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    October 29

    Dio e la morte

    Innanzitutto buona sera a tutti...
    Dato che le visite crescono di giorno in giorno credo sia giunto il momento di prendere posizione da parte mia rispetto ad un concetto importante e complicato: Dio.
    La morte è connessa ad esso e pertanto tratteremo anche di essa.
    Dio è sempre stato molto controverso per me. Già da quando ero piccolo e poi sempre di più con l'età. Ho spesso oscillato tra un agnosticismo svogliato e un ateismo militante e ancora oggi, in verità, non saprei decidermi. La verità è che di fronte a tante atrocità commesse dall'uomo, la creatura che, in teoria, più assomiglia a Dio, mi riesce difficile credere alla sua esistenza, ma tante volte questa mi sembra solo stupida retorica da persone senza cervello e appellarsi a qualcosa di finito per spiegare un essere che, sempre in teoria, ha i caratteri dell'infinito in sè, mi sembra scialbo e povero, quantomeno riduttivo.
    Pertanto non voglio basarmi su qualcosa di concreto. La mia idea filosofica della vita, cioè un insieme casuale di accidenti che compongono una linea continua, esclude a priori l'esistenza di un'entità sovradeterminata in grado di determinare i destini delle persone. L'idea del giudizio post - mortem non è di mia competenza in quanto dovrebbe avvenire dopo la morte, quindi dopo l'unico vero mistero della nostra vita.
    La morte è per me qualcosa di naturale, terribile, ma sostanzialmente giusto, nel senso che colpisce senza alcun criterio, sciegliendo a caso le proprie vittime quindi anche in questo non ci vedo alcun tipo di chiamata da parte del regno dei cieli o simile.
    In conclusione resto dell'idea di non credere fino a prova contraria, fino a quando non sarà dimostrato che Dio esiste. So che può sembrare assurdo chiedere spiegazione di qualcosa che, dogmaticamente, può essere avvicinato solo per fede, ma questo è ciò che penso, che piaccia o meno. Tengo però a precisare che non denigro e accetto ogni altra idea purchè non intrisa di stupido fondamentalismo e lontana dal voler annullare le idee diverse, poichè forse è proprio la pluralità ciò di cui abbiamo più bisogno.
     
     (ANSA) - NEW YORK, 29 OTT - Le prospettive di accordo sulla moratoria Onu della pena di morte sono "fragili" e il tempo stringe. E' il parere del ministro Bonino. Divisioni si sono create nelle ultime ore all'interno dell'Europa e c'e' il rischio che non si riesca a arrivare a un testo comune in tempo per la scadenza di giovedi' prossimo, ha precisato. Da New York, Emma Bonino ha sottolineato che per essere messo ai voti dall'Assemblea il testo di risoluzione dovrebbe venire ufficializzato alle NU entro giovedi'.
     
    Cito questa notizia in quanto sono ideologicamente contrario alla pena di morte perchè pratica disumana e perchè ritengo un castigo maggiore dover passare tutto il resto della vita in una gabbia. A volte la morte può essere una soluzione troppo semplice.
    Ammetto che alle volte, di fronte a crimini di particolare crudeltà, anche io ho invocato, per rabbia, la pena di morte, ma a sangue freddo essa mi pare così vuota di senso, così bassa, da rendermi impossibile una sua giustificazione.
    Spero pertanto che la risoluzione arrivi dove deve e che aboliscano una pratica che ancora è un retaggio medievale, a mio avviso ovviamente.
     
    L'ANGOLO LETTERARIO
     

    Mi svegliai dopo molte ore in una cella, questa volta con finestra che dava su un terreno del tutto anonimo, faceva molto caldo, c’era odore di sale nell’aria, pensai dentro di me di essere nel carcere di Guantanamo a Cuba e anche che questa volta non mi avrebbero lasciato andare dopo qualche mese.

    Vennero a prendermi dopo qualche giorno, mi portarono in una stanza dove c’erano due soldati e un agente del governo, un secchio d’acqua ghiacciata e una sedia.

    “Steve, puoi dirci quello che vogliamo sapere seduto su quella sedia, oppure mentre vomiti acqua gelata, a te la scelta.”

    Mi sedetti dando loro l’idea che volessi collaborare.

    “Sei stato incarcerato perché recidivo di crimini contro l’ordine nazionale e per l’accusa di alto tradimento e associazione a scopo di terrorismo. Come ti dichiari?”

    “Innocente.”

    “Verrai processato e condannato fra una o due settimane al massimo durante le quali potrai muoverti all’interno del carcere, ma non potrai intrattenere rapporti con gli altri detenuti.”

    “In regime di isolamento quindi?”

    “Vedo che ci siamo capiti.”

    “Non ho diritto a fare una telefonata?”

    “No, non hai diritti qui. Ti spiego come funziona: se collabori con me al giudice dirò che sei un soggetto recuperabile, non uno di quei cani che stanno nel reparto dei terroristi di Al Qaeda, in caso contrario dirai comunque quello che vogliamo sapere, dopodichè verrai processato e condannato e non rivedrai più la luce del sole. Sono stato chiaro?”

    “Si.”

    “A quali giornali hai spedito gli articoli?”

    “Lo sapete già, quindi perché me lo chiedi?”

    “Rispondi e basta.”

    Risposi.

    Lui tirò fuori tutti i miei articoli da una cartelletta in pelle e mi disse:

    “Sono questi?”

    A questo punto capii che non c’era più niente da fare, non sarei mai uscito vivo da quella prigione, le mie speranze fino a quel momento si poggiavano sul fatto che qualcuno si sarebbe insospettito se l’autore di articoli così scottanti fosse sparito di colpo, ma visto che gli articoli non erano mai giunti a destinazione, non avevo nessuna speranza, probabilmente avevano già dato la notizia della mia morte agli amici e anche il processo era una proforma divertente e nient’altro, quindi guardai per un po’ gli articoli poi sputai in faccia a quel bastardo che mi rivolgeva le domande e mi avventai su di lui.

    Mi fermarono prima che potessi colpirlo e mi picchiarono fino a farmi perdere i sensi.

    Il pasto, che consisteva di un pezzo di pane raffermo e un po’ d’acqua putrida, mi veniva servito una volta al giorno.

    Non c’era il water nella mia cella e dovevo espletare le mie funzioni corporee in un angolo.

    Dormivo con i topi che mi mordevano le caviglie, ogni tanto qualche soldato veniva a prendermi e si ripetevano le torture già subite nell’altro periodo di carcerazione, a volte mi costringevano a guardare mentre abusavano sessualmente di qualche detenuto, altre volte abusavano di me.

    Maiali violenti bastardi assassini aguzzini, che l’inferno vi bruci per l’eternità, che la morte vi colga dolorosamente, che le vostre famiglie spariscano in qualche profondo baratro, che un lupo divori le vostre viscere fino all’estremo supplizio, cani che non meritate la vita che vi è stata data, topi di fogna grassi di potere, picchiatori perversi, che tutto ciò che ora date all’uomo vi venga restituito in doppia razione, nessuno potrà mai perdonarvi per le torture, le vessazioni, i pestaggi, siete il cancro che infesta questo mondo, siete rifiuti umani infettivi, siete quello che rende il mio mondo una fogna putrida.

    Venni processato dopo qualche settimana e condannato a scontare trent’anni nel carcere di Guantanamo, una condanna che equivaleva ad un’esecuzione poiché nessuno avrebbe potuto resistere per più di qualche mese lì dentro, figurarsi scontare una pena così lunga.

    Tuttavia avvenne un miracolo, dopo circa tre mesi che mi trovavo nel carcere scoppiò una rivolta grazie alla quale dieci detenuti riuscirono a fuggire ed io ero uno di loro.

     
     
     
    October 25

    Il perchè della cattiveria...

    Proprio in questo periodo sto leggendo e studiando uno dei più bei romanzi del novecento scritto da Elsa Morante, una fra i più grandi romanzieri di tutti i tempi: L'isola di Arturo... Il romanzo si dipana lungo il percorso di formazione di Arturo, il personaggio principale, narrato da lui stesso da "infinita distanza", da un narratore insomma che rievoca l'infanzia con gli occhi che aveva a quel tempo senza nessuna coscienza del poi, senza che le ombre dell'adultità scalfiscano la limpidezza dello sguardo di bambino.
    Questo sguardo, che, ahimè, perdiamo non momento della nostra maturità è lo sguardo più sincero e privo di menzogna, uno sguardo pulito e bellissimo, puerile e devastantemente bello. Arturo crescerà di soli due anni, dai 14 ai 16 nel romanzo e poi di lui non si saprà più nulla, perchè ciò che conta è il percorso in sè, ricco di prove e difficoltà, di sentimenti e paure, di angosce adolescenziali e di sicurezze infantili.
    Ed è così bello per noi, per noi che abbiamo lasciato il tempo delle dolci illusioni da tempo, perderci ancors una volta e fingere di avere ancora un'opportunità per osservare, anche solo di sfuggita, il mondo dalla finestra dell'innocenza, una finestra chiusa nella realtà, ma che nell'immaginazione, forse, può ancora essere aperta.
     
    BRESCIA - Il pm Paolo Guidi ha chiesto 30 anni di reclusione per il padre di Hina Saleem e due cognati della ragazza uccisa l'11 agosto dell'anno scorso. Il pubblico ministero Paolo Guidi ha inoltre chiesto due anni di reclusione per lo zio materno di Hina, accusandolo di concorso nell'occultamento del cadavere della ragazza, ma non di concorso nell'omicidio, al contrario di quanto accaduto inizialmente. Hina dopo l'omicidio era stata infatti seppellita nell'orto della villetta in cui viveva la famiglia a Sarezzo, nel Bresciano. Lo stesso zio, durante dichiarazioni spontanee aveva ammesso la sua partecipazione all'operazione di sepoltura ma aveva detto di essere stato estraneo all'omicidio.

    Hina Salem sarebbe stata uccisa per "salvare l'onore" della famiglia. Lo ha sostenuto il pm di Brescia Paolo Guidi nella sua requisitoria al termine della quale il magistrato ha chiesto 30 anni di reclusione per il padre della ragazza pachistana, per due suoi cognati mentre ha chiesto la condanna a 2 anni, ma solo per occultamento di cadavere, per lo zio materno.

     

    Ho volontariamente citato questo notizia dopo la desfrizione, breve, del romanzo in questione, perchè trovo che non ci sia nulla di più lontano dall'innocenza di un'innocenza negata e distrutta proprio nel momento in cui stava per essere abbandonata spontaneamente per approdare all'età adulta. Non voglio qui esprimere biasimo o condanna per un simile gesto perchè non è necessario in quanto esso si condanna da solo, in quanto la brutalità e la grettezza dell'atto non hanno bsogno di commenti. Voglio però soffermarmi su un punto: come è possibile che l'amore parentale, l'amore di un padre, di una madre, di uno zio, possa tramutarsi in un odio così cieco, così vuoto si senso, così triste e brutale? Credo non basti accennare alla chiusura culturale di un mondo che vieta ogni diritto, anche il più elemetare, alle donne, di un mondo che relega le donne, la loro femminilità, a mero suppellettile di una società fallocratica e troglodita. Credo non sia sufficiente nemmeno biasimare un'idea così stupida come la salvaguardia dell'onore famigliare, poichè in questo caso si è fatto proprio il contrario. No, voglio fermarmi a riflettere solo su che senso possa avere una vita spezzata nel fiore degli anni, una gioventù così bella e dolce spenta dalla brutalità di uomini malvagi ed egoisti. Non voglio chimare in causa una goustizia divina poichè non ci credo, ma chiedo a tutti coloro che hanno fede se davvero credono che un giorno esseri così biechi e piccoli moralmente avranno una punizione commisurata alla loro colpa. Quello perciò che voglio dire è che anche se non trovo e non troverò mai il perchè della tua morte, anche non ti ho conosciuto nè ti conoscerò mai Hina, io ti amo perchè credo che l'amore possa dare un senso anche alla morte...

    L'ANGOLO LETTERARIO

    Non andai nel locale in cui ero atteso, vagai per la città osservandone ogni angolo, ogni grattacielo, ogni auto, ogni viso, salutando questo mondo dall’alto dell’Empire State Building, alzando il medio a tutto quello che l’uomo si vantava di aver costruito, dalle dighe agli oleodotti, dalle petroliere ai transatlantici, dai grattacieli ai tunnel, dalle distese di cemento delle metropoli ai campi coltivati meccanicamente, dalle industrie alle conurbazioni, dai porti agli aeroporti, dalle automobili ai treni, dagli hotel ai villaggi vacanze, dai teatri alle televisioni, dalle antenne ai satelliti, dagli aerei agli shuttle, dalle creme di bellezza ai prodotti per capelli, dai vestiti di marca alle scarpe di vera pelle, dagli occhiali da sole alle parrucche, dai trafori alle centrali idroelettriche, dalla benzina alle vernici, dai fucili alle mine antiuomo, dalla guerra ai governi, dai governanti alle stragi, dalle bombe ai missili, dalle portaerei ai soldati, dai funerali ai matrimoni, dalle chiese agli dei, dalle autostrade ai computer, dagli sport per milionari ai milioni per lo sport, dalle scuole alle abbazie, dalle isole private ai paradisi artificiali, dalle riserve di caccia, alle riserve per i nativi, dalle multinazionali alla globalizzazione, dall’informatica al settore terziario, dall’energia nucleare alla bomba atomica; sputavo dritto in faccia a tutte le menzogne con le quali mi avevano cresciuto.

