
Chi siamo noi per porre fine a ciò che Gaia ha permesso per più di mille anni?
Siamo solo piccoli frammenti gettati nel mistero dell’evoluzione, frammenti dotati di occhi che scrutano il cielo lontano e in esso inconsapevolmente possono leggere, se lo vogliono, il loro destino d’amore o di solitudine.
Dopo milioni di anni di evoluzione un uomo può scomparire in pochi secondi penetrando ancora di più il velo che nasconde la soluzione degli indovinelli posti dal destino, siamo davvero sicuri di voler affrontare il velo della realtà da soli?
Come possono due frammenti di vita che racchiudono la vita stessa, mettersi contro ciò che la vita gli ha concesso?
Se potessimo osservare il tempo così come osserviamo lo spazio, capiremmo che in ogni istante si risolvono così tante infinite situazioni da rendere la nostra vita praticamente infinita, perché amore mio affrontare l’eternità come frammenti isolati dello stesso sogno dispersi nel mare della consapevolezza?
Avevo le lacrime agli occhi, non avevo ancora ben compreso il significato dello scritto, ma il mio animo era felicemente sconvolto al solo pensiero che la mano che l’ aveva creato potesse essere quella di Alice.
Ma l’aveva davvero scritto lei quel biglietto?
E se anche l’avesse fatto, perché seguirmi in una pizzeria per lasciarlo cadere in un punto dove chiunque avrebbe potuto raccoglierlo prima di me?
Perché non venire direttamente a casa nostra e cercare di parlarmi?
La mia mente vagava fra queste domande senza riuscire a trovare delle risposte convincenti, ogni ipotesi che formulavo mi sembrava assurda.
A volte impedendo alle luci della vita di illuminare i sentieri, i frammenti tendono a cadere al di là della coscienza del destino, in quell’area della consapevolezza chiamata libero arbitrio…
Di nuovo quella strana sensazione di aver detto una frase senza averla pensata.
Eppure ciò che avevo detto mi sembrava una risposta al biglietto di mia moglie.
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