    Quella notte mi resi conto di essere davvero libero in quanto distaccato da tutto.

    Non mi interessava nulla di quello che interessava normalmente un mio simile, vagavo per la città come un disperato, un ossesso in preda a qualche strana forma di paranoica depressione, attirato da tutto quello che poteva trovare riscontro con i miei distorti pensieri, vagai e vagai fino al mattino, rientrai nel mio appartamento sfinito ma felice di aver chiuso con il mondo e pronto a riprendere la mia propaganda contro tutto quello in cui credevano i governi occidentali orientali mondiali, pronto ad essere, a costo della vita, un bug nel gigantesco sistema mondo, il negativo totale di quel soggetto attivo che il mio carceriere si era auspicato che volessi diventare.

    Per prima cosa mi recai al giornale, cominciai a scrivere articoli su argomenti canonici come i diritti civili e la guerra, e intanto cominciai a cercare contatti in giro per la città, negli angoli nascosti, nel sottobosco di dissidenti che formavano la controcultura newyorkese.

    Fra le tante persone che incontrai una sola attirò la mia attenzione.

    Ci incontrammo in un locale e cominciammo a parlare.

    “Sono i governi che andrebbero controllati, non  chi si oppone ai medesimi.”

    “Hai ragione Steve, infatti molte volte sono i governi stessi che pianificano ed eseguono attentati terroristici o sventano falsi attentati per poter mantenere il livello di tensione elevato.”

    “Un’affermazione del genere è molto pesante, hai le prove di questo?”

    “No, ovviamente, altrimenti molti governi sarebbero già caduti, ma è una pratica usuale e se ci pensi è persino logica. Prendi l’esempio dell’Italia dal dopoguerra fino alla fine degli anni 80’, durante il periodo della guerra fredda e della cosiddetta strategia della tensione. Se tu fossi il capo del governo vorresti mantenere il tuo potere, e se il tuo potere si fondasse sulla paura della parte avversaria alla tua, necessariamente per tenere alta questa paura dovresti fare in modo di screditare l’avversario, e quale miglior modo di farlo apparire un terrorista? Potresti fare di più, con i soldi a disposizione dello stato potresti addirittura compiere stragi nel tuo stesso paese accusando poi il tuo avversario in modo da screditarlo di fronte all’opinione pubblica; non solo, riuscendo anche ad accrescere in questo modo la paura delle persone nei confronti di un’idea differente dalla tua. E’ una forma di dittatura ovviamente, ma è legalizzata proprio perchè è ben mascherata dietro una facciata di legalità e benessere. Lasciando perdere l’esempio dell’Italia, anche negli Stati Uniti i governi non sono insoliti a pratiche di questo genere.”

    “Se è come dici siamo tutti sottoposti a regimi dittatoriali senza che ce ne rendiamo conto, regimi che insinuano a forza la paura della diversità dentro di noi per renderci potenziali soldati da utilizzare in varie guerre di invasione mascherate da guerre difensive, una pratica, questa della guerra di invasione mascherata, per altro già presente nell’antica Roma.”

    “Proprio così amico mio, alcuni di noi se ne rendono conto, e allora cercano di aiutare altre persone a liberarsi di questo terribile giogo, ma la maggior parte di noi è connessa al sistema centrale senza via di scampo, ed è persino felice di esserlo perché si accontenta dal benessere fasullo che gli viene garantito al posto di un benessere maggiore che potrebbe avere se si riappropriasse di ciò che gli spetta: la libertà.”

    Ci incontrammo più e più volte durante quei mesi estivi, intanto cominciai a scrivere articoli da inviare a vari quotidiani a tiratura nazionale o statale.

    Arrivò finalmente il giorno in cui mi decisi a spedire gli articoli che avevo scritto, per un totale di circa 70 pagine, nelle quali esprimevo il mio dissenso e mettevo a nudo, dati alla mano, le mancanze del mio stesso governo e dei governi occidentali in generale.

    Era il 28 settembre 2004, quel giorno non vennero pubblicati e nemmeno il giorno successivo, il 30 settembre, verso le 8.00 del mattino suonarono alla porta.

    “Si?”

    “Polizia, apra la porta.”

    Sapevo che non erano della polizia, sapevo perché erano arrivati e sapevo che fuggire sarebbe stato inutile.

     

    October 22

    Solidarnosc

    Il perchè del titolo lo vederemo dopo, prima voglio commentare la televisione italiana.
    Premettendo che io non la guardo, o comunque la guardo pochissimo, mi sono di recente interessato alla programmazione di alcune reti principali, anzi delle uniche sei reti principali della nostra televisione: rai 1,2,3, canale 5 italia 1 rete 4... Tra film senza trama o comico - demenziali, talk show inconsistenti basati per lo più sulla fiera del pettegolezzo e delle vanità, spiccavano programmi di pseudo-realtà fittizia come il grande fratello o l'isola dei famosi ecc. ecc....
    Reality show... come se la realtà fosse davvero composta da una decina di stronzi rinchiusi a forza in una casa per qualche tempo... Oltre a questo ovviamente calcio calcio calcio, trasmissioni sul calcio, opinionisti di calcio ecc. Telegiornali - gossip tipo studio aperto, trasmissioni di finta inchiesta (Iene ecc.), telefilm che hanno già 15 -20- 30 anni, cartoni animati giapponesi della peggior specie, insommma tutto il peggio del peggio del peggio... Spazzatura sopra spazzatura. E mentre milioni di persone si anestetizzano il cervello e spengono la loro personalità di fronte a quel fottuto schermo io sogno che qualcuno di loro si renda conto di che cosa stia guardando mentre lo guarda...
     
     (ANSA) - VIENNA, 21 OTT - Liberali in vantaggio in Polonia, secondo i primi exit poll, ritardati da alcuni inconvenienti nei seggi.Secondo i primi exit poll diffusi dalla rete Tv24, il partito di opposizione liberale Piattaforma Civica (Po) dello sfidante Donal Tusk avrebbe vinto le elezioni politiche in Polonia aggiudicandosi il 44,2% dei suffragi. Il partito di governo dei gemelli Kaczynski (Pis) ha ottenuto il 31,3%. Il Po sarebbe percio' in grado di formare un governo da solo.
     
    Ecco il perchè del titolo... Tusk, non molti lo sanno, era attivista di solidarnosc, il sindacato che fece una feroce opposizione all'unione sovietca e guidò la spinta innnovatrice in Polonia. Il fatto che un candidato simile abbia vinto, ormai si può dire, le elezioni in Polonia, rompendo la diarchia dei gemelli Kaczynski, fa ben sperare per un rinnovamento radicale di un paese che risente ancora troppo della dominazione subita in passato dall'unione sovietica.
    Pertanto un plauso a Tusk e ai polacchi che hanno scelto la linea del cambiamento e dell'ammodernamento dlle istituzioni.
     
    L'ANGOLO LETTERARIO
     

    Il giorno seguente cominciai a fare il doppio lavoro, di giorno scrivevo per un piccolo giornale di cronaca cittadina, un lavoro più noioso di quello alla caffetteria ma che mi permetteva di muovermi per la città e di osservare luoghi situazioni uomini, alla ricerca di qualche spunto interessante, di una scia da seguire.

    Venni inviato a fare la cronaca della manifestazione, ovviamente fu il solito scenario bellico con lanci di lacrimogeni cariche pestaggi arresti molotov fuoco distruzione di macchine vetrine cassonetti e questo io descrissi nel mio articolo, né più né meno della realtà, ma evidentemente la realtà non era ben accetta e veni licenziato immediatamente, il mio articolo venne stracciato per fare spazio ad un altro che invece lodava l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine contro un manipolo di rivoltosi.

    Me ne andai dopo aver gridato in faccia al direttore il mio dissenso, non perché servisse a qualcosa, ma per una sorta di soddisfazione personale.

    La sera stessa una collega venne trovarmi nel locale in cui lavoravo, parlammo un po’ e venne fuori che apparteneva a vari movimenti per i diritti civili e poteva farmi avere un posto a New York in un giornale che si occupava di libertà civili negate e delle malefatte del governo, in più poteva darmi un paio di numeri di persone dalle quali avere qualche informazione per iniziare a scrivere qualche articolo.

    Era l’occasione che stavo aspettando, e visto che Chicago dopo quasi quattro mesi mi aveva stancato decisi di partire per New York.

    Appena giunto nella grande metropoli incontrai subito le persone di cui mi aveva parlato la mia collega di Chicago.

    Parlammo un po’ in una tavola calda e decisero di assumermi immediatamente nel giornale, dato anche il mio passato di reporter di guerra e di carcerato CIA.

    “Questa sera andiamo ad una conferenza che si tiene in un ristorante sulla quinta, se ti va passa anche tu, così comincerai a conoscere un po’ di persone con le quali lavorerai e collaborerai nei prossimi mesi.”

    Rimanemmo d’accordo che ci saremmo incontrati la sera, ma uscito dall’appartamento, camminando per la bowery vidi la massa di diseredati che dormivano nei cartoni, sentii la puzza di alcool sangue rappreso sporcizia morte che proveniva dagli angoli in ombra della strada, e mi sentii di nuovo a casa, capii che New York, l’America non era cambiata da quando l’avevo lasciata, che tutto era rimasto simile a sé stesso.

    Ogni volta che partiamo, lo facciamo con la precisa sensazione che ritorneremo prima o poi, ogni distacco non è mai definitivo all’origine, lo diventa alle volte, ma non nasce come un addio.

    Arrivai sulla quinta in tempo per vedere i ricchi signori di New York entrare nei caffé alla moda della città, guardarsi intorno con disprezzo, lasciare mance da capogiro ed entrare solo per sfoggiare l’abito nuovo e la troia comprata qualche ora prima in qualche bordello di lusso.

    Il denaro è la piaga sociale peggiore dei nostri tempi, senza il denaro vivremmo nel migliore dei mondi possibile.

    Da quando un valore nominale è stato attribuito a dei pezzi di carta o a dischetti di metallo, tutto quanto ha cominciato a disgregarsi, i figli hanno cominciato ad uccidere i genitori, guerre fratricide sono scoppiate nelle antiche civiltà, interi eserciti sono stati mandati al massacro in nome di qualunque cosa pur di accumulare denaro, pur di poter primeggiare su tutti in quanto a ricchezza posseduta, pur di poter sfoggiare il lusso, la proprietà accresciuta, lo sfarzo del proprio stile di vita, ridendo in faccia sarcasticamente a chi non ha nemmeno la speranza di mangiare una volta al giorno.

     
     
    October 18

    America

    Prima di passare immediatamente allo spazio dedicato alle notizie e alla letteratura voglio condividere un pensiero e una domanda con voi.
    Il pensiero è questo: Se dio non esiste, vale la pena di vivere la propria vita come se non ci fosse, come se non ci fosse alcun giudizio nel domani, ma se dio c'è, ed è davvero così misericordioso, e visti i delitti ben peggiori commessi ogni giorno nel mondo, i piccoli peccati quotidiani non dovrebbero peggiorare la nostra situazione nell'aldilà.
    Pertanto ecco la domanda: Non bisognerebbe quindi rivedere il concetto di "Scommessa" pascaliana? Non si dovrebbe quindi vivere sempre come se dio non ci fosse senza la paura di perdere nulla al momento del giudizio?
    Lascio a voi la risposta.
     
    PECHINO - La Cina ha protestato con forza oggi contro gli onori concessi dagli Stati Uniti al Dalai Lama, il leader tibetano che accusa di essere un secessionista, ma non ha annunciato misure concrete di ritorsione. "Gli Usa hanno seriamente minato le relazioni tra i due paesi e ora devono prendere passi concreti per ricucirle", ha detto in una conferenza stampa a Pechino il portavoce del ministero degli esteri Liu Jianchao.

     "Devono smettere di sostenere le forze indipendentiste e di interferire negli affari interni della Cina", ha aggiunto. Liu ha annunciato che l' ambasciatore americano a Pechino è stato convocato dal ministero, dove gli sono state espresse le "vive proteste" del governo cinese. Il leader tibetano e premio Nobel per la pace, che vive in esilio in India dal 1959, ha ricevuto ieri in una cerimonia a Washington una medaglia d'oro del Congresso, che gli è stata consegnata dal presidente George W.Bush.

    Nel suo discorso di ringraziamento, il Dalai Lama ha più volte sottolineato di non essere un sostenitore dell' indipendenza del Tibet ma di chiedere per il suo paese - che è stato occupato nel 1950 dall' esercito cinese - quella che definisce una "genuina autonomia". In una conferenza stampa tenuta dopo la cerimonia, il presidente Bush ha affermato di aver "più volte detto ai cinesi" che "promuovere la libertà religiosa e parlare col Dalai Lama è nel loro interesse".
     
    Partendo dal presupposto che non credo in una improvvisa illuminazione del presidente G.W.Bush, e che ritengo che questo non farà che peggiorare i rapporti tra occidente ed oriente, trovo comunque una bella cosa il fatto che il Dalai Lama, premio Nobel per la pace, sia stato invitato da una superpotenza, anzi da una iperpotenza, scondo la definzione data da J. Black, per discutere della situazione del Tibet, un paese da tempo ormai sottoposto alla dominazione cinese.
    Ripeto, non voglio elogiare l'America per sforzi pacifisti che essa non fa, anzi, ma solo congratularmi con il sistema perchè, per una volta, ha agito nell'interesse di uno stato piccolo e sottosviluppato, pur agendo negli interessi della diplomazia tesa ormai ad inasprire le tensioni con l'oriente.
     
    Mi rendo conto che ogni volta che parlo di america posso sembrare antiamericano. Io non odio l'AMerica, anzi, mi piacciono alcune cose della loro cultura e leggo con piacere alcuni loro scrittori e soprattutto amo la musica d'oltreoceano. Ovviamente sono però infastidito, come del resto una gran percentuale di americani, dalle scelte di politica estera, ed interna, del presidente Bush. E' contro le sue scelte che mi schiero, non contro l'America.
     
    L'ANGOLO LETTERARIO
     

    Mi fece cenno di seguirlo.

    Ci sedemmo in un tavolino appartato, si tolse gli occhiali, mi fissò dritto negli occhi e poi disse:

    “No, non sei un agente del governo, quei porci hanno tutti un riflesso di distorta disperazione negli occhi, la tua disperazione invece è reale e perfettamente connessa al mondo nel quale vivi.”

    “Io non sono disperato.”

    “Tutti lo siamo, chi più chi meno, io ho il coraggio di scriverlo nei miei versi, tu invece non hai il coraggio di dirlo nemmeno ad un perfetto sconosciuto quale io sono.”

    “Mi conosci da nemmeno due minuti e già mi stai giudicando, non ti sembra un po’ arrogante da parte tua?”
    ”Invece facendo quello che ho fatto ho capito che non sei un agente del governo, che sei contro i principi base della cosiddetta società civile, quale è quella in cui viviamo, che in passato hai fatto o detto cose contro tutto questo e che bene o male ora stai attendendo il momento giusto per fare ancora qualcosa, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per il quale ti trovi qui in questo preciso momento. Tu invece che cosa sai di me?”

    “Niente a parte che sei un poeta e militi in un’associazione non governativa che promuove i diritti civili, l’integrazione razziale ed è contro la guerra.”

    “Ti dico una cosa amico, il mondo nel quale vivi prima o poi ti porterà a compiere qualche atto di violenza. Io credo che sarebbe meglio scegliere di indirizzare il suddetto atto contro il mondo stesso, o meglio contro quella parte del mondo che ti ha spinto ad usare la forza e non contro un innocente.”

    “E’ quello che penso anch’io, ho visto delle cose in Iraq e Afghanistan da far gelare il sangue: uomini picchiati e torturati solo per divertimento, aerei spia, bambini mutilati.

    Ho subito sulla mia pelle la durezza del governo; sono stato incarcerato, torturato, spiato e braccato, e solo da pochi mesi ho ricominciato a vivere una vita normale, ma il problema è che non mi basta, io voglio fare qualcosa, o meglio anche se ritengo che sia perfettamente inutile, voglio perlomeno gettare fango contro i signori del mondo, perchè sono stanco di loro e del modo di vivere che ci hanno insegnato.”

    “Sei stato nelle zone di guerra? Come mai?”

    “Ero…sono un freelance, scrivevo rapporti e li inviavo qui, in vari giornali indipendenti.”

    “Ma certo, tu sei Steve.”

    “Si, non sapevo di essere conosciuto.”

    “I tuoi articoli hanno fatto scalpore qui a Chicago e so anche in altre grandi città, solo che ad un certo punto tutti i giornali che li avevano pubblicati sono stati chiusi e le copie che li riportavano sono state rese non disponibili, noi sospettiamo un intervento della CIA, confermi?”

    “Confermo, ma è meglio, per ora, non disseppellire ciò che è sepolto, lasciamo calmare le acque ancora per qualche mese, dopodichè troverò il coraggio di rischiare persino la vita pur di dire qualcosa contro questa amministrazione e il suo duca.”

    “Come vuoi Steve, grazie per l’apprezzamento della poesia, sono onorato, arrivederci a presto, e se hai bisogno di qualcosa chiamami, è mio il numero sul volantino.”

    “Grazie a te per la chiacchierata, a presto.”

    October 16

    ...

    Oggi non ho ancora avuto tempo di scrivere, ma, diversamente da quanto farò di solito, inserisco lo stesso il post di sera... Purtroppo il commento delle notizie del giorno apparirà in ritardo di una giornata, ma va bene comunque no?!
     
    Prima di tutto: Vi scongiuro di digitare Scientology in Wikipedia, fatelo anche dal mio blog, e andate sull'articolo italiano dedicato al culto in questione. Io nn faccio ancora commenti per ora, nè in un senso, nè nell'altro... Lascio a voi la lettura e il commento... E ringrazio Davide per l'ispirazione e tutti coloro che mi hanno contattato e scritto per l'affetto. Poichè siete numerosi vi risponderò nel più breve tempo possibile.
     
     (ANSA) - TEHERAN, 16 OTT - Il presidente russo Vladimir Putin ha invitato il suo omologo iraniano Mahmud Ahmadinejad ad andare a Mosca per colloqui. Ne danno notizia le agenzie di stampa russe citando un comunicato dei due leader. La Ria riporta che "Ahmadinejad ha accettato l'invito con gratitudine" e che le parti hanno concordato di definire le date per la visita attraverso i canali diplomatici. E' inoltre concordato il completamento della stazione nucleare di Bushehr secondo il programma.
     
    Ho citato questa notizia non per la sua importanza, dato che i capi di stato sono spesso soliti girare molto per le varie nazioni, ma per una riflessione che voglio fare.
    Russia e Iran. Parliamo di due potenze mondiali, la Russia è addirittura parte del consiglio di sicurezza dell'ONU, nemica storica degli Stati Uniti, anche se da poco camminano insieme. Russia e Iran si incontrano proprio nel momento in cui questioni come Scudo Spaziale, Gas, Nucleare Iraniano, Aumento del petrolio, sono tutt'altro che risolte.
    Senza tirare in ballo triti e frusti fantasmi della guerra fredda, che poi troppo fredda non fu, non posso che trovarmi stranito di fronte ad una situazione di stallo mondiale ed equilibio precario come ora. Siamo in un periodo calmo, ma di una calma strana, una calma tesa, come se si preparasse una tempesta.
    Le avvisaglie delle prime due guerre mondiali e di moltri altri conflitti come quello in Corea o Vietnam erano state tante e chiare, non vorrei che la prossima guerra scoppiasse senza preavviso, colpendo alla cieca e perdendo immediatamente le proprie motivazioni, lasciando spazio alla carneficina senza significato in breve tempo.
    Non vorrei che scoppiasse un'altra guerra, in verità, ma mi sento egoista a dire una cosa del genere visto che siamo proprio noi occidentali ad aver portato o lasciato la guerra in altre parti del mondo meno che nei due continenti più sviluppati (Europa e USA).
    La riflessione che voglio fare insieme a tutti parte da una domanda contenuta in una canzone: quanto tempo devono volare le palle di cannone prima che siano bandite per sempre? (Lasciatemi la licenza poetica della traduzione/interpretazione)...
    A presto...
     
    Ricordatevi di cliccare "scientology" in Wiki e di farmi sapere il vostro parere... E' Importante
     
    L'ANGOLO LETTERARIO
     

    CAPITOLO VII

     

    Mentre ero nascosto nel ranch Frank aveva affittato a mio nome un appartamento a Chicago.

    Da qualche giorno ormai avevo ripreso a vivere normalmente.

    Facevo il turno notturno in una caffetteria perché non riuscivo a dormire e aspettavo il momento in cui avrei avuto il coraggio di scrivere di nuovo qualcosa.

    Passarono i primi due mesi senza che succedesse nulla, senza che l’opinione pubblica mutasse direzione, senza che nessuna guerra terminasse, anzi, in quegli anni sempre più si avvicinavano gli orizzonti di altre guerre, Siria e Iran i primi candidati alla nuova carneficina mondiale, al nuovo costoso ma remunerativo massacro.

    Una sera tuttavia, mentre stavo pulendo, un ragazzo di circa sedici anni si avvicinò e disse:

    “Scusa, potrei lasciare qualche volantino?”

    “Di che cosa parlano?”

    Senza dire nulla me ne porse uno.

    Ne avevo visti molti nella mia vita, di ogni foggia possibile, ma questo mi attirava profondamente, non perché sponsorizzasse chissà quale avvenimento, era infatti una normale manifestazione pacifista con relativo sit –in di protesta e probabile carica della polizia, ma piuttosto per la poesia che si trovava scritta a fin di pagina:

     

    IL MONDO CHE VEDO

     

    Nell’oscurità di Sheol,

    oltre le rovine della Sears Tower,

    fra le macerie degli angeli

    di Michelangelo, danzano i figli

    di Urizen, sotto scrosci d’elettricità,

    fra il calore delle vergini

    di Albione.

     

    Presi i volantini e li lasciai sui tavoli, me ne infilai in tasca uno e mi diressi verso casa.

    Lessi e rilessi i versi nella mia stanza, poi mi addormentai deciso a trovare l’associazione che aveva organizzato la manifestazione.

    La sede si trovava in una via sperduta alla periferia di Chicago, vicino alle rive del Michigan.

    Subito dopo essere entrato fui accolto da una ragazza che mi chiedeva se fossi membro dell’associazione o se fossi lì per la prima volta, io tirai fuori il volantino e spiegai il motivo per il quale mi trovassi nella sede della loro associazione, mi guardò stupita e disse:

    “Ma sai che tipo di associazione siamo?”

    “No, non ne ho la minima idea.”

    “Siamo un’associazione non governativa che promuove l’integrazione razziale e pertanto è contro ogni genere di atto di forza, contro la guerra, la violenza…”

    Dentro di me pensai che non mi importava nulla di tutto quello in cui quella ragazza credeva fermamente, io ero lì solo per conoscere l’autore di quello scritto e nient’altro.

    Cercai più volte di spiegarlo ma non mi disse nulla in proposito, così cominciai a gridare i versi del volantino fino a quando tutti si voltarono verso di me e chiesi chi ne fosse l’autore.

    Un ragazzo di circa vent’anni, alto, capelli ricci mossi non pettinati, occhiali scuri, jeans, felpa nera venne verso di me.

    “Li ho scritti io perché?”

    “Perché li ho trovati incredibili, assolutamente interessanti.”

    Mi fece cenno di seguirlo

    October 15

    ....

    Milioni di sguardi, movimenti sconnessi luci e proiezioni di stelle nel fulgore... Voglio, quattro denti.. avanti nel complesso camino dell'oggi, turbini, tu e MIA una domanda o una luce.................... Malinconica malinconia di malinconiche malinconie malinconiche aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa Se Dio avesse una penna dipingerebbe il volto di..... Se io avessi una penna ora. Sfogo, tu . Sfogo, dove, amore la notte del mattino è vicina, parlami parlami ora, parlami, tu in, in, in, ..................Perchè ora?  Ma tutto ciò che noi facciamo sappiamo give to me my...... Give it give it, in the night, ma io nn sono solo, ma nn sono solo, solitaria solitudine di solitarie solitudini solispistiche in solitario coro corale di cori indorati d'oro zecchino e massiccio...........
     
     
    Perdonatemi, è solo un flusso di pensiero libero, senza correzioni, così come l'ho pensato.... A presto...
     
     
     
     
     
     
     

    ...Ricominciare

    Perchè il titolo?
    Questa parola, con l'annesso pensiero gira nella mia vita i questi ultimi giorni con molte sfumature differenti, alcune belle, altre meno...
    L'ho sentita uscire dalla bocca di alcni amici, dalla mia, l'ho letta qu e là nei libri che stos tudiando, nei film che ho visto, persino nelle frasi di presentazione di quqlcuno in msn... e allora voglio interrogarmi e interrogare voi sul senso che questa parola ha...
    Per me ricominciare può voler dire riniziare dopo la pausa estiva o invernale, ricominciare qualcosa che si era interrotto, oppure cambiare radicalmnte qualcosa nella porpria vita...
    Ma per voi? Per voi che cosa significa ricominciare?
     
    Detto questo lascio a voi il commento, io, per ora vorrei spezzare una lancia in favore di tutti coloro che studiano e si sentono dire dai più che non fanno nulla, che sono sfacdendati, che la vera fatica è quella lavorativa... siccome noi non vogliamo sostenere il contrario, gradiremmo non passare per genete sfaticata quando il più delle volte ci ritroviamo la sera con il cervello uno straccio e vuoti di volontà, colmi d'ansia e paura per esami, tesi, studio, scadenze, problemi, lezioni, libri, programmi, università, ritardi ecc. ecc. Io ho porvato a lavorare e so cosa vuol dire studiare... Sinceramente preferivo la sensazione di stanchezza fisica data dal lavoro a quella mentale lasciata da una giornata di studio intenso... Con questo non voglio sminuire il lavoro di nessuno, ben inteso, però per favore, smettetela di sminuire il nostro...
     
    ROMA - Il governo non ha nulla da temere dal Partito democratico e dal plebiscito con cui è stato scelto il nuovo segretario. Il premier Romano Prodi e il nuovo leader del Pd Walter Veltroni si abbracciano, brindano insieme e vanno insieme in televisione e assicurano il popolo delle primarie: "Non litigheremo". E' la serata dei tre milioni e trecentomila cittadini che hanno partecipato alle primarie, è la notte del 75,7% dei voti per il sindaco di Roma. E i due protagonisti, il padre dell'Ulivo e il neosegretario, assicurano militanti ed elettori, e anche gli alleati dell'Unione, che guardano all'evento di oggi da spettatori interessati al futuro del centrosinistra e della tenuta del governo, che nelle ultime settimane ha vissuto momenti di tensione e di fibrillazione.
     
    Premetto che mi ero ripormesso di non parlare di politica sul blog perchè ritengo che arte e politica non stiano troppo bene insieme, tuttavia quando ho visto in primo piano sul sito dell'ANSA questa notizia non ho potuto fare a meno di indignarmi...
    Mi sono indignato perchè non ritengo importante per la vita del pianeta la creazione di un nuovo soggetto politico, non ritengo importante il fatto che vecchi volti facciano parte di una coalizione nuova... Nel mondo milioni di persone muoiono per la fame, la guerra, il riscoaldamento globale, la carenza d'acqua, il sottosviluppo, la povertà, la violenza, e i nostri politici pensano a creare una nuova voragine ingoia soldi... Io non voglio dichiarare qui la mia fede politica, semplicemente ci tenevo a sottolineare l'inutilità della creazione di questo nuovo soggetto politico...
    So che molti di voi non sranno d'accordo, che mi si accuserà di essere qualunquista o peggio... Io volevo solo esprimere il mio pensiero su questo fatto.
     
    E finalmente passiamo a qualcosa di molto importante...
     
    L'ANGOLO LETTERARIO
     

    Mi svegliai dopo qualche ora.

    “Buon giorno, sono Andrea come stai?”

    “Bene, che strada prendi per andare a Napoli?”

    “Abbiamo pensato che le autostrade potrebbero essere più pericolose, così abbiamo deciso di muoverci lungo le statali.

    Ci impiegheremo circa due giorni, e ci fermeremo a riposare lungo la strada in qualche motel, tu stai sempre in macchina e fatti vedere il meno possibile. Ho parlato con Roberto, lui dice che ormai le acque si sono calmate anche perché dopo un paio di perquisizioni in qualche appartamento senza esito, i servizi segreti si sono decisi a cercarti altrove, lui non sa dove, quindi è meglio tenere gli occhi ben aperti. Non hai qualcuno da chiamare in America che ti possa nascondere in qualche posto sicuro dal quale poter scrivere gli articoli con calma mettendoti al sicuro definitivamente?”

    “Si, ho qualcuno, ma il mio cellulare è spento, ed è meglio così se non vogliamo rischiare di essere rintracciati.”

    “Puoi usare il mio, è sicuro, non ho mai avuto guai con la polizia o con il governo.”

    “Ok, grazie.”

    Feci le mie telefonate. Convenni con un amico che mi sarebbe venuto a prendere all’aeroporto di Denver e da lì mi avrebbe portato in macchina fino in Texas, in un ranch della sua famiglia dal quale avrei potuto scrivere i miei articoli e agire indisturbato.

    “Roberto mi ha anche detto che secondo i suoi informatori sembra che i servizi segreti si stiano preparando a diramare le tue fotografie per scatenare una sorta di caccia all’uomo, questo avverrà solo se non avranno la certezza che tu abbia lasciato l’Italia, per questo motivo dopo qualche giorno dalla tua partenza informeremo i servizi che ti sei allontanato dall’Italia con destinazione ignota.

    Questo ti darà qualche giorno di respiro.

    Arrivammo a Napoli in meno di due giorni, lì una persona mi consegnò dei documenti falsi che dovevo distruggere non appena arrivato in America per non lasciare tracce, poi salii sull’aereo e dopo quattro scali arrivai a Denver.

    Rivedere il cielo d’America dopo tutto quel tempo mi faceva un certo effetto.

    Avevo lasciato la mia nazione per fare qualcosa di buono per il mondo e ci ritornavo come un fuggitivo braccato dalla polizia. Avevo avuto tanti sogni alla mia partenza quanti sogni infranti avevo al mio ritorno.

    Mi incontrai con Frank appena fuori dall’aeroporto, distrussi i documenti e partimmo per il Texas immediatamente.

    “Non è ancora stata diramata alcuna foto, evidentemente i servizi segreti ti ritengono scomparso o disperso o comunque non più pericoloso, e questo è un vantaggio. Tuttavia ora ti si prospetta una scelta: se scrivi i tuoi articoli e li invii a qualche giornale, i servizi segreti ti troveranno e a quel punto nessuno potrà difenderti.

    Io dico invece che dovresti startene buono al ranch per qualche tempo, in seguito ricominciare la tua vita normale, e fra qualche mese scrivere i tuoi articoli. A quel punto non potranno più farti niente perchè li coglieresti di sorpresa.

    Decidi tu, ma secondo me scrivere qualcosa ora è un suicidio.”

    Accettai il consiglio di Frank.

    Giungemmo al ranch dopo qualche giorno, convenimmo che sarebbe passato a prendermi alla fine di marzo, cioè dopo due mesi circa.

    Fu nel ranch, mentre osservavo le distese sterminate della campagna texana e il sole sorgere e tramontare all’orizzonte piatto ed infinito, che cominciai a scrivere queste memorie con la precisa intenzione, un giorno, di pubblicarle.

    October 12

    ...Eccomi finalmente...

    Eccomi a casa finalmente. Dopo due giorni di emozioni e fatica e camminate e monumenti e sguardi e... insomma dopo due giorni di Roma vi scrivo di nuovo.
    La presentazione è stat bellissima: la libreria era piccola e l'atmosfera calda, familiare, intima, la gente ra molto attenta alle parole degli autori e del relatore, insomma tutto è andato davvero per il verso giusto.
    L'emozione era molto forte, ma il clima era per me congeniale (pioveva a dirotto). Dopo un arrivo difficoltoso dovuto a qualche indicazione imprecisa l'arrivo alla libreria è stato come trovare un porto sicuro in mezzo alla tempesta.
    E' stata davvero un'esperienza indimenticabile, spero che ne seguano altre simili, ma si sà, la pima è sempre la prima, è come il primo amore, il primo bacio, è stata la prima ufficiale presentazione del mio primo romanzo edito.
    Ringrazio pertanto la mia casa editrice "il filo" per l'opportunità, gli amici, i genitori e tutti quanit mi sostengono e incoraggiano, e ovviamente ringrazio te mia dolce Vale per tutto quello che fai per me, per aver reso possibile, anche con il tuo sostegno, la realizzazione di questo piccolo grande sogno.
    insieme a me hanno presentato il loro libro altri autori. del più anziano, 84 anni, mi ha colpito la forza che ancora ha dimostrato e la fede profonda nelle proprie poesie, nella propria arte.
     
    Lasciamo ora la presentazione per dare uno sguardo a Roma. da come potete vedere nelle foto pubblicate la città eterna rimane sempre per elezione una città storica e artistica fra le più belle del pianeta, seconda, per me, soltanto a Parigi, ma questo è un giudizio personale dell'autore. Roma è stupenda, caotica, viva, cordiale, accesa, vivace, potente, antica, malinconica, dolce, bellissima, è un gioco dio chiaroscuri che avvolgono l'osservatore, un continuo richiamo fra presente e passato che costringe a guardarsi dentro. non era la prima volta che visitavo Roma, ma come per tutte le altre, anche questa ha significato qualcosa di importante per la mia vita e spero e credo di tornarci un giorno o l'altro per vivere nuove ed intense emozioni.
     
    Per ora vi lascio... Il tempo ahimè è tiranno ed egoista...
     
    A domani.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    October 11

    Roma...

    Vi scrivo da Roma... Ieri ho presentato il libro.
    La libreria era stupenda, piccola e "calda", e la gente molto molto attenta alle parole degli autori e dei relatori.
    Non vi anticipo niente, racconterò tutto meglio nei prossimi giorni, ma volevo solo lasciare un saluto dalla città eterna.
    A presto.
     
    Marco.
    October 09

    ...

    Finalmente ci siamo... Domani resenterò il mio primo romanzo edito alla libreria tra le righe di viale Gorizia (traversa di Via Nomentana) a Roma...
    Sono molto emozionato e felice per l'avvenimento e spero di riuscire ad organizzarne degli altri. Per ora mi accontento e vi rimando al blog venerdì, dove troverete il resoconto e anche qualche foto.
    A presto.
     
    Per motivi di tempo salto il commento alle notizie e passo all'angolo letterario.
     
    L'ANGOLO LETTERARIO
     

    Eravamo arrivati a Milano, mi portarono in un appartamento in periferia e rimanemmo d’accordo che da lì a dieci giorni avrei preso la metropolitana fino alla stazione Cadorna, di fianco alla quale una macchina mi avrebbe aspettato per portarmi a Napoli.

    Se fosse andato tutto per il verso giusto non avrei ricevuto altre notizie, l’appuntamento era fissato per le 8 del mattino.

    Prima di andarsene Luca mi spiegò che non era sicuro ritornare all’appartamento con la macchina.

    Ripetere la stessa azione due volte avrebbe potuto dare nell’occhio, per questo avrei preso la metropolitana, che si trovava comunque a circa 30 metri dall’ingresso del palazzo nel quale mi trovavo.

    Durante quei dieci giorni non successe nulla.

    Non potevo uscire, non potevo nemmeno affacciarmi alla finestra, che comunque era chiusa e aveva le tapparelle abbassate per dare l’idea che l’appartamento fosse disabitato.

    Ero un recluso, provavo la stessa identica sensazione di quando mi ero svegliato in cella qualche mese prima, lo stesso senso di privazione della libertà, la stessa coscienza di essere nelle mani di qualcosa di talmente grande da essere invisibile e irraggiungibile.

    Più del grande fratello orwelliano, era l’idea di essere controllati, tutta l’impalcatura dei governi, il loro strapotere legato ai servizi segreti e alla polizia, tutto quanto si reggeva sull’idea che le persone si erano fatte della loro vita.

    Il tutto rientra nel pensiero negativo, le persone sono ormai assuefatte al controllo, abituate ad esso talmente tanto da credere di essere costantemente sorvegliate anche se non è così in realtà; talmente ossessionate da credere che gli organi di governo, la polizia, i servizi segreti sono così potenti da arrivare ovunque. Questa è la vostra vita signori, abituatevi ad essa, l’avete voluta e ora moriteci dentro senza fiatare.

    Il mondo è un immenso gigantesco stato di polizia, gli organi di controllo e repressione sono potentissimi, utilizzano abitualmente rapimenti ingiustificati torture vessazioni pestaggi repressioni per poter affermare il proprio costante potere.

    Attraverso decreti legislativi che attuano ed immettono l’idea stessa della violenza a fini statali come legale ed accettata, trionfano le dittature mascherate occidentali o di stampo occidentale nelle altre parti del mondo sottoposte a protettorati  mascherati o al nuovo colonialismo di tipo economico – finanziario.

    I maiali al governo fanno bere alla popolazione di fare guerre stragi massacri per esportare la democrazia e intanto si ingozzano di sangue ed opulente ricchezza, così tanto da essere talmente colmi d’oro che stanno quasi per scoppiare riversando torrenti e quintali di fango e marciume sul mondo.

    Siamo in mano a nuovi dittatori che portano il volto delle istituzioni, a signori della guerra che si foggiano del titolo di difensori della patria e del bene comune. Viviamo in un mondo che educa i figli all’odio e al razzismo preparando il campo grazie allo svuotamento mentale operato dalla televisione e dai mass – media che riempiono le menti dei giovani di miti negativi come il denaro e il lusso, con l’illusione che un giorno diventeranno qualcuno d’importante grazie al potere e agli appoggi e non grazie allo sforzo e alle capacità.

    Io accuso tutti coloro che non fanno nulla e restano a guardare il decadimento di quella che una volta poteva essere chiamata razza umana.

    I dieci giorni passarono senza nessun evento strano.

    Alle 7.00 di mattina del decimo giorno scesi le scale e presi la metropolitana.

    Giunsi alla stazione Cadorna e mi fermai ad osservare una visone mistica posta al centro della scialba realtà quotidiana.

    Appena salite le scale, mentre fuggivo dall’inferno sotterraneo, trascinato dalla massa senza nome e senza storia della città lavoratrice – studentesca sempre di fretta, eternamente persa nel mito della velocità, auto - compiaciuta di sé, tesa alla realizzazione personale e disgustata dal contatto fisico forzato sui vagoni di metallo con i propri simili, vidi fermo, immobile nella propria perfezione, un cantore – artista di strada mentre eseguiva another brick in the wall.

    Mi sembrò immensa la distanza fra i due mondi in quell’istante; la distanza tra la vanagloria di manager e segretarie, l’arroganza d’impiegati boriosi, la falsa felicità stampata a forza sui visi di studenti che avevano perso il contatto con la realtà, sguardo fisso al tabellone luminoso – digitale degli orari, quasi sfera di cristallo al silicio in cui leggere l’orario dell’inveramento del proprio destino, e l’immagine estatica, calma, perfetta di chi insinuava a forza l’arte fra i mormorii sommessi ed inutili di chi passava senza guardare né ascoltare. We don’t need no education…

    Si? Pronto? Ciao, sarò a casa fra mezzora se il treno non ritarda…stasera in tele c’è il G.F.…hai visto com’era vestito quello?

    Another brick in the wall…

    Frasi sconnesse si susseguivano nella massa infame che si avviava come sciame invasato verso i treni, forse per prendere l’ultimo treno della giornata, della settimana, della vita…

    Mi avviai anch’io verso il luogo convenuto, salii in macchina e mi addormentai quasi immediatamente.

    October 06

    ...

    Buon giorno a tutti...
    Il blog incrementa di giorno in giorno le sue visite e di questo non posso che essere felice, e quindi vi ringrazio per tutta l'attenzione che mi dedicate... Fra breve sarà disponibile il file della mia intervista per chiunque fosse interesato...
    Oggi il sito dell'ANSA da cui prendo direttamente le notizie da commentare mette in ordine strano i titoli, dando maggiore risalto e importanza ad un'inutile notizia su Hamilton e relegando in secondo piano attentati o elezioni presidenziali in Pakistan. Perchè?
    La domanda che voglio girarvi è proprio questa. Perchè spesso vengono rese note notizie inutili e del tutto insignificanti e vengono taciute notizie importanti? La stampa è sempre più imbavagliata o sbaglio? In sostanza credo che il problema sia di che cosa abbiamo davvero bisogno. Abbiamo bisogno di tante notizie insignificanti per sentirci sicuri nelle nostre poltrone o di altrettante notizie brutte ma vere che ci farebbero prendere miglior contatto con la realtà?
    Vi lascio con questa domanda e passo al commento della notizia.
     
    LONDRA - Il biologo americano Craig Venter è riuscito a realizzare in laboratorio un cromosoma di sintesi, primo passo verso la possibile creazione di una forma di vita artificiale. Lo scrive oggi il quotidiano britannico Guardian. Venter - precisa il giornale - si appresta a fare un annuncio ufficiale in tal senso forse già lunedì, in occasione dell' assemblea del suo istituto a San Diego (California). "Si tratta di un passo filosofico importante nella storia delle nostre specie", ha dichiarato altresì il biologo, uno dei pionieri del sequenziamento del genoma umano, citato dal Guardian. "Stiamo passando dalla lettura del codice genetico alla capacità di scriverlo. Ciò ci dà la possibilità ipotetica di fare cose che non avevamo mai pensato prima", ha aggiunto. Il cromosoma di sintesi che Venter e la sua 'equipe' di una ventina di scienziati sono riusciti a realizzare copia parti essenziali del Dna del batterio Mycoplasma Genitalium, ed è stato battezzato dai suoi creatori Mycoplasma Laboratorium. Nella tappa finale del processo - afferma il giornale - sarà inserito in una cellula vivente di cui dovrebbe "assumere il controllo", diventando così in sostanza una nuova forma di vita. Il quotidiano britannico cita inoltre Pat Mooney, direttore dell'organizzazione canadese di bioetica Etc Group, secondo cui Venter sta creando "il telaio su cui sarà possibile costruire praticamente qualsiasi cosa". "Ciò può portare il suo contributo all'umanità, ad esempio nuovi farmaci, o costituire una minaccia enorme, con armi biologiche", aggiunge Mooney, parlando di una "sfida gigantesca", gravida di rischi per i popoli e i governi.
     
    Ci avviciniamo sempre di più verso la realizzazione della vita artificiale e questo non può che scatenare importanti interrogativi etici o morali, è inevitabile.
    Io sono dalla parte del progresso scientifico senza se e senza ma, parafrasando uno slogan famoso. Io credo nella scienza e nei suoi utili risvolti. Se avessimo seguito la via del conservatorismo e della paura ancor più di quanto abbiamo fatto crederemmo ancora che nel corpo dell'uomo si agitano degli spiritelli insieme al flogisto...Ma per favore...
    Per questo motivo io credo che il progresso scientifico sia da incoraggiare e stimolare, lasciando da parte i dubbi morali. Per quanto riguarda l'etica, credo che la scienza debba proseguire la sua strada cercando di rispettare le forme viventi, senza quindi forzare la natura ma assecondandola e migliorandola. Se una scoperta come questa può portare alla creazione di nuovi farmaci importanti perchè la si dovrebbe fermare? Solo Dio può dare la vita? Innanzitutto come possiamo essere sicuri che sia stato lui a darla per primo? Come possiamo essere sicuri che esista? Una canzone dice: Dio esiste fino a prova contraria... in verità è chi dice che qualcosa esiste che dovrebbe dimostrare che è così, chi dice: non ho prove tangibili dell'esistenza di qualcosa, non deve dimostrare niente, perchè presumibilmente quel qualcosa non si è mai mostrato e non è mai stato dimostrato.
    Ma non entriamo in diuscussioni teologico-filosofiche, non ora per il momento. Prometto che scriverò a breve un post per chiarire la mia posizione su Dio e su altri importanti temi.
    Per ora mi limito ad essere felice per il passo in avanti compiuto dall'uomo grazie a questa scoperta e spero in altre scoperte a breve.
     
    L'ANGOLO LETTERARIO

    Sconcertante.

    C’era tutta la mia vita, dai primi passi fino al giorno in cui ero giunto a Roma; tutto ciò che avevo fatto detto vissuto era stato catalogato studiato interpretato strumentalizzato ai fini di farmi apparire come un pericolo pubblico, un nemico della nazione.

    Grazie mille piccoli schiavi computerizzati stregati da ingranaggi al silicio per voi più dignitosi della vita umana, drogati assuefatti dalla smania di catalogare controllare, da quella spy – mania che aveva contagiato tutti, dall’ansia di ricreare passo dopo passo la vita di qualcuno al solo scopo di re - indirizzare il consenso dell’opinione pubblica e dei capi di polizia squadristi picchiatori pretoriani folli e sanguinari contro chi si è deciso di erigere come monito esempio per chi vuole andare contro la falsa rettitudine ipocrita voluta da padri della chiesa governanti religiosi massoni lobbisti finanzieri soubrette anchorman infine solo sottoprodotti del loro stesso stile di vita che gli si rivoltava contro.

    Grazie falsari raccomandati burocrati impazziti spie impiegati, tutti quanti avevate cooperato per creare in me un demone da esorcizzare attraverso l’imposizione del silenzio.

    Mi trovavo su un’auto lanciata a 130 all’ora sulle autostrade d’Italia con l’intento di fuggire gli uomini dei servizi segreti del mio stesso governo. Mi ero strasformato dunque in un terrorista? Che cosa avevo scoperto di così pericoloso da far scomodare persino la CIA?

    In realtà nulla, semplicemente i miei articoli erano scomodi per tutti, sia per chi era al comando, che per chi faceva una qualche forma di opposizione interessata a far sì che lo stato delle cose non cambiasse.

    Che cosa rimarrebbe infatti della cosiddetta controcultura se il mondo avesse una svolta radicale grazie alla quale finissero tutte le guerre e sparissero i problemi come la fame nel mondo, la povertà e la disparità tra nord e sud? Cosa direbbero i capi popolo se sparissero i finanziamenti per i vari forum sociali incontri dibattiti meeting riunioni tavole rotonde manifestazioni sit –in proteste volantini centri sociali giornali indipendenti no profit mercato equo e solidale energia pulita vita alternativa stile alternativo musica alternativa? Cosa farebbero se ogni bravo mister nessuno contro il quale si scagliano solo perché alla sera stanco del lavoro si lascia lobotomizzare dalla televisione, smettesse di pagare le tasse, smettesse di alimentare il governo e insieme tutti quelli che si scagliano contro il governo solo per il piacere infantile di disubbidire e dire no? Siete il peggior rifiuto della lavorazione di sottoprodotti geneticamente modificati all’origine dalle idee lanciate a gran voce dagli slogan accattivanti di qualche sedicente propagandista alternativo solitamente alto medio borghese annoiato che si rivolta perché il papà non gli ha regalato la macchina per i diciotto anni. In che cosa sareste migliori di coloro che scelgono di non dire nulla e di pagare per il vostro mantenimento ignari persino di doverlo fare?

    Va tutto a fondo in questo sporco piccolo mondo governato dalla decadente e disfattista filosofia occidentale che esala gli ultimi respiri, e voi propagandate idee improponibili e irrealizzabili solo per la vostra mancanza anche della più minima aderenza allo stato attuale delle cose. Siete il sudore freddo che cola dalla fronte di un anfetaminico folle che vive in un buco per topi, siete il figlio degenerato e depravato di quella stessa società che odiate e contro la quale vi scagliate dopo averne succhiato a fondo il nettare materno, siete l’ipocrisia oltre la violenza, la beffa che viene dopo il danno della vostra creazione, siete i fratelli gemelli di tutto ciò che odiate, siete la benzina che permette agli ingranaggi sbagliati e schifosi di questo falso mondo inutile di proseguire la sua folle corsa verso l’autodistruzione.

    Mentre la macchina proseguiva la sua corsa indisturbata pensai diverse volte al suicidio o ad un atto di forza dimostrativo, un attentato, qualunque cosa potesse trarmi da quella maledetta situazione di stallo nella quale mi trovavo.

    Ogni volta che ci fermavamo per fare benzina o in un autogrill tutti quelli che vedevo intorno mi sembravano nemici potenziali, spie assoldate dal governo per cercarmi rintracciarmi inseguirmi spiarmi, e se John fosse sparito perché in realtà faceva parte dei servizi segreti? Che idea stupida, eppure l’avevo avuta, avevo dubitato di un amico e questo lo dovevo allo stesso governo che propagandava la sicurezza nazionale e l’aiuto per i poveri del paese, lo dovevo all’amministrazione che si foggiava del titolo di difensore dello stato minacciato, quando in realtà era essa stessa la minaccia.

    “Vuoi qualcosa da mangiare Steve?”

    “No grazie, non ho fame, orami da tanto tempo non ho più fame…”

    Scesi per andare in bagno poi risalii immediatamente senza nemmeno mettere piede nell’autogrill. Avevo paura di essere trovato, avevo paura anche se in realtà non avevo fatto niente di male.

    Ciò che più mi assillava era come avessero fatto a rintracciarmi, spiarmi, sapere dove mi trovavo, fu allora che mi vennero in mente i programmi Echelon e Tempest della famigerata NSA.

    Echelon era un progetto presente dagli anni ’70, nato con l’intenzione di intercettare e spiare conversazioni del nemico, i sovietici durante la guerra fredda, ma dal 2002 il presidente Bush dette segretamente l’autorizzazione perché esso fosse utilizzato per intercettare telefonate, e-mail, sms privati allo scopo di monitorare i possibili terroristi.

    Tempest è un programma, gestito via satellite, in grado di leggere schermi di computer, registratori di cassa e sportelli automatici da più di mezzo miglio di distanza, utilizzato per tenere sotto stretta sorveglianza alcuni cittadini americani ritenuti pericolosi.

    Ovviamente Echelon era stato tenuto nascosto per anni, poi un rapporto dell’Unione Europea di fine anni ’90 aveva reso noti dettagli esplosivi riguardo agli atti di spionaggio ai danni di due agenzie di difesa straniere, il consorzio europeo Airbus Industry e la Thompson CFS, con il setaccio di e–mail private, archivi industriali e comunicazioni.

    Il programma fa parte di uno sforzo spionistico multinazionale che comprende in sé Canada, Inghilterra, Nuova Zelanda, Australia e Stati Uniti.

    Anche se l’NSA non ha mai confermato pubblicamente l’esistenza di Echelon, tuttavia anche negli stessi Stati Uniti alcuni legislatori e giudici si sono scagliati contro il progetto, ritenuto illegale in quanto capace di spiare ogni americano in ogni momento senza il minimo controllo statale o legislativo.

    M. F. ex dipendente CSE, l’equivalente canadese dell’NSA, aveva dichiarato di come Echelon spiasse anche comuni cittadini e di come si potesse finire sulla lista di controllo come potenziali terroristi anche solo per una frase estrapolata dal proprio contesto. Per esempio: una signora finì nella suddetta lista solo perché, riferendosi all’esibizione del figlio alla recita scolastica della sera prima, aveva utilizzato la frase: “Oh, Danny really bombed last night” (Danny ha fatto davvero fiasco ieri sera), questa frase venne posta da Echelon all’attenzione di un analista che per eccesso di prudenza catalogò la signora come probabile terrorista o aspirante tale.

    Durante la prima amministrazione Bush, una donna di nome M.N., che lavorava per L. M. e che fu collocata nella postazione di ascolto Menwith Hill della NSA in Yorkshire, Inghilterra, disse agli investigatori del Congresso che sapeva che l’NSA indagava illegalmente sui cittadini americani; una commissione congressuale esaminò le accuse della N., ma non pubblicò mai un rapporto.

    Un giornalista investigativo britannico, Duncan Campbell, ottenne alcuni documenti della commissione e scoprì che la N. aveva detto la verità.

    Uno dei documenti trattava un programma chiamato “Echelon” che avrebbe dovuto monitorare ed analizzare “comunicazioni civili fino al 21° secolo”.

    Comunque sia le fonti riferiscono che l’NSA ebbe postazioni d’ascolto a: Menwith Hill, Gran Bretagna; Morwenstow, Gran Bretagna; Bad Aibling, Germania; Geraldton, Australia; Shoal Bay, Australia; Waihopai, Nuova Zelanda; Leitrim, Canada; Misawa, Giappone; Yakima Firing Center, Seattle; Sugar Grove, Virginia, più altre che non vennero mai scoperte o svelate.

    Sotto il programma Echelon l’NSA ed alcune agenzie di spionaggio straniere gettarono una rete sopra tutte le comunicazioni elettroniche mondiali. Non ci sono garanzie. Non è richiesto alcun ragionevole elemento di prova, e tutte le comunicazioni che vengono monitorate, per la maggior parte, sono fra cittadini liberi e innocenti, colpevoli solo di appartenere al mondo nel quale viviamo tutti quanti, ossessionato dall’ansia del controllo e dalla paura della diversità.

     
     
    October 05

    Time to confess (Me, Myself and I)

    Come spesso accade non ho sonno, o meglio, non riesco ad addormentarmi... L'insonnia però mi porta una strana lucidità mentale, qualcosa che non ho nemeno nelle ore meridiane, e grazie ad essa riesco a vedere il mondo senza finzioni, senza sepolcri imbiancati, senza travestimenti di sorta...
    Riesco a vedere la vita come l'accozzaglia di casualità che essa è, riesco a vedere l'uomo per il gran bastardo che è diventato, riesco a vedere l'universo che si chiude all'interno di una singola lacrima solitaria di un barbone che muore di freddo a Mosca, Parigi, Berlino o Milano o...
    Insomma tutto quello che normalmente sfiora appena i nostri cuori spesso indifferenti. Di notte, nella solitudine delle ombre, la mente prende il sopravvento sui sentimenti e una lucida razionalità spinge i pensieri in angoli che volentieri si lascerebbero nel buio totale...
    Ma, cosa dicevo?......... Il mondo sì... La notte è il mondo, la vita è il delirio di un giullare sarcastico o il sogno di un angelo bonario? Un regalo non desiderato ma apprezzato o richiesto e schifato dopo pochi minuti? Noi siamo soltanto uomini o la nostra vita si spinge un po' più in là? io sento di non avere certezze e sento di credere profondamente che nessuno le abbia davvero... come si possono avere certezze in un global-mondo che ingoia, come in un fast-food milioni di vite, come fossero calorie? Come si può essere sicuri, o affermare con certezza che qualcosa è in un modo o nell'altro quando non sappiamo nemmeno se la nostra mente registra e vede cose reali? Come possiamo parlare tanto e non ascoltare mai? Voler dirigere senza sapere la direzione? Urlare senza avere la capacità di parlare? Parlare senza conoscere la lingua di chi ascolta? Amare senza sapere il bene? Odiare senza conoscere le conseguenze del male? correre senza spaere camminare? come possiamo noi, piccoli e insignificanti frammenti di nulla in un mare di totalità concluse avere l'ardire di dare giudizi su qualunque cosa? Eppure facciamo tutte queste cose, e chi ammette il contrario è un falso e un ipocrita, una persona che vive nei sogni e non nella realtà... Perchè noi giudichiamo e non vogliamo essere giudicati, odiamo e vogliamo essere amati, fingiamo e urliamo di volere la verità ad ogni costo, crediamo senza sapere in che cosa, non crediamo solo perchè è bello essere la parte alternativa alla massa, denigriamo chi è diverso da noi perchè siamo tutti, in un modo o nell'altro profondamente razzisti, di un razzismo strisciante e terribile che ci porta ad odiare basandoci solo su differenze insignificanti come la religione, l'etnia, ma ancora più nel piccolo: le idee politiche, il paese di provenienza, la parte di paese dalla quale si proviene, la diversità d'idee in alcuni o in pochi discorsi... un razzismo totale e devastante... Siamo tuti fragili, ma vediamo la fragilità solo negli altri e ne ridiamo, anche se di facciata compatiamo il povero essere debole...
    Siamo tutti disabili mentali incapaci di comprendere la vita eppure di fronte alla diversità ci commuoviamo perchè è buon gusto farlo, ma nel profondo glorifichiamo la nostra sporca normalità... Odiamo omosessuali in quanto omosessuali, negri in quanto negri, cinesi in quanto cinesi, italiani in quanto italiani, uomini in quanto uomini, esseri viventi in qanto tali e via così fino al totale nichilismo...
     
    Se tutti quanti ci facessimo una grande iniezione di umiltà forse, e dico forse, questo cazzo di sporco mondo andrebbe molto meglio di come adesso sta andando a farsi fottere...
     
    Buonanotte a tutti...
    October 04

    ...

    Oggi, 4 ottobre 2007, mi sono reso conto di essere cresciuto. Sn andato al liceo a trovare qualche vecchio professore, a portare qualche copia in regalo del romanzo e quando, di fronte a tutta la sua quinta liceo, il mio professore di italiano mi ha presentato come qualcuno che ha scritto unlibro, e farà una presentazione a Roma, i ragazzi mi hanno guardato come uno grande, come uno che con loro non c'entra niente... Questo mi ha fatto sentire strano, mi ha fatto sentire più grande, diverso...
     
    E' la stessa sensazione che provo quando qualcuno mi da del lei... Sono io che dovrei dare del lei dopotutto... E' una sensazione strana quella di crescere, ma una sensazione che sento e provo ogni giorno...
    Detto questo... Interessanti novità sul blog di albi (potete trovarlo fra gli amici), un post interezssante sugli dei, tutto da scoprire e interperetare...
    Per quanto riguardo questo blog, io vi saluto e spero di incontrarvi prima o poi in qualche luogo o nun luogo che sia...
    A presto...
    Marco.
     
    ROMA - E' morto l'agente del Sismi ferito ad Herat, in Afghanistan. Lorenzo D'Auria, 33 anni, era rimasto ferito lo scorso 24 settembre, insieme ad un altro agente del Sismi e al loro interprete afgano, durante il blitz di forze speciali britanniche e italiane compiuto per la loro liberazione. I tre erano stati rapiti il giorno precedente, probabilmente da un gruppo di taleban. Il maresciallo capo D'Auria, che era tenuto in vita da un respiratore artificiale, è morto stamani al policlinico militare del Celio, come conferma il ministero della Difesa.
     
    Non voglio soffermarmi a commentare la notizia in sè, perchè detesto commentare le tragedie... Sincere condoglianze alla famiglia...
    Quello che voglio commentare è la prosecuzione dello stillicidio inutile che si protrae da ormai 6 anni in afghanistan... Quanto dovrà durare prima che il mondo intero si renda conto che è una guerra ingiusta nata solo per gli interessi economici delle forze in campo? C'è chi sostiene, fra questi un mio amico, che l'attacco alle torri gemelle sia stato architettato a regola d'arte dallo stesso governo deli stati uniti... Io nonn voglio arrivare a tanto, soprattutto di fronte anche a più di duemila vittime civili, ripeto civili... Quello che voglio dire è che sicuramente il governo Bush ci ha guadagnato da quell'attentato molto di più di quanto ci abbia perso.
    se ci fosse un modo per fermare ilo massacro nel mondo sarei il rpimo ad attuarlo, ma ritengo che un modo non ci sia e che forse la guerra è connaturata all'uomo stesso e sia praticamente impossibile l'esistenza del concetto di potere senza quello di guerra. Perdonatemi se sembro un po' pessimista, ma la realtà della storia temo mi dia ragione...
    A presto.
     

    CAPITOLO VI

     

    Roma era una città stupenda, riusciva quasi a farmi dimenticare i problemi che mi avevano assillato e che mi assillavano da tempo, da anni ormai.

    Persino in inverno i fori imperiali e il colosseo mantenevano un fascino incredibile.

    Mi presi un giorno libero prima di recarmi da un contatto che avevo sviluppato in Iraq.

    Decisi di non pensare a nulla e di vagare per la città lasciandomi trasportare da percezioni in apparenza casuali, seguendo la scia di colori rumori visioni, come un allucinato, come in acido durante un viaggio, senza fissare alcuna meta.

    Vagai fino a notte fonda dopodichè mi recai al mio albergo.

    Roberto era un ragazzo che avevo conosciuto durante la guerra in Iraq, faceva il corrispondente per un giornale indipendente locale che aveva però tiratura nazionale di qualche migliaio di copie. Avevamo quasi le stesse idee fatta eccezione per il fatto che lui ancora riteneva possibile cambiare qualcosa, credeva ancora utopisticamente che il mondo, grazie allo sforzo di pochi, potesse migliorare.

    Ci incontrammo all’altare della patria.

    “Steve come va?”

    “Sto bene Roberto, sono ancora vivo. Non ti ho detto né raccontato nulla per telefono onde evitare di essere intercettato. Io credo di essere braccato molto stretto, forse qui in Italia la pressione diminuirà e avrò una qualche libertà di azione, ma non credo per molto, prima o poi si accorgeranno che sono qui, e allora verranno a controllare; per questo dobbiamo essere veloci e cercare di lasciare meno tracce possibili.”

    “Libertà, tracce, raccontami tutto mentre camminiamo verso i fori.”

    Raccontai a Roberto tutto quanto, compresa ovviamente la carcerazione forzata, le torture e tutto quanto.

    “E il nostro capo di governo continua a lodare gli americani, l’amministrazione Bush, la guerra in Iraq, dicono che sia una cosa giusta, che è per la sicurezza nazionale, per il benessere della civiltà occidentale…Perché non dicono la verità? Perché non ammettono che la guerra è solo mero interesse economico? Che i potenti si arricchiscono sulla morte della povera gente?”

    “Un minimo dubbio potrebbe minare tutto il fottuto sistema alla base, io voglio essere quel dubbio Roberto, io voglio svegliare qualche coscienza, non chiedo altro che questo.”

    “Faremo di più Steve, dammi qualche giorno e ti organizzo presidi, conferenze, articoli, tutto ciò che ti serve, devo solo chiedere qualche autorizzazione qui e là, ma credo che fra cinque, massimo sei giorni, saremo pronti.

    Tu vai in albergo e preparati un discorso, un resoconto, qualunque cosa tu voglia presentare, verrò io a cercarti.”

    “D’accordo, grazie per l’aiuto.”

    “Grazie a te per le informazioni.”

    Andai in albergo e ci rimasi per circa quattro giorni in attesa che qualcuno mi contattasse, ma non successe nulla.
    Roberto non si presentò e nemmeno qualche suo inviato, sui giornali non era ancora uscita nessuna notizia, non c’erano state manifestazioni o altre azioni di piazza, insomma tutto taceva.

    Guardai per caso fuori dalla finestra e notai un voyager parcheggiato dall’altro lato della strada, di fronte al mio albergo.

    Sul momento non ci feci caso, ma dopo qualche ora, era ancora nella stessa posizione, e ci rimase per tutta la notte.

    Al mattino mi alzai presto, controllai, il voyager non si era spostato, quindi erano arrivati qui. Roberto? Sparito anche lui?

    Bussarono alla porta.

    “Si?”

    “Sono Roberto, aprimi.”

    “Che hai? Sembri spaventato.”

    “Sono tre giorni che mi nascondo e cerco di raggiungere il tuo albergo di nascosto. Quando ci siamo salutati una persona si è avvicinata a me e mi ha detto che era meglio se ti stavo alla larga perché sei un soggetto pericoloso per il bene del paese.

    Io ho ascoltato con attenzione, ho già avuto a che fare con i servizi segreti, e l’ho rassicurato che non mi sarei più avvicinato a te. Non possiamo fare nulla, hai notato il voyager parcheggiato di fronte all’albergo? Io sono entrato dal retro grazie ad un amico dopo aver seminato chi mi inseguiva.

    Una macchina è parcheggiata sul retro pronta per portarti a Milano, lì ti fermerai per circa una decina di giorni per far calmare le acque dopodichè un'altra auto ti porterà a Napoli, cambierete mezzo di trasporto diverse volte, in questo modo da Napoli potrai ripartire per gli Stati Uniti o per qualunque altro posto. L’Italia non è un posto sicuro per te attualmente. Ho raccolto qualche informazione grazie a degli amici che lavorano nella polizia, sono le fotocopie di un dossier della CIA che ti riguarda, leggile mentre sei in viaggio. Buona fortuna.”

    “Grazie di tutto Roberto, arrivederci.”

    “Arrivederci”

    Scesi le scale in fretta, uscii dalla porta di servizio e salii in macchina, una Fiat Panda 750 del tutto anonima.

    “Io sono Luca, stai sdraiato sul sedile posteriore con addosso una coperta fino a quando non te lo dico io.”Feci come mi aveva detto, dopo circa un’ora e mezza potei sedermi sul sedile e cominciai a leggere il dossier

     
     
     
     
    October 03

    ...

    Spesso nella disarmante massa di notizie giornali televisioni lavoro quotidianità si perde il tempo di pensare alla nostra vita, alla realizzazione dei nostri sogni. Questo blog è, e vuole essere, anche un momento nel quale dedicarmi a scoprire le risonanze dei pensieri nella mia mente. Se un giorno dovessero spegnersi tutti i pc, distruggersi tuttti i ripetitori, io non voglio restare senza la possibilità di riconoscermi senza la tecnologia.
    Profezie di ogni genere si affastellano ormai sul 2012 o su altri anni in cui dovremmo trovarci di fronte a scenari apocalittici e post apocalittici di totale distruzione.
    o non voglio credere a nessuna di queste previsioni, nè a molti modelli studiati dagli analisti perchè voglio essere positivo per una volta, tuttavia se qualcosa di simile dovesse accadere, saremmo pronti a sopportalo? E parlo soprattutto per chi, come me, non ha molti anni alle spalle... Saremmo pronti a prendere su noi stessi il compito e la responsabilità di condurre l'uomo attraverso momenti difficili? E' una domanda che mi spaventa molto di più degli scenari costruiti, spesso ad arte, per spaventarci e indurci a fare questo o quello. Un esempio: doveva arrivare il gran caldo questa estate, ma fino a metà luglio alla sera io giravo con la felpa, strano che il meteorologo (uno dei più famosi) che strillava a gran voce del caldo, avesse un parente che fabbricava condizionatori...
     
    Inutile dire che, ancora una volta, ci hanno preso per il culo... Vi ricordate gli allarmi caldo, freddo, inquinamento, aumento petrolio, aumento prezzi, crisi finanziaria, terrorismo, attentati, api assassine, sars, influenza aviaria? Quante di queste cose si sono avverate nel modo in cui erano state descritte? La paura serve a tenerci calmi...
     
    Ma onde evitare di diventare ripetitivo, chiudo qui il post e mi limito a commentare la notizia del giorno e a pubblicare il romanzo...
     
    A presto.
     
    Marco.
     
    MILANO  - C'é una proteina in grado di stimolare le difese dell'organismo al livello delle mucose genitali. Il suo meccanismo d'azione è stato indagato e chiarito in uno studio internazionale coordinato dal gruppo del professor Mario Clerici dell'Università di Milano. Studio che apre nuove prospettive per la messa a punto di un vaccino per l' Hiv e per altre malattie sessualmente trasmesse.

    La ricerca, pubblicata su 'PLoS ONE', si riferisce alla chemochina indicata con la sigla MEC-CCL28 ed è stata condotta in collaborazione con l'Ospedale SS.Annunziata Antella (Firenze) e con organizzazioni di ricerca francesi (IRD di Montpellier), americane (Università di Los Angeles e Columbia University di New York) e africane (University of Zambia, di Lusaka). In particolare, i ricercatori hanno valutato l'effetto della CCL28 sull'induzione di una risposta immunitaria: si è visto che la chemochina attira nelle mucose genitali le plasmacellule, cellule 'sentinelle' del sistema immunitario che producono anticorpi protettivi chiamati IgA. Studi precedenti condotti in donne sane che erano partner sessuali di soggetti Hiv-positivi avevano dimostrato che queste donne erano protette dal virus dell' Aids da diversi fattori, tra cui proprio la produzione di IgA specifiche dell' Hiv a livello delle mucose genitali.

    I risultati del nuovo studio dimostrano ora che c'é una relazione fra la protezione dovuta alle IgA e la concentrazione della chemochina CCL28, che aumenta nel plasma e nella saliva dei soggetti esposti ad Hiv ma non infetti: è infatti la chemochina che attira le plasmacellule che producono anticorpi IgA. "La prova è venuta da uno studio condotto in Africa - ha detto Clerici - dove si è visto che bambini allattati da madri Hiv-positive aumentano il periodo di sopravvivenza in ragione della concentrazione di CCL28 nel latte materno". Da qui, i ricercatori milanesi hanno dimostrato che nei topi vaccinati con Hiv e CCL28, le plasmacellule che producono anticorpi anti Hiv risultano aumentate a livello genitale e rettale. "Il prossimo passo - conclude Clerici - lo faremo fra qualche settimana, quando inietteremo nel topo CCL28 insieme alla clamydia, al tricomonas, all'herpes, per verificare che lo stesso tipo di immunizzazione a livello della mucosa genitale avviene anche per altre malattie sessualmente trasmesse".
     
    Un'altra buona notizia spicca fra le altre. Perchè anche se alcuni sostengono che l'aids non esista, o che non esista un nesso fra HIV e aids, che l'AIDS nn sia altro che un esperimento sfuggito, che in realtà nessuno sia mai morto di AIDS, sta di fatto che nel mondo la gente muore e a milioni, per questa malattia. Pertanto il fatto che ci si avvcini verso un vaccino non può che riempire di felicità colui che scrive.
    Spero che a breve si possa gridare la sconfitta di malattie come AIDS cancro, leucemia, distrofia ecc. spero che prima o poi l'uomo riesca a rendere questo mondo pulito e senza malattie.
    Ben venga la sperimentazione quindi, se deve condurre sul sentiero del miglioramento della vita.
     
    L'ANGOLO LETTERARIO
     

    Aprirono la porta.

    “Steve andiamo.”

    Mi portarono nella stessa stanza in cui ero già stato, mi sedetti sulla sedia e questa volta mi legarono le mani ai braccioli.

    Ero pronto a subire qualunque cosa perché sapevo di non avere fatto nulla ed ero certo che questi uomini se ne sarebbero resi conto prima o poi, e avevo ancora una qualche ombra di fiducia nel mio governo, non so da dove venisse, so solo che svanì non appena, senza avermi fatto nessuna domanda, cominciarono a colpirmi sulle ginocchia, sui gomiti e nello stomaco con un manganello.

    Dopo il pestaggio lo stesso uomo del primo interrogatorio mi disse:

    “Steve, come vedi sono io che decido che cosa ti meriti.”

    Mi iniettarono il siero della verità, ricordo che confessai cose che non avevo detto mai a nessuno, segreti miei personali, e loro stavano ad ascoltare e prendevano nota, ogni tanto mi colpivano se interrompevo il racconto, e dopo qualche ora mi riportarono in cella.

    Passarono poche ore, forse nemmeno una, rientrarono e mi portarono di nuovo nella stanza dell’interrogatorio.

    “Allora Steve, come ti senti?”

    Il solito uomo sembrava avere una voce diversa, più morbida, più gentile quasi.

    “Mi sento molto stanco, vorrei dormire.”

    “Fra poco dormirai non temere, ma prima vorrei sapere da te altre cose. Primo: i nomi dei giornali con i quali sei solito collaborare, ovviamente noi sappiamo già quali sono, ma vogliamo vedere se le nostre informazioni sono giuste, anche se la possibilità di aver sbagliato è pressoché nulla.”

    Dentro di me avrei voluto sputargli in faccia, lanciarmi contro di lui per ucciderlo, ma sapevo che l’unico modo che avevo per salvarmi e raccontare in seguito quello che mi era successo fosse collaborare, così dissi tutti i nomi che ricordavo.

    L’animale seduto di fronte a me si ritenne soddisfatto.

    Mi riaccompagnarono in cella e lì mi lasciarono per lungo tempo, giorni e giorni, nel silenzio interrotto soltanto dal pasto che veniva introdotto grazie ad una botola sulla porta.

    Stavo impazzendo, mi sembrava di sentire grida di persone disperate, rumori di spari e di tortura, mi sembrava di vivere nel peggior incubo che la mia mente avesse mai creato, un incubo dal quale non potevo nemmeno svegliarmi.

    Vennero a prendermi di nuovo e mi portarono in un corridoio dove c’erano altri detenuti. Mi fecero spogliare, mi infilarono un cappuccio nero in testa e mi attaccarono degli elettrodi alle dita e sui genitali, poi cominciarono a far passare la corrente. Intorno a me sentivo solo le urla degli altri detenuti, le risate dei militari che ci stavano torturando per divertirsi e il rumore dello scatto di macchine fotografiche. Quei bastardi volevano anche un souvenir della nostra umiliazione.

    Ci tennero sotto shock elettrico per un po’ a fasi alterne, e non riesco nemmeno a ricordare la sofferenza atroce provata grazie alle scosse elettriche ai genitali e in altre parti del corpo, dopodichè ci fecero ammucchiare uno sopra l’altro e portarono i cani.

    Potevo sentirne l’alito e il loro latrare continuo vicino alla mia carne, sentivo i gemiti di quelli che stavano sotto di me e respiravo a fatica per il peso dei detenuti che stavano sopra di me.

    Ero all’inferno. Cerbero tre fauci girava intorno alla massa dei dannati e ogni tanto mordeva le nostre membra, diavoli e demoni ci torturavano, nessuna sibilla avrebbe gettato un’offa soporosa al cane terribile, nessun vate l’avrebbe zittito, in questo inferno dio non c’era e non c’ era mai stato, e nemmeno nessun suo emissario. In questo inferno moderno / antico, sempiterno, tutti noi pagavamo una pena che non avevamo commesso né che avremmo commesso mai, in questo inferno eravamo tanti eppure eravamo soli in balia di quei sadici bastardi. Era la mia vita.

    Mi riportarono in cella dopo molto tempo e svenni per le vessazioni subite.

    Mi tennero per circa tre o quattro giorni senza mangiare, dopodichè ricominciarono a servirmi il pasto che condividevo abitualmente con i topi.

    Dopo qualche tempo aprirono la porta della mia cella ed entrò un uomo distinto, differente da quello che mi aveva interrogato. Un militare sicuramente, ormai riuscivo a riconoscerli.

    “Buon giorno Steve, come si sente?”

    L’ironia era che nonostante avessi subito ciò che avevo subito mi sentivo bene, i dolori erano passati e avevano lasciato il posto alla rabbia, ero sicuro che mi avrebbero lasciato andare e che allora li avrei rovinati scrivendo articoli e dichiarando al mondo intero la condizione dei detenuti del tutto lontana da ogni trattato internazionale.

    “Bene”

    “Si sente pentito di ciò che ha fatto?”

    “Certo, penso di aver capito l’errore e sono certo di non volerne commettere altri.”

    “Allora domani, nel pomeriggio, verrà visitato da una commissione medico – giudiziaria che dichiarerà se lei sia abile o meno a ritornare ad essere un soggetto utile ed attivo nel sistema mondo.”

    Detto questo uscì.

    Soggetto utile ed attivo? Sistema mondo? Evidentemente uomo e mondo, o terra erano parole superate, eravamo in presenza di una revisione della lingua? Incubi orwelliani mi tennero sveglio per molte ore durante le quali pensai allo strapotere della polizia, che come una mantide dalle fauci di ferro poteva prendere chiunque per spezzarlo o torturarlo, poteva prendere un uomo quindi ex soggetto attivo del sistema mondo, e tenerlo rinchiuso senza che il mondo continuasse a pensare a lui; che cosa avevano detto agli amici che avevo? Mi avevano dichiarato morto? Mi sembrava che fosse passata un’eternità da quando mi avevano catturato, mi sentivo invecchiato e stavo lentamente impazzendo perché da troppo tempo non vedevo cielo sole luna natura, ma solo quella schifosa gabbia nella quale mi trovavo.

    L’indagine della commissione fu molto semplice: mi sedetti e mi fecero queste domande:

    “Qual è la sua nazionalità?”

    “Americana”

    “Lei ama l’America?”

    “Si, amo la mia patria.”

    “E’ disposto a difenderla dagli attacchi militari ideologico – mediatici di sedicenti rivoluzionari quindi nemici della nazione?”

    “Si, sono pronto a difendere il mio popolo.”

    “Lei è libero Steve, congratulazioni.”

    Non feci in tempo a voltarmi che subito mi iniettarono un sonnifero nella schiena.

    Mi risvegliai su una panchina in Hyde park a Londra.

    Erano le sei del mattino, e la città si stava svegliando in quel momento. Mi alzai dalla panchina e mi diressi verso la fermata degli autobus perché volevo vedere immediatamente John per raccontargli che cosa mi fosse successo.

    Londra al mattino mi era sempre piaciuta, aveva qualcosa di diverso da tutte le altre metropoli, un odore di pane tostato ed erba che ricordava l’odore dei piccoli paesi italiani con non più di 500 abitanti, solo che qui gli abitanti erano svariati milioni. Eppure alcune vie, soprattutto al mattino, davano l’impressione di essere strette vie di paese alla fine delle quali si trovassero la chiesa, il municipio, i centri nevralgici della vita di un piccolo paese.

    Mi sembrava di essere sopravvissuto ad un incubo, persino il ricordo delle torture subite non riusciva a scalfire la gioia di essere ancora vivo e soprattutto di essere libero.

    Arrivai al quartiere di John, suonai alla porta ma non venne nessuno a rispondere, sbirciai dalle finestre e vidi che la casa era completamente vuota, sfitta da chissà quanto tempo, almeno da un paio di mesi, forse di più, e siccome io mancavo dal mondo da circa tre mesi, pensai che John fosse scomparso poco dopo di me se non il giorno stesso.

    Questo riuscì a rendermi triste, ma non mi scoraggiai e giurai che avrei reso pubblica tutta la vicenda a costo della vita anche per rendere onore a John.

    Decisi di non partire subito per gli Stati Uniti perché fare propaganda nella mia nazione era molto rischioso, ma per l’Italia, migliaia di chilometri distante dai servizi segreti e dall’amministrazione del nostro scellerato presidente guerrafondaio.

     
    October 02

    eccomi...

    E dopo un paio di giorni di assenza giustificata eccomi di ritorno sulle pagine di questo blog che di giorno in giorno aumenta i propri lettori...
    Ringrazio stefano per il saluto e il commento, grazie davvero... Chi è ID? Bella domanda ste...bella domanda davvero...
    Oggi la giornata sembra buona, i propositi tanti e ottimi, le cose da fare molte, perciò andiamo a qualcosa di serio subito...
     
    Cito dal sito dell'ANSA: SEUL - Il presidente sudcoreano Roh Moohyun si è recato oggi a Pyongyang per un vertice con il leader nordcoreano Kim Jongil, assieme al quale si propone di seppellire un'insanguinata ascia di guerra che da 55 anni continua a minacciare la pace nella regione e nel mondo.

    Roh ha voluto essere il primo capo di stato a varcare a piedi la fascia smilitarizzata fra i due stati dopo il conflitto che all'inizio degli anni Cinquanta fece due milioni e mezzo di morti, di cui 150.000 soldati cinesi e 50.000 americani.

    Sono stati i maggiori massacri sul pianeta dopo la fine della Seconda guerra mondiale e non sono mai stati esorcizzati da un trattato di pace in sostituzione dell'armistizio che nel 1953 sancì lo status quo pressoché originario dopo tre anni di feroci quanto vane battaglie. Un rilancio delle prospettive di pace, su cui Seul può gettare ora il peso di una formidabile crescita economica, è la principale delle priorità del vertice, il primo da quello che nel giugno 2000, sempre a Pyongyang, sancì uno storico disgelo di cui furono protagonisti lo stesso Kim Jongil e il presidente sudcoreano dell'epoca, Kim Daejung. Quattro mesi dopo anche il nodo gordiano dell'interminabile confronto fra Stati Uniti e Corea del Nord sembrò sul punto di essere tagliato dopo una visita a Pyongyang dell'allora segretario di Stato Madeleine Albright, latrice di un messaggio del presidente Bill Clinton. La 'disattenzione' mostrata in seguito da Washington verso la questione nordcoreana non ha distolto Seul dal perseguire con Pyongyang un cammino di riconciliazione stabile per quanto difficoltoso, ancorandolo a obiettivi di un progresso economico che ha trovato ampia conferma nello sviluppo della zona speciale di Kaesong: 16.000 operai del Nord vi lavorano per 26 industrie del Sud, in un 'modello pilota' che ha cominciato a suscitare anche l'interesse di grosse imprese americane.
     
    Finalmente dopo tanto tempo, una buona notizia... il fatto che io abbia deciso di commentare questa dà ancor maggior risalto alla sua rarità. Tutti ricordano la guerra di Corea e gli accadimenti sanguinari del secondo dopoguerra. Finlamente dopo 55 anni sembra che siamo giunti ad un punto di disgelo fra le due parti del paese. Finalmente, nonostante l'America e le altre superpotenze, nonostante la guerra fredda, nonostante tutto ciò che è stato, un riavvicinamento sembra possibile e quindi, anche se nel mondo le cose vanno più o meno come sempre (Vedi la questione birmana) comunque un barlume di speranza almeno per questa piccola parte del globo sembra esserci...
    Non resta che sperare che questo non si fermi...
     
    E mentre nel nostro paese non si fa che parlare di finanziaria (Denaro denaro denaro, croce e delizia dei nostri tempi) io vi lascio alle consuete pubblicazioni della giornata...
     
    L'ANGOLO LETTERARIO
     

    CAPITOLO V

     

    Era il 2000, la realtà per me era ben diversa, erano passati 3 anni, mi trovavo in prigione, in una cella bianca, con un letto, un water e nient’altro, ero completamente nudo e avevo la testa rasata.

    Chi mi aveva rapito? Perché? Pensare a quante cose avessi visto e scoperto mi dava un certo senso d’orgoglio, ma ero preoccupato.

    Mi trovavo probabilmente in un meandro impazzito e disperso della mia mente sovraeccitata, tutta la mia vita era stata monitorata e seguita. Avevo sbagliato, ero in attesa di qualcosa, ma di cosa?

    Entrò un secondino vestito da medico:

    “Steve si alzi.”

    “Dove sono?”

    “Non è nella condizione di fare domande, lei è accusato di crimini contro l’ordine e la sicurezza nazionale. Ora si alzi e mi segua.”

    Il mondo era dunque scivolato in una sorta di paranoia post – ipnotica della quale io vivevo l’estremo palpito d’esistenza nel quale potevo essere accusato senza sapere il nome dell’accusatore, arrestato senza avere il minimo diritto, spogliato, rasato, lavato con un getto violento d’acqua bollente, perquisito a fondo, vestito e quindi lasciato in cella per giorni in attesa di un interrogatorio?

    Ogni tanto qualcuno passava davanti alla porta della mia cella, guardava all’interno e poi se ne andava.

    Passarono giorni, non so quanti, poi finalmente vennero a prendermi e mi condussero in una stanza nella quale c’erano una scrivania e due sedie, un uomo distinto attendeva.

    Mi sedetti e mi puntarono subito una luce violenta negli occhi, in modo che non potessi vedere il volto di chi mi rivolgeva domande, due secondini erano alle mie spalle e ogni tanto volontariamente – involontariamente mi passavano il manganello lungo la schiena.

    “Lei si chiama?”

    “Steve R…”

    “Solo il nome, il cognome non è importante” disse con voce seccata, poi continuò “lei sa perché si trova qui?”

    “Assolutamente no, e ritengo di meritare delle spiegazioni”

    “IO decido che cosa lei meriti, e per ora le spiegazioni ancora non le ha meritate.”

    “Lei si trova qui perché ha agito contro la sua stessa nazione dimostrando assoluta mancanza di amor patriae, ha indagato in ambiti riservati, ha cercato di rendere pubbliche informazioni strettamente confidenziali, in nome di che cosa Steve? Una qualche utopia sovversiva nata nella sua mente? Un’idea di libertà che non è altro che assoluto schiavismo? Mi fate pena voi creduloni stolti inetti uomini, soldati pronti a morire per qualunque idea purché sia contro tutto ciò che i vostri simili hanno costruito in precedenza.”

    Mentre parlava il suo alito di tabacco e scotch irrompeva nelle mie narici facendomi salire conati di vomito, io ascoltavo in silenzio questo folle, questa macchina invasata di potere, questo drogato in fase terminale d’autorità, questo ex uomo che ora riusciva ad eccitarsi solo facendo il proprio dovere con scrupolo e zelo.

    Mi chiedevo quando sarebbero giunte le prime vessazioni fisiche oltre a quelle psicologiche e se mi sarei mai salvato da quella prigione.

    Il nostro dialogo terminò senza che potessi rispondere e senza che lui mi avesse chiesto nulla realmente su che cosa avessi fatto per trovarmi lì, ma lui evidentemente credeva di sapere più di quello che io avrei mai potuto pensare.

    Ritornando nella mia cella mi resi conto di come tutti i corridoi fossero coperti di telecamere, non c’era un solo angolo che non avesse totale copertura visiva, così che nulla sarebbe mai potuto sfuggire al computer che rielaborava le informazioni per poterle dare in pasto all’animale che le avrebbe esaminate e valutate.

    Nella mia cella di due metri per due, senza finestre, senza spiragli dai quali poter osservare l’esterno, meditavo sulla mia, situazione, su quella di ogni uomo.

    Io ero stato semplicemente sfortunato, la macchina violenta del potere desolante e desolata si era abbattuta su di me probabilmente scegliendo a caso da un elenco di persone / soggetti di prova cavie da laboratorio usa e getta, per testare i sistemi di controllo e detenzione rieducazione annullamento, creati tout court per l’occasione da qualche fottuto impiegato laureato benpensante ignaro, che si era guadagnato una promozione sul dolore la sofferenza e probabilmente la morte di persone innocenti.

    Meditavo di quanto l’uomo avesse gettato la propria libertà, persino il diritto stesso di sperare nella libertà.

    In cambio di cosa? La razza umana, da sempre scarsamente dotata di dignità, stava scivolando verso il proprio annichilimento autodistruttivo con le anime lavate da tubi catodici per la propria autocelebrazione in  technicolor, stava dilavando gli ultimi resti stremati delle proprie resistenze con un fiume di detriti di idee nel quale tutti noi, come piccole imbarcazioni senza timone né timoniere, eravamo destinai a smarrirci per sempre.

    Meditavo di quanto odiassi, ero profondamente colmo d’odio, tutto il mondo si reggeva sull’idea stessa dell’odio ai fini del potere e della repressione, del disprezzo o della rivolta. Non era importante chi o cosa si odiasse, l’importante era odiare.

    Meditavo della morte di tutte le idee libere in nome dell’omologazione creata da paranoici politicanti professionisti, che lanciavano continuamente spauracchi per assoggettare tutte le persone con l’idea del terrore.

    Sono cresciuto in un mondo dove la paura del nemico è sempre stata molto alta, dalle popolazioni limitrofe, alla bomba atomica, ai comunisti, fino alla paura dell’islam, delle armi chimiche, questo fottuto mondo idiota ed ipocrita regge tutto il proprio potere sulla paura.

    Meditavo di come il sistema di controllo panottico che si trovava nei corridoi della prigione, si trovasse anche ormai in tutte le città, nelle quali migliaia di telecamere rendevano possibile agli organi preposti al controllo osservare gli spostamenti di ogni persona.

    L’NSA aveva annunciato l’utilizzo ad Austin in Texas di microfoni per ascoltare gli spari, salvo poi il fatto che agenti del governo avevano dichiarato di poter ascoltare i ragazzini parlare a duecento metri di distanza, e che i microfoni stessi furono poi utilizzati effettivamente per ascoltare le conversazioni con la scusa di sventare attacchi terroristici, ma con l’intento di condurre le persone all’autoregolamentazione.

    Il governo inglese aveva offerto, nell’ambito del progetto ABSO TV, la possibilità ad ogni cittadino, in cambio del pagamento di tre sterline e mezzo, di poter vedere un canale che permetteva di osservare ciò che filmavano più di 400 telecamere CCTV e di fare poi rapporto di vari comportamenti antisociali.

    Si era dunque arrivati fino al favorire la denuncia e la delazione ai danni dei propri concittadini in nome della difesa nazionale?

    Se l’utilizzo dei microfoni e delle telecamere ai fini del controllo era già in 1984 di Orwell, questo va oltre i peggiori incubi orwelliani creando un sostrato di diffidenza, humus essenziale per lo sviluppo di una dittatura mascherata e basata

    sui decreti più che sulla forza, sull’istupidimento tramite programmi insulsi alla televisione, sull’istillazione della paura del prossimo, sull’autoregolamentazione dei cittadini che crederanno di fare un servizio pubblico denunciando qualcuno solo perché il suo comportamento appare antisociale.

    Io e la mia prigione eravamo il frutto di questa teoria, la realizzazione di ciò che gli stessi che si avvalevano delle automobili e dei telefoni cellulari per poter rintracciare qualcuno, avevano sperato.

    Grazie fidi schiavi governativi, gregge docile di animali pronti ad azzannare quando il padrone lo comanda, pronti persino a morire quando chi governa decide la causa per la quale è giusto farlo, pronti a sacrificarsi in nome del bene nazionale ingrassando i maiali che si trovano a capo di tutti i governi e che passano il loro tempo ad arricchirsi con il sangue di milioni di innocenti che per la loro avidità sono morti. Che la terra vi sprofondi nel fuoco del peggiore inferno che le vostre povere menti abbiano mai potuto immaginare, che si spalanchino le cateratte del cielo ed un diluvio distrugga per sempre questa fogna chiamata mondo infestata da topi schifosi come voi.

    Meditavo sul fatto che il governo, responsabile di una moltitudine di orribili crimini come l’utilizzo di armi chimiche e batteriologiche, la tortura e la guerra di occupazione, ci controllava nella maniera peggiore possibile, attraverso i cellulari, le telecamere poste in ogni angolo, le telecamere per il traffico alle quali poi si connettevano le pattuglie della polizia, attraverso la televisione e la monitorizzazione delle scelte televisive grazie ad agenzie fasulle di indagine, attraverso dirigibili spia, satelliti spia, aerei spia, attraverso carte di identità e protocolli di controllo internet che rendono più accessibili le nostre informazioni al governo che le vende, per ricavare finanziamenti, ad agenzie private di sponsorizzazione di prodotti, o ad altre peggiori, in nome della sicurezza.

    Meditavo di come si stesse pensando di installare il codice RFID nelle targhe delle automobili, persino nei prodotti venduti al supermercato, in modo che emanassero una frequenza rintracciabile dal momento dell’acquisto fino alla demolizione, ma non solo. Tommy Thompson aveva girato il paese con un chip impiantato sotto pelle che permetteva di identificare e rintracciare chi lo portasse, ovunque si trovasse, lodandone le qualità.

    Il vecchio motto: “chi non ha niente da nascondere perché si preoccupa?” ormai non ha più senso visto che il governo stesso, avendo molto da nascondere, crea questa rete di sospetto e controllo per sottomettere ed assoggettare il popolo, abituandolo a questa droga con dosi via via sempre più forti.

    Eravamo alla fine di noi stessi, eravamo arrivati persino al chip di controllo per esseri umani, quasi fossimo bovini da macello, marchiati a fuoco prima di essere massacrati.

    E tutto ciò non era fatto da una corporazione massonico – lobbistica invisibile, o meglio queste unioni segrete esistevano e governavano, ma lo facevano utilizzando facciate convenzionali e del tutto istituzionali come presidenti capi di governo amministratori delegati capi turno insegnanti, ai danni di tutta la popolazione mondiale.

    Orwell, il vecchio profeta, aveva compreso pienamente dove stesse andando a finire la società umana disperata e dispersa.

    I governi stanno creando una gabbia elettrico – bio – meccanico – elettronica intorno a noi, fra poco l’accenderanno e allora potranno toglierci tutte le libertà del tutto indisturbati, e i maiali della fattoria potranno ingrassarsi davvero strappando anche il più misero tozzo di pane a tutti gli altri, in nome della legge per la quale tutti gli animali sono uguali, ma i maiali sono più uguali degli altri.